[NB: questo intervento, come i precedenti, va in onda in differita per colpa di Infostrada, che da 23 giorni sta tenendo il Comitato senza telefono e da 18 senza Internet.]
Che invidia, che invidia. Detto due volte perché l’invidia è doppia: per la Spagna che ci ha dato una lezione di bel basket (raramente vista una squadra femminile giocare così: adesso arriverà Nonino o qualcun altro a dire che le squadre di 20 anni fa le avrebbero dato 30 punti: non ci crediamo neanche un po’) e per le “gne gne girls” del volley nostrano, che mentre noi arranchiamo sul –20, non solo ci oscurano su Raidue, al punto che il 2° tempo del basket non si è quasi visto, ma si permettono anche di strapazzare la Russia nella semifinale del loro Europeo, facendoci così sfigurare indegnamente nel confronto. Nei nostri incubi di stanotte si sono materializzate torme di ragazzine che, incerte se provare l’uno o l’altro sport, voltavano le spalle al già reietto canestro e sorridevano ammiccanti alla rete da pallavolo.
A ciò aggiungiamo che siamo sull’orlo dell’eliminazione (visto che la Serbia ha battuto la Russia, perdere domani significa al 100% che siamo fuori), e la depressione è servita. In realtà, da esteti del basket, è lecito consolarsi con lo spettacolo offerto dalla Spagna nel primo tempo con le nostre; ma da tifosi era ovviamente meglio vedere qualcosa di più brutto e paludoso, ma con speranze di vincere. Ieri invece, proprio non ce n’era. Si potrà dire che è stata colpa della difesa molle dell’Italia, ma la bellezza dei meccanismi spagnoli, a nostro modesto parere, non dipendeva da una nostra presunta passività (per quanto di vuoti e svarioni ne abbiamo inanellati), anche perché hanno maltrattato noi così come le altre squadre affrontate finora. La Spagna fa semplicemente vedere come si può giocare alla grande pur senza avere giocatrici di 2 metri o dall’agilità felina o dalla muscolatura da body-builder.
Loro giocano a basket, a una velocità di esecuzione superiore e con percentuali al tiro altissime, tali non per puro culo, ma perché lavorano per costruire il tiro migliore, che sia in contropiede o da 3 dopo una circolazione da flipper. Difficile dire se sarà abbastanza per vincere l’oro, perché sarà dura giocare così all’ottava-nona partita in 15 giorni; certo è che è stato un piacere guardarle. In questo caso, persino i soliti luogocomunisti del “l’abbiamo persa noi”, “Lambruschi non ci ha capito una sega”, “avrei giocato meglio io”, hanno poco terreno cui aggrapparsi, perché si fa prima a dire che avevamo davanti un’avversaria più forte e pure in grande spolvero. Poi è giusto dire che non abbiamo fatto molto per tener botta, e che Macchi peggio di così non poteva giocare; ma l’esito finale non sarebbe cambiato (e comunque, le partite da vincere restavano le prossime due); e se proprio si vogliono fare processi, bisogna capire perché la Spagna è da 10 anni al top europeo sia tra le senior che nelle giovanili, mentre noi siamo costretti a festeggiare una vittoria sulla Grecia o un 6° posto in un Europeo “under”... In sostanza, si può anche centrare l’impresa occasionale, ma di solito i risultati hanno una logica che va al di là della partita singola. La sensazione che dava l’Italia contro la Spagna era di una squadra che sta imparando, che solo a tratti sa cosa fare, di fronte a una che sa già tutto alla perfezione. E non perché il loro allenatore sia un genio e il nostro un pirla, ma perché loro da anni sono a questi livelli, noi da 8 anni facciamo solo amichevoli o partite di qualificazione.
Un po’ più nel particolare, cosa si è visto nel 1° tempo di ‘sta partita (visto che il secondo, oltre che giocato a esito ormai deciso, è stato pure oscurato dal volley)? La partenza 7-0 ci aveva illusi, sembravamo prevalere fisicamente, Dacic che iniziava con un 2/2 (ma poi che fine ha fatto??: è vero che faticava a seguire le veloci lunghe spagnole, ma in attacco poteva essere un fattore. Però, causa 2° tempo tagliato dalla tv e mancanza di Internet, non sappiamo quanto abbia giocato dopo l’intervallo). Puniti subito con uno 0-16 pazzesco, in cui si è capito subito che la Spagna giocava al doppio della nostra velocità.
All’intervallo, sul –15, guardando le statistiche sembrava che la differenza stesse solo nelle percentuali da 3 (6/14 per loro, 2/12 per noi), visto che da 2 erano altissime per entrambe (13/17 loro, 12/16 noi, contrariamente alle partite precedenti), ma la partita aveva fatto vedere ben altro: i loro tiri da sotto erano spesso facili appoggi al termine di contropiedi condotti alla stragrande, anche dalle lunghe, mentre i nostri erano frutto di un punto debole della Spagna (la stazza sotto canestro) di cui abbiamo approfittato abbastanza bene; e i tiri da 3, a loro entravano perché erano presi spesso e volentieri da libere dopo un’ottima circolazione, mentre le azzurre hanno dovuto più volte forzare, marcate, perché scadevano i 24”. In sostanza, ripetiamo, qui non si può certo invocare l’eterno alibi dell’inferiorità fisica: in questo sembravamo superiori, ma siamo stati mazzolati da una squadra più forte. Punto. Due flash emblematici: da una parte Masciadri che, in angolo, riapre verso metà campo... e lancia il contropiede spagnolo; dall'altra l'ultima azione del 2° quarto con Palau che tiene palla, poi scarica al momento giusto e nel punto giusto per Aguilar che mette la tripla dall'angolo allo scadere.
Incrociamo le dita per lunedì. La montagna da scalare è alta.
Una nota di merito per il pubblico: quasi tutto esaurito a Ortona. Il confronto con Perugia ’93, il nostro precedente organizzativo, non si pone nemmeno: là gli spettatori si potevano contare a uno a uno sulle tribune deserte, oggi registriamo un vero successo. Ottimo, ma contro Serbia e Bielorussia invochiamo un clima più “da battaglia”, perché dobbiamo sfruttare ogni mezzo per farcela.
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