Settimana dal 18 al 24 giugno
--> L’Italia ha vinto due partite. No, non stiamo parlando di calcio,
Ben più significativa è stata la vittoria di sabato 23 ad Atene, per la precisione Maroussi che è un comune autonomo della conurbazione ateniese. Niente diretta tv né streaming di sorta, per cui si va di resoconti indiretti; in sostanza dopo il +3 a fine 3° quarto siamo scappati via intorno a metà dell’ultimo, che s’è chiuso con un parziale di 12-20 (finale 53-64), dopo che la Grecia s'era riportata a -1. Sottana la miglior marcatrice con 16. Infortunio, ahilei, a Formica, non sappiamo quanto grave.
Contemporaneamente la Lettonia ha perso in Finlandia, ma non è detto che sia un vantaggio, perché passano le prime due e quindi tanto valeva far la corsa sul 2° posto, dove invece ora c’è in lotta pure la compagine finnico-scandinava. Sarà importante mercoledì 27 battere quest'ultima, preferibilmente con scarto ampio. A parte questi conti un po’ prematuri, sembra arrivare la conferma che, se siamo molto lontani dall’elite, siamo tuttavia competitivi contro la fascia media, senza gli scenari catastrofici che qualcuno temeva.
Vale la pena di seguire il diario-blog di Giancarlo Migliola, addetto stampa al seguito della comitiva azzurra, che nel resoconto da Atene annota di aver scoperto che la Grecia non appare preda della miseria come viene dipinta dai nostri mass media. In sostanza non c’è gente che dorme per strada, né che veste di stracci. Fa piacere ma mi suona un po’ come quando Berlusconi diceva: “ma dov’è la crisi, che i ristoranti sono pieni?”.
--> A proposito di crisi. Altra settimana di stallo per le società di A1 e A2 in bilico. Una notizia negativa è arrivata, la rinuncia di Taranto all’Eurolega, però conta molto di più il responso che deve ancora giungere, quello sul campionato. È un segnale di crollo imminente o solo una saggia razionalizzazione delle risorse? Da notare che la presidente della Fip pugliese, Gonnella, ha bacchettato patron Basile, dicendogli in sostanza: “Anziché lagnarti, fai la squadra in economia, te l’ha detto il dottore di spendere 2 milioni di euro all’anno? E cura di più il vivaio”.
Per il resto, sembra sicuro, ma non ancora ufficiale, il ritiro di Cervia dall’A2 (con trasferimento diritti a Cremona? E Piemonte fa lo stesso con Valmadrera?), mentre è già stato comunicato l’addio di Cavezzo a ogni campionato senior e quello di Reggio Emilia all'A3.
Comense sempre sospesa tra la vita e la morte (riprende quota la voce sull'A3, ma le iscrizioni non sono chiuse?),
Inutile dire che in questi momenti si sente più che mai la mancanza del defunto Superbasket, che mettesse ordine tra le migliaia di voci contrastanti raffazzonate di qua e di là e distinguesse il credibile dall'infondato. Ma a proposito di giornali, arguta ironia dell’”Unione Sarda”: non è chiamando la B col nome di A3 che si risolve la crisi, sottolinea il quotidiano nuragico: è come se uno in crisi con la moglie la chiamasse “Belèn” sperando che si trasformi da cesso in gnocca…
--> E la cappa della crisi è stata una delle motivazioni della riunione straordinaria con le società del femminile, convocata dal Comitato Fip lombardo mercoledì 20, presso il palazzone Coni a Milano. Situato nella periferia est, tra l’ex stazione ferroviaria di Porta Vittoria e il vialone Forlanini che va all’aeroporto di Linate, l’edifizio è imponente, con corridoi stile ospedale (o ministero) lungo i quali s’aprono centinaia di stanze. Stavolta non c'era però bisogno di destreggiarsi nel labirinto, perché la riunione era in una sala subito a sinistra dell’ingresso: neon, niente luce dalle finestre, brusio costante dell’aria condizionata. Sì, molto ministeriale. Sulle sedie una sessantina d’intervenuti. Tre gli oratori federali: Enrico Ragnolini, presidente regionale; Angela Albini, consigliera nazionale; Gianni Del Franco, capo del settore agonistico. Grande assente: Stefano Pennestrì in qualità di presidente di Lega, anche se ormai dimissionario (gli saranno fischiate le orecchie perché contro la Lega qualcuno non ha risparmiato frecciate). Vado di riassunto dei discorsi.
Ragnolini: motivo di questa riunione è che in questi ultimi mesi sono sorte preoccupazioni sul femminile, per cui c’interessa sentire come le società vedono le riforme, i campionati senior, l’attività giovanile. Non neghiamo la nostra parte di colpe: se si fa una riforma all’anno vuol dire aver sbagliato qualcosa; c’impegniamo a mantenere più a lungo le scelte fatte
[ammissione importante, speriamo venga seguita dai fatti – NdMeur].
