venerdì 29 giugno 2012

Il lato positivo della riforma dei campionati

 Guardiamo agli elementi positivi. Tutti si era contrari alla maxi-B unica a 2500 squadre: ora c'è un livello intermedio, in pratica s'è ripristinata la vecchia B1, con tanto di etichetta migliorativa (A3). Vedrete che nel giro di qualche anno, da 36 squadre si passerà a 48, poi a 56 o 64, ovvero sarà identica alla B1 precedente. Le 4 under 21 obbligatorie? Molte squadre le avevano già, e poi con le ristrettezze economiche di oggi meglio avere 4 studentesse pagate zero che altre 4 semi-professioniste che costano danari. Le 2 giovanili obbligatorie? Anche questo non mi sembra un paletto insormontabile. Ripeto, rispetto alla mega-B unica è grasso che cola.

mercoledì 27 giugno 2012

Diario (109)

 Settimana dal 18 al 24 giugno


--> L’Italia ha vinto due partite. No, non stiamo parlando di calcio, :angry: ma più umilmente della Nazionale femminile di basket, che ha battuto Lussemburgo Grecia nelle qualificazioni a Euro 2013. Quella di mercoledì 20 contro le rappresentanti del piccolo paese materasso è stata una formalità, come indica il 75-29 dopo 3 quarti (86-37 finale); da annotare solo i 16 punti di Zanoni come top scorer, il non brillante 42/99 dell’Italia nei tiri dal campo (ma ovviamente, rubando sempre palla e prendendo sempre rimbalzo in attacco, si è potuto tirare a raffica) e gli 800 spettatori ufficialmente presenti a Frosinone. Se il dato è reale, considerando lo spessore modesto della partita è un buon risultato.
Ben più significativa è stata la vittoria di sabato 23 ad Atene, per la precisione Maroussi che è un comune autonomo della conurbazione ateniese. Niente diretta tv né streaming di sorta, per cui si va di resoconti indiretti; in sostanza dopo il +3 a fine 3° quarto siamo scappati via intorno a metà dell’ultimo, che s’è chiuso con un parziale di 12-20 (finale 53-64), dopo che la Grecia s'era riportata a -1. Sottana la miglior marcatrice con 16. Infortunio, ahilei, a Formica, non sappiamo quanto grave. :cry:
Contemporaneamente la Lettonia ha perso in Finlandia, ma non è detto che sia un vantaggio, perché passano le prime due e quindi tanto valeva far la corsa sul 2° posto, dove invece ora c’è in lotta pure la compagine finnico-scandinava. Sarà importante mercoledì 27 battere quest'ultima, preferibilmente con scarto ampio. A parte questi conti un po’ prematuri, sembra arrivare la conferma che, se siamo molto lontani dall’elite, siamo tuttavia competitivi contro la fascia media, senza gli scenari catastrofici che qualcuno temeva.
Vale la pena di seguire il diario-blog di Giancarlo Migliola, addetto stampa al seguito della comitiva azzurra, che nel resoconto da Atene annota di aver scoperto che la Grecia non appare preda della miseria come viene dipinta dai nostri mass media. In sostanza non c’è gente che dorme per strada, né che veste di stracci. Fa piacere ma mi suona un po’ come quando Berlusconi diceva: “ma dov’è la crisi, che i ristoranti sono pieni?”. <_<

--> A proposito di crisi. Altra settimana di stallo per le società di A1 e A2 in bilico. Una notizia negativa è arrivata, la rinuncia di Taranto all’Eurolega, però conta molto di più il responso che deve ancora giungere, quello sul campionato. È un segnale di crollo imminente o solo una saggia razionalizzazione delle risorse? Da notare che la presidente della Fip pugliese, Gonnella, ha bacchettato patron Basile, dicendogli in sostanza: “Anziché lagnarti, fai la squadra in economia, te l’ha detto il dottore di spendere 2 milioni di euro all’anno? E cura di più il vivaio”. :woot: A cui Basile ha risposto: “Il vivaio l’ho sempre curato, la squadra in economia non la faccio perché giocare senz’ambizioni non ha senso”. Insomma, o tutto o niente, speriamo tutto.
Per il resto, sembra sicuro, ma non ancora ufficiale, il ritiro di Cervia dall’A2 (con trasferimento diritti a Cremona? E Piemonte fa lo stesso con Valmadrera?), mentre è già stato comunicato l’addio di Cavezzo a ogni campionato senior e quello di Reggio Emilia all'A3.
Comense sempre sospesa tra la vita e la morte (riprende quota la voce sull'A3, ma le iscrizioni non sono chiuse?), :blink: idem Alcamo. Calma piatta da Sesto, anche se lunedì è uscito sulla Prealpina un articolo in cui si smentiva l’idea che il Geas diventi la sezione femminile dell’Armani Milano, pur confermando il contatto (secondo gli ultimissimi rumors, a oggi l'idea sarebbe di fare un'A1 in economia). Faenza ha presentato la nuova società ma non è che siano rose e fiori. Tutti, comunque, chiedono “aiuto al territorio”, ma nessuno risponde, né istituzioni né aziende: necessario più che mai far da sé.
Inutile dire che in questi momenti si sente più che mai la mancanza del defunto Superbasket, che mettesse ordine tra le migliaia di voci contrastanti raffazzonate di qua e di là e distinguesse il credibile dall'infondato. Ma a proposito di giornali, arguta ironia dell’”Unione Sarda”: non è chiamando la B col nome di A3 che si risolve la crisi, sottolinea il quotidiano nuragico: è come se uno in crisi con la moglie la chiamasse “Belèn” sperando che si trasformi da cesso in gnocca… :yes: :D

--> E la cappa della crisi è stata una delle motivazioni della riunione straordinaria con le società del femminile, convocata dal Comitato Fip lombardo mercoledì 20, presso il palazzone Coni a Milano. Situato nella periferia est, tra l’ex stazione ferroviaria di Porta Vittoria e il vialone Forlanini che va all’aeroporto di Linate, l’edifizio è imponente, con corridoi stile ospedale (o ministero) lungo i quali s’aprono centinaia di stanze. Stavolta non c'era però bisogno di destreggiarsi nel labirinto, perché la riunione era in una sala subito a sinistra dell’ingresso: neon, niente luce dalle finestre, brusio costante dell’aria condizionata. Sì, molto ministeriale. Sulle sedie una sessantina d’intervenuti. Tre gli oratori federali: Enrico Ragnolini, presidente regionale; Angela Albini, consigliera nazionale; Gianni Del Franco, capo del settore agonistico. Grande assente: Stefano Pennestrì in qualità di presidente di Lega, anche se ormai dimissionario (gli saranno fischiate le orecchie perché contro la Lega qualcuno non ha risparmiato frecciate). Vado di riassunto dei discorsi.

Ragnolini: motivo di questa riunione è che in questi ultimi mesi sono sorte preoccupazioni sul femminile, per cui c’interessa sentire come le società vedono le riforme, i campionati senior, l’attività giovanile. Non neghiamo la nostra parte di colpe: se si fa una riforma all’anno vuol dire aver sbagliato qualcosa; c’impegniamo a mantenere più a lungo le scelte fatte
[ammissione importante, speriamo venga seguita dai fatti – NdMeur].

[Vengono intanto distribuiti dei dati sul femminile, tra cui il numero di squadre senior regione per regione, il numero di società femminili in Lombardia provincia per provincia, il numero di tesserate giovanili in Lombardia annata per annata. Quest’ultimo dato risulta piuttosto lineare, cioè dalle ’93 in giù il numero aumenta proporzionalmente. Mentre nel dato delle squadre senior è grande la differenza tra province ad alta densità, segnatamente Milano-Monza, e altre semi-desertificate, come Sondrio e Pavia].

Del Franco: per noi la riforma giusta, sui campionati senior, era con 3 gironi di A2 da 12, 9 gironi di B e il resto attività regionale. Si è arrivati invece a questa “A3” sulla quale sono perplesso, in quanto rischia di depauperare la base in parecchie regioni; ma vedo che le società, nonostante se ne siano lamentate, hanno richiesto in massa la wild card (in 13) e si sono anche iscritte 6 riserve. [Altra dimostrazione di come i forum, dove tanti minacciano diserzioni di massa, non rappresentino il reale orientamento delle opinioni… - NdMeur]. :P
Quindi avremo una piramide con A1 da 14, A2 da 2x14, A3 da 3x12; sotto, attività regionale. Probabile che la B avrà gironi semi-interregionali, ad es. la Lombardia avrà 12 squadre più 3 del Piemonte e una ligure (da confermare dopo le iscrizioni).

Ragnolini: stiamo dando impulso al reclutamento nelle scuole tramite il progetto “Basket School”, che è andato bene in questi 2 anni sperimentali. Solo nella provincia di Milano hanno aderito 100 scuole; stiamo cercando di coinvolgere le altre province. Il progetto prevede 8 ore con istruttori qualificati, ai quali chiediamo di segnalare poi ai ragazzini e ragazzine le società più vicine. Molti di voi già entrano nelle scuole con progetti in proprio; sarebbe bello avere un progetto comune; la Fip può supportarvi, almeno col materiale e con raccomandazioni presso le scuole.
Sui campionati senior, noi preferivamo l’A2 a 3 gironi e senza l’A3, perché si rischia di essere a corto di numeri in varie regioni. Qui in Lombardia siamo messi meglio ma a livello nazionale la preoccupazione è forte e la crisi si sente, sappiamo quanti problemi ci siano con gli sponsor oggi.

Albini: nelle U19 e U17 abbiamo allargato le annate consentite. Alcuni hanno chiesto di introdurre la fascia Elite anche nelle U14 e U13 (in Lombardia) ma sono contraria perché ritengo l’Elite maggiormente a rischio di abbandono, per le ragazzine che giocano poco o nulla. Magari sì a fare campionati in due fasi: nella seconda giocano tra loro le meglio classificate. Le ragazzine che giocano in U13 e U14 maschili potranno fare un campionato presso una società femminile in doppio tesseramento. Quando entrerà in vigore lo svincolo a parametro per le ’98, le società maschili, per ricevere la loro parte di bottino, dovranno allestire una squadra femminile da U15 in su.


