Dal 28 al 31 maggio
--> "Due giorni di lavoro intensi per fronteggiare la crisi senza penalizzare la qualità". Così inizia, sul sito della Lega, il riassunto dell'attesa assemblea di domenica 27 e lunedì 28. Due righe già sufficienti a capire com'è andata in sostanza: nessuna rivoluzione radicale sulla spinta del panico che sembrava serpeggiare nel 90% dei club di A1, ma solo piccoli ritocchi-palliativi che, forse, faranno risparmiare qualche danaro togliendo qualche ansia.
Il primo provvedimento che di solito viene in mente in tempo di crisi (successe già 3 anni fa) è tagliare le retrocessioni; la Lega però sa che la Fip è contraria al blocco totale (che invece è passato nel volley maschile, dove peraltro si apprende in questi giorni di club che mollano i diritti: naturalmente il volley sta benissimo e il basket malissimo, così per definizione…), e dunque risulta piuttosto logica la scelta di scendere da 2 a 1. Del resto, le 2 retrocessioni erano solo state stabilite sulla carta, abbinate all'aumento dell'A1 a 14 squadre: in sostanza si rimane a 1 retrocessione come nelle ultime 3 stagioni.
La novità vera sono i playoff a 12 e i playout solo per le ultime 2 (forse neanche, se l'ultima si fa staccare di 6 punti): formula già sperimentata in A2 due anni fa, piuttosto stolida sul piano sportivo (c'è chi può vivacchiare per 6 mesi, arrivare dodicesima, qualificarsi lo stesso ai playoff e poi inculare un'apprezzabile quinta: capitò con Alghero ai danni del Sanga Milano)
Altre novità sono di minor conto: semifinali al meglio delle 3 anziché delle 5 (peccato ma pazienza), final four di Coppa Italia per le prime 4 dell'andata (come fino a 3 anni fa: meglio). In A2 si segnala invece la diminuzione delle retrocessioni a solo 2 (anche qui un déjà vu), in B nazionale il taglio di una "under 21" obbligatoria: 4 anziché 5.
Okkio che tutto andrà approvato dalla Fip nel prossimo consiglio federale (tipo l'8 o il 9 giugno), ma vista la mitezza dei cambiamenti è difficile che ci sia un muro contro muro.
--> La montagna ha partorito il topolino? Sicuramente sì per chi si aspettava svolte epocali dopo il dibattito seguito ai noti articoli sulla stampa nazionale, e dopo i mille campanelli d'allarme, per non dire campane (quasi) a morto suonate in varie piazze. Però, a parte che è meglio partorire topolini che disastri, cioè rimedi peggiori del male (come spesso succede quando si decide sull'onda dell'emotività),
S'è sentito spifferare di una rissa sfiorata tra dirigenti, e può anche essere vero; ma a prescindere dai modi, la sostanza è quella: mettere insieme un programma organico di riforme che ottenga la maggioranza dei voti è fuori portata per chiunque. Sottolineiamo "organico", che significa creare un quadro dove tutti i pezzi funzionino: dal mondo senior a quello giovanile, dalla regione messa meglio a quella più piccola e periferica. Non è facile. Per cui leggiamo, in questi giorni, tanti progetti, proposte, suggerimenti anche validi, che uno gli viene da dire: ma guarda che idea semplice e ragionevole, perché non si fa così? Be', non è detto che la risposta sia "perché in Fip e in Lega sono tutti furbastri, inetti e criminali". E' che passare dal bello scrivere a una realtà valida per tutto il territorio nazionale non è un passo breve. Per sembrare "competenti" e "veri paladini del movimento" non si possono dire queste verità banali? Pazienza.
--> Questo in generale. Guardando nello specifico a questa riunione, viene da pensare che se è stato bene alla maggioranza fare solo dei "ritocchini" vuol dire che, probabilmente, la situazione non è così drammatica com'è stata dipinta. Se tanti club fossero davvero sull'orlo della chiusura, avrebbero rivoltato le regole come un calzino, o perlomeno provato fino in fondo a farlo. Ci sono sicuramente delle difficoltà, ma sotto sotto quasi tutti pensano di venirne fuori. Si potrà dire che si tratta di visioni miopi (salvar la pellaccia oggi, senza risolvere i cancri di fondo), ma sono tempi difficili in cui programmare a lungo termine non riesce nell'alta finanza, figuriamoci nell'umile basket femminile.