[Vengono intanto distribuiti dei dati sul femminile, tra cui il numero di squadre senior regione per regione, il numero di società femminili in Lombardia provincia per provincia, il numero di tesserate giovanili in Lombardia annata per annata. Quest’ultimo dato risulta piuttosto lineare, cioè dalle ’93 in giù il numero aumenta proporzionalmente. Mentre nel dato delle squadre senior è grande la differenza tra province ad alta densità, segnatamente Milano-Monza, e altre semi-desertificate, come Sondrio e Pavia].
Del Franco: per noi la riforma giusta, sui campionati senior, era con 3 gironi di A2 da 12, 9 gironi di B e il resto attività regionale. Si è arrivati invece a questa “A3” sulla quale sono perplesso, in quanto rischia di depauperare la base in parecchie regioni; ma vedo che le società, nonostante se ne siano lamentate, hanno richiesto in massa la wild card (in 13) e si sono anche iscritte 6 riserve. [Altra dimostrazione di come i forum, dove tanti minacciano diserzioni di massa, non rappresentino il reale orientamento delle opinioni… - NdMeur].
Quindi avremo una piramide con A1 da 14, A2 da 2x14, A3 da 3x12; sotto, attività regionale. Probabile che la B avrà gironi semi-interregionali, ad es. la Lombardia avrà 12 squadre più 3 del Piemonte e una ligure (da confermare dopo le iscrizioni).
Ragnolini: stiamo dando impulso al reclutamento nelle scuole tramite il progetto “Basket School”, che è andato bene in questi 2 anni sperimentali. Solo nella provincia di Milano hanno aderito 100 scuole; stiamo cercando di coinvolgere le altre province. Il progetto prevede 8 ore con istruttori qualificati, ai quali chiediamo di segnalare poi ai ragazzini e ragazzine le società più vicine. Molti di voi già entrano nelle scuole con progetti in proprio; sarebbe bello avere un progetto comune; la Fip può supportarvi, almeno col materiale e con raccomandazioni presso le scuole.
Sui campionati senior, noi preferivamo l’A2 a 3 gironi e senza l’A3, perché si rischia di essere a corto di numeri in varie regioni. Qui in Lombardia siamo messi meglio ma a livello nazionale la preoccupazione è forte e la crisi si sente, sappiamo quanti problemi ci siano con gli sponsor oggi.
Albini: nelle U19 e U17 abbiamo allargato le annate consentite. Alcuni hanno chiesto di introdurre la fascia Elite anche nelle U14 e U13 (in Lombardia) ma sono contraria perché ritengo l’Elite maggiormente a rischio di abbandono, per le ragazzine che giocano poco o nulla. Magari sì a fare campionati in due fasi: nella seconda giocano tra loro le meglio classificate. Le ragazzine che giocano in U13 e U14 maschili potranno fare un campionato presso una società femminile in doppio tesseramento. Quando entrerà in vigore lo svincolo a parametro per le ’98, le società maschili, per ricevere la loro parte di bottino, dovranno allestire una squadra femminile da U15 in su.
[iniziano gli interventi dal pubblico]
P. Fassina (Broni): Basket School è bello, ma c’è un monitoraggio di quante delle coinvolte s’iscrivono poi nelle società? Nelle aree dove scarseggiano le squadre, perché la Fip non crea degli embrioni di società, che poi si sviluppino autonomamente? Contrario all’A2 a 36 squadre. Albini: saranno create delle “scuole federali” in alcune regioni, paragonabili a società gestite dalla Fip, ma solo in regioni dove non ci sono società private, altrimenti sarebbe una concorrenza sleale.
Pagan (Tumminelli): perché l’allargamento delle annate consentite nelle U19 e U17? Se una ’98 gioca con una ’94 finisce per abbandonare. Costringere le società a fare squadre mono-annata sarebbe uno stimolo maggiore. Albini: ma non puoi fare di ogni erba un fascio: in realtà come Cosio Valtellino, se non mettono insieme 4 o 5 annate non fanno la squadra; e le regole devono valere per tutta Italia.
Pinotti (Sanga): non riusciamo a capire perché è stata creata l’A3. Piuttosto era meglio l’A2 a 3 gironi. Dovete prometterci che non passerà la riforma delle giovanili nella versione U19-U16: così perderemmo le ’97. Casomai U18 e U16, se si vuol cambiare. Albini: mi atterrò alle decisioni della Commissione per il giovanile, di cui anche tu fai parte.
