venerdì 31 agosto 2012

Diario (120 - ultimo)

 31 agosto

SECONDA PARTE

Manca poco allo scoccare della mezzanotte di fine stagione forumistica. Urge quindi condensare la massa d’informazioni residue prima di poter chiudere.
Sono giorni di mercato frizzante, come se si volesse recuperare in un colpo solo i mesi di ritardo accumulati. Vanno ringraziati Basket Inside, Sportando e Tuttobasket per aver fatto un lavoro capillare tra comunicati societari e articoli propri, se no s’annegava nella matassa di notizie. Matassa che ora proveremo a riassumere, sapendo che qualcosa andrà dimenticato di sicuro.

--> Partiamo dall’A1, dove sottolineiamo subito (per non dimenticarci dopo) che più per necessità che per virtù, ma comunque è un dato di fatto, ci sarà più spazio in campo per le giovani italiane. Veterane in pensione, naturalizzate in esaurimento, economie, insomma parecchi movimenti in entrata hanno riguardato under 24 e anche più giovani.
Il colpo più grosso, in assoluto, è il passaggio di Sottana da Taranto alle arci-rivali di Schio. Stiamo parlando dell’mvp dell’ultima finale scudetto e dell’ultima Coppa Italia, che va a rinforzare ulteriormente l’avversaria che combattè e battè in entrambi gli eventi. “Sottana puttana, l’hai fatto per la grana”, :woot: grida una parte dell’opinione pubblica tarantina (dove il basket è cosa seria). Altri la prendono con maggiore filosofia, rendendosi conto che il ridimensionamento – con l’addio all’Eurolega – comportava che Taranto stesse ormai stretta a colei che s’è guadagnata sul campo la palma di italiana numero 1. Sottana però ha rilasciato ieri, a un giornale scledense, la seguente dichiarazione: “Non mi preoccupa di dover prendere il posto dell’amata Cohen presso il pubblico perché già a Taranto i primi 3 mesi mi odiavano ma poi si sono ricreduti”. Cosa che ai già moscalnasuti (nel senso che hanno la mosca al naso) della città dell’Ilva non è andata giù. Ma io non me la prenderei per questa frase in particolare: diciamo che come la sua conterranea Pellegrini (la nuotatrice), Sottana ci pare una che parla in modo abbastanza schietto, senza star lì a pensarci troppo.
Schio s’è rifatta il look nelle straniere (Godin e Wambe, altri due pezzi di Taranto, e le due Wnba Lavender e McCray) ma a parte Sottana al posto di Pastore ha tenuto il gruppo italiano (Macchi, Masciadri, Consolini, Ramon, Nadalin). Favorita netta per lo scudetto, però in Eurolega ci sembra destinata al consueto ruolo dignitoso ma marginale rispetto alle “big”.
Taranto, tirando fiato con lo sponsor nuovo, potrebbe comunque ritrovarsi con una squadra non troppo inferiore, avendo preso 3 nazionali come Zanoni, G. Gatti e Santucci (quest'ultima ci pare non ancora ufficiale), che magari avran voglia di mostrarsi all’altezza delle controparti scledensi anziché essere considerate ancora di seconda fascia rispetto a loro. Poi c’è Petronyte che è uno dei migliori giovani centri d’Europa, sperando che non si dimostri una nuova Halvarsson (pure lei considerata tale, ma alla prova dei fatti troppo soft). Certo, della spina dorsale Mahoney-Greco-Godin è rimasta solo la prima, però dopo i venti di possibile chiusura è già un lusso (PS: a chi fosse sfuggito, Dacic è andata in Turchia).
C'è il grande punto di domanda Ballardini: è notizia di queste ore che si è svincolata da Taranto, ma dove può ricomparire? A Faenza come è stato ventilato? O la frattura sarà ricomposta?
Anche il resto delle squadre ha cambiato metà organico, qualcuna addirittura quasi tutto (per le interpretazioni, vedi la puntata precedente di stasera). Veramente difficile fare gerarchie ora: anche se leggi i nomi, non puoi sapere come funziona l’assemblaggio, visto che sono gruppi messi insieme di fresco. I valori dell’anno scorso contano poco.
Quasi sicuramente tuttavia, dopo il generale frullaggio di giocatrici, non è cambiato molto, e cioè Schio e Taranto restano su un altro pianeta.
Si è parlato bene di Parma perché è scattata subito sul mercato, e certo Harmon è un bel colpo, però la rientrante Zara e Kireta rischiano di patire l’età, mentre onestamente di Simeonov e Ajdukovic non abbiamo la minima idea di quanto valgano. Il resto, Battisodo, Franchini e Corbani, è rispettabile ma contorno.
Per Lucca e Umbertide, che fisiologicamente sarebbero state da terzo/quinto posto, vale il discorso di poche righe fa: gruppi semi-smantellati e quindi tutto da rifare. Lucca ha perso Willis e Hampton che valevano oro sotto canestro: quanto valgono Johnson e Peters non possiamo dirlo; in regia Gianolla e F. Dotto al posto di Gentile e Corradini; conferme importanti Andrade e Bagnara; interessante vedere quanto renderà Spreafico lontano da casa. In ogni caso la squadra sembra più profonda dell'anno scorso.
Ecco, su Corradini mi risulta un giallo perché a luglio era stata annunciata da Umbertide, però qualche giorno fa è comparso il suo nome tra possibili opzioni di Faenza, il che vorrebbe dire che è ancora libera.
Umbertide di sicuro ha preso: Willis (bel colpo), Halman (non male), Moss e Zohnova (chi le conosce?), Buccianti (utile) e Tognalini. Dovrebbe crescere l’importanza di Cinili e Gorini. In sostanza un organico buono ma come funzionerà lo sa Iddio.
E poi c’è Faenza che, dicevamo prima, è passata dallo sfacelo societario a mettere insieme un organico di tutto rispetto, anche se non s’è ancora capito quante e quali saranno le straniere oltre a McCarthy e Lukacovicova (quest’ultima ex Cagliari). Però Ress, Crippa e Pastore non sono squinzie qualsiasi. C’è anche C. Dotto.
Abbiamo già elencato 6 squadre competitive, e non è poco in quest’estate cupa.
Per il resto ci sono: una ridimensionata (Pozzuoli, che a parte le straniere, di cui è rimasta solo Mazzante, ha preso una serie di italiane emergenti, sinonimo di “senza pedigree”, tipo Baggioli, Ferretti, Pavia, Richter), una in ritardo di costruzione (Priolo, che però a livello d’italiane è ok con Seino, Milazzo, E. Bestagno e la vecchia Bonfiglio), una avvolta nella nebbia più fitta (il Geas), una ripescata (Cagliari, che ha preso le nazionali svedesi Halvarsson e Eldebrink più Striulli) e due neopromosse. Tra queste ultime, la più attiva è stata Orvieto: bel colpo Hampton, poi due ignote straniere che sono Sutherland e Infante, poi una certa Maiorano e Fassina. Invece Chieti in pratica ha tenuto tutto il gruppo della promozione aggiungendo la profuga comasca Pasqualin, però deve ancora prendere almeno 2 straniere.

--> L’A2 anche quest’anno – ma forse più che mai – viaggia a due velocità. Se i soldi promessi al Sud per rastrellare il 70% del meglio su piazza sono veri, evidentemente al Sud le galline fanno ancora le uova d’oro. Al Nord invece pare che le giocatrici con almeno 10.000 euro annui a contratto per la prossima stagione si contino ormai sulle dita di una mano. Anzi, anche giocatrici buone si sono accontentate di 600 al mese o poco più. Sarà contento Tignuzzo, il più francescano dei nostri forumisti.
Girone Nord che è cambiato parecchio: 4 neopromosse sul campo (Crema, Broni, Selargius, Venezia), due promosse a tavolino (Valmadrera, Cremona) e fanno già 6 su 14 nuove; in più, chi c’era ha cambiato mediamente molto, come in A1. Mettici la crisi economica, mettici la tassa sulle “over 26”, di giovani dal ’91 in avanti è pieno. Nessuno si lagni, chi non giocherà è perché non vale, non perché ci siano chissà quali veteranacce a togliere il posto.
Senza fare una radiografia squadra per squadra, i colpi più interessanti sono stati: Farris e Zanardi ad Alghero; Bergante e la lèttone Surkusa a Broni; Gibertini e Kozdron a Crema; Maffenini (probabile) a Cremona; Romagnoli a Marghera; Granzotto a S. Martino di Lupari (che ha perso le gemelle Dotto); Chiara Rossi, Zampieri e Lidgren a Udine; Piotrkiewicz a Valmadrera; Carangelo e Mandache a Venezia.
Le favorite sembrano essere Venezia (con Meneghel, le due appena nominate e la nidiata di giovani seconda in Italia solo al Geas), Udine Muggia, specie se piazza il ventilato colpo Donvito (che sarà di carta velina ma è forte).

--> Essendo lombardocentrico aggiungo due parole su Milano e Biassono, colpite dalle ristrettezze economiche. Il Sanga ha salutato parecchia gente (Lidgren, Ntumba, Schieppati, Rovida, Brioschi e Giunzioni che è andata a Valmadrera: che ben di dio che c’era l’anno scorso...) ma è riuscito a tenere il suo reparto-esterne di spessore (Stabile, Gottardi, Frantini), s’è ripresa fin dall’inizio Pastorino e ha preso Calastri che l’ultima volta che giocò in A2 la vinse col Geas ed è pur sempre uno dei pochi pivot veri in giro. Il sogno è trovare danari extra per convincere Manuela Zanon a ripensarci sul ritiro e unirsi alle amiche già presenti in squadra. Con lei sarebbe un’altra cosa, così è un organico corto. Intanto Gottardi, all’ultimo aggiornamento di oggi, è dispersa in qualche punto del Giappone, attendendo d’imbarcarsi per la Corea (o viceversa) e poter quindi terminare il suo terzo rally e iniziare la preparazione con un po’ meno ritardo dell’anno scorso. :wacko: Franz Pinotti sarà lì che sacripanta per ogni giorno di ritardo.
Mentre Biassono finora ha solo dato via gente (tra cui Galbiati prestata a Ragusa, più altre 4) e non ha preso nessuno. Se non avrà margine operativo, farà una squadra ancora più baby dello scorso anno: Porro, l’azzurra del ’95, rischia di essere una veterana (quasi)... Curiosa la situazione di Contestabile, che voleva andare in A1 – così ha detto ad Antonella Galimberti sul “Giorno” – per allenarsi di più e tenere quindi un miglior tono fisico (non per misurarsi ad alto livello o altre risposte più prevedibili): evidentemente è diventata un’amante del fitness. :D Sembra però che non si siano concretizzate offerte per lei, per cui al momento parrebbe destinata a rimanere, sempre che Biassono le faccia trovare una palestra per fare questi allenamenti in più che desidera... [è una battuta sull'apparente stranezza delle dichiarazioni, non sulla ragazza, che tutti conosciamo come esempio di serietà, beninteso].
Sempre da lumbàrd incallito, due parole sulla coppia di A3 Carugate-Costamasnaga, gli ex (boh?) team satelliti del Geas: la prima ha fatto mercato vivace, cambiato più di metà squadra (prese Reggiani, Schieppati, Giorgi e tre giovani da Vittuone, utili per la regola delle “under”); la seconda è un po’ nelle pesti perché l’incertezza sul destino del Geas ha bloccato la prosecuzione del progetto di far giocare le giovani di Sesto (rimangono, pare, solo Fossa e Pagani). Così, dopo aver sfiorato l’A2 lo scorso anno, ora il team lecchese è assai a corto di effettive e dovrà probabilmente arrangiarsi col materiale fatto in casa, da cui però sembra fuoriescano alcune ’95 (passate a Mariano) che potevano tornare utili.

