Dal 27 luglio al 2 agosto
--> “Così, percossa e attonita, la terra al nunzio sta”, diceva Manzoni alla notizia della morte di Napoleone. “Ma dove siamo, su Scherzi a parte?”, era invece il primo pensiero leggendo Televideo nella mattinata di oggi (giovedì 2): il Geas rinuncia all’A1. Altri l’hanno saputo da internet, ma presumo che la reazione sia stata la stessa. Perché, solitamente, il Geas fa sapere le sue decisioni con molto riserbo, magari all’ultimo momento, ma poi quando è deciso è deciso. Per cui, una volta risolti i dubbi lunghi due mesi, maggio e giugno, con l’iscrizione all’A1 avvenuta a inizio luglio, sembrava che sotto questo aspetto non potessero più giungere sorprese da Sesto.
Anche perché il programma intrapreso, cioè un forte ridimensionamento del budget, pareva attuabile con la riduzione al minimo degli ingaggi d’italiane, grazie al settore giovanile ormai pronto a contribuire con i suoi elementi di punta, dal ’94 in poi.
Nessuno aveva sentore di ciò che è stato comunicato stamattina, ovvero che a causa “del venir meno di supporti di sponsor vitali per realizzare tale progetto”, i dirigenti non se la sentono più di fare un salto nel buio, preferendo dedicare le poche risorse disponibili al settore giovanile.
Vengono menzionati, nuovamente, la mancanza di sostegno del territorio e delle istituzioni, e “lo scarso appeal del basket femminile”.
Insomma si tratta di una ritirata dall’A1 per salvare il salvabile, cioè il vivaio, evitando la fine totale che ha fatto la Comense.
Viene in mente, è inevitabile, i motivi che il defunto Natalino Carzaniga adduceva per motivare la sua allergia a salire in A1: a Sesto non c’è pubblico, non ci sono impianti, non c’è possibilità di reperire risorse. In poche parole, l’abbiamo già detto, non c’è una “piazza”, nonostante la storica tradizione che tutti conosciamo. Ammesso che, di questi tempi, avere la “piazza” conti qualcosa, perché a Como la piazza c’era e non è bastato. In ogni caso, a Sesto, o meglio a Cinisello dov’era emigrato il Geas di A1, almeno per il primo anno, ma a tratti anche nei due successivi, era sembrato che l’utopia potesse realizzarsi. Ma il finale è stato rattristante, con quei 100 spettatori o poco più che assistettero all’ultima partita disputata dal Geas, gara-2 di playoff contro Taranto.
Ora, a caldo, prevale lo shock, ma la situazione andrà approfondita nei prossimi giorni perché, secondo fonti, la rinuncia non è stata ancora formalizzata alla Fip e dunque, chissà, potrebbero esserci margini per un ripensamento. Ma di voci se ne sentono già fin troppe: alcuni sostengono che La Spezia (quale delle due?) sia stata subito contattata, anzi implorata, di prendere il posto vacante in A1. Mentre la destinazione del Geas potrebbe essere l’A3, dove c’è un posto libero proprio nel girone Nord e nel weekend scorso Usmate ha declinato l’invito a partecipare, rimanendo in B lombarda.
Se il Geas ripartisse dall’A3 si potrebbe forse, a differenza che nel caso comasco, digerire l’evento con maggior filosofia, considerando la possibilità di risalire con le proprie forze in non troppo tempo (vedi Reyer Venezia) e considerando appunto la mancanza di presupposti solidi nel territorio di Sesto per potersi permettere un’A1 in questi tempi miseri.
Ma è meglio rinviare ogni considerazione definitiva a quando sarà definitivo il destino del Geas. Non la migliore estate della nostra vita, in ogni caso.