In questi giorni, sembra in effetti che i casi davvero preoccupanti si siano ridotti ad Alcamo, Geas e Comense. Dalla prima non giungono notizie fresche, dalle altre due trapelano perduranti incertezze. Giovedì 31 sono usciti, in contemporanea, due articoli quasi speculari, uno della "Provincia di Como" sulla Comense, l'altro del "Giorno" sul Geas. I tratti comuni: mancanza di risposte concrete dal territorio (ovvero contatti infruttuosi con nuovi sponsor), tentazione di mollare l'A1 e ripartire dalla B con le giovani. Interessante però che il non banale Simone Clerici, autore dell'articolo sulla Provincia (dal tetro titolo "Agonia Comense"), si chiede proprio quello che consideravamo poche righe fa: se quasi tutti alla fine rimangono in A1, se il taglio delle retrocessioni consente di fare una squadra al risparmio, perché mollare un diritto di A1 che, al di là dell'orgoglio, ha un suo valore, tanto più che di giovani pronte-pronte, in ottica-camp. sviluppo, la Comense non ne ha tantissime (le '91 Spreafico e Pasqualin, per dire, non sarebbero più "under")?
Sembra per entrambe che la decisione arriverà all'inizio della settimana prossima. La suspense è forte ma, sensazione personale, ci stupiremmo se mollassero davvero.
--> Manco a farlo apposta: clamorosa notizia dell'ultim'ora (giovedì 31), ha mollato Valencia campione d'Europa, per ripartire da zero con le giovani. Qualcuno qui da noi seguirà l'esempio? Mah, bisognerebbe anche capire quali sono le motivazioni esatte di questo forfait: l'impressione però è che quando fai un roster stellare come quello (se costava 10 milioni non ci stupiremmo), è un po' più complicato tener botta: forse è simile al caso-Venezia l'anno scorso: qualcuno s'è tirato indietro e... In più quando arrivi al top e ti accorgi che il mondo non cambia e in tempi di crisi non trovi mezz'euro di sponsor extra, neanche se diventi campione interplanetario, scatta la depressione.
--> Una cosa è certa: il malcontento della base sale altissimo. Su un autorevole sito di news abbiamo trovato, mercoledì 30, questa proposta di petizione:
"Sei anche tu uno dei tanti, dirigenti e tecnici che percepiscono la Federazione come un organismo lontano dalle società di pallacanestro?
Sei anche tu uno dei tanti appassionati di basket che credono in un rapporto diretto fra Federazione e Società, che pensano che la Federazione debba ricominciare dal basso, visitando le società sportive e creando un nuovo e concreto dialogo tra la base e il vertice del basket?
Credi anche tu che non sia giusto aumentare le tasse-gara ogni anno, e che quindi i Comitati debbano fare di più, spendendo meglio?
Se credi in un una federazione che fa le consulte in videoconferenza e quindi risparmia, aprendo allo stesso tempo le discussioni a tutti gli interessati,
Se credi che sia il momento di lavorare per realizzare un vero ammodernamento e hai altre proposte:
Leggi questo programma e scrivi i tuoi feedback nella apposita pagina Facebook creata (... ecc. ecc.)"
Insomma, mi sembra chiaro ed eloquente. Ma... un momento! Che pirla! Per sbaglio ero finito sul portale volleyball.it! E la Federazione di cui si parla è la Fipav, non la Fip! E dove avevo letto "basket" in realtà era scritto "volley". Non è possibile: il volley dove tutti sono lieti e tutto è efficiente? Ci dev'essere un errore. Minchia, quanto rido.
[PS: per carità, massimo rispetto per chi è in difficoltà, però fa sorridere che tutto il mondo è paese.]--> Una notizia positiva per la Nazionale: s'è aggregata al gruppo Masciadri, che evidentemente non dev'esser riuscita a trovar posto in Wnba, o comunque ha deciso di tornare. Non è il ruolo dove siamo più carenti, ma la personalità internazionale lei ce l'ha e le altre poco, dunque ben venga, al massimo la faremo giocare da pivot...
