venerdì 31 agosto 2012

Diario (119)

 31 agosto

PRIMA PARTE

“Il movimento è uscito sconfitto da questa estate terrificante. Non solo il nostro caso ma anche Cavezzo e Bari insegnano che siamo lontani anni luce dalla concretezza”.
“Sarebbe bastato un accordo tra i tantissimi orafi della provincia vicentina ma evidentemente le nostre sorti non interessavano più di tanto”.

Catarina Pollini intervistata da Francesco Velluzzi – Superbasket, 14/9/89

--> Alla consueta data del 31 agosto finisce la stagione forumistica e dunque siamo al capolinea del “Diario” (in due puntate).
Abbiamo voluto aprire con un estratto da un Superbasket di fine estate 1989, per dire che anche ai tempi in cui si stava meglio si stava male. Era crollato l’impero di Vicenza, altre società erano entrate in crisi.
Detto questo, è inutile negare che peggio di così, l’estate non era mai andata. Si può discutere – e l’abbiamo già fatto – se il femminile vada peggio di altri settori della società e dello sport italiani (ogni giorno chiudono aziende, si suicidano imprenditori e cittadini comuni, nel basket hanno sbaraccato una trentina di società maschili dei campionati nazionali, negli altri sport ci sono stelle che scappano e squadre in malora), ma un’estate così piena di cadaveri o feriti gravi, cioè di società scomparse o ridimensionate, non c’era mai stata. :blink:
E secondo i più pessimisti – loro si definiscono “realisti” – altri lutti seguiranno a stagione in corso, perché c’è gente che ha fatto la squadra senza avere i mezzi per arrivare fino in fondo.
È come essere appena usciti da un rifugio dopo un bombardamento e, invece di poter tirare il fiato e raccogliere le macerie, sei preso dalla paura di nuove bombe.
Il grande interrogativo è questo: si tratta solo di un’estate un po’ più cupa delle solite (nel senso che ogni anno c’è sempre qualcuno che molla, e quest’anno sarebbero solo qualcuna in più), oppure siamo alla vigilia di un crollo totale del sistema?
Si scoprirà nei prossimi mesi, di sicuro ora come ora le uniche note liete dell’estate, tanto per ricordarle a mo’ di palliativo, sono la qualificazione della Nazionale maggiore agli Europei 2013, e l’argento europeo delle Under 16.

