dal 5 al 10 giugno
--> E' stata la settimana della mobilitazione Comense. In precedenza c'era una preoccupata attesa di ciò che avrebbe detto Antonio Pennestrì martedì 5. E Pennestrì, tramite un comunicato, ha detto e non detto. Ha detto che non s'iscrive all'A3 alias B nazionale e ha detto che l'A1 lui non può farla e attende di passare la mano se qualcuno si fa vivo. Ma non ha detto che rinuncia già ora, per cui si poteva interpretare come un guadagnar tempo, ossia un mese esatto, essendo il 5 luglio la scadenza delle iscrizioni all'A1.
Si tratterebbe quindi, ormai, di un "tutto o niente", senza ripieghi nelle serie inferiori. Tuttavia, chi nelle ore seguenti chiedeva maggiori spiegazioni a Pennestrì ne ricavava sensazioni estremamente negative.
A quel punto il campanaccio dell'allarme è squillato forte nella stampa locale, che se l'imprenditoria e le istituzioni sonnecchiano o sono impotenti, lei almeno un po' di onde può farle. E così, nei giorni successivi, ecco un'imponente campagna di articoli su carta e online, dai titoli eloquenti: "Comense, speranze ridotte - è vicina la fine di un'epoca", "La Comense dice addio al grande basket?", "Pennestrì lascia: la Comense in vendita", "Agonia Comense, serve un miracolo", "La Comense muore, è uno choc - i tifosi sembrano rassegnati".
In realtà, poi, tra venerdì e sabato, s'è appreso che i tifosi, guidati dal sempiterno Gildo Posca, sarebbero pronti a tassarsi; però solitamente queste "collette" non mi pare che altrove abbiano mai portato grossi risultati. Anche perché sono palliativi estremi che arrivano a situazione troppo compromessa. E quanto a "nuovi investitori" grossi, oltre al momento economico complesso c'è anche la difficoltà di rilevare un club che, nel bene e nel male, è stato proprietà esclusiva del potere assoluto di un uomo solo. E quindi chi, in pochi giorni, si lancerebbe quasi a scatola chiusa?
C'è poco da fare (credo), il pallino è nelle mani di Pennestrì: se ha qualche asso nella manica, se in qualche modo ha strategicamente dipinto la situazione più nera di quello che è, allora la Comense ha ancora speranze. Ma chi è vicino all’ambiente comasco teme davvero il peggio.
--> Sul Geas, come di consueto, c’è meno rumore: né sono stati emessi comunicati, né ci sono altrettanti giornali che se ne occupino. È uscito, però, in questi stessi giorni, un appello del neo-sindaco sestese Chittò (una donna), che per inciso aveva in lista un paio d’esponenti della polisportiva Geas, la quale si è rivolta al cosiddetto “territorio” (quello che per definizione è sordo, in base a quanto si legge per ogni società in difficoltà, compresa Taranto) facendo appello affinché aiutino la società. Sulle ipotizzate trattative con Giorgio Armani non sappiamo nulla di nuovo, se non che il presidente Mazzoleni smentisce che la sua presenza a Siena in gara-1 di finale, disputata ieri (9 giugno), c’entri qualcosa; e quello con Armani sarebbe un semplice contatto per sponsorizzazione, non per diventare una costola femminile dell’Olimpia.
--> Sulle altre piazze in difficoltà, poche novità in questi giorni, se non lievi oscillazioni del barometro, ora verso il peggio, ora verso il meglio. L’impressione è che solo al fatidico 5 luglio si diraderà il polverone e si capirà se davvero il campo sarà disseminato di cadaveri o se ci sarà stato tanto rumore per poco o nulla (ovviamente, meglio il rumore per nulla che morire in silenzio, s’intende). In questi giorni stanno schiattando vari club di volley, sia maschili che femminili, mentre nel basket nulla è ufficiale per ora; ma viene il sospetto che il volley sia avanti con le tempistiche in quanto la stagione è finita prima e forse i termini d’iscrizione erano anch’essi anticipati...
--> Ma c’erano anche gli ultimi fuochi agonistici della stagione di club. E, a proposito di A1, l’ultima che ci arriva è Orvieto, che batte Bologna sia all’andata che al ritorno dello spareggio-promozione di A2. Difesa sempre granitica per le umbre, anzi più che mai, visto che gara-1 è finita 49-44 e gara-2, sabato 9, addirittura 33-48. Da segnalare, in quest’ultima, i 16 punti + 17 rimbalzi della lettone Reke, per un 34 di valutazione. Le tortelline erano state già brave in trasferta a limitare i danni dopo essere state dominate, sicché il -5 sembrava ribaltabilissimo in casa, ma evidentemente, tra guai d’infortuni, guai sismici e un probabile calo di condizione, di benza ce n’era poca o nulla, tant’è che solo nel 2° quarto, con un parzialone (anvedi) di 10-4, ha messo un po’ di paura a Orvieto, ma poi dopo 30 minuti era 22-36 e s’intuiva che anche per quest’anno Bologna deve rinfoderare i sogni di A1 (sebbene non paia, questa, un’ossessione del club felsineo). Certo che, ormai, sono 6 anni che la Libertas è al vertice dell’A2 ma poi, in un modo o nell’altro, non riesce a fare l’ultimo passo. In gara-2 ha tirato 12/60 dal campo, di cui 1/15 Nannucci e 2/10 Zanoli, per un totale di 3/25, e come dice monsieur de la Palisse, con quelle percentuali si fa grigia.