[iniziano gli interventi dal pubblico]

P. Fassina (Broni): Basket School è bello, ma c’è un monitoraggio di quante delle coinvolte s’iscrivono poi nelle società? Nelle aree dove scarseggiano le squadre, perché la Fip non crea degli embrioni di società, che poi si sviluppino autonomamente? Contrario all’A2 a 36 squadre. Albini: saranno create delle “scuole federali” in alcune regioni, paragonabili a società gestite dalla Fip, ma solo in regioni dove non ci sono società private, altrimenti sarebbe una concorrenza sleale.

Pagan (Tumminelli): perché l’allargamento delle annate consentite nelle U19 e U17? Se una ’98 gioca con una ’94 finisce per abbandonare. Costringere le società a fare squadre mono-annata sarebbe uno stimolo maggiore. Albini: ma non puoi fare di ogni erba un fascio: in realtà come Cosio Valtellino, se non mettono insieme 4 o 5 annate non fanno la squadra; e le regole devono valere per tutta Italia.

Pinotti (Sanga): non riusciamo a capire perché è stata creata l’A3. Piuttosto era meglio l’A2 a 3 gironi. Dovete prometterci che non passerà la riforma delle giovanili nella versione U19-U16: così perderemmo le ’97. Casomai U18 e U16, se si vuol cambiare. Albini: mi atterrò alle decisioni della Commissione per il giovanile, di cui anche tu fai parte.
Pinotti-bis: Purché non ci si metta di mezzo la Lega. Sì a dare impulso a Basket School, ma serve anche incentivare le società che fanno reclutamento, in particolare i centri minibasket. Infine protesto contro la tassa sul tesseramento delle over 26: in A2 sono 750 euro l’una. Del Franco: è stata la Lega a volerla, per creare un fondo di circa 400-500 mila euro da distribuire alle società che fanno finali nazionali giovanili. Pinotti: ma sarebbe meglio dare un finanziamento a chi crea quantità più che risultati, e finanziare a pioggia, altrimenti i soldi vanno ai soliti noti.

Mazzoleni (Geas):
 grazie per questa riunione ma era più utile farla il 1° settembre, perché molti dei discorsi di stasera rischiano di essere lettera morta, con un sacco di società sul punto di chiudere. Gente che sta in piedi grazie all’evasione fiscale, ma ora c’è il giro di vite; gente che spalma stipendi su 24 mesi. Rendiamoci conto che qua non ci sono ricchi e poveri, al massimo qualcuno che fa il furbo. Ci vuole unità. Al Geas interessa solo far giocare le ragazze a basket.

Brautigam (Varese): dovete farci sapere le formule dei campionati per tempo, non magari scoprire a gennaio che ne sale solo una e ormai non puoi più cambiare il budget per rinforzarti. Del Franco: purtroppo il prossimo sarà un anno di transizione 
[ma ce n’è stato uno che non fosse di transizione, negli ultimi tre o quattro? – NdMeur], quindi non si può ancora sapere quante squadre ci saranno in B, però si sa già che ci saranno solo 5 promozioni in A3 in tutta Italia.

Ragnolini:
 ci sono situazioni fin troppo diverse tra una regione e l’altra, ma dobbiamo trovare una linea comune, e credo che debba essere quella di dare impulso alla quantità, cioè alla base. La qualità viene in secondo piano. Creare, inoltre, un tessuto sano per attrarre le famiglie.

Ranieri (Costa):
 servono regole certe e più capillarizzazione nel territorio, ad esempio detassando le nuove società per i primi 3 anni di esistenza. Vari presenti: ma così finisce che la gente ogni 3 anni chiude la società e ne apre una nuova. :D :D

Spinelli (Crema): perché ci fanno pagare 9000 euro di tassa d’iscrizione a luglio, quando i soldi degli sponsor ci arrivano da ottobre? Non si può rateizzare? Ragnolini: impossibile, ogni società, se affronta un certo campionato, deve prendersene gli oneri. Non diamo, poi, le colpe solo alla Fip e alla Lega: ognuno ha la sua parte. Fassina: sì, però in questi ultimi 4 anni c’eravate voi, e sul piano delle regole e delle formule siete stati fallimentari.

Gavazzi (Carugate):
 tre anni fa, quando sono entrato in Lega, pensavo che fosse un consorzio a tutela di tutte le iscritte. Mi sono reso conto che fa solo gli interessi dei 3-4 club che comandano. Quando fu ventilata la B unica a 136 squadre, in 52 società di B1 firmammo un documento che il nostro rappresentante Pietro Russo promise di portare in consiglio federale: non c’arrivò mai. Poi Pennestrì promise che c’avrebbe pensato lui, ed è venuta fuori questa A3 a 36 squadre. Non sapremo mai chi l’ha partorita. La Lega non ci rappresenta più.


A quel punto erano passate circa 2 ore dall’inizio della riunione e c’era un treno da andare a prendere a un’ora di mezzi pubblici da lì, per cui ho dovuto andarmene. :( Ma a quanto pare non è stato detto molto altro.
Bilancio? Proficuo scambio di idee, sentite intenzioni importanti (soprattutto sul basket nelle scuole e sulla volontà di non cambiare più così frequentemente; peccato che però a breve cambieranno i vertici federali e di solito i nuovi che arrivano vogliono lasciare la loro impronta riformando almeno qualcosa...), la volontà di uscire dalla fanghiglia c’è. Però ci sono anche due grossi problemi: 1) difficile trovare soluzioni che vadano bene per tutti; 2) la depressione della crisi è veramente forte. In pochi anni sembriamo diventati un paese povero, o che pensa che se non è ancora povero lo diventerà di sicuro presto. E a volte il terrore è quasi peggio di un presente negativo, perché paralizza il futuro.

--> Ci vuole, insomma, una sana dose d’allegria. E quindi cosa meglio del torneo di Binzago, che inizia domani (lunedì 25) e durerà fino al 15 luglio? Sì, come ogni anno purtroppo ci sono anche gli uomini di mezzo, però come antidepressivo funziona lo stesso. Ovvio, non risolve nessun problema ma almeno ti stordisci un po' e dimentichi tutto. Ma ne parleremo dal prossimo Diario. Tutte le informazioni saranno visibili sul blog del torneo (cliccare).

mercoledì 20 giugno 2012

Diario (108)

 Settimana dall'11 al 17 giugno


--> Sono cominciate le qualificazioni agli Europei 2013. Martedì 12 l'Italia ha perso 71-52 in Lettonia. Risultato secondo pronostico, ma attenzione che lo scarto pesante è ingannevole rispetto all'andamento. All'intervallo si era sul 29-31 per noi, a poco più di 7' dalla fine eravamo solo a -1. Poi la Lettonia ha fatto un 8-0 che ha spaccato la partita e siamo crollati. Le cifre sono piuttosto indicative di pregi e difetti di quest'Italia rinnovata e leggerissima: dominati a rimbalzo (46-26), percentuali basse ma essenzialmente perché, deboli in area, dobbiamo prenderci tiri difficili da fuori. Eloquenti i soli 4 tiri liberi guadagnati, non credo per colpa di un arbitraggio fazioso. In compenso abbiamo forzato la Lettonia a 19 palle perse e soli 3 recuperi, contro le 7 perse nostre.
Insomma, perlomeno la squadra sembra aver già chiaro come deve giocare; di qui a vincere contro le avversarie più toste, com'è la Lettonia specie sul suo campo, il passo non è breve. Sottana la top scorer con 18 (8/17); nessun'altra in doppia cifra; male al tiro Masciadri con 3/14; 5 punti in 20 minuti per la '93 Formica che, se certamente ha perso il duello con le lunghe lettoni, sembra però aver tenuto il campo. Da notare che in quintetto siamo partiti con l'1,83 Wabara come pivot, quando di là c'era gente come la 2,02 Tamane. Ben 1800 gli spettatori dichiarati. Ora un turno di riposo, poi si gioca col Lussemburgo in casa e nemmeno il miglior Trapattoni potrebbe pretatticamente dire che rischiamo qualcosa. <_<

--> Ora che tutte le bocce agonistiche di club sono ferme, ci si può ulteriormente concentrare sulle sorti delle società in bilico. Intanto è sempre più stridente la differenza tra chi, in A1, ha già la squadra pressoché fatta (pochissime) e chi invece non ha neanche cominciato a farla. Non s'era mai visto che a metà giugno fossimo ancora a questo punto di stallo generalizzato. :o: Il lato positivo, per chi traballa, è che se riuscirà a risolvere i suoi guai non avrà accumulato un ritardo irrimediabile rispetto alle concorrenti. Per lo scudetto, però, si rischia di non giocare neanche, perché Schio ha arraffato tutto ciò che voleva mentre l'unica antagonista possibile (Taranto) è al palo.
Questa settimana, in realtà, non è emerso granché di nuovo, se non segnali negativi ma senza nulla di definitivo. A Faenza non sembra tutto rose e fiori per l'escamotage-nuova società; a Vigarano il terremoto mette a rischio la possibilità di fare l'A1; a Taranto un articolo di sabato 16 titolava appunto "calma piatta", cioè niente news (ma a breve s'attende il responso sull'iscrizione all'Eurolega e potrebbe essere un segnale importante); anche a Como, dopo la raffica di articoli della scorsa settimana, non abbiamo più letto quasi nulla, se non che viene ribadito il penzolar nel baratro. Anzi, secondo la "Provincia", ormai l'addio all'A1 è certo, col rischio che il crac travolga anche le altre sezioni della polisportiva (dove c'è, ad esempio, una schermitrice olimpica, Errigo). Nel weekend la Comense ha tenuto una festa per il 140° anno della società, ma il tempismo è involontariamente grottesco, giacché più che una celebrazione rischia d'essere un funerale. :cry: Mentre il "Giorno", dove scrive l'addetto stampa comense, Levrini, si parla di una riunione a inizio settimana prossima tra i Pennestrì e coach Barbiero, e di altri 7 giorni di tempo prima della decisione definitiva.
S'è anche sparsa la voce, in questi giorni, di un subentro di Venezia al posto di Como; mentre su quello di Ragusa al posto di Alcamo si sentono rumori contrastanti: ora sì, ora no.