--> Il celebre articolo del Corriere, a metà maggio, aveva profetizzato giusto sulla serie A? Be’, si parlava addirittura del rischio che rimanessero “zero squadre”, ovviamente un paradosso ma insomma si prefiguravano ancora più lutti di quelli che realmente ci sono stati. Certo, però, se si confermasse il forfait del Geas l’articolo sarebbe andato vicino alla realtà, per quanto riguarda lo spunto di partenza, cioè il rischio scomparsa delle due gloriose lombarde.
La Lombardia, a oggi, a livello di vertice, è una landa desolata dove non cresce più l’erba. In questi giorni sono iniziati, o stanno iniziando, tutti i raduni di A1 e qui tutto tace. Nessun campo d’atletica percorso da sbuffanti giocatrici dai muscoli dolenti, nessuna palestra dove rimbombino suoni di professioniste. :cry:
La Comense è rasa al suolo dalle fondamenta (cioè compreso il vivaio); al Geas le fondamenta restano ma è scoperchiato il tetto e chissà quando potrà essere riparato.
Ormai temo sia inutile sperare in qualche aggiornamento, qualche notizia dal Geas prima che la vicenda sia finita. Non è normale che siano passati 29 giorni senza che si sappia nemmeno dove potrebbe giocare, ma abbiamo già discusso fin troppo di questo e quindi concentriamoci sulla sostanza, cioè l’esito, che ormai sarà giocoforza questione di giorni.
Mettiamo pure, allora, che all’ultimo il Geas riesca a fare l’A1: ma con che squadra, con che programmazione, se a oggi non si sa ancora chi giocherà e in che categoria? “Le giovani, le giovani”, dice chi auspica un Geas-baby in A1, qualcuno aggiungendo “per fare un dispetto alla Fip” o qualcosa del genere. Bell’idea, mandare giovani al macello per il gusto di fare un dispetto alla Fip. Oltre alla dubbia utilità, per queste ragazze, di prendere 100 punti di scarto da una Schio e 50 da una Lucca, c’è da aggiungere che buona parte delle migliori giovani del Geas ha appena iniziato un periodo di legittimo riposo dopo i Mondiali U17, che dovrebbe durare almeno 3 settimane. Come se a uno studente delle medie dicessero che deve saltare direttamente all’università e in più gli danno 10 giorni scarsi per prepararsi… <_<
Se le condizioni sono queste, c’è quasi da auspicare una ripartenza dall’A2 o dall’A3. L’unica idea praticabile sarebbe prendere qualche straniera economica “last minute”, una o due italiane libere a prezzi di saldo (se ce n’è) e il resto giovani. Ma più passano i giorni e più diventa improbabile. A quanto ci risulta, oggi, 31 agosto, nessuno dello staff tecnico e delle atlete sa in che categoria giocherà il Geas.
Intanto le giocatrici dei due martoriati club longobardi, com’è logico, si sono rifugiate ai quattr’angoli d’Italia. Spreafico a Lucca, Pasqualin a Chieti, Maiorano a Orvieto, Giulia Gatti a Taranto, Crippa a Faenza, Zanoni a Taranto (contiamo solo le lombarde d’etnia, non le straniere e le extra-lombarde; mentre Zanon è un caso a parte perché potrebbe ritirarsi).
C’è da essere contenti che, nonostante i tempi grami, tutte abbiano trovato posto (non sappiamo, ovviamente, a quali condizioni, ma se non altro giocheranno in A1). Però, per gli appassionati di queste latitudini, il dramma è totale. I nostri gioielli, il fior fiore della produzione recente del basket femminile regionale, sono stati spogliati via come nemmeno Napoleone seppe fare quando razziò il patrimonio artistico italiano spostandolo al Louvre. :wacko:
Ci sarebbero da aggiungere le lombarde di A1 già fuoriuscite gli scorsi anni, e che mai torneranno (almeno a breve): Valentina GattiSilvaFilippiArioli, e ovviamente le divine Macchi e Masciadri.
Se il Geas darà forfait, sarà la prima volta nella storia che l'A1 è senza lombarde.

--> Poi c’è la beffa che s’aggiunge al danno. Perché inizialmente sembrava che tutti, ma proprio tutti, stessero male e/o avessero problemi col fisco. Invece, alla fine del polverone, scopri che l’unica ad aver chiuso (almeno così si dice, va sottolineato) per motivi fiscali è stata la Comense; e l’unica a non aver trovato uno straccio di sponsor tra chi zoppicava è il Geas, che anzi l’ha perso all’ultimo momento, a quanto si è detto nel celebre comunicato di rinuncia.
Lucca ha trovato lo sponsor; Taranto l’ha trovato. In quest’ultima settimana il mercato di A1 è stato scoppiettante, grossi nomi si sono mossi, tutti hanno annunciato colpi di qua e colpi di là. Può darsi che i liquidi siano pochi, ma di fatto ogni squadra di A1 ha cambiato, mediamente, metà organico. Tutte operazioni fatte con soldi che non si hanno? :o: Prendono giocatrici nuove perché così non pagano quelle vecchie e trovano nuove “gonze” da non pagare quest’anno? Ci sarà qualche caso ma non credo che sia così dappertutto.
E allora com’è che solo il Geas non ha trovato nulla? Chi è quel fetente di sponsor che si è tirato indietro a fine luglio, dopo aver promesso di dare supporto vitale per la stagione prossima? Che razza di azienda seria è, che a inizio luglio ti dà una garanzia e a fine luglio non te la dà più? Si è sentito dire che si tratti proprio della Bracco, ma siccome il presidente Mazzoleni non l’ha detto, non c’addentreremo stavolta in interpretazioni.
E però alla fine se c’è un capro espiatorio è proprio quello sponsor fedifrago. Come si permette, chiunque esso sia, di causare l’uscita del Geas dall’A1? Se non avesse bidonato, o se almeno l’avesse detto per tempo, a Sesto non sarebbero (forse) rimasti col cerino in mano. Ad esempio, il Sanga è stato a sua volta bidonato dallo sponsor, ma è avvenuto nella seconda parte dello scorso anno, sicché Franz Pinotti è riuscito a programmare un ridimensionamento forte ma sostenibile. Chiaro, in A2 le cifre sono inferiori e quindi era più facile.
Non diamo per impossibile il miracolo a Sesto finché non è finita, però secondo logica, come trovi ad agosto uno che ti copre la parte scoperta del budget, se questa parte era talmente fondamentale che, essendo venuta a mancare, non si riesce neanche più a imbastire quell’A1 in economia sparata che il Geas aveva annunciato a inizio luglio?