--> Ma tutte queste cose rischiano di sembrare davvero di poco conto di fronte al terremoto che ha nuovamente colpito l'Emilia martedì 29. E ha colpito direttamente il basket femminile, aggravando i disagi di Bologna e soprattutto Vigarano, e poi producendo gravi danni a Cavezzo, piazza storica del nostro movimento.
Le immagini le abbiamo viste tutti, il problema è capire come realmente stiano le cose, perché, come per ogni argomento di rilievo, trovi chi dice bianco e chi dice nero. "Emilia in ginocchio, Cavezzo rasa al suolo", leggi da una parte. "Non è vero niente, solito giornalismo enfatico, gli edifici danneggiati sono solo una piccola parte", leggi da un'altra (e parliamo di quotidiani nazionali, non di blogger cialtroni).
Ovviamente poi c'è il solito codazzo di polemiche: perché in Italia i capannoni crollano e altrove no, perché non si annulla la parata del 2 giugno e persino l'incontro mondiale col papa, e perché non si annulla la serie di finale tra Vigarano e Bologna. Un mal di testa che secondo me si risolve solo con due punti fermi: a) devono essere le persone direttamente coinvolte a chiedere, eventualmente, di non giocare. Che da altre regioni d'Italia si mandino petizioni alla Fip è slancio nobile, armato di buone intenzioni, eccetera, ma non ha molto senso, senza essere realmente sul posto e parte in causa. Qui non mi sembra che sia stato ufficialmente chiesto da qualcuno di non giocare (mi si corregga se sbaglio); b) una volta verificato che non ci sono rischi reali, giocare è mille volte meglio che non giocare. Tornare alla vita normale, lo dicono anche gli esperti, è l'unico vero modo per lasciarsi alle spalle la sciagura. Non capiamo in che modo il mondo sia migliore se oltre al terremoto si paralizzano le attività che più rendono lieta la gente.
--> E dunque siamo contenti che gara-2 tra Bologna e Vigarano, mercoledì, si sia giocata regolarmente. E a mo' di sceneggiatura da film, Vigarano ha ribaltato le sorti della serie, comandando dall'inizio alla fine (48-61) e con migliore in campo una giocatrice da Cavezzo, Zanardi (20 punti; poi 18+13 rimbalzi di Laffi). Per Bologna un tremendo 12/57 al tiro e un infortunio a Denti, che la renderebbe ulteriormente sguarnita sotto canestro se fosse perdurante. Ora Vigarano torna favorita. Peccato che, nelle rassegne sui danni del terremoto allo sport locale, non c'è parso di trovare riferimento alcuno a queste vicende di basket femminile, da Vigarano a Cavezzo.
--> E a proposito di Cavezzo, è proprio l'esempio storico più illustre di rinunce spontanee all'A1: l'ha fatto addirittura due volte, nel 2009 (la famosa estate dei forfait delle neopromosse dall'A2, compresa Pontedera), ma pure nel 1989, ovvero in piena epoca del bengodi, quando dopo un solo anno di A1, l'allora patron Vernizzi reputò che "l'esasperata ricerca del successo non è più compatibile con una serena visione dello sport" (citato nell'Almanacco di Massimiliano Mascolo). Nel 2005 invece Cavezzo salì, nell'altrettanto celebre parità a tre con Vicenza e un Geas che "auspicò" di perdere la partita decisiva; e poi fece un paio di dignitose stagioni di A1 con tante ragazze locali tra cui le odierne alfiere di Bologna, Zanoli e Costi.
--> Notavamo nel "Diario" scorso l'impressione che nelle finali di A2 storicamente siano tante le vittorie esterne: e infatti anche in gara-2 del Sud, giovedì, vince chi viaggia. Chieti espugna Orvieto nell'ennesima partita a punteggio bassissimo con le umbre coinvolte (42-46). Top scorer la "Miciona" Gatti con 16.
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