Pinotti-bis: Purché non ci si metta di mezzo la Lega. Sì a dare impulso a Basket School, ma serve anche incentivare le società che fanno reclutamento, in particolare i centri minibasket. Infine protesto contro la tassa sul tesseramento delle over 26: in A2 sono 750 euro l’una. Del Franco: è stata la Lega a volerla, per creare un fondo di circa 400-500 mila euro da distribuire alle società che fanno finali nazionali giovanili. Pinotti: ma sarebbe meglio dare un finanziamento a chi crea quantità più che risultati, e finanziare a pioggia, altrimenti i soldi vanno ai soliti noti.
Mazzoleni (Geas): grazie per questa riunione ma era più utile farla il 1° settembre, perché molti dei discorsi di stasera rischiano di essere lettera morta, con un sacco di società sul punto di chiudere. Gente che sta in piedi grazie all’evasione fiscale, ma ora c’è il giro di vite; gente che spalma stipendi su 24 mesi. Rendiamoci conto che qua non ci sono ricchi e poveri, al massimo qualcuno che fa il furbo. Ci vuole unità. Al Geas interessa solo far giocare le ragazze a basket.
Brautigam (Varese): dovete farci sapere le formule dei campionati per tempo, non magari scoprire a gennaio che ne sale solo una e ormai non puoi più cambiare il budget per rinforzarti. Del Franco: purtroppo il prossimo sarà un anno di transizione [ma ce n’è stato uno che non fosse di transizione, negli ultimi tre o quattro? – NdMeur], quindi non si può ancora sapere quante squadre ci saranno in B, però si sa già che ci saranno solo 5 promozioni in A3 in tutta Italia.
Ragnolini: ci sono situazioni fin troppo diverse tra una regione e l’altra, ma dobbiamo trovare una linea comune, e credo che debba essere quella di dare impulso alla quantità, cioè alla base. La qualità viene in secondo piano. Creare, inoltre, un tessuto sano per attrarre le famiglie.
Ranieri (Costa): servono regole certe e più capillarizzazione nel territorio, ad esempio detassando le nuove società per i primi 3 anni di esistenza. Vari presenti: ma così finisce che la gente ogni 3 anni chiude la società e ne apre una nuova.
Spinelli (Crema): perché ci fanno pagare 9000 euro di tassa d’iscrizione a luglio, quando i soldi degli sponsor ci arrivano da ottobre? Non si può rateizzare? Ragnolini: impossibile, ogni società, se affronta un certo campionato, deve prendersene gli oneri. Non diamo, poi, le colpe solo alla Fip e alla Lega: ognuno ha la sua parte. Fassina: sì, però in questi ultimi 4 anni c’eravate voi, e sul piano delle regole e delle formule siete stati fallimentari.
Gavazzi (Carugate): tre anni fa, quando sono entrato in Lega, pensavo che fosse un consorzio a tutela di tutte le iscritte. Mi sono reso conto che fa solo gli interessi dei 3-4 club che comandano. Quando fu ventilata la B unica a 136 squadre, in 52 società di B1 firmammo un documento che il nostro rappresentante Pietro Russo promise di portare in consiglio federale: non c’arrivò mai. Poi Pennestrì promise che c’avrebbe pensato lui, ed è venuta fuori questa A3 a 36 squadre. Non sapremo mai chi l’ha partorita. La Lega non ci rappresenta più.
A quel punto erano passate circa 2 ore dall’inizio della riunione e c’era un treno da andare a prendere a un’ora di mezzi pubblici da lì, per cui ho dovuto andarmene.
Bilancio? Proficuo scambio di idee, sentite intenzioni importanti (soprattutto sul basket nelle scuole e sulla volontà di non cambiare più così frequentemente; peccato che però a breve cambieranno i vertici federali e di solito i nuovi che arrivano vogliono lasciare la loro impronta riformando almeno qualcosa...), la volontà di uscire dalla fanghiglia c’è. Però ci sono anche due grossi problemi: 1) difficile trovare soluzioni che vadano bene per tutti; 2) la depressione della crisi è veramente forte. In pochi anni sembriamo diventati un paese povero, o che pensa che se non è ancora povero lo diventerà di sicuro presto. E a volte il terrore è quasi peggio di un presente negativo, perché paralizza il futuro.
--> Ci vuole, insomma, una sana dose d’allegria. E quindi cosa meglio del torneo di Binzago, che inizia domani (lunedì 25) e durerà fino al 15 luglio? Sì, come ogni anno purtroppo ci sono anche gli uomini di mezzo, però come antidepressivo funziona lo stesso. Ovvio, non risolve nessun problema ma almeno ti stordisci un po' e dimentichi tutto. Ma ne parleremo dal prossimo Diario. Tutte le informazioni saranno visibili sul blog del torneo (cliccare).
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