--> Inevitabile che in una situazione del genere, dove ognuno lotta disperatamente per salvare la pellaccia, parole come "unità d'intenti" o "lavorare insieme per il bene del movimento" sembrino utopie, pure astrazioni. Così si può spiegare la reazione negativa del Sanga Milano all'ipotesi che il Geas si accordi con Armani per diventare una sorta di sezione femminile dell'Olimpia Milano. Ipotesi che ufficialmente non sussiste, anzi è smentita dal Geas, e voce che gira già da un paio di settimane e più (come riportammo a suo tempo), ma evidentemente al Sanga devono aver avuto sentore che la cosa stia per concretizzarsi e che tale eventualità metterebbe a rischio la sopravvivenza della società, altrimenti non si spiegherebbe perché proprio giovedì sia uscita una presa di posizione così dura. Il resto della discussione l'abbiamo seguito su questi schermi; al di là dello scambio di cortesie tra Franz Pinotti e il suo misterioso non-ammiratore "Teksab", e quindi parlando della sostanza e non della forma, vengono alcuni dubbi: 1) al Sanga la situazione potrebbe essere più preoccupante di quanto fosse finora trapelato; 2) ci troviamo a un aut-aut per cui se l'accordo Geas-Armani si fa, crepa il Sanga, e se non si fa crepa il Geas? 3) come ha ricordato il prof. Mazzoleni, dove potrebbe giocare un Geas "milanese"? In tutta la città non c'è un solo impianto adatto all'A1, tranne il Palalido che però è in ristrutturazione chissà fino a quando. 4) Che senso avrebbero gli appelli del sindaco di Sesto S. Giovanni se davvero la squadra fosse in procinto di volar via?

--> In settimana è uscito l’ultimo numero di Pink Basket & Panorama Lombardo, la pubblicazione sul femminile che punta sulla quantità e, se avanza tempo, sulla qualità (bello slogan, per essere le 2 di notte). -_- Nella pagina finale sono state raccolte le proposte, idee e critiche dei rappresentanti delle 8 società che hanno aderito a Pink Basket. Il tutto in vista della riunione che si terrà mercoledì prossimo a Milano (20 giugno) tra la Federazione e le società lombarde. Chi vuol vedere il testo integrale veda il link nella rassegna stampa; qui riportiamo una condensa telegrafica. Diciamo che il quadro è variegato, non c'è accordo pieno su un gruppo di proposte, però è evidente che la prospettata riforma delle categorie giovanili non piace a nessuno.

G. Corti (Comense) – Le proposte di riforma delle categorie sono state fatte per le regioni in sofferenza di numeri, non per la Lombardia. Favorevole a un “College” in ogni regione; favorevole a campionati giovanili interregionali per limitare gli scarti troppo ampi.
F. Pinotti (Sanga Milano) – Contrario alla fascia Elite fino alle U15 comprese; piuttosto si faccia prima fase tutti insieme e poi seconda fase separati. Favorevole al modello spagnolo di bloccare i punteggi nelle giovanili se si tocca il +30. Categorie: no compromessi, o U18-U16-U14 o rimanere così. Proposta di un codice etico per regolare i rapporti tra società.
V. Rossi (Cantù) – Va chiarita la rappresentanza: troppi recenti rimpalli di responsabilità tra Fip e Lega, e troppe volte i rappresentanti hanno disatteso le istanze affidate loro dalle società. Rendere pubblici i bilanci federali per trovare margini di finanziamento per entrare nelle scuole.
P. Gavazzi (Carugate) – Favorevole a fascia Elite anche in U13 e U14. Implementare il progetto “Easy Basket” nelle scuole. No alla riforma delle categorie giovanili.
F. Ranieri (Costamasnaga) – Problema più urgente è la scarsa diffusione del femminile sul territorio. Favorire la creazione di gruppi amatoriali, se no le ragazze smettono.
E. Beretta (Biassono) – Mantenere le attuali categorie giovanili. Non cambiare continuamente le carte in tavola, dare tempo per programmarsi. Difficoltà di reclutamento dipendono dalla scarsa visibilità del basket: la Fip faccia un piano di marketing.
R. Riccardi (Vittuone) – D’accordo con Pinotti per i campionati giovanili a due fasi; non d’accordo sul modello spagnolo per i punteggi. Importante entrare nelle scuole. Categorie: meglio mantenere le attuali, in ogni caso no al compromesso U19-U16. Favorevole a un progetto per arbitri e ufficiali di campo che coinvolga le società, per tenere ex giocatrici nel giro.
M. Mannis (Usmate) – In tempi difficili, meglio non cambiare di continuo. Ogni società fa storia a sé, impossibile trovare ricette valide per tutte.


--> Non sappiamo se se n’è accorto qualcuno qui in Italia, ma da circa un mese è cominciata la Wnba, che all’aggiornamento di domenica 17 ha disputato una decina di partite per squadra. Le franchigie sono ancora 12, le campionesse in carica di Minnesota (Augustus, Brunson, Moore, Whalen e la vegliarda McWilliams) sono partite ancora fortissimo, ma sembra all’altezza Los Angeles che ha la primissima scelta del draft, Nneka Ogwumike, un’ala forte che viaggia già sui 15 punti a partita. S’è infortunata Taurasi e questo preoccupa la nazionale Usa (ohibò, male che vada vincerebbero le partite di 20 anziché di 30...; intanto coach Auriemma è coinvolto in un presunto caso di molestie sessuali), ma pare che possa recuperare in tempo. Il campionato, come ogni 4 anni succede, si fermerà per i Giuochi. E la prospettiva olimpica ha ridotto ulteriormente il contingente straniero in Wnba; ad esempio brasiliane e australiane sono in ritiro con la loro nazionale. Va be’, era giusto per un’infarinatura di sapore internazionale.

venerdì 15 giugno 2012

Diario (107)

 dal 5 al 10 giugno


--> E' stata la settimana della mobilitazione Comense. In precedenza c'era una preoccupata attesa di ciò che avrebbe detto Antonio Pennestrì martedì 5. E Pennestrì, tramite un comunicato, ha detto e non detto. Ha detto che non s'iscrive all'A3 alias B nazionale e ha detto che l'A1 lui non può farla e attende di passare la mano se qualcuno si fa vivo. Ma non ha detto che rinuncia già ora, per cui si poteva interpretare come un guadagnar tempo, ossia un mese esatto, essendo il 5 luglio la scadenza delle iscrizioni all'A1. :unsure:
Si tratterebbe quindi, ormai, di un "tutto o niente", senza ripieghi nelle serie inferiori. Tuttavia, chi nelle ore seguenti chiedeva maggiori spiegazioni a Pennestrì ne ricavava sensazioni estremamente negative.
A quel punto il campanaccio dell'allarme è squillato forte nella stampa locale, che se l'imprenditoria e le istituzioni sonnecchiano o sono impotenti, lei almeno un po' di onde può farle. E così, nei giorni successivi, ecco un'imponente campagna di articoli su carta e online, dai titoli eloquenti: "Comense, speranze ridotte - è vicina la fine di un'epoca", "La Comense dice addio al grande basket?", "Pennestrì lascia: la Comense in vendita", "Agonia Comense, serve un miracolo", "La Comense muore, è uno choc - i tifosi sembrano rassegnati". :woot:
In realtà, poi, tra venerdì e sabato, s'è appreso che i tifosi, guidati dal sempiterno Gildo Posca, sarebbero pronti a tassarsi; però solitamente queste "collette" non mi pare che altrove abbiano mai portato grossi risultati. Anche perché sono palliativi estremi che arrivano a situazione troppo compromessa. E quanto a "nuovi investitori" grossi, oltre al momento economico complesso c'è anche la difficoltà di rilevare un club che, nel bene e nel male, è stato proprietà esclusiva del potere assoluto di un uomo solo. E quindi chi, in pochi giorni, si lancerebbe quasi a scatola chiusa?
C'è poco da fare (credo), il pallino è nelle mani di Pennestrì: se ha qualche asso nella manica, se in qualche modo ha strategicamente dipinto la situazione più nera di quello che è, allora la Comense ha ancora speranze. Ma chi è vicino all’ambiente comasco teme davvero il peggio. :cry:

--> Sul Geas, come di consueto, c’è meno rumore: né sono stati emessi comunicati, né ci sono altrettanti giornali che se ne occupino. È uscito, però, in questi stessi giorni, un appello del neo-sindaco sestese Chittò (una donna), che per inciso aveva in lista un paio d’esponenti della polisportiva Geas, la quale si è rivolta al cosiddetto “territorio” (quello che per definizione è sordo, in base a quanto si legge per ogni società in difficoltà, compresa Taranto) facendo appello affinché aiutino la società. Sulle ipotizzate trattative con Giorgio Armani non sappiamo nulla di nuovo, se non che il presidente Mazzoleni smentisce che la sua presenza a Siena in gara-1 di finale, disputata ieri (9 giugno), c’entri qualcosa; e quello con Armani sarebbe un semplice contatto per sponsorizzazione, non per diventare una costola femminile dell’Olimpia. :huh: In attesa di capire come stanno esattamente le cose, o meglio come staranno quando ci sarà da venire al dunque, anche per il Geas è certo che non ci sarà il ripiego in B nazionale: o A1 o muerte. Ma siamo più ottimisti che per la Comense.

--> Sulle altre piazze in difficoltà, poche novità in questi giorni, se non lievi oscillazioni del barometro, ora verso il peggio, ora verso il meglio. L’impressione è che solo al fatidico 5 luglio si diraderà il polverone e si capirà se davvero il campo sarà disseminato di cadaveri o se ci sarà stato tanto rumore per poco o nulla (ovviamente, meglio il rumore per nulla che morire in silenzio, s’intende). In questi giorni stanno schiattando vari club di volley, sia maschili che femminili, mentre nel basket nulla è ufficiale per ora; ma viene il sospetto che il volley sia avanti con le tempistiche in quanto la stagione è finita prima e forse i termini d’iscrizione erano anch’essi anticipati...