--> A2 Sud. Anche qui ci limitiamo ai colpi più grossi. Aragonese ad Ancona; Marija Micovic e Narviciute ad Ariano Irpino; Orazzo e De Gianni a Battipaglia sponda Minibasket; Bonafede a Bologna (che però perde Zanoli e Costi); S. Giorgi e Reke a Spezia sponda Termo (non più allenata da Scanzani che è andato a Bologna); Gentile, Favento, Scibelli, Montanaro, Laterza e Filippetti (se non ce ne siamo persa qualcuna) alla rivoluzionata Virtus Spezia di Bukvic; Ntumba a Napoli sponda Dike (mentre del Vomero non abbiamo notizie); Mauriello, Caliendo, Soli, Milica Micovic e Papamichail alla super-Ragusa; Delibasic e Linguaglossa a Reggio Calabria; Rejchova, Visconti e Carnemolla a Viterbo. Pole position sembrerebbe di Ragusa che già era favorita lo scorso anno. Però il livello è alto.

--> Tanto per completezza, aggiungiamo pillole di mercato di Eurolega, ma giusto qualcuna perché se no si diventa matti (ricordiamo intanto che le campionesse in carica di Valencia si sono sciolte): Taurasi a Ekaterinburg che conferma Gruda e Parker; Wauters, Yilmaz, Lyttle e Whalen al Galatasaray; l’ex scledense Yacobou va allo Spartak Mosca che conferma Augustus; Valdemoro alle turche di Tarso; Brunson e Vaughn a Praga; Verameyenka e Bibrzycka al Fenerbahce che conferma McCoughtry e Pondexter. Insomma turche e russe razza padrona.

--> Per non farci mancare nulla, anche un telegramma sulla Wnba: ripresa dopo le Olimpiadi, mancano circa 2 settimane a fine regular season. All'Est in testa Connecticut di Tina Charles davanti a Indiana; all'Ovest capeggia Minnesota di Moore, Brunson, Augustus e Whalen davanti a Los Angeles e San Antonio. Brutto scherzo da Lizzona Cambage, l'emergente colossa australiana, alle Tulsa Shock: giocata la prima parte di stagione con loro, giocate le Olimpiadi, ha fatto sapere a Tulsa che era un po' stanchina e quindi, "se non vi dispiace", me ne sto a casa a riposarmi. :bleah: Avevamo già qualche sospetto che questa 21enne dotatissima sul piano fisico, e buona anche sul piano tecnico, non sia perfetta sul piano dell'attitudine, cosa che potrebbe impedirle di diventare una superstar assoluta come la connazionale Jackson.

--> E’ finita. Giusto il tempo di ricapitolare i dati di audience (cioè il totale visite) alla stagione 2011/12 di questo umile topic “Basket femminile a ruota libera”.
Dopo una preoccupante flessione tra ottobre e febbraio, e una stabilità in marzo-aprile, i dati sono inspiegabilmente schizzati in alto da maggio in avanti, con un clamoroso picco a giugno, in cui si sono registrate 36.000 visite (record d’ogni tempo), cioè 16.500 in più di giugno 2011. :woot: Curioso che il picco sia in un periodo in cui il basket giocato era fermo, forse una prova che interessano di più le polemiche che il giuoco, e in quel momento si discuteva parecchio di futuro del femminile eccetera. Tant'è che lo stesso giugno ha segnato il record di pagine prodotte: 50 tonde (secondo solo al mitico aprile 2009: 61).
In totale, da settembre 2011 ad agosto 2012 compresi, le visite sono state 263.500, pari a 720 al giorno e pari al 16% in più dello scorso anno. Aumentate anche le pagine prodotte: da 314 a 342 (+9%).
In poche parole siamo stati (inteso tutti) più grafomani e più guardoni dello scorso anno. In tempi di crisi è un risultato di cui vantarsi, che senza dubbio fa raddoppiare, quantomeno, il valore commerciale del forum: da zero diventa zero per due. -_-


FINE

Diario (119)

 31 agosto

PRIMA PARTE

“Il movimento è uscito sconfitto da questa estate terrificante. Non solo il nostro caso ma anche Cavezzo e Bari insegnano che siamo lontani anni luce dalla concretezza”.
“Sarebbe bastato un accordo tra i tantissimi orafi della provincia vicentina ma evidentemente le nostre sorti non interessavano più di tanto”.

Catarina Pollini intervistata da Francesco Velluzzi – Superbasket, 14/9/89

--> Alla consueta data del 31 agosto finisce la stagione forumistica e dunque siamo al capolinea del “Diario” (in due puntate).
Abbiamo voluto aprire con un estratto da un Superbasket di fine estate 1989, per dire che anche ai tempi in cui si stava meglio si stava male. Era crollato l’impero di Vicenza, altre società erano entrate in crisi.
Detto questo, è inutile negare che peggio di così, l’estate non era mai andata. Si può discutere – e l’abbiamo già fatto – se il femminile vada peggio di altri settori della società e dello sport italiani (ogni giorno chiudono aziende, si suicidano imprenditori e cittadini comuni, nel basket hanno sbaraccato una trentina di società maschili dei campionati nazionali, negli altri sport ci sono stelle che scappano e squadre in malora), ma un’estate così piena di cadaveri o feriti gravi, cioè di società scomparse o ridimensionate, non c’era mai stata. :blink:
E secondo i più pessimisti – loro si definiscono “realisti” – altri lutti seguiranno a stagione in corso, perché c’è gente che ha fatto la squadra senza avere i mezzi per arrivare fino in fondo.
È come essere appena usciti da un rifugio dopo un bombardamento e, invece di poter tirare il fiato e raccogliere le macerie, sei preso dalla paura di nuove bombe.
Il grande interrogativo è questo: si tratta solo di un’estate un po’ più cupa delle solite (nel senso che ogni anno c’è sempre qualcuno che molla, e quest’anno sarebbero solo qualcuna in più), oppure siamo alla vigilia di un crollo totale del sistema?
Si scoprirà nei prossimi mesi, di sicuro ora come ora le uniche note liete dell’estate, tanto per ricordarle a mo’ di palliativo, sono la qualificazione della Nazionale maggiore agli Europei 2013, e l’argento europeo delle Under 16.

--> Il celebre articolo del Corriere, a metà maggio, aveva profetizzato giusto sulla serie A? Be’, si parlava addirittura del rischio che rimanessero “zero squadre”, ovviamente un paradosso ma insomma si prefiguravano ancora più lutti di quelli che realmente ci sono stati. Certo, però, se si confermasse il forfait del Geas l’articolo sarebbe andato vicino alla realtà, per quanto riguarda lo spunto di partenza, cioè il rischio scomparsa delle due gloriose lombarde.
La Lombardia, a oggi, a livello di vertice, è una landa desolata dove non cresce più l’erba. In questi giorni sono iniziati, o stanno iniziando, tutti i raduni di A1 e qui tutto tace. Nessun campo d’atletica percorso da sbuffanti giocatrici dai muscoli dolenti, nessuna palestra dove rimbombino suoni di professioniste. :cry:
La Comense è rasa al suolo dalle fondamenta (cioè compreso il vivaio); al Geas le fondamenta restano ma è scoperchiato il tetto e chissà quando potrà essere riparato.
Ormai temo sia inutile sperare in qualche aggiornamento, qualche notizia dal Geas prima che la vicenda sia finita. Non è normale che siano passati 29 giorni senza che si sappia nemmeno dove potrebbe giocare, ma abbiamo già discusso fin troppo di questo e quindi concentriamoci sulla sostanza, cioè l’esito, che ormai sarà giocoforza questione di giorni.
Mettiamo pure, allora, che all’ultimo il Geas riesca a fare l’A1: ma con che squadra, con che programmazione, se a oggi non si sa ancora chi giocherà e in che categoria? “Le giovani, le giovani”, dice chi auspica un Geas-baby in A1, qualcuno aggiungendo “per fare un dispetto alla Fip” o qualcosa del genere. Bell’idea, mandare giovani al macello per il gusto di fare un dispetto alla Fip. Oltre alla dubbia utilità, per queste ragazze, di prendere 100 punti di scarto da una Schio e 50 da una Lucca, c’è da aggiungere che buona parte delle migliori giovani del Geas ha appena iniziato un periodo di legittimo riposo dopo i Mondiali U17, che dovrebbe durare almeno 3 settimane. Come se a uno studente delle medie dicessero che deve saltare direttamente all’università e in più gli danno 10 giorni scarsi per prepararsi… <_<
Se le condizioni sono queste, c’è quasi da auspicare una ripartenza dall’A2 o dall’A3. L’unica idea praticabile sarebbe prendere qualche straniera economica “last minute”, una o due italiane libere a prezzi di saldo (se ce n’è) e il resto giovani. Ma più passano i giorni e più diventa improbabile. A quanto ci risulta, oggi, 31 agosto, nessuno dello staff tecnico e delle atlete sa in che categoria giocherà il Geas.
Intanto le giocatrici dei due martoriati club longobardi, com’è logico, si sono rifugiate ai quattr’angoli d’Italia. Spreafico a Lucca, Pasqualin a Chieti, Maiorano a Orvieto, Giulia Gatti a Taranto, Crippa a Faenza, Zanoni a Taranto (contiamo solo le lombarde d’etnia, non le straniere e le extra-lombarde; mentre Zanon è un caso a parte perché potrebbe ritirarsi).
C’è da essere contenti che, nonostante i tempi grami, tutte abbiano trovato posto (non sappiamo, ovviamente, a quali condizioni, ma se non altro giocheranno in A1). Però, per gli appassionati di queste latitudini, il dramma è totale. I nostri gioielli, il fior fiore della produzione recente del basket femminile regionale, sono stati spogliati via come nemmeno Napoleone seppe fare quando razziò il patrimonio artistico italiano spostandolo al Louvre. :wacko:
Ci sarebbero da aggiungere le lombarde di A1 già fuoriuscite gli scorsi anni, e che mai torneranno (almeno a breve): Valentina GattiSilvaFilippiArioli, e ovviamente le divine Macchi e Masciadri.
Se il Geas darà forfait, sarà la prima volta nella storia che l'A1 è senza lombarde.