--> Al malumore d’inizio agosto contribuiscono le Olimpiadi, vedendole in un’ottica basket-centrica. Si dà il caso, infatti, che i primi diritti tv sui Giuochi li abbia Sky, la quale ha preso l’esclusiva su alcuni eventi, tra cui calcio e basket. In poche parole, mentre gli utenti Sky s’abbuffano, vedendo ogni partita, sulla tv pubblica, la Rai, ci vanno solo gli eventi con italiani coinvolti, più spizzichi di gare di massimo spessore (tipo il nuoto e l’atletica). Diciamo che per il basket femminile non cambia moltissimo rispetto a Pechino – niente Italia, niente tv -, mentre per il maschile la perdita, in termini di visibilità, è grave: già Sky è molto elitaria, figuriamoci in periodo vacanziero: chi è che si porta dietro la tessera al mare? E vedere il maschile, in realtà, aiuta la pratica femminile molto più che vedere il femminile stesso. Ovvero, le ragazzine s’appassionano più vedendo giocare i maschi che le tipe del proprio sesso.
E così ecco che - mentre la programmazione Rai alimenta il campanilismo più deteriore dell'Olimpiade, quello per cui un italiano che concorre per un bronzo nella canasta sincronizzata è più importante di una partita del Dream Team - tanti sport si fanno belli con medaglie e ore di trasmissione, vedi la scherma ma anche chi vince di meno, tipo tuffi, cavalli, ginnastica, beach volley, pallanuoto, tiro con l’arco, sparatorie, volley normale eccetera, insomma tutto quello che in questi giorni viene diffuso dalla Rai, mentre il basket è nel buio più totale. La cosa rattrista, perché è come essere esclusi da un grande bazar dove tutti espongono la loro merce e banchettano felici, mentre noi nelle tenebre mastichiamo amaro.
Tale quadro induce una considerazione: visto che per lo sport olimpico azzurro appare, come sempre, fondamentale il sostegno di stato (dai danari Coni a quelli dei vari corpi militari che arruolano gli atleti di punta), forse non conviene auspicare che College Italia chiuda, ma casomai che applichi un progetto olimpico in maniera degna della Germania Est e dell’Urss che furono. Perché se l’Olimpiade è l’unica occasione di farsi vedere, e farsi vedere vuol dire ramazzare qualche praticante e magari qualche sponsorino (notevoli gli spazi pubblicitari dedicati agli atleti olimpici sui giornali in queste settimane), è indispensabile andarci, al prossimo giro. Il traguardo è difficile ma nemmeno così irraggiungibile: se fossimo arrivati sesti agli Europei 2011, anziché a quelli 2009, avremmo disputato il Preolimpico, dove le europee quest’anno han fatto man bassa, tant’è che pure una squadra modesta come la Croazia è ai Giochi. Il resto del mondo versa in condizioni di declino, Usa e Cina a parte. Credere in un futuro migliore è l’unico modo per consolarsi della reiettitudine alla quale siamo condannati oggi nella festa olimpica.
--> Il torneo olimpico femminile, a oggi (giovedì 2), ha disputato 3 giornate e per ora “tutto va come deve andare”, ovvero gli Usa han rifilato 25 punti alla Croazia, 31 alla Turchia e 52 all’Angola. Le avversarie più credibili sono nell’altro girone e dunque aspettiamo a tirar conclusioni, anche se è impressionante la facilità con cui fanno break di 20 punti dopo aver magari sonnecchiato per un quarto o due.
Nell’altro gruppo, è molto ben messa la Francia, che ha battuto 74-70 dopo un supplementare l’Australia. Belinda Snell, ex dei parquet italici, ha centrato un canestro da oltre metà campo per pareggiare al 40’, ma non è bastato per vincere. Però ne ha parlato anche la Gazzetta, quindi è servito per far sapere che il basket femminile esiste. L’Australia, che domani (venerdì) dovrà battere la Russia per restare in corsa-primato (ora come ora, tutte e tre le “big” possono arrivare da prima a terza), s’è fatta notare anche per altri tre spunti: Lauren Jackson ha fatto da portabandiera all’Australia e poi è diventata la miglior marcatrice olimpica di tutti i tempi (superata Lisa Leslie), mentre Liz Cambage, il nuovo fenomeno che una volta transitò da Pessano con Bornago per un’amichevole con la Comense, ha schiacciato in partita (prima donna a farlo in un’Olimpiade) con una certa scioltezza.