--> Ma c’erano anche gli ultimi fuochi agonistici della stagione di club. E, a proposito di A1, l’ultima che ci arriva è Orvieto, che batte Bologna sia all’andata che al ritorno dello spareggio-promozione di A2. Difesa sempre granitica per le umbre, anzi più che mai, visto che gara-1 è finita 49-44 e gara-2, sabato 9, addirittura 33-48. Da segnalare, in quest’ultima, i 16 punti + 17 rimbalzi della lettone Reke, per un 34 di valutazione. Le tortelline erano state già brave in trasferta a limitare i danni dopo essere state dominate, sicché il -5 sembrava ribaltabilissimo in casa, ma evidentemente, tra guai d’infortuni, guai sismici e un probabile calo di condizione, di benza ce n’era poca o nulla, tant’è che solo nel 2° quarto, con un parzialone (anvedi) di 10-4, ha messo un po’ di paura a Orvieto, ma poi dopo 30 minuti era 22-36 e s’intuiva che anche per quest’anno Bologna deve rinfoderare i sogni di A1 (sebbene non paia, questa, un’ossessione del club felsineo). Certo che, ormai, sono 6 anni che la Libertas è al vertice dell’A2 ma poi, in un modo o nell’altro, non riesce a fare l’ultimo passo. In gara-2 ha tirato 12/60 dal campo, di cui 1/15 Nannucci e 2/10 Zanoli, per un totale di 3/25, e come dice monsieur de la Palisse, con quelle percentuali si fa grigia.
Invece Orvieto arriva al piano più alto al terzo anno di A2 (Vigarano ha fatto ancora meglio: era al secondo anno), dopo essersi piazzata al quinto posto e aver fatto un playoff da vera sorpresa, con una squadra buona ma non di lusso. Il problema di quando si arriva in A1 senza averlo programmato (almeno, apparentemente) è che è doppiamente difficile attrezzarsi in tempo; ma ci auguriamo che a Orvieto ci riescano. Notevole che l’Umbria abbia due squadre in A1. Non siamo messi male, nel basket donne, come distribuzione geografica: l’abbiamo già detto, c’è il Nord, il Centro e il Sud quasi in egual misura, mentre il decantato volley ormai sembra la Lega Padana. Ma ovviamente non si può dire, perché del volley è uopo parlare solo bene, del basket solo male, e questo dato stonerebbe. :angry:

--> Non solo (semi)professionismo, anche sano basket giovanile e delle serie minori, nel weekend del 9-10, ovvero interzona Under 15 e finali di serie C lombarda. Negli interzona da segnalare le 4 qualificate lombarde, il che mette qualche dubbio sul fatto che l’annata ’97 della regione formigoniana sia così mediocre com’è stata dipinta dopo l’8° posto al Trofeo delle Regioni... Ma parliamo soprattutto delle “final four” di C, alle quali abbiamo assistito. Per non farla troppo lunga, diciamo che si rischiavano tre giorni un po’ noiosi, perché passavano sicure 3 su 4 e la quarta è quasi sicura ripescata, per cui si rischiava che si giocasse all’acqua di rose.
Ma quando mai. Tre giorni di battaglie, ovviamente col gioco ruspante e poco ragionato che impera nella categoria (tanto più se i cervelli e le gambe legittimamente s’annebbiano dopo 120 minuti di fila a inizio giugno...), ma una passione e una voglia di vincere da paura. All’ultima giornata abbiamo visto giocatrici piangere di gioia e giocatrici piangere dal dispiacere. Dopo due giornate, tutte e 4 le squadre erano a 2 punti (1 vinta e 1 persa) e potevano ancora arrivare da prime a ultime. E le tribune di Usmate sono state costantemente piene (circa 200 persone, anche domenica alle 18 in concomitanza col calcio), il che c’impone la solita riflessione che l’interesse, nel femminile, non è in proporzione alla categoria e ai soldi che vi si spendono. D’altra parte è innegabile: anche se vedi errori che magari in A1 e A2 non vedi, lo spettacolo ti prende altrettanto, se non di più. Perlomeno quando c’è una posta in palio alta.
Alla fine, comunque, sono passate Canegrate, Varese e Cerro Maggiore, mentre rimane per ora fuori Mariano Comense. Curiosa la situazione del nucleo di Canegrate che l’anno scorso giocava nella defunta Rho: hanno vinto due anni di fila la quarta serie (ex B2, ora C) per ritrovarsi esattamente... al punto di prima, cioè la quarta serie (B regionale del prossimo anno). Paradossi degli scioglimenti di società e dei balletti di riforme. Vera Ponchiroli e compagne hanno confermato il loro cuore grande come un pallone pressostatico, perché senza una giocatrice già dall’inizio (Mascia) e perdendone un’altra importante nella prima partita (Poli), sono riuscite a finire prime nonostante la sconfitta all’esordio: hanno poi dominato con Varese e vinto il derby con Cerro nell’ultima giornata.
Quest’ultima è stata la partita più bella e più drammatica. Finché la benzina teneva, Canegrate ha comandato e anche dominato: era +12 a inizio ultimo quarto. Poi è andata in calo verticale e Cerro ha superato con un 20-4 andando a +4 a 1 minuto dalla fine. Quinto fallo di Ponchiroli, dentro la sempiterna Elena Ceriani, classe 1963. Chi pensa che Canegrate, in quel momento, abbia qualche speranza? Nessuno. Invece Cerro, che a sua volta aveva appena perso Pedron, una forte, per infortunio, e Villano, la guardia titolare, per falli, perde palloni, Canegrate pareggia, ultima azione con l’ex Montichiari De Bernardi che prova una velleitaria partenza in palleggio dietro la schiena: l’eterna Ceriani ruba palla, il razzo tascabile Menapace (neo-sposa che ha posticipato il viaggio di nozze per non perdersi le finali) -_- parte e subisce fallo a -10 secondi. Lei, che è pessima nei tiri liberi, realizza il secondo, poi Cerro non riesce nemmeno a tirare. Vince Canegrate 55-54, con 19 punti di Stefania Gatti, ala del ’91 ex giovanili Comense, una delle giocatrici più migliorate della stagione (ottima annata per le "feline" lombarde, viste anche Giulia e Valentina). Feste da paura. Ma poi passa anche Cerro perché Varese batte Mariano che con Cerro aveva perso e dunque è ultima.
Naturalmente, prima di questa partita conclusiva tutti, con l'aria di chi la sa lunga, dicevano: "vedrai che Varese, già promossa, lascia vincere Mariano"; ma quella, cari signori, è la logica di Buffon (il portierone nostrano, che ha detto che quando a due squadre conviene fare il biscotto, lo fanno), mentre nel femminile ruspante delle serie minori, per fortuna, vige casomai la logica di Buffoni (il pivot di Varese). :D
Finisce così, con una salamella mangiata sotto la pioggia fuori dal palazzetto (ottimo servizio griglia da parte degli organizzatori), la nostra annata agonistica. Ma tra 15 giorni esatti, il 25/6, comincia il torneo di Binzago e allora si farà davvero sul serio.

sabato 9 giugno 2012

Diario (106)

 Dall'1 al 4 giugno


--> Vigarano, che storia! Nella decisiva gara-3 di finale dell'A2 Nord piega Bologna 62-53 (ma era +14 a fine 3° quarto) e conquista l'A1. :B): Nonostante il terremoto, nonostante lo 0-1 iniziale, nonostante il maggior collaudo del gruppo bolognese in partite decisive. Bologna che peraltro, bisogna ricordare, ha giocato tutti i playoff senza Cesnaviciute, la torre lituana; ma l'occasione di farcela ce l'aveva lo stesso. Non ti aspetti una Zanoli da 0/7 dal campo nella partita più importante (avrà pesato il disagio post-terremoto? Però la conterranea Costi sembra aver giocato bene), lei che nel 2005, tanto per rendere un omaggio alla tribolata Cavezzo, trascinò a 21 anni la squadra modenese in A1 con una prestazione straordinaria contro Vicenza.
Ma è Vigarano che merita tutti i riflettori. E infatti li ha avuti, con un articolo sulla Gazzetta dello Sport, uscito lunedì 4, in cui si ricorda che le ragazze hanno dormito all'aperto (Zanardi in tenda) e si sono allenate dove capitava. Farris racconta che quando è arrivato il primo terremoto, il 20 maggio, si sono abbracciate in foresteria lei, Zanardi e Laffi, per la paura. Una polemica arriva da Basso: «Ci aspettavamo la sospensione delle finali e invece la Federazione se n'è lavata le mani. Hanno fatto scegliere a noi: Bologna voleva giocare, se non ci fossimo presentate avremmo perso a tavolino e distrutto un sogno. Così abbiamo tirato fuori tutta la nostra rabbia». Sembra quindi che, se è vero che non c'è stata richiesta ufficiale di sospensione da parte di Vigarano, non si è dovuto a una scelta ma a un obbligo. Vedremo se la Fip avrà voglia di replicare, certo è che la federazione in questo periodo sta prendendo schiaffoni a destra e mancina, vedi il celebre articolo del Corriere. :wacko:
In ogni caso, quella di Vigarano è una storia vera, di quelle che magari potrebbero anche interessare ai giornali generalisti a diffusione nazionale, ma forse qui il basket femminile faceva notizia in positivo, anziché per fughe lesbiche o episodi di razzismo, e allora non valeva la pena scomodarsi. :angry: L'impresa, e la vicenda drammatica, ricordano la promozione del Geas del 2008: ovviamente lì non si trattò di una calamità naturale ma della morte di un presidente, ma il paragone sta nel clima surreale che ha avvolto in entrambi i casi le squadre colpite, risultando però, forse, il propellente decisivo per raggiungere il traguardo.
La differenza però è che quel Geas non era favorito per la promozione, questa Vigarano sì, essendo risultata la squadra più convincente del girone Nord per tutto l'anno, anche se Bologna è stata a lungo in testa e ha vinto la Coppa Italia. Una squadra ben costruita con punti di riferimento chiari e giocatrici di supporto altrettanto chiare. In gara-3, mentre Laffi e Vian hanno approfittato con 16 punti a testa della vulnerabilità di Bologna in area (nonostante l'infortunio di Denti in gara-2 non si sia poi rivelato impedente, anzi la lunga ha fatto 13 punti con 13 rimbalzi), e mentre Farris ha sfoderato un 5/6 dal campo e 22 di valutazione, hanno tirato 2/16 Zanardi, l'eroina di gara-2, e 3/13 Kozdron-Losi, ma non ha pesato. Zanardi ha dato 4 assist e Kozdron ha preso 10 rimbalzi, indice di sapersi rendere utili anche in una serata offensivamente negativa.
Questo per dire, insomma, che Vigarano, al di là del "cuore oltre l'ostacolo" per le sismiche vicende, è stato un esempio di belle individualità che diventano un bel collettivo. Il tutto, notare bene, dopo un rinnovamento estivo totale. Una smentita forte a chi motiva eventuali fallimenti col fatto che il gruppo non era rodato. Queste si sono messe insieme ad agosto e hanno vinto alla grande. Ma forse è più saggio dire che a volte il cosiddetto "vissuto comune" serve, a volte non è indispensabile.