--> Poi c’è la beffa che s’aggiunge al danno. Perché inizialmente sembrava che tutti, ma proprio tutti, stessero male e/o avessero problemi col fisco. Invece, alla fine del polverone, scopri che l’unica ad aver chiuso (almeno così si dice, va sottolineato) per motivi fiscali è stata la Comense; e l’unica a non aver trovato uno straccio di sponsor tra chi zoppicava è il Geas, che anzi l’ha perso all’ultimo momento, a quanto si è detto nel celebre comunicato di rinuncia.
Lucca ha trovato lo sponsor; Taranto l’ha trovato. In quest’ultima settimana il mercato di A1 è stato scoppiettante, grossi nomi si sono mossi, tutti hanno annunciato colpi di qua e colpi di là. Può darsi che i liquidi siano pochi, ma di fatto ogni squadra di A1 ha cambiato, mediamente, metà organico. Tutte operazioni fatte con soldi che non si hanno? :o: Prendono giocatrici nuove perché così non pagano quelle vecchie e trovano nuove “gonze” da non pagare quest’anno? Ci sarà qualche caso ma non credo che sia così dappertutto.
E allora com’è che solo il Geas non ha trovato nulla? Chi è quel fetente di sponsor che si è tirato indietro a fine luglio, dopo aver promesso di dare supporto vitale per la stagione prossima? Che razza di azienda seria è, che a inizio luglio ti dà una garanzia e a fine luglio non te la dà più? Si è sentito dire che si tratti proprio della Bracco, ma siccome il presidente Mazzoleni non l’ha detto, non c’addentreremo stavolta in interpretazioni.
E però alla fine se c’è un capro espiatorio è proprio quello sponsor fedifrago. Come si permette, chiunque esso sia, di causare l’uscita del Geas dall’A1? Se non avesse bidonato, o se almeno l’avesse detto per tempo, a Sesto non sarebbero (forse) rimasti col cerino in mano. Ad esempio, il Sanga è stato a sua volta bidonato dallo sponsor, ma è avvenuto nella seconda parte dello scorso anno, sicché Franz Pinotti è riuscito a programmare un ridimensionamento forte ma sostenibile. Chiaro, in A2 le cifre sono inferiori e quindi era più facile.
Non diamo per impossibile il miracolo a Sesto finché non è finita, però secondo logica, come trovi ad agosto uno che ti copre la parte scoperta del budget, se questa parte era talmente fondamentale che, essendo venuta a mancare, non si riesce neanche più a imbastire quell’A1 in economia sparata che il Geas aveva annunciato a inizio luglio?

--> Ma la beffa più atroce è nella partenza di Crippa per Faenza. Il Geas, che ha più volte sottolineato con fierezza d’aver sempre pagato tutti, evitato gabbole e trucchetti, eccetera, si vede non solo privato dell’A1, ma costretto a cedere il suo gioiello di casa, il suo prodotto più genuino, a una società che non soltanto ha potuto iscriversi all’A1 solo grazie a un’abile scissione che ha lasciato i debiti e gli stipendi arretrati a carico della vecchia società, ma con la nuova, bella candida e immacolata, si presenta pure con un baldanzoso mercato, comprendente altre nazionali come Ress, Pastore e – si vocifera persino – Ballardini.
Capito? Non è che si sono salvati dal crac e fanno una squadra con due lire. L’anno scorso non avevano soldi per pagare il palazzetto di Faenza e ora sono lì coi grossi nomi mentre a Sesto tutto crolla, e Crippa racconterà quant’è contenta di questa nuova avventura faentina, così come Zanoni era tutta sorrisi ieri alla presentazione a Taranto, com’è logico che le professioniste facciano.
Questa è la realtà che ci tocca digerire. E purtroppo è inevitabile chiedersi: conviene pagare fino all’ultimo centesimo la deludente Halvarsson, le abuliche Haynie e Summerton dello scorso anno per poi non aver più soldi per fare l’A1, oppure conviene spalmare i debiti e riuscire, di riffa o di raffa, a rastrellare il necessario per restare nella massima serie?

--> Non c’è più nulla. La Comense che festeggia la vittoria in gara-4 di semifinale, contro Schio, con tutta la gente del Palasampietro che dà il “cinque” alle ragazze nella passerella finale. Il Geas che impegna Taranto nella semifinale dell’anno prima, con uno striscione che diceva: “Ci avete regalato un sogno – grazie”. I derby che a Cinisello vinceva sempre il Geas e a Casnate sempre la Comense, tranne nei playoff del 2011 quando però poi Zanoni risolse la terza. Il canestro allo scadere di Zanon lo scorso anno e il +37 di una Comense stellare al ritorno. La volta che Stabile cadde nell’azione decisiva e la moviola non risolse il dubbio se era fallo o no. I palloncini rossi e neri con scritto “I love Geas”, i gadget all’ingresso del PalaAllende tipo le spille con le giocatrici in versione pupazzetti e il posterone formato parete che forse lo comprarono in 5. Gli stendardi dei trionfi Comense appesi al Palasampietro. La prima volta del Geas in casa contro Napoli, che c'erano la tv e la tribuna piena, e l’Opening Day a Cinisello 2 anni dopo. Gli ultimi metri di corsa per entrare nei due palazzetti mentre sentivi già i tamburi battere e i primi fischi degli arbitri, e la salivazione aumentava che nemmeno il cane di Pavlov. Le famose sfuriate di Pennestrì e i tentativi di Mazzoleni di scuotere l’indifferenza. Penicheiro e Tillis che sembravano due divinità scese in terra. E le ragazze di nostra conoscenza che se la giocavano, e andavano su Superbasket, che a sua volta è morto di recente.
Tutto questo era ieri, tutto questo ora è cancellato.

“Ma nel mio cuore nessuna croce manca / E’ il mio cuore il paese più straziato” (Ungaretti).
Però anche:
“Everything dies, baby, that’s a fact / Maybe everything that dies, someday comes back” (Bruce Springsteen).

(fine 1^parte)

mercoledì 29 agosto 2012

Diario (118)

 Dal 23 al 26 agosto

SPECIALE NAZIONALI GIOVANILI

Con il sesto posto delle Under 17 ai Mondiali e il tredicesimo delle U20 agli Europei si è conclusa in contemporanea – domenica 26 – la campagna estiva 2012 delle nostre nazionali nelle massime competizioni Fiba (c'è ancora il Torneo dell'Amicizia U15 ma ovviamente è un evento minore).
Essendo partiti fortissimo, con l’argento nella prima competizione di quest’anno (gli Europei U16 a luglio), c’eravamo sentiti autorizzati a sogni di gloria, ovvero di fare 2 medaglie nella stessa estate (mai successo in epoche recenti, a meno di contare l’argento ai Mondiali 3 vs 3 dell’anno scorso oltre al bronzo U16). Poi però, oltre ai due risultati sopra citati di U17 e U20, c’è stato l’ottavo posto delle U18 all’inizio di questo mese.
Il bilancio è quindi tra il discreto e il buono (considerando la nostra media), non eccezionale.
Bisogna dire che la concorrenza sembra sempre più diversificata: a relegare le nostre U20 nella poule-salvezza, assenze e salmonella a parte, sono state Svezia, Polonia e Olanda. Quest’ultima è la più nuova tra le emergenti. Non per imitare dichiarazioni in stile calcistico, tipo “anche il Lussemburgo è temibile”, :sick: però vale un po’ per tutti, comprese Spagna, Francia e Russia, che se non te la giochi al meglio fin da subito, rischi di finire nella mattanza della poule-salvezza, oppure di entrare in seconda fase ma senza più chances.
Una conseguenza è che queste manifestazioni sembrano diventare sempre più massacranti. Nove partite obbligatorie per tutti, quasi sempre equilibrate, tensione al massimo perché tra successo e fallimento a volte passa un canestro di differenza. Per questo si discute se queste estati agonisticamente torride non rischino di spremere le nostre migliori atlete. Tanto più in queste ultime 2 annate, in cui abbiamo avuto anche i Mondiali U19 e U17. Vero è che chi vuol diventare un’atleta di alto livello deve abituarsi a sgobbare duro, così come è vero che queste sono occasioni di massimo confronto e crescita (sicuramente più di una partita di campionato vinta 100-25, come spesso capita nelle nostre giovanili). Ari-vero che vestire la maglia azzurra ai Mondiali è più esaltante che stare a Cesenatico con parenti o amici. <_<
Però se una 16enne deve farsi 2 mesi di raduno e 2 competizioni da 18 partite tutte al limite, e questo non per un’estate ma per 4 o 5, il rischio di logoramento è alto. Sono ragazze superiori alla norma ma non macchine. Se ultimamente non sembrano emergere fenomeni europei nel femminile, non sarà anche per questo?
D’altra parte, se la Fiba organizza così l’attività, noi ci possiamo fare poco. Dovremmo evitare apposta di qualificarci ai Mondiali? :blink: Be’, a quello U19 dell’anno prossimo non siamo entrati, quindi il 2013 sarà meno affollato.
Ma in generale, l’unico modo per risolvere il problema sarebbe avere talmente tante atlete di livello da poterle utilizzare ciascuna in una competizione al massimo. Per ora non ci siamo ancora, ma l’impressione è che il numero di nostre giovani di livello internazionale sia in aumento. Merito del College o di Azzurrina? :unsure: Forse sì, forse no, ma il dato di fatto c’è. Diventeranno tutte giocatrici da A1? Questo è più complicato dirlo; anzi, al momento c’è anche un allarme-abbandoni, con i casi Zanin e Morsiani. Vinci l’oro europeo U18 e due anni dopo diventi un’ex-giocatrice. Ci sarebbe un discorso a parte da fare su questo, ma rimaniamo in tema-nazionali 2012.

--> Nel “Diario” scorso, eravamo rimasti a metà della poule-salvezza delle U20 e alla vigilia dei quarti di finale delle U17. A sorte estraiamo di parlare prima delle U20, anche perché c’è poco da aggiungere: hanno completato con un 6-0 – a volte soffrendo, a volte dominando – il girone di purgatorio, dimostrando di esserci finite direi immeritatamente. La squadra non era da corsa per i primissimi posti, ma tra le prime 12 ci stava senza dubbio, nonostante (come testimonia Ezio Parisato che citeremo più avanti) per via delle defezioni fosse stata costruita una squadra con esterne tutte simili (giocatrici di corsa e più realizzatrici per sé che costruttrici), con poca propensione alla difesa oltre che la solita poca stazza.
Certo, all’atto pratico con le ’92 siamo arretrati dal primo posto di 2 anni fa al tredicesimo di oggi, il che dimostra che non abbiamo, al momento, un serbatoio tale che se mancano le migliori, o alcune migliori, di un’annata possiamo sopperire come se niente fosse. Ma archiviamo con sollievo la salvezza. Peccato per le ’92 che chiudono senza gloria la loro carriera giovanile; però anche senza la macchia della retrocessione.
Inoltre, nonostante il buon periodo nostro negli ultimi 5 anni, si conferma tabù la categoria maggiore, appunto le U20: mai una medaglia da quando ci sono questi Europei, ovvero dal 2000. Quando le nostre si approssimano a diventare senior, perdono competitività. Miglior marcatrice per l’Italia è stata Francesca Dotto con 10,2, davanti alla gemella Caterina con 10,1. Situazione simile alle U18: realizzazioni molto distribuite, non una leader chiara. Da notare che, come per le U18 è stata la ’95 Penna la top scorer, qui sono state due ’93, quindi in entrambi i casi guidano le “sotto età”. Diciamo un segnale promettente per l’anno prossimo. Però al momento non abbiamo una “stella” di riferimento nella fascia più vicina al basket senior.
Chi ha vinto? Tanto per cambiare la Spagna (3 ori e 2 argenti negli ultimi 6 anni... sommando tutte le categorie? No, contando solo le U20!), che ha dominato 59-46 la Russia in una finale con poco brio (Russia imbesuita nel 1° quarto, chiuso 12-4 per le ex-suddite di Zapatero, che poi hanno controllato). Bronzo alla Turchia, e a proposito di potenze emergenti eccone un’altra, visto che è la prima medaglia giovanile donne per loro. E quarta l’Olanda, che era nel nostro girone di prima fase e ci aveva battuto di poco. Mvp la lunga russa Tikhonenko, ma la guardia ucraina Iagupova (uscita ai quarti), come già segnalavamo, ha avuto cifre mostruose: 27,6 punti (prima), 10,1 rimbalzi (terza), e tanto perché non si dica che è egoista ha vinto la classifica degli assist con 5,3. :woot: Ha un fisico inquietante ma se aspettiamo il prossimo fenomeno potrebbe essere lei. Un’altra medaglia intanto (l'ultima giovanile, avendo 20 anni) per la spagnola Queralt Casas che iniziò la sua carriera battendo le nostre allora U16 in finale agli Europei 2008, poi ha fatto oro U18 nel 2009, argento U18 2010 (dietro l’Italia), argento ai Mondiali U19 2011 e ora quest’altro oro. Totale 4 ori, 2 argenti e doverosi complimenti. :yes:

