sabato 12 gennaio 2013

Perché si esagera a "personalizzare" le colpe del declino

Si fanno sempre delle questioni personali, come se fosse (tutta) colpa dei dirigenti la situazione del basket italiano... ma quando c'era il boom degli anni '80, il presidente federale era Enrico Vinci, che a leggere Aldo Giordani su Superbasket sembrava un misto tra mafioso, incompetente e Belzebù. E quello della Lega era De Michelis, politico craxiano pluri-inquisito (certo, bravo a strappare contratti miliardari alla Rai, ma presumo che la sua competenza cestistica non fosse straordinaria, così come quella di Gerry Scotti quando presiedette la Lega femminile). E allora com'è che il basket prosperava lo stesso?


La verità, secondo me, è che, dirigenti o meno, per qualche motivo il basket ha toccato il suo picco intorno al 1990 ma poi non è più riuscito a far presa come prima. Di fatto il basket "era di moda", da un certo punto in avanti non lo è più stato.

Possiamo discutere ed eccepire sugli errori dei dirigenti ma, come nel caso del "declino del Paese" e delle responsabilità dei politici, l'impressione è che l'uno valga l'altro e che le cose dipendano ben poco da Tizio piuttosto che da Caio. Certo è più comodo spiegare tutto dipingendo come coglioni in malafede i politici e i dirigenti sportivi di turno.

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