--> La storia particolare legata a Vigarano rischia di relegare nell'ombra la promozione di Chieti, che sarebbe ingiusto. Si tratta, in questo caso, di un ritorno in A1 (meglio non rivangare le burrascose vicende che portarono al suo esilio dalla massima serie, con l'abbandono del campo nei playout col S. Raffaele), <_< e si tratta di una squadra già arrivata vicina al vertice lo scorso anno: perse la finale con Alcamo, con la formula di quest'anno avrebbe avuto una seconda chance nello spareggio.
E come Vigarano, anche Chieti ha ribaltato la serie: avevamo già detto della vittoria in gara-2 sul campo d'Orvieto, l'opera si è completata domenica 3 con un 58-53 nella "bella" in casa. 58 punti segnati alla difesa di porfido (per dire che è dura) di Orvieto sono tanti. E decisamente non ha avuto problemi a bucarla, tale difesa, una straordinaria Gonzalez con 27 punti, 4/8 da 2 e 5/6 da 3. In evidenza anche Silva con 14. Il vecchio Franz Pinotti, quando della squadra del 2010 rimpiange lei e Valentina Gatti, facendo notare i risultati di Chieti in questi due anni, non ha tutti i torti.
Ora c'è lo spareggio Orvieto-Bologna per l'ultima promozione, e poi ovviamente si spererà che tutte e tre le "elette" abbiano i mezzi per farcela.

--> Quest’insolito agonismo di giugno (ma meglio questa stagione interminabile di altre liofilizzate che avevamo avuto nel recente passato) comprendeva anche l’ultimo codazzo della B, ovvero i concentramenti finali per l’accesso al “campionato di sviluppo”, nel frattempo denominato “A3” dalla Lega e “B nazionale” dalla federazione: attendiamo un compromesso al riguardo.
Nei 5 gironi interregionali, con 3 partite in 3 giorni, disputati a soli 15 giorni (per alcuni 18) dalla fine della seconda fase (il motivo è un girone toscano protrattosi più degli altri), sono emerse: Ferrara, Prato, Pesaro, Maddaloni, Corato come prime; Novara, Carugate, Athena Roma come migliori seconde. Il più rocambolesco è stato il concentramento di Castel S. Pietro, dove, dopo una serie di partite punto a punto, Prato ha rimontato 19 punti a Carugate passando dall’eliminazione al primato.

--> Un'aria d'incertezza, non ancora di cupa disperazione (almeno, non più del solito), spirava, sempre domenica, a Costa Masnaga, dove dal palazzetto adagiato su un dolce pendio si poteva, grazie al chiarore serale d'inizio giugno, contemplare al crepuscolo, in lontananza, i paesi ai piedi delle montagne lecchesi (chiedo scusa, ma mi devo allenare in descrizioni paesaggistiche).
Ma se il crepuscolo di una giornata affascina, il crepuscolo di una grande società addolora. Era l'argomento principale di conversazione durante e dopo la partita "clou" dell'All Star Game lombardo, ospitato appunto a Costa nel weekend scorso. La quarta e ultima partita del consueto programmone-maratona era tra una selezione di giocatrici lombarde di A1-A2-B e una selezione americana, presumo collegiali di mista provenienza, che si rivelava di pari livello delle nostrane.
Per le lombarde, allenate dal neopromosso duo P. Fassina-Sguaizer (Broni e Crema) c'erano costoro: Contestabile, Mazzoleni, Bussola, Longoni (quella di Costa), Caccialanza, Zamelli, Cigoli, Luisetti, Boscolo, Calastri (assente dell'ultim'ora Frantini causa influenza) :cry: e, giusto che si parlava di Comense, una Maiorano che rischia di aver realizzato l'ultimo canestro nella storia delle nerostellate in A1, avendo segnato la tripla conclusiva di gara-5 contro Schio. Un modo di entrare nella storia che lei, immaginiamo, eviterebbe volentieri.
Le americanotte (nel senso che parecchie di loro erano ben robuste, se non rotonde) vanno anche a +9 nel 2° quarto, poi le italiche rimontano (canestro di Mazzoleni sulla sirena dell'intervallo), punto a punto con vari sorpassi nel 3° quarto, poi di nuovo minibreak americano con +7 a metà 4° (dettaglio: si giocava su 4 quarti da 12, per cui la partita è durata un paio d'ore…), ma la Lombardi mette dentro il quintetto migliore, con Cala, Conte, Masha, Bussola e Zamelli (poi con qualche cambio) e sorpassa con un 12-2 in cui Maiorano, non sorprendentemente, fa la parte del leone. Dopo un assist di Bussola per Contestabile che vale il nuovo vantaggio lombardo, le americane sbagliano un paio d'azioni e fanno antisportivo su Caccialanza che fa il +4 dalla lunetta. Finisce 88-86, perlomeno ci si è divertiti. Maiorano top scorer con 22, Bussola 17, Contestabile 13.
Seguivano premiazioni: in precedenza Galbiati di Biassono era stata premiata come miglior marcatrice lombarda dei campionati nazionali; ora Maiorano si piglia l'mvp per la partita. Ma il capo-organizzatore Guido Corti chiude con una frase memorabile, che resterà scolpita nella pietra: "Ci vediamo l'anno prossimo… se ci sarà ancora il basket femminile in Italia". :woot:
Ovviamente per lui, che è un uomo-Comense, il riferimento non era casuale. Infatti, come dicevamo, le conversazioni tra gli "addetti" (cioè il 90% dei presenti) erano monopolizzate dalle sorti dei vari club a rischio. E siccome eravamo in zona lariana; e siccome alcuni esponenti Geas erano stati bloccati dal "coprifuoco" imposto per la venuta del papa a Bresso (incontro mondiale delle famiglie); e siccome comunque della crisi Comense si parla, nei giornali, su Facebook e compagnia, molto più che di quella Geas; o forse siccome la sensazione è che il Geas se la caverà… per farla breve, la protagonista dei discorsi era Como. Che, a sentir tutti, è davvero prossima a tirar le cuoia. S'attendono con ansia le comunicazioni di domani mattina (martedì 5) da parte di Pennestrì senior. Ma tutti sostenevano, in sostanza, che c'è poco da sperare: probabili situazioni pregresse (accumulate negli anni), contatti che avevano suscitato speranze ma sono finiti in fumo (Bennet), insomma una malora imminente. La situazione più probabile è la scomparsa dai campionati senior, neanche l’iscrizione alla “A3” o come si chiamerà alla fine.
Non si poteva che ascoltare attoniti, scuotendo il capo e biascicando frasi di circostanza. :( Ovviamente si discuteva anche di riforme, la Fip che fa questo ma dovrebbe fare quello, la Lega che non riesce a mettersi d'accordo, epiteti vari eccetera, comunque tutto nella normalità. A poco valevano, per lenire i dolori e i lamenti, le carni grigliate dai sapienti organizzatori di Costa.
Notavamo, successivamente, anche il presidente del Geas, nientemeno, ovvero Mario Mazzoleni; di prammatica pure la domanda a lui: “Com’è la situazione?”, e quasi scontata la risposta cauta: “A oggi non c’iscriveremmo”. Sostanzialmente si capiva che nemmeno il Geas pensa alla “A3”: o tutto, cioè l’A1, o niente.
Dopo circa un’ora di quest’allegria generale, si prendeva la via del ritorno, ma proprio appena messa in moto la macchina arrivava una telefonata con uno spiffero: “Oh, ma lo sai che il Geas sta trattando con Armani?”. Parrebbe infatti, secondo questo spifferatore mascherato, che l’idea consista nel far diventare il nobile club sestese una sorta di sezione femminile dell’Olimpia. Bisogna ricordare, al riguardo, che il marchio Armani Junior è stato in tempi recenti sulle maglie delle giovanili del Geas, e inoltre che l’idea di una partnership con l’Olimpia era già comparsa all’epoca di Natalino Carzaniga, nell’estate 2005 o 2006, ma poi non se ne fece nulla.
Clamoroso scoop o bolla di sapone dell’anno? :o: Vedremo, certo però che il Geas sembra avere almeno un santo a cui votarsi (chissà se poi sarà esaudito), la Comense oggi come oggi nemmeno quello. Ma le campane le suoneremo solo a morte avvenuta, mai prima.

martedì 5 giugno 2012

La situazione della Comense peggiora

 Sembra che il comunicato Comense di oggi sia da intendere in senso pessimistico (dalla Provincia di Como):