--> Sfortuna Under 17. Nei quarti dei Mondiali di Amsterdam c’è toccata, dicevamo, la Spagna, autrice di una sconfitta iper-sospetta contro l’Olanda per finire terza nel girone ed evitare gli Usa fino alla finale. Classico colpo di sfiga che ti pregiudica una competizione. Per l’Italia, s’intende. La quale, fin lì, aveva fatto bene tutto il fattibile, cioè vincere le 4 partite praticabili (con gli Usa era impossibile). Non meritavamo di beccare la seconda squadra più forte, che se non si fosse fatta incaprettare dal Giappone avrebbe vinto l’altro girone. Si sperava che gli dèi punissero il misfatto spagnuolo, oppure che le nostre moltiplicassero orgoglio e doti cestistiche. Non è stato così, anzi il contrario: gli dèi hanno punito noi (ma di cosa, volete dirlo?) facendo infortunare Zandalasini dopo un quarto e mezzo, e la prestazione delle nostre è stata incolore. Il 16/56 al tiro dice parecchio. Vero è che lo scarto finale, 39-67, parla di una mattanza che tale non è stata per 3 quarti, però era comunque +14 Spagna al 30’. Poche scuse, la Spagna è più forte. Solo che era ingiusto trovarla nei quarti.
I rimpianti aumentavano vedendo poi il Canada (da noi sconfitto) battere l’Olanda in un finale spaccacuore che gettava nello sconforto l’intero paese tulipano (sì, vabbè). A 1 minuto dalla fine il Canada era a +3, ma poi faceva solo 2/6 dalla lunetta e l’Olanda aveva addirittura il tiro del sorpasso allo scadere, ma lo falliva: 56-55 per le foglie d’acero.
Ovviamente gli Usa demolivano l’Australia mentre il Giappone continuava a sognare battendo il Belgio della sparacchiatrice folle Ben Abdelkader, che ci aveva purgati lo scorso anno agli Europei U16 e qui ha vinto la classifica marcatrici, ma tirando 20, 25, anche più di 30 volte a partita, come nella semifinale 5°/8° posto di sabato 25 contro di noi, in cui ha fatto 3/10 da 2 e 5/22 da 3...
Quindi noi appunto ammessi alla finale 5° posto, persa però con l’Australia. In definitiva è questo l’unico neo della nostra spedizione, perché l’Australia era giunta quarta nell’altro gruppo e non era trascendentale. Ma questionare per un 6° posto anziché quinto è fuori luogo. Siamo stati bravi ma è sfumata un’occasione di quelle che non sai se ripasseranno. Da notare che è forse la prima volta nella sua carriera che Zandalasini termina una competizione senza vincere nulla... :o: Top scorer per le nostre, nella competizione, è nuovamente Penna con 11,2 punti di media; Zandalasini segue con 8 e rotti. A mio parere una dimostrazione che sia College che il non-College possono essere utili a una giocatrice, se ha le doti e lavora bene: per qualcuna meglio una scelta, per altre l’altra. Da segnalare anche le buone prestazioni della '97 Pan, due anni sotto età.
Com’è finito ‘sto Mundial? In semifinale Usa zuzzurellanti sul Canada; Spagna che, manco a dirlo, stavolta demolisce il Giappone (91-62), come a dimostrare che la volta prima era stato un caso (utile giusto a fregarci). Ok, giusto essere ora incazzati con la Spagna, ma quando una nazione nello stesso giorno fa la finale U20 e U17, dopo aver già vinto mille medaglie negli anni passati, conviene zittirci dopo il minimo sindacale di brontolii, anche perché non so se al loro posto, con ambizioni di vittoria, avremmo fatto diversamente.
Domenica 26, bronzo per il Canada (che rimpianti per noi) e oro, che sorpresa, per gli Stati Uniti che in finale hanno dominato la Spagna, più di quanto dica il 75-62 conclusivo. Abbiamo visto qualcosa grazie a FibaTv e, nonostante la Spagna sia la migliore del resto del mondo, gli Usa fanno parte di un mondo diverso. Troppa intensità, rapidità, anche troppe esecuzioni ben fatte dalle americane. Quando giochi contro le americane, vedi la vera dimensione delle altre giocatrici, perché quelle da noi considerate buone sembrano dilettanti allo sbaraglio, mentre quelle che per noi sono fenomeni riescono a tenere il confronto ma sono un paio contro dieci. Una Zandalasini da noi fa gridare al miracolo, ma gli Usa di Zandalasine ne hanno a bizzeffe e anche meglio.
Questo per dire che dopo un quarto, la finale era sul 22-8 per gli Usa ed era già finita. L’unica speranza per la Spagna era circolare laboriosamente la palla e sperare di metterla da fuori, ma nel 1° quarto era 3/18 al tiro per loro. A 5’ dalla fine era 73-52, poi le americane hanno tirato la barca in remi e la Spagna ha reso onorevole il passivo. Per le americane la migliore era l'ala Diamond DeShields, eletta Mvp del torneo. Insomma applausi per gli Usa ma la loro supremazia, così come a livello senior, ha degli aspetti inquietanti.

--> E ora, per chiudere, il microfono va a Ezio Parisato. Nel manipolo di indefessi “turisti per basket” (lui ha anche scritto un libro con quel titolo) che seguono le nostre nazionali, santificando le proprie ferie, lui è certamente lo scrittore più prolifico. Attingiamo al suo inesauribile pozzo, naturalmente non per intero perché sarebbe troppo lungo (si veda www.imbecilli.it, cliccando su Tresh Potting e poi su Imbe-eventi: così oltre ai minuziosi resoconti di tutte le partite e alle pagelle delle singole giocatrici, si possono gustare anche le sue scorribande extra-basket…), :D ma alcuni suoi giudizi sulle U16 e U20, quelle che lui ha seguito (dal punto di vista dei risultati, sono state i nostri estremi opposti di quest’anno), li riportiamo qui a mo’ di suggello finale.

UNDER 16 – MISKOLC

Che dire, è stata comunque una gran bella avventura ed abbiamo dimostrato grandi qualità ed ottime individualità. Abbiamo un telaio su cui lavorare ed inserire alcuni elementi che potranno rivelarsi preziosi. Ci è mancata una roccia d’area alla Ercoli ed almeno un’altra tiratrice affidabile per affiancare Zandalasini e Tagliamento ma nel complesso siamo stati proprio belli facendo oltretutto un passo avanti rispetto a Cagliari.
Alla fine applaudiamo le spagnole che sono state capaci di ritrovarsi per strada nonostante un paio di infortuni con la bravura di non abbattersi troppo dopo un inizio davvero poco convincente lasciando comunque una grande lezione: a questi livelli quello che hai fatto nel bene e nel male conta relativamente, conta soprattutto quello che farai nella prossima gara. Le ragazze faranno bene a non scordarlo mai.
Al termine ci resta una gran bella medaglia d’argento e la nomina di Cecilia Zandalasini (in arte Zorro) come MVP della manifestazione, premio meritatissimo a patto di spiegarci una cosa: ma cos’ha Ceci contro il primo tiro libero? Non lo mette mai, ma proprio mai… a parte gli scherzi lei è davvero di un altro pianeta, scorer americani la chiamavano Koby e, fatte le debite proporzioni, non hanno tutti i torti anche se deve imparare ancora un po di cosette.
A fine gara non restava che organizzare la cena, i miei nuovi amici venivano in palestra a raccattarci ed alla fine con praticamente quasi tutti i parenti rimasti si poteva andare al famoso ristorante ed è stata una bella mangiata che ha santificato un argento… d’oro.
Morale: non abbiamo perso l’oro, abbiamo vinto l’argento e questo fa molta differenza!


UNDER 20 – DEBRECEN (scritto prima della fase-salvezza)

Che dire... Non mi aspettavo certo di arrivare fin qui per "gustarmi" una poule salvezza. In effetti cestisticamente parlando a questo gruppo non ne va bene una. I problemi sono certamente iniziati prima di partire viste le defezioni per infortunio delle varie carangelo, formica e carta e le (discutibili) scelte personali di gorini, masoni, delle napoletane e morsiani. Con oltretutto retroscena che lasciano alquanto perplessi visto il poco attaccamento alla maglia della nazionale dimostrato.
Oltre a cio scelte tecniche piu o meno obbligate ci han mandato qui con due play gemelle nel modo di giocare, senza rimbalziste e giocatrici molto piu offensive che difensive come cigliani, pertile, maffenini e galbiati. morale: squadra individualista e monotematica e purtroppo lo si e visto in campo da subito. I play non sono portati (non per colpa loro ma perche a lupari dono abituate cosi) a far giocare la squadra, dopo max 3 passaggi arriva un tiro magari fuori equilibrio o marcate mentre in difesa aiuti zero e ad ogni taglio avverso difesa in difficolta. Chiaro che cosi. E difficile fare bene... Aggiungiamo che il coach pare molto piu portato a gestire un gruppo di grandi che un giovanile (dove secondo me devi saper creare e motivare un gruppo, ancora insegnare e spiegare schemi, difendere ed attaccare con intensita) visto che la differenza con la guida tecnica dei vari lucchesi, nani e riccardi e' apparsa lampante.
Con questi presupposti era ovviamente difficile giocare anche contro squadre di secondo piano come svezia, olanda e polonia. Nella prima gara con l olanda sono uscite subito le magagne, prendiamo. 43 punti in un tempo subendo fisico a rimbalzo, tagli da tutte le parti e canestri da tre di butter. In attacco ognuno x conto suo ed srriva la frittata con la seconda eurosconfitta da parte orange in 20 giorni a 100km di distanza.
Ma la cosa che ancora di piu ci penalizza e il problema salmonella. Cibo avariato alla presentazione e nori e maffenini vanno ko. Vale a dire una tiratrice ed una che quantomeno sotto canesto una mano la da... Che culo! Anche se c e da dire che la polonia ne perde 4, il portogallo 6 e, spagnole escluse) tutte almeno un paio che finiscono in ospedale.