Tra le outsider, bene la Turchia che ha perso solo con gli Usa (ma ha un girone più facile), la Rep. Ceca potrebbe arrivare quarta avendo battuto la Croazia, mentre di là sarà decisivo Canada-Brasile di domani (venerdì). Il Brasile è partito male ma ha avuto Francia, Australia e Russia nelle prime 3 giornate.
--> Italia ai quarti di finale dell’Europeo Under 18 di Bucarest, piazzandosi prima nel suo girone. Nella prima fase abbiamo battuto Serbia e Slovenia, con una sconfitta poi ininfluente col Belgio, che non è passato. Quindi siamo passati a punteggio pieno: ciò è stato fondamentale perché, nonostante le sconfitte con Slovacchia e Croazia, è bastato battere l’Olanda nell’ultima giornata per finire primi in un mega-calderone con 4 squadre a pari punti (Italia, Olanda, Serbia e Croazia). Il problema è che dall’altra parte è finita quarta la Russia e dunque l’accoppiamento non è dei più fortunati. D’altronde una certa buona sorte finora l’abbiamo avuta. Finora le nostre marcature sono molto distribuite: top scorer Ramò ma non arriva alla doppia cifra di media.
--> Già che siamo in tema di giovanili: come iniziano a giocare a basket le ragazze, oggigiorno? Non abbiamo un’indagine demoscopica attendibile, tuttavia vorremmo proporre qui ciò che risulta da una rubrica tenuta sui bollettini “Pink Basket” nel corso dell’anno 2011/12, dal titolo “Il basket di...”, in cui si chiedeva alla ragazza di volta in volta protagonista di raccontare a che età ha iniziato a giuocare e per quale motivo. Le 20 giocatrici coinvolte appartenevano a Carugate, Cantù e Vittuone, quindi parliamo di atlete né mediocri né di vertice, che hanno ottenuto buoni risultati nel basket: un target piuttosto significativo, a mio parere.
Questo il dettaglio delle risposte (in alcune il motivo non è stato precisato).
CARUGATE
Bonfanti F. – 7 anni; stesso sport della sorella maggiore.
Calastri – 6 anni; passione trasmessa dal padre.
Colombo G. – 8 anni; venendo dalla ginnastica artistica.
Guidi – 8 anni; accompagnando un’amica a un camp.
Pozzi – 6 anni; motivo non specificato.
Zumbaio – 9 anni; quasi per caso, all’oratorio vicino a casa, mentre praticava altri sport.
CANTU’
Battaglini – 8 anni; seguendo un’amica che andava a vedere la Comense.
Bragotto – 11 anni; grazie a un’amica che le fece lasciare la ginnastica artistica.
Danese – 6 anni; volantini minibasket distribuiti fuori da scuola.
Luisetti – 13 anni; vedendo la zia giocare.
Molteni M. – 9 anni; famiglia di cestisti.
Romanò – 6 anni; motivo non specificato.
Scrimizzi – 12 anni; vedendo le partite della sorella, lasciando la pallavolo.
Tarragoni – 8 anni; seguendo il fratello.
VITTUONE
Baiardo – 6 anni; motivo non specificato.
Belingheri – 6 anni; tradizione di famiglia.
Cassani – 6 anni; motivo non specificato.
Miccoli – 5 anni; seguendo il fratello.
Rossi G. – 8 anni; seguendo il fratello.
Tunesi – 7 anni; palestra a 50 metri da casa.
Bilancio – l’età media è poco meno di 8 anni, ma come si nota c’è chi ha cominciato anche dopo i 10; fondamentale appare, per cominciare, una spinta fornita da un familiare, da un’amica o da condizioni logistiche favorevoli. Le ragazze non arrivano, a quanto pare (ma non sorprende), al basket in maniera naturale, cioè perché si tratta di una soluzione logica per una bambina, o perchè è uno sport popolare che vedono in tv e gli viene voglia, ma per circostanze che ne facilitano l’accesso. Interessante, ma è capitato solo in un caso, l’aver iniziato tramite volantinaggio fuori da scuola.
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