La Comense è a un passo da una clamorosa cessazione dell'attività senior. Ieri, infatti, c'era un passaggio chiave per la sopravvivenza della squadra nerostellata. Scadevano i termini per fare domanda per la nuova A3 e contestualmente rinunciare alla A1. Il presidente Antonio Pennestrì ha inviato un comunicato che di primo acchito lascia uno spiraglio di speranza, ma nel contempo apre scenari sempre più drammatici.
Eccolo: «La squadra di basket non richiederà la wild card per giocare il prossimo campionato di serie A3. Per quanto concerne invece l'iscrizione alla serie A1, la decisione rimane ancora in sospeso con l'auspicio che se ci fosse una persona interessata potrà avvalersene, esclusa comunque la partecipazione dello scrivente».
In pratica la Comense tiene in piedi il titolo di A1 (iscrizioni entro 5 luglio) ma come già noto Pennestrì esce. E non farà alcuna istanza di ammissione in altri campionati.
Altre due settimane di tempo perché si materializzi un nome importante che mandi avanti la A1 come sponsor primario e futuro presidente. Viceversa Pennestrì mollerà la A1 e la Comense farà solo le giovanili. Abbiamo chiesto chiarimenti al dirigente Stefano Pennestrì.
«È un comunicato che purtroppo deve essere letto in senso negativo. Non abbiamo le finanze neanche per fare la serie A3. O arriva una persona che rileva la prima squadra e si fa carico di tutto, come sponsor e presidente, oppure se la sezione pallacanestro rimane a noi faremo soltanto le giovanili».
Non è un bluff, e poi la Comense si iscrive alla A1? «No assolutamente. Sottoscrivo che la serie A1 con Pennestrì uguale allo zero per cento».
E non c'è il budget nemmeno per la A3 ? «Abbiamo fatto i conti, e al di là delle under servono comunque delle senior che magari prendi da fuori e con tutti i costi accessori non ci stiamo. Non faremo domanda per la A3 nemmeno se riaprono i termini e né successive istanze per i campionati nazionali. Magari B o C regionale solo come eventuale sfogo».
Ma ci sono ancora speranze per la A1 ? «Lasciamo aperta la finestra ancora per un po'. Due settimane ancora. Magari succede un miracolo. Dei contatti ci sono come ci sono sempre stati senza però mai concretizzarsi. Intanto le giocatrici sono libere».
È da un anno che avete annunciato il vostro disimpegno. «Forse anche di più. Ma non si può imputare niente agli sponsor, alle aziende del territorio e alle istituzioni locali, in un momento di crisi come questo. Semmai deve essere lo Stato a fare j'accuse perché lo sport in Italia viene per ultimo».
Come la vive il presidente ? «Mio padre è un sognatore. E giustamente dice che non vuole lasciare nulla d'intentato. Ma in questo momento è una persona affranta e sofferente. Questa presa di coscienza l'ha distrutto emotivamente. Vorrebbe salvare quanto di buono è stato fatto in tutti questi anni, ma si rende conto che non ce la fa». Intanto Stefano Pennestrì annuncia: «Ho comunicato alla LegA di non essere disponibile a ricandidarmi alla presidenza».

lunedì 4 giugno 2012

In (parziale) difesa dei procuratori

I procuratori sono generalmente considerati causa di vari mali.  In realtà sono intermediari indispensabili nel basket odierno, tant'è che nessuna società e nessuna professionista ne fa a meno. Il procuratore, se è serio, non è uno sfruttatore tipo magnaccia con le prostitute, bensì un abile fornitore e gestore del personale, del cui benessere si preoccupano (ovviamente non per spirito filantropico, ma è una professione).

Dal punto di vista delle giocatrici: il procuratore cura che non siano turlupinate dalle società nell'ingaggio (considera che le giocatrici al 90% sono giovani ragazze che ignorano tutto ciò che non consiste in tiri, passaggi e corsette, e hanno a che fare con navigati presidenti, uomini di mondo, lupi della finanza) e cura che poi questo ingaggio effettivamente lo ricevano (come ben sai, spesso non succede con la dovuta regolarità).
Dal punto di vista delle società: il procuratore ha un campionario di merce (= giocatrici) del quale essa (la società) spesso ignora esistenza e caratteristiche (soprattutto per il mercato straniero, ma t'assicuro che capitano dirigenti che oltre la propria regione non sanno come gioca Tizia o Caia), quindi la risposta a una tua domanda è: sì, gli fa la campagna acquisti. A stagione in corso, poi, il procuratore è fondamentale nel rabbonire giocatrici imbelvite per ritardi nei pagamenti, docce malfunzionanti e auto societarie col cambio troppo duro per chi magari a casa sua ha il cambio automatico.
Chi fa il procuratore di mestiere ti potrà dare dettagli più precisi, ma magari per darti un'idea può bastare.

sabato 2 giugno 2012

Diario (105)

 Dal 28 al 31 maggio


--> "Due giorni di lavoro intensi per fronteggiare la crisi senza penalizzare la qualità". Così inizia, sul sito della Lega, il riassunto dell'attesa assemblea di domenica 27 e lunedì 28. Due righe già sufficienti a capire com'è andata in sostanza: nessuna rivoluzione radicale sulla spinta del panico che sembrava serpeggiare nel 90% dei club di A1, ma solo piccoli ritocchi-palliativi che, forse, faranno risparmiare qualche danaro togliendo qualche ansia.
Il primo provvedimento che di solito viene in mente in tempo di crisi (successe già 3 anni fa) è tagliare le retrocessioni; la Lega però sa che la Fip è contraria al blocco totale (che invece è passato nel volley maschile, dove peraltro si apprende in questi giorni di club che mollano i diritti: naturalmente il volley sta benissimo e il basket malissimo, così per definizione…), e dunque risulta piuttosto logica la scelta di scendere da 2 a 1. Del resto, le 2 retrocessioni erano solo state stabilite sulla carta, abbinate all'aumento dell'A1 a 14 squadre: in sostanza si rimane a 1 retrocessione come nelle ultime 3 stagioni.
La novità vera sono i playoff a 12 e i playout solo per le ultime 2 (forse neanche, se l'ultima si fa staccare di 6 punti): formula già sperimentata in A2 due anni fa, piuttosto stolida sul piano sportivo (c'è chi può vivacchiare per 6 mesi, arrivare dodicesima, qualificarsi lo stesso ai playoff e poi inculare un'apprezzabile quinta: capitò con Alghero ai danni del Sanga Milano) :angry: ma certo rassicurante per le società. Se era vero che si rischiava poco sulle giovani e nessuno rinunciava alle 4 straniere perché nel campionato a 12 il nono posto condannava ai playout e quindi la selezione era durissima, in teoria adesso l'alibi cade. Per arrivare terzultime in un'A1 a 14 non c'è bisogno di farcirsi di straniere, né di italiane d'alto bordo.
Altre novità sono di minor conto: semifinali al meglio delle 3 anziché delle 5 (peccato ma pazienza), final four di Coppa Italia per le prime 4 dell'andata (come fino a 3 anni fa: meglio). In A2 si segnala invece la diminuzione delle retrocessioni a solo 2 (anche qui un déjà vu), in B nazionale il taglio di una "under 21" obbligatoria: 4 anziché 5.
Okkio che tutto andrà approvato dalla Fip nel prossimo consiglio federale (tipo l'8 o il 9 giugno), ma vista la mitezza dei cambiamenti è difficile che ci sia un muro contro muro.

--> La montagna ha partorito il topolino? Sicuramente sì per chi si aspettava svolte epocali dopo il dibattito seguito ai noti articoli sulla stampa nazionale, e dopo i mille campanelli d'allarme, per non dire campane (quasi) a morto suonate in varie piazze. Però, a parte che è meglio partorire topolini che disastri, cioè rimedi peggiori del male (come spesso succede quando si decide sull'onda dell'emotività), :shifty: i tempi erano troppo ristretti per interventi strutturali dall'efficacia tutta da dimostrare. E poi, come avevamo considerato, c'è il problema che tutti sembrano essere d'accordo che "così non va", ma trovarne due che siano d'accordo su "cosa ci vuole" è impresa ardua. Ne hai magari due che sono d'accordo su un punto ma in disaccordo su un altro.
S'è sentito spifferare di una rissa sfiorata tra dirigenti, e può anche essere vero; ma a prescindere dai modi, la sostanza è quella: mettere insieme un programma organico di riforme che ottenga la maggioranza dei voti è fuori portata per chiunque. Sottolineiamo "organico", che significa creare un quadro dove tutti i pezzi funzionino: dal mondo senior a quello giovanile, dalla regione messa meglio a quella più piccola e periferica. Non è facile. Per cui leggiamo, in questi giorni, tanti progetti, proposte, suggerimenti anche validi, che uno gli viene da dire: ma guarda che idea semplice e ragionevole, perché non si fa così? Be', non è detto che la risposta sia "perché in Fip e in Lega sono tutti furbastri, inetti e criminali". E' che passare dal bello scrivere a una realtà valida per tutto il territorio nazionale non è un passo breve. Per sembrare "competenti" e "veri paladini del movimento" non si possono dire queste verità banali? Pazienza.

--> Questo in generale. Guardando nello specifico a questa riunione, viene da pensare che se è stato bene alla maggioranza fare solo dei "ritocchini" vuol dire che, probabilmente, la situazione non è così drammatica com'è stata dipinta. Se tanti club fossero davvero sull'orlo della chiusura, avrebbero rivoltato le regole come un calzino, o perlomeno provato fino in fondo a farlo. Ci sono sicuramente delle difficoltà, ma sotto sotto quasi tutti pensano di venirne fuori. Si potrà dire che si tratta di visioni miopi (salvar la pellaccia oggi, senza risolvere i cancri di fondo), ma sono tempi difficili in cui programmare a lungo termine non riesce nell'alta finanza, figuriamoci nell'umile basket femminile.
In questi giorni, sembra in effetti che i casi davvero preoccupanti si siano ridotti ad Alcamo, Geas e Comense. Dalla prima non giungono notizie fresche, dalle altre due trapelano perduranti incertezze. Giovedì 31 sono usciti, in contemporanea, due articoli quasi speculari, uno della "Provincia di Como" sulla Comense, l'altro del "Giorno" sul Geas. I tratti comuni: mancanza di risposte concrete dal territorio (ovvero contatti infruttuosi con nuovi sponsor), tentazione di mollare l'A1 e ripartire dalla B con le giovani. Interessante però che il non banale Simone Clerici, autore dell'articolo sulla Provincia (dal tetro titolo "Agonia Comense"), si chiede proprio quello che consideravamo poche righe fa: se quasi tutti alla fine rimangono in A1, se il taglio delle retrocessioni consente di fare una squadra al risparmio, perché mollare un diritto di A1 che, al di là dell'orgoglio, ha un suo valore, tanto più che di giovani pronte-pronte, in ottica-camp. sviluppo, la Comense non ne ha tantissime (le '91 Spreafico e Pasqualin, per dire, non sarebbero più "under")? :unsure:
Sembra per entrambe che la decisione arriverà all'inizio della settimana prossima. La suspense è forte ma, sensazione personale, ci stupiremmo se mollassero davvero.