giovedì 23 agosto 2012

Diario (117)

 Dal 13 al 22 agosto


La gente vuol sapere - del formaggio con le pere? No, di cosa farà il Geas:huh: Nelle grigliate di Ferragosto, e nei roventi giorni successivi, gli italiani non hanno parlato d'altro. Le ipotesi, le teorie, le ricostruzioni s'accavallano e ogni giorno se ne ode qualcuna nuova.
Nel Diario scorso avevamo riferito la voce secondo cui il famoso comunicato con la rinuncia (2 agosto) è uscito per sbaglio, cioè era stato redatto in modo da essere pronto a uscire alla bisogna, ma non era ancora il momento che uscisse. Dicevamo di faticare a crederci, e tuttora è difficile, nonostante la voce stia venendo accreditata anche dall’interno del Geas. Immaginate se gli Usa sparassero una bomba atomica (perché per una società, l’annuncio di ritirarsi dall’A1 è paragonabile a una bomba atomica) e Obama dicesse: "Qualcuno al Pentagono ha schiacciato il pulsante per sbaglio". :woot: Magari Obama sarebbe sincero, ma chi crederebbe che una cosa così importante fosse sfuggita al controllo?
Tanto più (veniva spontaneo notarlo) che la notizia sul Geas è stata certificata dalla Gazzetta dello Sport, la quale, per mezzo di F. Arturi, aveva modo di verificare direttamente se era fondata, anziché limitarsi a copiare il comunicato come hanno fatto gli altri organi d’informazione. E allora come concludere se non che il comunicato doveva uscire proprio quel giorno e con quel contenuto? O quantomeno, che una volta uscito (foss’anche per sbaglio) a quel punto andasse bene così com'era.
Del resto, se non fosse andato bene sarebbe stato rimosso dopo mezz'ora con contro-comunicato di smentita (sempre secondo il ragionamento più ovvio), non dopo circa una settimana senza nessun altro aggiornamento, cosa che ha lasciato piuttosto disorientati anche quel po' di tifosi e seguitori che il Geas ha (ripetiamo, è stato annunciato che la squadra si ritira dall’A1, non una notiziuola qualsiasi). Oltre, ovviamente, a tenere in spinoso “stand by” lo staff tecnico e le giocatrici.
Quest’incertezza dà campo libero a ulteriori ipotesi. Su Cittadellaspezia.com, portale sportivo spezzino (interessato alla vicenda in quanto la locale Virtus sarebbe pronta a prendere il posto libero in A1), si è parlato di un Geas in tensione con Fip e Lega perché vorrebbe l'A2 (preferibilmente senza sanzioni) come contropartita alla rinuncia all'A1, ma non vuole dover decidere subito, mentre Lega e Fip vorrebbero una risposta immediata. Questa voce circola anche tra altre fonti nell’ambiente.
Ma il presidente Mazzoleni così ha puntualizzato sulla Prealpina di lunedì 20: "La verità è questa: se ci chiedono di rinunciare ora, vogliamo capire cosa ci danno in cambio. Se ci offrissero l’A2 accetteremmo nell'interesse del movimento e per salvaguardare il vivaio. Altrimenti vogliamo sfruttare tutto il tempo che ci resta per trovare sponsor".
In sostanza, secondo Mazzoleni [correzione del 27/8 dopo intervento Mazzoleni: "secondo quello che mi sento d'intuire al di là delle parole di Mazzoleni, che smentisce"], è vero che si sta discutendo (trattando, dialogando, quello che è) su un posto in A2 da assegnare al Geas come contropartita, ma sarebbero Lega-Fip a temporeggiare, non il Geas, il quale si riserva di decidere (cercando sponsor in extremis) solo perché dall'altra parte non vengono date certezze.
In effetti pare comprensibile: se non hai garanzie di planare sul morbido, provi fino in fondo a sventare la rinuncia. Ci sono stati colloqui informali tra le controparti, ma il periodo non era favorevole a colloqui ufficiali e risolutivi, che potranno avere luogo solo nelle prossime settimane. E nel frattempo il Geas prova a vedere se salta fuori un jolly che gli consenta di fare l’A1.
Come valutare questa vicenda? Ha scritto qui qualcuno di parte Geas: è vero che abbiamo pasticciato un po', ma altre società fanno molto peggio, perché non pagano, perché truccano i conti, eccetera. Sulla Prealpina del 6 agosto, Mazzoleni ha detto: "Altre società stanno facendo mercato senza copertura economica e senza aver finito di pagare gli stipendi della scorsa stagione, noi ci comportiamo diversamente".
Come gusto personale, non ci piace moltissimo che quando si viene chiamati in causa per qualcosa, si punti il dito sugli altri che fanno peggio. “Sì, prof, io stavo chiacchierando, ma Piercarla sta copiando il compito d’inglese e Ciro sta incidendo il banco col taglierino”. :blink: Chi fa così ha le sue ragioni ma sta un po’ antipaticuzzo e rischia che gli altri rispondano spianando il fucile a loro volta, e non perdonandotene una. Tanto più se, recentemente, hai spesso menzionato la tua serietà in contrapposizione (più o meno esplicita) alla cialtroneria altrui.
Tuttavia, poiché se il Geas finisce male piangiamo tutti, l’importante è che salti fuori una soluzione positiva alla vicenda. Che non è necessariamente l’A1, se questa fosse un bagno di sangue sia economico che tecnico. Potrebbe anche essere un’A2 ritrovando nuovi stimoli col ricambio generazionale. L’A3 solo come ultima spiaggia da “meglio che niente”. Però c’è spazio di manovra su campionati già formati? Ai prossimi giorni l’ardua sentenza, purché siano davvero prossimi e non si arrivi a fine settembre così.

--> Su Taranto e Faenza, le altre principali piazze in difficoltà, attendiamo notizie riepilogative a fine agosto. Certo che per Taranto non dev’essere il massimo, avere la città sottosopra per l’affare Ilva proprio mentre c’è da cercare il famoso “sostegno nel territorio”, che tutti vorrebbero ma nessun trova. Priolo invece pare che anche quest’anno si sia sbrogliata, anzi con meno patemi dell’estate scorsa.

--> Caldissima l’estate, caldissimo il momento per le nazionali giovanili. In contemporanea le nostre alfiere sono impegnate a Debrecen per l’Europeo U20 e ad Amsterdam per il Mondiale U17.
Da dove cominciare? Dalle note negative (anche se non ancora irreparabili), e cioè l’Euro U20. Dove solo apparentemente si sperava di ripetere le glorie del gruppo ’92 (un argento e un oro quando era stato annata dominante), perché assenze per infortunio (Carta, Carangelo che peraltro era k.o. dopo una partita nel 2010, più un rinforzo importante come Formica), per scelta personale (Gorini, Masoni) o addirittura per ritiro (Morsiani, Zanin) hanno dimezzato il gruppo che vinse l’oro U18 nel 2010. In più, forse, qualche elemento del ’92-93 non è progredito come si sperava, o non aveva margini di crescita straordinari (lo dicevamo già a suo tempo, che fenomeni non ce n’erano), o comunque c’era un’alchimia di squadra che non si può riprodurre a comando. In più s’è aggiunto il grottesco episodio dell’epidemia di salmonella che ha colto tutte le squadre che hanno partecipato al rinfresco d’inizio torneo (prima regola per il futuro: mogli, buoi e rinfreschi dei paesi tuoi). Per l’Italia sono state colpite Maffenini e Nori.
Poi forse siamo anche capitati in un girone più difficile delle apparenze, perché tra Svezia, Olanda e Polonia non c’era un’avversaria-spauracchio ma nemmeno una che garantisse due punti agevoli. Quella con la Svezia è stata la sconfitta più dolorosa, perché eravamo a +5 a 1’ dalla fine, poi uno 0-6 ci ha scippati unitamente a un possibile fallo non fischiato nell’ultima azione. Avevamo già perso con l’Olanda, poi con la Polonia siamo stati pesantemente respinti all’ultima opportunità.
Indi è cominciato il girone-retrocessione, durissima tonnara da 6 partite, con 3 squadre su 4 che retrocedono. Abbiamo vinto le prime 3, nulla però è guadagnato. Le difficoltà, quando hai tutti questi guai e non sei partito con l’idea di finire lì nella melma, si raddoppiano. Bisogna però anche sottolineare che secondo Ezio Parisato, presente lì a Debrecen, non tutti i mali si debbono alla sorte, ma anche a errori delle giocatrici e dello staff (cioè Molino). Ma analizzeremo le sue critiche a bocce ferme. Ora stiamo solo a dita incrociate, perché dopo le illusioni d’essere entrati nell’elite europea con le 4 medaglie in 5 estati, una retrocessione sarebbe una docciaccia fredda.
Per il resto l’Europeo, in attesa dei verdetti finali, sta consolidando la fama dell’astro nascente Alina Iagupova. La guardia ucraina dalla corporatura molto mascolina, o per non fare il sessista diciamo impressionante (Ezio Parisato la definì a suo tempo la "Caster Semenya del basket femminile", alludendo all'androgina ottocentista), non è lontanissima dalla tripla doppia di media, e i punti sono sui 25 a giro.

--> E veniamo alle note finora liete per l’Italia, ovvero i Mondiali Under 17. Da Amsterdam la fonte è il sempre frizzante Giancarlo Migliola, con la sua consueta predilezione per le note di folklore, tipo che la delegazione del Mali ha dimenticato delle atlete in centro città e quelle han dovuto tornare in albergo in pullman. <_< L’Italia di Nani, parente stretta di quella che ha vinto il bronzo agli Europei U16 dello scorso anno, è passata come seconda del suo girone, con un 4-1. Le vittorie principali sono state col Canada e il Belgio. Vittorie anche autorevoli, non risicate. Unica sconfitta con gli Usa, un bastonatorio 43-83 ma la legge delle americane è uguale per tutte. Elisa Penna finora la top scorer nostra con 10,6 a partita. Sembra che non manchino né il talento né l’organizzazione alle nostre.
Tuttavia è capitato l’imprevisto, e cioè che la Spagna, favorita per l’argento dietro gli Usa, ha perso col Giappone, e così si è vista costretta a perdere (o a non far molto per vincere) contro l’Olanda nell’ultima partita del girone, in modo da evitare gli Usa fino all’eventuale finale. Curiosamente, hanno appena fatto la stessa cosa gli spagnoli senior alle Olimpiadi, e gli è andata bene. Il risultato è che, nei quarti di finale di venerdì, invece di trovare l’Olanda troviamo la Spagna, l’anno scorso oro europeo. Certo, l’Olanda è padrona di casa e ambientalmente sarebbe stato più difficile, tuttavia sul piano tecnico è una sfida ingenerosa per le nostre, che dovranno fare un’impresa per entrare in zona-medaglie.
Tra le convocazioni di questa nazionale, ha suscitato una certa sorpresa l'esclusione di Gambarini, probabilmente l'mvp delle recenti finali scudetto U17. Non so quali considerazioni abbiano portato Nani a tagliarla, ma ipotizzo che una volta scelta Porro, fosse difficile permettersi due play "tascabili" a livello internazionale. Se non ci fossero motivi extra-tecnici, potrebbe essere l'indicazione che un certo entusiasmo di cui la ragazza è contornata ("è già meglio di Arturi", si sente dire da qualcuno) andrebbe un attimino frenato.