--> Ma la beffa più atroce è nella partenza di Crippa per Faenza. Il Geas, che ha più volte sottolineato con fierezza d’aver sempre pagato tutti, evitato gabbole e trucchetti, eccetera, si vede non solo privato dell’A1, ma costretto a cedere il suo gioiello di casa, il suo prodotto più genuino, a una società che non soltanto ha potuto iscriversi all’A1 solo grazie a un’abile scissione che ha lasciato i debiti e gli stipendi arretrati a carico della vecchia società, ma con la nuova, bella candida e immacolata, si presenta pure con un baldanzoso mercato, comprendente altre nazionali come Ress, Pastore e – si vocifera persino – Ballardini.
Capito? Non è che si sono salvati dal crac e fanno una squadra con due lire. L’anno scorso non avevano soldi per pagare il palazzetto di Faenza e ora sono lì coi grossi nomi mentre a Sesto tutto crolla, e Crippa racconterà quant’è contenta di questa nuova avventura faentina, così come Zanoni era tutta sorrisi ieri alla presentazione a Taranto, com’è logico che le professioniste facciano.
Questa è la realtà che ci tocca digerire. E purtroppo è inevitabile chiedersi: conviene pagare fino all’ultimo centesimo la deludente Halvarsson, le abuliche Haynie e Summerton dello scorso anno per poi non aver più soldi per fare l’A1, oppure conviene spalmare i debiti e riuscire, di riffa o di raffa, a rastrellare il necessario per restare nella massima serie?

--> Non c’è più nulla. La Comense che festeggia la vittoria in gara-4 di semifinale, contro Schio, con tutta la gente del Palasampietro che dà il “cinque” alle ragazze nella passerella finale. Il Geas che impegna Taranto nella semifinale dell’anno prima, con uno striscione che diceva: “Ci avete regalato un sogno – grazie”. I derby che a Cinisello vinceva sempre il Geas e a Casnate sempre la Comense, tranne nei playoff del 2011 quando però poi Zanoni risolse la terza. Il canestro allo scadere di Zanon lo scorso anno e il +37 di una Comense stellare al ritorno. La volta che Stabile cadde nell’azione decisiva e la moviola non risolse il dubbio se era fallo o no. I palloncini rossi e neri con scritto “I love Geas”, i gadget all’ingresso del PalaAllende tipo le spille con le giocatrici in versione pupazzetti e il posterone formato parete che forse lo comprarono in 5. Gli stendardi dei trionfi Comense appesi al Palasampietro. La prima volta del Geas in casa contro Napoli, che c'erano la tv e la tribuna piena, e l’Opening Day a Cinisello 2 anni dopo. Gli ultimi metri di corsa per entrare nei due palazzetti mentre sentivi già i tamburi battere e i primi fischi degli arbitri, e la salivazione aumentava che nemmeno il cane di Pavlov. Le famose sfuriate di Pennestrì e i tentativi di Mazzoleni di scuotere l’indifferenza. Penicheiro e Tillis che sembravano due divinità scese in terra. E le ragazze di nostra conoscenza che se la giocavano, e andavano su Superbasket, che a sua volta è morto di recente.
Tutto questo era ieri, tutto questo ora è cancellato.

“Ma nel mio cuore nessuna croce manca / E’ il mio cuore il paese più straziato” (Ungaretti).
Però anche:
“Everything dies, baby, that’s a fact / Maybe everything that dies, someday comes back” (Bruce Springsteen).

(fine 1^parte)

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