--> Manco a farlo apposta: clamorosa notizia dell'ultim'ora (giovedì 31), ha mollato Valencia campione d'Europa, per ripartire da zero con le giovani. Qualcuno qui da noi seguirà l'esempio? Mah, bisognerebbe anche capire quali sono le motivazioni esatte di questo forfait: l'impressione però è che quando fai un roster stellare come quello (se costava 10 milioni non ci stupiremmo), è un po' più complicato tener botta: forse è simile al caso-Venezia l'anno scorso: qualcuno s'è tirato indietro e... In più quando arrivi al top e ti accorgi che il mondo non cambia e in tempi di crisi non trovi mezz'euro di sponsor extra, neanche se diventi campione interplanetario, scatta la depressione.

--> Una cosa è certa: il malcontento della base sale altissimo. Su un autorevole sito di news abbiamo trovato, mercoledì 30, questa proposta di petizione:
"Sei anche tu uno dei tanti, dirigenti e tecnici che percepiscono la Federazione come un organismo lontano dalle società di pallacanestro?
Sei anche tu uno dei tanti appassionati di basket che credono in un rapporto diretto fra Federazione e Società, che pensano che la Federazione debba ricominciare dal basso, visitando le società sportive e creando un nuovo e concreto dialogo tra la base e il vertice del basket?
Credi anche tu che non sia giusto aumentare le tasse-gara ogni anno, e che quindi i Comitati debbano fare di più, spendendo meglio?
Se credi in un una federazione che fa le consulte in videoconferenza e quindi risparmia, aprendo allo stesso tempo le discussioni a tutti gli interessati,
Se credi che sia il momento di lavorare per realizzare un vero ammodernamento e hai altre proposte:
Leggi questo programma e scrivi i tuoi feedback nella apposita pagina Facebook creata (... ecc. ecc.)"

Insomma, mi sembra chiaro ed eloquente. Ma... un momento! Che pirla! Per sbaglio ero finito sul portale volleyball.it! E la Federazione di cui si parla è la Fipav, non la Fip! E dove avevo letto "basket" in realtà era scritto "volley". Non è possibile: il volley dove tutti sono lieti e tutto è efficiente? Ci dev'essere un errore. Minchia, quanto rido. :ride: [PS: per carità, massimo rispetto per chi è in difficoltà, però fa sorridere che tutto il mondo è paese.]

--> Una notizia positiva per la Nazionale: s'è aggregata al gruppo Masciadri, che evidentemente non dev'esser riuscita a trovar posto in Wnba, o comunque ha deciso di tornare. Non è il ruolo dove siamo più carenti, ma la personalità internazionale lei ce l'ha e le altre poco, dunque ben venga, al massimo la faremo giocare da pivot...

--> Ma tutte queste cose rischiano di sembrare davvero di poco conto di fronte al terremoto che ha nuovamente colpito l'Emilia martedì 29. E ha colpito direttamente il basket femminile, aggravando i disagi di Bologna e soprattutto Vigarano, e poi producendo gravi danni a Cavezzo, piazza storica del nostro movimento.
Le immagini le abbiamo viste tutti, il problema è capire come realmente stiano le cose, perché, come per ogni argomento di rilievo, trovi chi dice bianco e chi dice nero. "Emilia in ginocchio, Cavezzo rasa al suolo", leggi da una parte. "Non è vero niente, solito giornalismo enfatico, gli edifici danneggiati sono solo una piccola parte", leggi da un'altra (e parliamo di quotidiani nazionali, non di blogger cialtroni). :o:
Ovviamente poi c'è il solito codazzo di polemiche: perché in Italia i capannoni crollano e altrove no, perché non si annulla la parata del 2 giugno e persino l'incontro mondiale col papa, e perché non si annulla la serie di finale tra Vigarano e Bologna. Un mal di testa che secondo me si risolve solo con due punti fermi: a) devono essere le persone direttamente coinvolte a chiedere, eventualmente, di non giocare. Che da altre regioni d'Italia si mandino petizioni alla Fip è slancio nobile, armato di buone intenzioni, eccetera, ma non ha molto senso, senza essere realmente sul posto e parte in causa. Qui non mi sembra che sia stato ufficialmente chiesto da qualcuno di non giocare (mi si corregga se sbaglio); b) una volta verificato che non ci sono rischi reali, giocare è mille volte meglio che non giocare. Tornare alla vita normale, lo dicono anche gli esperti, è l'unico vero modo per lasciarsi alle spalle la sciagura. Non capiamo in che modo il mondo sia migliore se oltre al terremoto si paralizzano le attività che più rendono lieta la gente.

--> E dunque siamo contenti che gara-2 tra Bologna e Vigarano, mercoledì, si sia giocata regolarmente. E a mo' di sceneggiatura da film, Vigarano ha ribaltato le sorti della serie, comandando dall'inizio alla fine (48-61) e con migliore in campo una giocatrice da Cavezzo, Zanardi (20 punti; poi 18+13 rimbalzi di Laffi). Per Bologna un tremendo 12/57 al tiro e un infortunio a Denti, che la renderebbe ulteriormente sguarnita sotto canestro se fosse perdurante. Ora Vigarano torna favorita. Peccato che, nelle rassegne sui danni del terremoto allo sport locale, non c'è parso di trovare riferimento alcuno a queste vicende di basket femminile, da Vigarano a Cavezzo.

--> E a proposito di Cavezzo, è proprio l'esempio storico più illustre di rinunce spontanee all'A1: l'ha fatto addirittura due volte, nel 2009 (la famosa estate dei forfait delle neopromosse dall'A2, compresa Pontedera), ma pure nel 1989, ovvero in piena epoca del bengodi, quando dopo un solo anno di A1, l'allora patron Vernizzi reputò che "l'esasperata ricerca del successo non è più compatibile con una serena visione dello sport" (citato nell'Almanacco di Massimiliano Mascolo). Nel 2005 invece Cavezzo salì, nell'altrettanto celebre parità a tre con Vicenza e un Geas che "auspicò" di perdere la partita decisiva; e poi fece un paio di dignitose stagioni di A1 con tante ragazze locali tra cui le odierne alfiere di Bologna, Zanoli e Costi.

--> Notavamo nel "Diario" scorso l'impressione che nelle finali di A2 storicamente siano tante le vittorie esterne: e infatti anche in gara-2 del Sud, giovedì, vince chi viaggia. Chieti espugna Orvieto nell'ennesima partita a punteggio bassissimo con le umbre coinvolte (42-46). Top scorer la "Miciona" Gatti con 16.

venerdì 1 giugno 2012

Diario (104)

 26 maggio (sabato)


--> Sabato sono iniziati i playoff di C lombarda, e una visitina s'imponeva. A Robbiano, amena frazione brianzola dove un tempo c'era una squadra di A2 che ingaggiò Catarina Pollini (ma non ricordo se poi riuscì a farla giocare: era l'epoca delle sue controversie regolamentari), si disputava gara-1 della serie Giussano-Varese. Per provare a far qualche nome noto alla platea non lombarda: tra le esterne duellavano Marta Ceppi per le padrone di casa e Veronica Lovato per le ospiti. Queste ultime sono state avanti per 3 quarti, ma nell'ultimo Giussano, più fresca nonostante il pressing a tutto campo eseguito fin dall'inizio, ha messo la freccia vincendo 57-48. Partita più agonistica che tecnica (arbitrata da una coppia tutta femminile che ha fischiato parecchio, non a sproposito comunque), come s'addice a un playoff equilibrato di C, in ogni caso interessante.
Ma al di là dell'esito la riflessione, uscendo con due timpani distrutti dalle trombe dei tifosi di Varese :blink: dopo aver trovato a stento un buco per appollaiarmi in tribuna (con a fianco l'ex play di Carugate in A2, Alessandra Bosio, e alle spalle l'ala di Piemonte/Collegno, Laura Bonetti), è ancora una volta che nel femminile, almeno in Lombardia, spesso non c'è proporzione fra "nobiltà" della partita e interesse che la partita suscita. Partite di B o di C, laddove c’è una piazza “caliente”, possono avere più spettatori o comunque più calore dell’A1. Ragazze che giocano per diletto o per mini-rimborsi spese possono essere più seguite di professioniste da 60/80.000 euro l'anno.

--> C'erano i playoff (ma saliamo di livello: A2), e c'era l'interesse, anche a Ferrara, dove ha dovuto traslocare Vigarano dopo il terremoto di una settimana fa. Avevamo detto che attendevamo notizie su eventuali conseguenze per la squadra, anzi le squadre visto che pure Bologna ha elementi della zona di Ferrara-Modena. :woot: E le notizie purtroppo sono state pessime, visto che sostanzialmente la squadra è sfollata, costretta ad allenamenti itineranti (si è anche sentito di giocatrici che dormono in macchina, ma non so se è vero e per quanti giorni). In ogni caso, c'è chi parla di "serie falsata", per questa finale Nord; senza dubbio è condizionata dal terremoto, però sono purtroppo quegli imprevisti extra-tecnici che qualche volta (per fortuna di rado) succedono, e non è detto che abbattano la squadra più colpita. Ad esempio, 4 anni fa al Geas morì il presidente Carzaniga alla vigilia dei playoff; lo shock fu tremendo ma poi la squadra vinse. Inutile fare graduatorie tra le disgrazie; c'è solo da rattristarsi e sperare che il basket aiuti a passare oltre.
Per fortuna stanno tutte bene (a pensarci, è più "falsata" una serie in cui c'è di mezzo un terremoto, o una serie dove magari una delle due squadre è senza un paio di giocatrici importanti per infortunio?) e s'è potuta giocare, davanti a quasi 1000 spettatori, questa gara-1 in cui Bologna ha fatto il colpo (58-66) con un dominio anche più netto di quanto dica il finale, perché all’intervallo era 19-34 a fine 3° quarto ancora 39-50. Ben 5 in doppia cifra per le tortelline (Costi 15 la top), ma il dato che spicca di più sono i 34 tiri liberi per Bologna contro 2 per Vigarano... Ovviamente non si può giudicare senza aver visto la partita, però se c’è chi vede iniquità quando ha 10 liberi in meno, figuriamoci con 32 in meno. Ma purtroppo in questo momento a Vigarano hanno problemi peggiori.