--> Infine una riflessione collegata agli ultimi retaggi olimpici (sono passati 10 giorni da fine Giochi, ma sembrano ormai lontani). È opinione diffusa che le Olimpiadi siano un potente veicolo di propaganda per i vari sport. Se una disciplina si copre di gloria alle Olimpiadi, si ritiene che avrà un boom di tesserati nell’autunno che segue. Non ho dati ma presumo che in parte possa essere vero. In ogni caso, è evidente quanto la concorrenza degli altri sport sia sempre più dura. Ci sono sempre più discipline in grado di presentare spettacoli gradevoli e italiani protagonisti, anzi, visto il calo dei risultati italiani in certi sport “maggiori”, più le discipline sono astruse e più gli italiani si fanno valere. Di conseguenza anche sport che prima non esistevano, specie a livello femminile, ora hanno diritto di cittadinanza e possono soffiare praticanti al basket. Dall’altro versante, una disciplina super-popolare come il calcio è in evidente crescita di seguito a livello femminile in tutto il mondo. In Italia per ora sembra di no, ma se in qualche modo esplodesse nei prossimi anni, sarebbe un’ulteriore mazzata. Insomma, si getti pure la croce addosso alla Fip, se uno lo ritiene, però si combatte contro mille concorrenti e, quest’autunno, senza il minimo traino olimpico rispetto ad altri che si sono fatti belli a Londra. Io credo che un tempo il basket femminile grondasse tesserate non solo per meriti propri, ma anche perché le ragazze spesso non sapevano che altro fare. :unsure:
Tutto ciò lo colleghiamo al seguente discorso: qual è il basket che può “far da traino” presso le giovani? Come abbiamo già fatto qualche puntata fa (l’argomento era come s’inizia a giocare), utilizziamo i dati raccolti in una rubrica dei bollettini “Pink Basket” presso giocatrici di 3 squadre di B. Qui la domanda era: “che tipo di basket segui?” e (facoltativo) “quali sono i tuoi giocatori/giocatrici preferiti?”, per capire qual è il basket che fa presa. I risultati sono i seguenti.

CANTU'
Battaglini - Cantù maschile.
Bragotto - serie A maschile (Cantù), Nba (Celtics). Idoli Basile-Mazzarino.
Danese - serie A maschile; a volte Nba. Idoli Bryant-Gallinari.
Luisetti - serie A maschile (Cantù). Idoli Basile-Micov.
Molteni M. - serie A maschile (Cantù).
Romanò - squadra maschile di Promozione.
Scrimizzi - serie A maschile, un po' di femminile e campionati minori. Idolo Kukoc.
Tarragoni - Cantù maschile, a volte Nba. Idoli Nowitzki, Kidd, Gallinari.

CARUGATE
Bonfanti - poco in generale, femminile dove giocano ragazze che conosco. Idoli Basile-Zanoni.
Calastri - un po' di tutto. Idolo Jordan.
Guidi - C1 maschile di Desio, B maschile. Idolo Masciadri.
Pozzi - serie A maschile (Cantù) e C maschile. Idolo Basile.
Zumbaio - Geas; AJ Milano, a volte Cantù; squadra del fidanzato.

VITTUONE
Baiardo - serie A maschile, a volte qualche partita di NBA, giovanili eccellenza, C2 e squadra under13 femminile di Cornaredo. Idolo Gallinari e altri.
Belingheri – non seguo il basket in tv ma conosco i giocatori e le loro caratteristiche grazie alla playstation; il mio preferito è Garnett.
Cassani - Nba; idolo Rondo.
Miccoli - Più che la serie A italiana preferisco guardare il basket americano, forse perché l'Nba gioca un basket che predilige lo spettacolo, comunque se capita una qualsiasi partita in tv mi piace guardarla a prescindere dalla categoria.
Rossi - NBA, tifo per i Celtics e il mio preferito è Rondo. Guardo anche le italiane in Eurolega maschile, molto raramente l’A1 femminile. Qualche volta mi capita di vedere partite di C femminile dove giocano amiche e ex-compagne di squadra.
Tunesi - Seguo qualche volta l’NBA; il mio preferito dell'NBA è Garnett, mentre della Serie A è McCalebb.

Bilancio e diagnosi – c’è una certa differenza tra le zone dove c’è una serie A maschile con forte presa (Cantù) e dove non c’è (Vittuone): in questo secondo caso si vira sull’Nba. Spicca, ma in fondo non sorprende, che su 19 ragazze solo 4 citino in qualche modo il femminile di vertice. Che pure è visibile in tv (quello italiano). Possiamo quindi concludere che il basket femminile non fa presa neppure sulle ragazze che giocano a basket:wacko:

domenica 19 agosto 2012

Quinnipiac confonde Cernobbio con Chernobyl

 Curiosità: leggendo sul sito di Quinnipiac University il resoconto del loro tour italiano di questi giorni (hanno fatto una serie di amichevoli con selezioni o squadre italiane), si trova:

"Tonight the team will have their final dinner in Italy and will have a chance to spend the night in Chernobyl".
Uno si chiede: Chernobyl? Azzo c'entra con l'Italia? E poi che razza di opportunità ("chance") sarebbe, pernottare in un luogo contaminato dalle radiazioni nucleari?
Ebbene, trattasi di un maligno correttore automatico. Le ragazze americane infatti si trovano a Cernobbio, sul lago di Como. Ma il correttore automatico americano evidentemente non conosce la ridente località lacustre e ha corretto col nome più simile che conosceva.

martedì 14 agosto 2012

Diario (116)

 Dal 3 al 12 agosto


--> "Vive, morte o X?". Parafrasando Ligabue per dire che la sorte di Geas e Comense è in continuo aggiornamento. Altro che quiete d'agosto. Cominciamo dalle buone notizie e cioè che, come riportato dai quotidiani comaschi lo scorso weekend, c'è stato un accordo tra la defunta Comense e il già esistente Basket Como (Promozione, con Mara Invernizzi tornata a giocare dopo il ritiro da Biassono), per rilevare il settore giovanile - in particolare le scuole minibasket, mentre per il resto ovviamente s'intende ciò che resta dopo la partenza di chi ha voluto partire - portando in qualche modo le insegne della Comense. Una buona notizia: persa la capra, almeno si salvino i cavoli, cioè la possibilità di giocare a basket per le ragazze della zona di Como. La prima squadra pare che chiederà di giocare in C e sarà allenata da Diego Oldani, la scorsa stagione due volte alle finali nazionali con U17 e U15.

--> E veniamo al Geas, la cui vicenda è tutt'altro che chiara. Eravamo rimasti al giorno in cui uscì il nefasto comunicato sulla rinuncia all'A1. L'indomani ne ha parlato pure la Gazzetta dello Sport, quindi possiamo dire che si trattava di un fatto concreto. Eppure, s'è appurato nelle ore successive, nessuna rinuncia ufficiale è pervenuta alla Fip, e addirittura s'è sparsa la voce che il comunicato fosse uscito per sbaglio, cosa che francamente sembra un po' ardua da pensare. Fatto sta che, comunque, finché non è ufficiale potrebbe essere rimangiato senza colpo ferire.
Lunedì 6 è uscito sulla "Prealpina" un commento di coach Montini, il quale auspicava un salvataggio e si dichiara, se non ottimista, quantomeno attendista, ovvero autorizzava a pensare che non tutto sia perduto.
In settimana, poi, il comunicato è sparito dal sito del Geas. Cosa significa ciò? Forse non automaticamente la sua revoca (cioè che la rinuncia è rimangiata), ma quantomeno che l'esito finale potrebbe ancora essere riscritto. Era un "ballon d'essai", cioè un sasso lanciato per vedere l'effetto che fa? Per sensibilizzare qualcuno, giacché se scrivi "rischiamo di non farcela" tutti dormono, mentre se scrivi "molliamo" magari qualcuno si sveglia? O era davvero un malinteso, quella pubblicazione?
Un po' di valzer, ma tutto sommato ci accontenteremmo del lieto fine, lasciando perdere come ci si arrivasse. Sperando che il prossimo comunicato sia quello definitivo, perché finora ne abbiamo avuto uno in cui c'era scritto che il Geas faceva l'A1, poi uno in cui si diceva che non la faceva, ma oggi come oggi non sappiamo ancora se la fa.

--> Quando una finale per l'oro, come Usa-Francia di ieri (11 agosto), finisce 86-50, si può solo applaudire chi vince, è inevitabile restare un po' inappagati. E' stata la conclusione sottotono di un torneo olimpico di Londra che, nel complesso, è stato ottimo, tant'è che Sergio Tavcar, il telecronista italo-sloveno (di Tv Koper-Capodistria) che ogni tanto ci capita di citare, ha scritto nel suo blog:
"L'unica cosa che mi dispiace un tantino è che non abbiamo in programma partite di basket femminile, perché mai come stavolta mi sembra che il basket in gonnella abbia fatto in questo ciclo olimpico un tale salto di qualità. Si vedono partite nelle quali a volte si dimentica del tutto che a giocare sono ragazze il che, penso, sia il massimo complimento che si possa loro fare. Il livello atletico è cresciuto in modo incredibile ed inoltre le ragazze giocano in modo più disciplinato, didascalico quasi, per cui seguire le loro partite è una continua lezione anche dal punto di vista tecnico. A proposito, qualcuno di voi smanettatori frenetici della rete potrebbe trovarmi notizie sulla 20-enne Liz Cambage, australiana di evidenti origini aborigene, una che sembra Sabonis giovane per il fisico, la mobilità e la morbidezza della mano che ieri contro le russe si è concessa una tranquilla schiacciata in penetrazione centrale oltre ad aver seminato il panico nella difesa avversaria ed aver stoppato tutto lo stoppabile nel raggio di tre metri".
Sulla prima parte del discorso, non so se sia vera al 100%, perché, tra uomini e donne, la differenza di altitudine alla quale si gioca resta notevole: te ne accorgi non solo dalle schiacciate che, a parte Cambage, ovviamente non si vedono, ma anche dalle piccole che vanno in contropiede e sbagliano perché sono a distanza siderale dal ferro e dunque anche un appoggio solitario, specie se contrastato, non è automatico. Sicuramente il gioco delle donne si è molto velocizzato rispetto a una volta, ma è successo anche agli uomini, col passaggio ai 24 secondi.
Quello che è vero è che spesso il gioco delle donne è meglio distribuito tra soluzioni perimetrali e soluzioni interne. E' stato utile vedere contemporaneamente Usa maschili e femminili, entrambi d'oro: gli uomini avevano un roster fenomenale negli esterni ma carente in area, tant'è che spesso hanno tirato più da 3 che da 2; il roster delle donne era invece completo, con tutti e 5 i ruoli ben coperti. Certo, dipende anche dal fatto che per le donne le Olimpiadi sono il massimo evento della propria carriera, per cui nessuna si sogna di marcare visita; però è una tendenza generale delle squadre migliori, quella di appoggiare di più il gioco all'interno, vedi l'Australia con Cambage, la Russia con Osipova (e, ai tempi in cui c'era, Stepanova), la Francia con Gruda, Yacoubou e Miyem, eccetera. Il tiro dalla media, poi, se negli uomini è in via d'estinzione nelle donne è ancora ben presente.
Poi sì, il discorso delle esecuzioni più "metodiche" nel femminile, anche se quella è più una sottigliezza per allenatori e quindi lascio a loro l'analisi.
In sostanza, laddove si gioca al massimo livello, certi limiti del gioco femminile - esempio: gioco a bassa quota, troppe palle perse, basse percentuali, esecuzioni spesso caotiche perché se salta la prima opzione mancano i mezzi per inventarne una seconda - vengono ben nascosti e se ne possono invece apprezzare i pregi.

