In tribuna la grande Angela Adamoli, coach del Belize Roma, appariva poi scornata ma non troppo: ne ha viste di più importanti, lei che fu olimpica, e soprattutto deve ancora giocarsi la promozione in campionato. Questa coppa è una bella festa, ma è una parentesi. Che comunque dimostra di avere un suo perché: palazzetto pieno nonostante la precoce dipartita del team di casa, Carugate; e atmosfera da evento, certo casereccio come sempre nel femminile, ma è normale che sia così. Questo per dire che i fautori dell'abolizione dell'A3 (strutturata così, con una giusta elitarietà a 32 squadre) non mi convincono: vedo quel che si perderebbe, non vedo quel che si guadagnerebbe.
Dopo l'inno di Mameli (ebbene sì) seguiva poi l'altra semifinale, tra Costamasnaga e Pesaro. Partita dai due volti al massimo grado: Costa parte alla garibaldina, corre, pressa, assalta il canestro magari farraginosamente come suo solito, però ha il doppio dell'energia e segna con Bassani e Tunguz soprattutto. Nel 2° quarto decolla fino al 30-18 e vedendo Pesaro così spenta, tra un tiraccio e una persa, mentre Silva riceve pochissimi palloni buoni, vien da commentare: "Ma come ha fatto Carugate a perdere contro queste?".
Ma è sempre una cacchiata questa frase, e infatti ecco che Pesaro con 5 punti di fila riduce lo scarto all'intervallo (30-23): sembra contar poco, e invece è il segnale che fa girare il vento. Costa torna dagli spogliatoi fiacca, Pesaro invece prende fiducia, ruba palloni, si sblocca dalla media e da 3 (dove nel 1° tempo era un pianto) e innesca la classe superiore di Silva che sciorina movimenti da A1, cioè da donde proviene. Parzialissimo di 0-15 a cavallo della pausa per il 30-33; Costa si sblocca ma Pesaro ormai ha le mani sulla partita, e vola sul 34-46 a fine 3° quarto con l'esterna Franca sugli scudi (parziale di 4-28 a partire dal 18°!). :woot:
Costamasnaga non ne ha più. Va ricordato che Bossi è fuori per crociato rotto e che altre due da quintetto come Longoni e Tagliabue (quest'ultima poteva essere l'anti-Silva) erano tornate la sera prima dopo lunga assenza, quindi erano al 30%. Non che ciò giustifichi del tutto il crollo, ma l'impresa con Stabia era costata molto e la compagine lecchese ha bisogno d'energie per sviluppare il suo gioco fatto d'istinto più che di raziocinio. In più, Francesca Pozzi, protagonista dei quarti con 21 punti, è rimasta a secco con 0/5 al tiro.
Così l'ultimo quarto non offre emozioni, tranne un 7-0 per Costa dopo il massimo svantaggio sul -17. Ma Pesaro controlla bene e chiude 48-61. Silva 17 + 13 rimbalzi: certo decisiva, ma Carugate vedendo quest'esito può mangiarsi mani, piedi e capelli, perché aveva a portata una finale davanti al suo pubblico contro una S. Marinella buona ma non trascendentale. Non ha colto l'attimo. Succede ma penso che il bilancio della kermesse sarà comunque positivo per l'ambiente.
Nella foto: l'impatto di Silva anche in difesa. Qui fa muraglia su un'entrata di Francesca Pozzi.
Nessun commento:
Posta un commento