27 maggio (domenica)

--> Minchia, il Geas. Figa, il Geas. Porcodighel, il Geas. :blink: Non sto offendendo, sto citando una delle gag-tormentone dei “Soliti idioti” su Mtv. Quella in cui due tamarri di periferia, su qualsiasi cosa, non sanno dire altro che “figa”, “minchia”, eccetera. E in effetti, che si può dire della generazione di fenomene del Geas, vincitrice domenica a Cesenatico dello scudetto Under 17?
Quinto titolo in 3 anni e, se non sbaglio, tutte e 5 le volte l’hanno fatto senza perdere una partita in tutta la stagione. :o: Può darsi che qualcuno abbia fatto altrettanto, in passato, ma di certo è impossibile fare meglio. E considerando che le '96 sono solo a metà della loro carriera giovanile, cioè potrebbero vincere altri 2 titoli l'anno prossimo e uno nei due anni di Under 19 (riforma delle categorie permettendo), il conto potrebbe salire fino a 9, che fa paura.
Meglio non correre troppo, ma è inevitabile chiedersi se questo gruppo possa mai essere battuto, visto che non l'ha fermato nemmeno l'infortunio di Zandalasini, cioè la probabile miglior giocatrice. Così come l'anno scorso fu vinto il medesimo titolo U17 senza Gambarini, la migliore di queste finali. Il fatto è che, se qualsiasi squadra perde una giocatrice di quel livello, piange lacrime amare. Al Geas invece restano 5 o 6 nazionali di categoria, e non è che le altre siano scarse, anzi...
Però, a mio parere, non c'è solo la banale concretizzazione di una supremazia sulla carta. Nella finale con Venezia (che abbiamo seguito in modo zoppicante, con lo streaming che andava e veniva, ed era in ritardo di 5 minuti di gioco rispetto al play-by-play in diretta: ma in fondo fa piacere, in quest'epoca di tecnologia freddamente perfetta, ritrovare un po' di spirito pionieristico, quando Internet funzionava a singhiozzo...), -_- si può dire che le squadre fossero di pari livello, anzi con Venezia in vantaggio di stazza. (Ecco, se c’è un dubbio in prospettiva, su questo Geas delle invincibili, è che le ragazze sono quasi tutte guardie e ali piccole.) Non a caso c’era qualche osservatore che vedeva meglio la Reyer, in assenza di Zandalasini.
Il Geas, per fare la differenza, ci ha messo la tattica, con la zona costante, sfruttando probabilmente il maggior "vissuto comune" (per usare un termine di moda), cioè più mesi, anzi anni di lavoro passati insieme; ma ci ha messo anche un’ammirevole capacità di segnare e rilanciarsi ogni volta che serviva, cioè quando Venezia si riportava a contatto. Sono stupito di come le ragazze di Cinzia Zanotti (terzo scudetto da coach per lei) abbiano sviluppato questa dote di rendere sotto pressione, quando per tutto l'anno la massima suspense delle loro partite è se vinceranno di 30, di 40 o di 50.
Una Reyer caparbia, mai morta, e però incapace di prendere in mano la partita: rendeva bene al traino ma commetteva errori quando c'era da fare il passo in più. Ma del resto, contro questo Geas, non c'è mai riuscito nessuno in 3 anni, per cui forse è già un'impresa per le orogranata non essere mai crollate, anche se l'occasione di vincere era stavolta più ghiotta; e dopo la terza finale scudetto persa dal 2010 contro Sesto (precedenti: U15 due anni fa, U19 due settimane or sono), presumo che cominci a bruciare.
La finale, bisogna sottolinearlo, ha offerto il massimo possibile, sia in termini di qualità che di emozioni, riscattando una fase a eliminazione diretta che (come a livello U19) è stata sostanzialmente una passeggiata delle favorite fino allo scontro diretto. Geas e Venezia grandi anche nella tenuta atletica, perché alla sesta partita in 7 giorni, da aggiungere agli infiniti impegni precedenti in varie categorie, vedere certe giocate tipo triple da 8 metri allo scadere dei 24" nell’ultimo quarto, o assist da applausi sia da una parte che dall'altra, è notevole. Certo, anche qualche errore banale in contropiede (soprattutto dal Geas nel finale di 1° tempo: sarebbe potuto arrivare un break più pesante che il 33-24 al 20'), ma direi pienamente giustificabile. L'unica stranamente sottotono è stata Penna, 2 punti totali dopo una settimana che le è valsa l'inclusione nel quintetto ideale del torneo.
Per il Geas è stata importante la difesa nel 2° quarto, perché dopo due bombe di Venezia per il -2 (25-23), nei successivi 6 minuti Sesto ha subìto solo 1 punto, facendo sparecchiare la Reyer contro la zona. All'intervallo il Geas aveva un buon 12/24 da 2 più 1/5 da 3, contro 5/16 + 4/12 per le alfiere di San Marco. Gambarini era già a 12 punti. Di là non bastava un'eccellente Botteghi che finirà con 26.
Nella ripresa è continuato l'andamento a elastico. Come dicevamo già prima, era esasperante per Venezia, ogni volta che sembrava avercela fatta a rimontare, vedersi rispedita indietro: da 33-29 a 42-32; da 42-38 a 49-40. Qui eravamo già all'inizio dell'ultimo quarto.
E verso il 35' ecco quello che sembrava il solito, puntuale colpo del k.o. del Geas: da 52-46 a 60-46, con Gambarini a sfoderare assist, soprattutto per Ruisi (7/7 da 2). A 3' dalla fine si era sul 65-52 e il vecchio Dan Peterson avrebbe detto "well mamma, butta la pasta qui, perché Geas vincerà suo ennesimo titolo". :rolleyes: E in effetti l'ha vinto, però per la prima volta forse nella storia è stato messo alle corde. Venezia ci ha messo un'energia disperata quanto efficace, rimontando con 13 punti in poco più di 2 minuti. Tripla di Peresson per il 66-57; poco dopo, contropiede di Nicolodi (66-61), rubata Reyer sul pressing e tripla di Pilli: 67-64 a -16 secondi e brividi veri per il tifo Geas (a proposito: che atmosfera in tribuna, da una parte e dall'altra: c'era più calore per questa finale di Cesenatico che per Geas-Taranto di playoff A1…).
Timeout, fallo su Gambarini che macchia (ma senza conseguenze) il suo brillante torneo facendo 0/2 sui liberi che potevano chiudere i conti; fallo tattico su Peresson per non dare la tripla del pari; Peresson segna solo il secondo (67-65), Venezia va in pressing ma in stile "caccia alla palla", sicché viene dimenticata Barberis che riceve in lancio lungo e s'invola a canestro. 69-65 a 5 secondi circa e lo scudo è ancora sestese. Probabilmente la partita giovanile dell'anno, in attesa delle finali Under 15. Dove per il Geas sembra difficile fare il tris, ma chissà; e comunque, male che andasse potrebbero accontentarsi, nella Stalingrado d’Italia...

--> Ma c’è stata un’altra doppietta in Lombardia in questo weekend, anche se parliamo di titoli regionali e non nazionali. Biassono, dopo le U14, vince anche le U13 (per il quarto anno di fila), confermandosi leader delle fasce più giovani. E senza timore d’incensare troppo presto una giocatrice, consiglio di segnarsi il nome di Camilla Mariani, classe ’99, che dopo aver fatto ottime cose nelle finali U14 ha segnato 91 punti in tre partite nelle “final four” U13 in cui seconde sono arrivate le vicine di Robbiano (club che fa capo alla Giussano nominata ieri per i playoff di C).

--> In A2, anche nella finale Sud ha vinto la squadra in trasferta, Orvieto, che dopo il 5° posto in stagione regolare è a un passo dall'A1. Era difficile da prevedere. Ma continua la mostruosa difesa delle umbre: 45-48, addirittura 25-35 dopo 30 minuti. Reke e Perini 15 punti, di là solo Gonzalez in doppia (12).
Non ho tempo di fare una ricerca, ma ho l’impressione che negli ultimi anni di finali-promozione di A2 sia piuttosto alta la percentuale di vittorie in trasferta. Sarà così anche nelle gare-2 di quest’anno? :unsure: Altrimenti abbiamo già le prime due neopromosse.

--> Zitta zitta e quatta quatta, la Nazionale ha fatto tra venerdì e oggi il suo primo torneo. A Pomezia secondo posto battendo Bulgaria e Olanda, perdendo infine di due con la Grecia. Immagino rotazioni sperimentali per testare qualche elemento nuovo, da Spreafico alle “straniere” Laterza e D’Alie. Quest’ultima è davvero tascabile per il livello europeo, ma sembra che piaccia allo staff per la sua personalità.

--> Stasera, con prosecuzione domattina e "coda" finale con la delegazione di Lega che andrà a parlamentare in Fip, c'è l'attesissima assemblea dei club di serie A. Abbiamo già detto che può venir fuori tutto e niente; al momento non c'è giunta nessuna soffiata, dunque non resta che attendere la conclusione dei lavori. In confronto, un conclave papale è nulla. Nel frattempo, nessuna novità, rispetto all'ultimo "Diario", dai fronti delle società a rischio.