--> A parte questi discorsi teorici, ricapitoliamo il torneo olimpico dal punto in cui eravamo rimasti, cioè dopo 3 giornate della prima fase. Nel girone A, gli Usa hanno terminato la loro passeggiata con un +28 sulla Rep. Ceca e un +48 sulla Cina. Dietro di loro non c'era nessuna vera "big" e dunque terreno aperto per un'outsider: ne approfittava la Turchia, finendo seconda davanti a Cina e Rep. Ceca.
Ben più interessante il girone B. La vittoria-chiave risultava quella della Francia sull'Australia (dopo overtime) alla seconda giornata, perché poi l'Australia ha battuto la Russia (70-66 con 17 punti e 10 rimbalzi di Cambage) e la Francia faceva lo stesso con le vetero-sovietiche. In questo secondo caso, probabilmente l'orario delle 9 del mattino "suonava" le russe, che dopo 3 quarti si trovavano sotto 55-34 (alla fine 65-54). A conti fatti, però, la Russia, pur terza, otteneva sorte migliore dell'Australia seconda, giacché finiva dalla parte opposta del tabellone rispetto agli Usa, ovvero con possibilità intatte di giungere in finale.
quarti si rivelavano, prevedibilmente, una gita per gli Usa col Canada (91-48), mentre l'Australia solo nell'ultimo quarto si scrollava la Cina (ancora 17 per Cambage), finendo 75-60.
Vibranti i due derby europei. A 28 secondi dalla fine la Turchia impattava per l'ennesima volta nel match con la Russia (rivincita della finale di Euro 2011), ma risolveva Hammon, insieme a un libero sbagliato da Hollingsworth (se le russe hanno l'americana naturalizzata, perché non potevano averla pure le turche? Ma perché loro naturalizzano stelle mentre noi Laterza e D'Alie?) e un rimbalzo offensivo russo su libero sbagliato (66-63).
La Francia rischiava di sciupare il suo 5-0 della prima fase facendosi irretire dalla Rep. Ceca, che nell'occasione sembrava quella dell'argento mondiale 2010: da -10 a fine 3° quarto serviva alle parigicentriche un 30-17 nell'ultimo, con sorpasso definitivo peraltro solo a 1' dalla fine. 71-68 senza possibilità di pareggio ceco nell'ultima azione (era +5 Francia). Decisiva Dumerc con 23 punti.

--> Nei tornei puoi essere opaco un giorno e brillante la volta dopo, o viceversa. Oppure, può darsi che la Francia avesse caratteristiche perfette per far squagliare la Russia. Oppure, semplicemente, le russe senza più il totem Stepanova sono in ribasso. Fatto sta che in semifinale la Francia demoliva la Russia con uno scintillante 81-64 (18 di Lawson, 15 di Gomis).
E parliamo poi della miglior partita del torneo, la finale anticipata pur senza mancare di rispetto alla Francia. Ovvero Usa-Australia, miracolosamente trasmessa (oltre che dall'onnipresente Sky) da Raidue in diretta, giovedì 8 (che capitò, un inatteso buco tra un tuffo, un cavallo e qualche sparacchiatore?). La notizia è che gli Usa sono stati messi alle corde per quasi 3 quarti. Non capitava, abbiamo letto, da Sydney 2000 che a metà gara fossero sotto. L'Australia ha giocato un primo tempo quasi perfetto: ficcante in penetrazione, puntuale nel dar palla dentro a una Cambage che giganteggiava: all'intervallo era già a 19 punti. Charles non riusciva a contenerla, Fowles si caricava subito di falli. Inoltre, le americane apparivano insolitamente frettolose nelle scelte d'attacco. In un 2° quarto con sprazzi di splendidi botta-e-risposta, l'Australia arrivava anche a +7; poi 43-47 per lei al 20'.
Il problema è che l'Australia, per continuare così, doveva davvero superarsi, mentre gli Usa avevano margini di miglioramento amplissimi. A inizio ripresa si sbloccava Taurasi con un paio di triple (sorpasso), l'Australia rispondeva (55-56 cangure al 27'), ma la difesa Usa, con una zona mobile a ingabbiare Cambage (0 punti nella ripresa), aveva tutt'altra consistenza. Charles, oltre a ronzare intorno a Cambage, sfruttava la sua mobilità in attacco, propiziando il 65-59 Usa al 30'.
Nell'ultimo quarto l'azione-simbolo era di Moore, che scippava palla di destrezza a Cambage, arrivandole di spalle mentre la molossa australiana cercava, un po' spaesata, uno scarico, e s'involava in contropiede per il +9. Una bomba di Bird, sempre magistrale, valeva il +12 a 5' dalla fine e di fatto era la resa. 86-73 il finale, con un monito per tutti: puoi battere gli Usa solo se giochi perfetta per 40 minuti. Se lo fai per 30, perdi di una quindicina, ed è frustrante.

--> L'Australia vinceva poi il bronzo battendo 83-74 la Russia nella finale 3° posto: Lauren Jackson, che in semifinale, pur assolta dai numeri (14+17 rimbalzi), non era stata incisiva fino in fondo, realizzava 25 punti, mentre 21 erano di Harrower: due veterane del grande ciclo australiano iniziato con l'argento di Sydney. Nell'Australia c'erano anche 4 ex "italiane", ovvero Snell, Batkovic, Summerton e Screen.
Poi la finale Usa-Francia (questa trasmessa da RaiSport 1), che purtroppo non replicava la qualità di Usa-Australia. Alla Francia, forse appagata dell'argento, non so se mancasse più la qualità o l'abitudine a sfidare le americane senza complessi d'inferiorità (che l'Australia, pur sempre sconfitta, invece ha). L'inizio era abbastanza promettente, con Gruda che trovava buone soluzioni per la Francia. Ma il pressing Usa cominciava a mordere: 20-15 a fine 1° quarto.
Nel secondo, gli Usa estraevano il loro asso di giornata: Candace Parker. La quale era rimasta in ombra contro l'Australia, ma qui diventava un'iradiddio, finendo con 21 punti in 21 minuti. 3 rimbalzi in attacco all'inizio del 2° quarto, contropiedi, troppo dinamismo per le lunghe francesi. L'altra chiave erano 3 contropiedi quasi di fila sbagliati dalla Francia. E se fai questi regali agli Usa, muori. Infatti, pur senza grossissime cose da parte degli States, si andava sul 37-25 all'intervallo. Francia con 9/32 al tiro, una condanna.
Ma la mazzata mortale arrivava a metà 3° quarto. Dal 43-32 al 23' si passava al 62-32 al 28', ovvero un 19-0 d'onnipotenza americana, in cui riusciva di tutto: dai "back door" ai tap-in, dalle triple ai contropiedi. Troppa grazia nella panchina americana: togli Taurasi e metti McCoughtry, togli Augustus e metti Moore... se non ti stende la prima linea, t'ammazza la seconda.
Il punteggio era insomma diventato imbarazzante, e nell'ultimo quarto si giocava solo per consentire alla Francia di chiudere su una meno orrenda quota 50, contro 86.
Per gli Usa è il quinto oro di fila: s'è celebrato, durante il torneo, il ventennale dall'ultima sconfitta olimpica, contro la Csi a Barcellona '92. Poi hanno perso in semifinale con la Russia al Mondiale 2006, ma si trattò di una congiunzione astrale che capita, appunto, una volta ogni 20 anni. Davvero troppo forti e la distanza col resto del mondo è molto maggiore che nel maschile, proprio perché, dicevamo, qui nel femminile schierano sempre tutte le migliori. E con Australia e Russia in declino, la Francia palesemente inferiore e la Spagna che nemmeno c'era, considerando poi che molte Usa di spicco hanno tranquillamente Rio 2016 a portata anagrafica, è arduo che cambi qualcosa a breve.

--> Tra le "note di colore" dell'Olimpiade legate al basket femminile, c'è stata la proposta di matrimonio a Isabelle Yacoubou (che sfoggiava una sciccosa capigliatura con nastri tricolori francesi) da parte di un attore livornese, tale Simone Fulciniti. Le ha esposto un cartello con scritto "Will you marry me?" durante una partita dei Giochi. Ovviamente i giornali nostrani hanno parlato più di questo che del torneo intero, ma va be'. Davvero romantico anche se, da un attore, era in effetti logico aspettarsi una scena del genere. Pare che si siano conosciuti solo un anno e mezzo fa, quando lei giocava a Schio, e pare anche che lui la seguirà in Russia, dove andrà a giocare, mollando tutto.

--> E' finito con 3 sconfitte di fila per l'Italia l'Europeo Under 18 a Bucarest. Eravamo rimasti alla vigilia dei quarti di finale con la Russia. Ci presentavamo da primi, con la Russia quarta, ma evidentemente i gironi erano squilibrati, e/o i piazzamenti erano stati influenzati dalle circostanze, perché alla prova dei fatti le russe sono state nettamente superiori. Sul 40-22 all'intervallo era già andata, poi è finita 64-42. Non è andata meglio nelle finali di consolazione, dove abbiamo preso botte da una Spagna insolitamente relegata al 5°/8° posto, e dalla Croazia. Ha vinto la Francia in finale sulla Russia.
Dunque noi ottavi, piazzamento senza lode e senza infamia, tenendo anche conto che le '94 non sono una nostra annata di punta. Non a caso non c'è stata nessuna delle nostre in doppia cifra, e la miglior marcatrice e rimbalzista (7,7 + 6,0) è stata la '95 Penna. Da notare che il Geas ha finora avuto, quest'estate, la top scorer della nazionale U16 (Zandalasini) e quella della U18, oltre ad avere 4 pre-convocate nella nazionale U17 che prepara i Mondiali: anche da questo s'intuisce come ha fatto a vincere 5 scudetti giovanili...

sabato 4 agosto 2012

Diario (115)