Invece Orvieto arriva al piano più alto al terzo anno di A2 (Vigarano ha fatto ancora meglio: era al secondo anno), dopo essersi piazzata al quinto posto e aver fatto un playoff da vera sorpresa, con una squadra buona ma non di lusso. Il problema di quando si arriva in A1 senza averlo programmato (almeno, apparentemente) è che è doppiamente difficile attrezzarsi in tempo; ma ci auguriamo che a Orvieto ci riescano. Notevole che l’Umbria abbia due squadre in A1. Non siamo messi male, nel basket donne, come distribuzione geografica: l’abbiamo già detto, c’è il Nord, il Centro e il Sud quasi in egual misura, mentre il decantato volley ormai sembra la Lega Padana. Ma ovviamente non si può dire, perché del volley è uopo parlare solo bene, del basket solo male, e questo dato stonerebbe.
--> Non solo (semi)professionismo, anche sano basket giovanile e delle serie minori, nel weekend del 9-10, ovvero interzona Under 15 e finali di serie C lombarda. Negli interzona da segnalare le 4 qualificate lombarde, il che mette qualche dubbio sul fatto che l’annata ’97 della regione formigoniana sia così mediocre com’è stata dipinta dopo l’8° posto al Trofeo delle Regioni... Ma parliamo soprattutto delle “final four” di C, alle quali abbiamo assistito. Per non farla troppo lunga, diciamo che si rischiavano tre giorni un po’ noiosi, perché passavano sicure 3 su 4 e la quarta è quasi sicura ripescata, per cui si rischiava che si giocasse all’acqua di rose.
Ma quando mai. Tre giorni di battaglie, ovviamente col gioco ruspante e poco ragionato che impera nella categoria (tanto più se i cervelli e le gambe legittimamente s’annebbiano dopo 120 minuti di fila a inizio giugno...), ma una passione e una voglia di vincere da paura. All’ultima giornata abbiamo visto giocatrici piangere di gioia e giocatrici piangere dal dispiacere. Dopo due giornate, tutte e 4 le squadre erano a 2 punti (1 vinta e 1 persa) e potevano ancora arrivare da prime a ultime. E le tribune di Usmate sono state costantemente piene (circa 200 persone, anche domenica alle 18 in concomitanza col calcio), il che c’impone la solita riflessione che l’interesse, nel femminile, non è in proporzione alla categoria e ai soldi che vi si spendono. D’altra parte è innegabile: anche se vedi errori che magari in A1 e A2 non vedi, lo spettacolo ti prende altrettanto, se non di più. Perlomeno quando c’è una posta in palio alta.
Alla fine, comunque, sono passate Canegrate, Varese e Cerro Maggiore, mentre rimane per ora fuori Mariano Comense. Curiosa la situazione del nucleo di Canegrate che l’anno scorso giocava nella defunta Rho: hanno vinto due anni di fila la quarta serie (ex B2, ora C) per ritrovarsi esattamente... al punto di prima, cioè la quarta serie (B regionale del prossimo anno). Paradossi degli scioglimenti di società e dei balletti di riforme. Vera Ponchiroli e compagne hanno confermato il loro cuore grande come un pallone pressostatico, perché senza una giocatrice già dall’inizio (Mascia) e perdendone un’altra importante nella prima partita (Poli), sono riuscite a finire prime nonostante la sconfitta all’esordio: hanno poi dominato con Varese e vinto il derby con Cerro nell’ultima giornata.
Quest’ultima è stata la partita più bella e più drammatica. Finché la benzina teneva, Canegrate ha comandato e anche dominato: era +12 a inizio ultimo quarto. Poi è andata in calo verticale e Cerro ha superato con un 20-4 andando a +4 a 1 minuto dalla fine. Quinto fallo di Ponchiroli, dentro la sempiterna Elena Ceriani, classe 1963. Chi pensa che Canegrate, in quel momento, abbia qualche speranza? Nessuno. Invece Cerro, che a sua volta aveva appena perso Pedron, una forte, per infortunio, e Villano, la guardia titolare, per falli, perde palloni, Canegrate pareggia, ultima azione con l’ex Montichiari De Bernardi che prova una velleitaria partenza in palleggio dietro la schiena: l’eterna Ceriani ruba palla, il razzo tascabile Menapace (neo-sposa che ha posticipato il viaggio di nozze per non perdersi le finali)
Naturalmente, prima di questa partita conclusiva tutti, con l'aria di chi la sa lunga, dicevano: "vedrai che Varese, già promossa, lascia vincere Mariano"; ma quella, cari signori, è la logica di Buffon (il portierone nostrano, che ha detto che quando a due squadre conviene fare il biscotto, lo fanno), mentre nel femminile ruspante delle serie minori, per fortuna, vige casomai la logica di Buffoni (il pivot di Varese).
Finisce così, con una salamella mangiata sotto la pioggia fuori dal palazzetto (ottimo servizio griglia da parte degli organizzatori), la nostra annata agonistica. Ma tra 15 giorni esatti, il 25/6, comincia il torneo di Binzago e allora si farà davvero sul serio.
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