 Dal 27 luglio al 2 agosto


--> “Così, percossa e attonita, la terra al nunzio sta”, diceva Manzoni alla notizia della morte di Napoleone. “Ma dove siamo, su Scherzi a parte?”, era invece il primo pensiero leggendo Televideo nella mattinata di oggi (giovedì 2): il Geas rinuncia all’A1. Altri l’hanno saputo da internet, ma presumo che la reazione sia stata la stessa. Perché, solitamente, il Geas fa sapere le sue decisioni con molto riserbo, magari all’ultimo momento, ma poi quando è deciso è deciso. Per cui, una volta risolti i dubbi lunghi due mesi, maggio e giugno, con l’iscrizione all’A1 avvenuta a inizio luglio, sembrava che sotto questo aspetto non potessero più giungere sorprese da Sesto.
Anche perché il programma intrapreso, cioè un forte ridimensionamento del budget, pareva attuabile con la riduzione al minimo degli ingaggi d’italiane, grazie al settore giovanile ormai pronto a contribuire con i suoi elementi di punta, dal ’94 in poi.
Nessuno aveva sentore di ciò che è stato comunicato stamattina, ovvero che a causa “del venir meno di supporti di sponsor vitali per realizzare tale progetto”, i dirigenti non se la sentono più di fare un salto nel buio, preferendo dedicare le poche risorse disponibili al settore giovanile.
Vengono menzionati, nuovamente, la mancanza di sostegno del territorio e delle istituzioni, e “lo scarso appeal del basket femminile”.
Insomma si tratta di una ritirata dall’A1 per salvare il salvabile, cioè il vivaio, evitando la fine totale che ha fatto la Comense.
Viene in mente, è inevitabile, i motivi che il defunto Natalino Carzaniga adduceva per motivare la sua allergia a salire in A1: a Sesto non c’è pubblico, non ci sono impianti, non c’è possibilità di reperire risorse. In poche parole, l’abbiamo già detto, non c’è una “piazza”, nonostante la storica tradizione che tutti conosciamo. Ammesso che, di questi tempi, avere la “piazza” conti qualcosa, perché a Como la piazza c’era e non è bastato. In ogni caso, a Sesto, o meglio a Cinisello dov’era emigrato il Geas di A1, almeno per il primo anno, ma a tratti anche nei due successivi, era sembrato che l’utopia potesse realizzarsi. Ma il finale è stato rattristante, con quei 100 spettatori o poco più che assistettero all’ultima partita disputata dal Geas, gara-2 di playoff contro Taranto.
Ora, a caldo, prevale lo shock, ma la situazione andrà approfondita nei prossimi giorni perché, secondo fonti, la rinuncia non è stata ancora formalizzata alla Fip e dunque, chissà, potrebbero esserci margini per un ripensamento. Ma di voci se ne sentono già fin troppe: alcuni sostengono che La Spezia (quale delle due?) sia stata subito contattata, anzi implorata, di prendere il posto vacante in A1. Mentre la destinazione del Geas potrebbe essere l’A3, dove c’è un posto libero proprio nel girone Nord e nel weekend scorso Usmate ha declinato l’invito a partecipare, rimanendo in B lombarda.
Se il Geas ripartisse dall’A3 si potrebbe forse, a differenza che nel caso comasco, digerire l’evento con maggior filosofia, considerando la possibilità di risalire con le proprie forze in non troppo tempo (vedi Reyer Venezia) e considerando appunto la mancanza di presupposti solidi nel territorio di Sesto per potersi permettere un’A1 in questi tempi miseri.
Ma è meglio rinviare ogni considerazione definitiva a quando sarà definitivo il destino del Geas. Non la migliore estate della nostra vita, in ogni caso.

--> Al malumore d’inizio agosto contribuiscono le Olimpiadi, vedendole in un’ottica basket-centrica. Si dà il caso, infatti, che i primi diritti tv sui Giuochi li abbia Sky, la quale ha preso l’esclusiva su alcuni eventi, tra cui calcio e basket. In poche parole, mentre gli utenti Sky s’abbuffano, vedendo ogni partita, sulla tv pubblica, la Rai, ci vanno solo gli eventi con italiani coinvolti, più spizzichi di gare di massimo spessore (tipo il nuoto e l’atletica). Diciamo che per il basket femminile non cambia moltissimo rispetto a Pechino – niente Italia, niente tv -, mentre per il maschile la perdita, in termini di visibilità, è grave: già Sky è molto elitaria, figuriamoci in periodo vacanziero: chi è che si porta dietro la tessera al mare? E vedere il maschile, in realtà, aiuta la pratica femminile molto più che vedere il femminile stesso. Ovvero, le ragazzine s’appassionano più vedendo giocare i maschi che le tipe del proprio sesso.
E così ecco che - mentre la programmazione Rai alimenta il campanilismo più deteriore dell'Olimpiade, quello per cui un italiano che concorre per un bronzo nella canasta sincronizzata è più importante di una partita del Dream Team - tanti sport si fanno belli con medaglie e ore di trasmissione, vedi la scherma ma anche chi vince di meno, tipo tuffi, cavalli, ginnastica, beach volley, pallanuoto, tiro con l’arco, sparatorie, volley normale eccetera, insomma tutto quello che in questi giorni viene diffuso dalla Rai, mentre il basket è nel buio più totale. La cosa rattrista, perché è come essere esclusi da un grande bazar dove tutti espongono la loro merce e banchettano felici, mentre noi nelle tenebre mastichiamo amaro.
Tale quadro induce una considerazione: visto che per lo sport olimpico azzurro appare, come sempre, fondamentale il sostegno di stato (dai danari Coni a quelli dei vari corpi militari che arruolano gli atleti di punta), forse non conviene auspicare che College Italia chiuda, ma casomai che applichi un progetto olimpico in maniera degna della Germania Est e dell’Urss che furono. Perché se l’Olimpiade è l’unica occasione di farsi vedere, e farsi vedere vuol dire ramazzare qualche praticante e magari qualche sponsorino (notevoli gli spazi pubblicitari dedicati agli atleti olimpici sui giornali in queste settimane), è indispensabile andarci, al prossimo giro. Il traguardo è difficile ma nemmeno così irraggiungibile: se fossimo arrivati sesti agli Europei 2011, anziché a quelli 2009, avremmo disputato il Preolimpico, dove le europee quest’anno han fatto man bassa, tant’è che pure una squadra modesta come la Croazia è ai Giochi. Il resto del mondo versa in condizioni di declino, Usa e Cina a parte. Credere in un futuro migliore è l’unico modo per consolarsi della reiettitudine alla quale siamo condannati oggi nella festa olimpica.

--> Il torneo olimpico femminile, a oggi (giovedì 2), ha disputato 3 giornate e per ora “tutto va come deve andare”, ovvero gli Usa han rifilato 25 punti alla Croazia, 31 alla Turchia e 52 all’Angola. Le avversarie più credibili sono nell’altro girone e dunque aspettiamo a tirar conclusioni, anche se è impressionante la facilità con cui fanno break di 20 punti dopo aver magari sonnecchiato per un quarto o due.
Nell’altro gruppo, è molto ben messa la Francia, che ha battuto 74-70 dopo un supplementare l’Australia. Belinda Snell, ex dei parquet italici, ha centrato un canestro da oltre metà campo per pareggiare al 40’, ma non è bastato per vincere. Però ne ha parlato anche la Gazzetta, quindi è servito per far sapere che il basket femminile esiste. L’Australia, che domani (venerdì) dovrà battere la Russia per restare in corsa-primato (ora come ora, tutte e tre le “big” possono arrivare da prima a terza), s’è fatta notare anche per altri tre spunti: Lauren Jackson ha fatto da portabandiera all’Australia e poi è diventata la miglior marcatrice olimpica di tutti i tempi (superata Lisa Leslie), mentre Liz Cambage, il nuovo fenomeno che una volta transitò da Pessano con Bornago per un’amichevole con la Comense, ha schiacciato in partita (prima donna a farlo in un’Olimpiade) con una certa scioltezza.
Tra le outsider, bene la Turchia che ha perso solo con gli Usa (ma ha un girone più facile), la Rep. Ceca potrebbe arrivare quarta avendo battuto la Croazia, mentre di là sarà decisivo Canada-Brasile di domani (venerdì). Il Brasile è partito male ma ha avuto Francia, Australia e Russia nelle prime 3 giornate.

--> Italia ai quarti di finale dell’Europeo Under 18 di Bucarest, piazzandosi prima nel suo girone. Nella prima fase abbiamo battuto Serbia e Slovenia, con una sconfitta poi ininfluente col Belgio, che non è passato. Quindi siamo passati a punteggio pieno: ciò è stato fondamentale perché, nonostante le sconfitte con Slovacchia e Croazia, è bastato battere l’Olanda nell’ultima giornata per finire primi in un mega-calderone con 4 squadre a pari punti (Italia, Olanda, Serbia e Croazia). Il problema è che dall’altra parte è finita quarta la Russia e dunque l’accoppiamento non è dei più fortunati. D’altronde una certa buona sorte finora l’abbiamo avuta. Finora le nostre marcature sono molto distribuite: top scorer Ramò ma non arriva alla doppia cifra di media.

--> Già che siamo in tema di giovanili: come iniziano a giocare a basket le ragazze, oggigiorno? Non abbiamo un’indagine demoscopica attendibile, tuttavia vorremmo proporre qui ciò che risulta da una rubrica tenuta sui bollettini “Pink Basket” nel corso dell’anno 2011/12, dal titolo “Il basket di...”, in cui si chiedeva alla ragazza di volta in volta protagonista di raccontare a che età ha iniziato a giuocare e per quale motivo. Le 20 giocatrici coinvolte appartenevano a Carugate, Cantù e Vittuone, quindi parliamo di atlete né mediocri né di vertice, che hanno ottenuto buoni risultati nel basket: un target piuttosto significativo, a mio parere.
Questo il dettaglio delle risposte (in alcune il motivo non è stato precisato).

CARUGATE
Bonfanti F. – 7 anni; stesso sport della sorella maggiore.
Calastri – 6 anni; passione trasmessa dal padre.
Colombo G. – 8 anni; venendo dalla ginnastica artistica.
Guidi – 8 anni; accompagnando un’amica a un camp.
Pozzi – 6 anni; motivo non specificato.
Zumbaio – 9 anni; quasi per caso, all’oratorio vicino a casa, mentre praticava altri sport.

CANTU’
Battaglini – 8 anni; seguendo un’amica che andava a vedere la Comense.
Bragotto – 11 anni; grazie a un’amica che le fece lasciare la ginnastica artistica.
Danese – 6 anni; volantini minibasket distribuiti fuori da scuola.
Luisetti – 13 anni; vedendo la zia giocare.
Molteni M. – 9 anni; famiglia di cestisti.
Romanò – 6 anni; motivo non specificato.
Scrimizzi – 12 anni; vedendo le partite della sorella, lasciando la pallavolo.
Tarragoni – 8 anni; seguendo il fratello.

VITTUONE
Baiardo – 6 anni; motivo non specificato.
Belingheri – 6 anni; tradizione di famiglia.
Cassani – 6 anni; motivo non specificato.
Miccoli – 5 anni; seguendo il fratello.
Rossi G. – 8 anni; seguendo il fratello.
Tunesi – 7 anni; palestra a 50 metri da casa.

Bilancio – l’età media è poco meno di 8 anni, ma come si nota c’è chi ha cominciato anche dopo i 10; fondamentale appare, per cominciare, una spinta fornita da un familiare, da un’amica o da condizioni logistiche favorevoli. Le ragazze non arrivano, a quanto pare (ma non sorprende), al basket in maniera naturale, cioè perché si tratta di una soluzione logica per una bambina, o perchè è uno sport popolare che vedono in tv e gli viene voglia, ma per circostanze che ne facilitano l’accesso. Interessante, ma è capitato solo in un caso, l’aver iniziato tramite volantinaggio fuori da scuola.