Per dare l'idea di quanto sia mostruosa la concentrazione di stelle che svernano in terra di Putin, basta nominare 3 giocatrici per parte (Whalen, Tina Charles, Ana Dabovic per chi ha vinto la coppa; Augustus, Prince, Milovanovic per chi l'ha persa), ovvero alcune stelle assolute della Wnba più top players europee, ovviamente non le uniche vedettes nei rispettivi rosters, e considerare che in patria sono due teams di seconda fascia rispetto a Ekaterinburg, Orenburg e Spartak di Eurolega... Ma del resto la geopolitica del basket femminile europeo è questa da una decina d'anni e non fa più notizia (ultimamente anche nel volley sta diventando così: e infatti non vinciamo più neanche nella pallaschiaffa).
Il problema è che il fossato aumenta. L'A1 nostrana è il deserto dei tartari, in confronto. E non perché la scuola italiana sia inaridita. Ohibò, c'entra anche questo, se pensiamo che nell'88 Vicenza vinse la Coppa Campioni battendo in finale Novosibirsk pur potendo schierare una sola straniera (Janice Lawrence), e le altre 9 erano italiane. Ok, però dall'altra parte le russe erano tutte russe, mica l'attuale congrega di stars internazionali ingaggiata a suon di rubli.
Lo spaventevole contrasto è quantomai evidente se guardiamo i rosters delle 4 squadre scese in campo giovedì, ovvero in contemporanea con la finale di Eurocup, per gli anticipi di gara-1 dei quarti-playoff (carino, a proposito, lo scaglionamento delle partite: domenica 30, metà gare-2 e metà gare-1... :ph34r: ): Lucca, che ha piegato 62-56 una resistente Venezia, è l'unica ad aver schierato le canoniche 3 straniere. Venezia ne aveva 2 (out Ruzickova); Ragusa 2 (out Williams); Spezia addirittura una. Ragusa-Spezia, sfida tra neopromosse (66-54 per le padrone di casa, con 20 di Milica Micovic che è in gran spolvero) poteva essere tranquillamente una partita di A2 dell'anno scorso: parecchie giocatrici sono le stesse, c'è giusto una straniera in più da parte siciliana. Oggi è un playoff di A1. Ma forse il pubblico si diverte uguale (si va per veder la propria squadra vincere) e se il livello è precipitato, poco se ne dispiace. O no? Mah. :unsure: Il fatto è che nemmeno questo crollo del valore dei rosters sembra evitare ai clubs di andare in crisi economica.
Il lato positivo è che c'è l'occasione, per varie italiane, di essere protagoniste: ad esempio, 14 punti Galbiati per Ragusa, 11 di Melchiori per Venezia. Nella sfiga del crollo degl'ingaggi, se non altro, questa generazione ha più spazio di quella che capitò in A1 tra metà e fine del decennio scorso, quando con 4 straniere c'era posto solo per far tappezzeria, salvo eccezioni.
Intanto s'apprende che dalle semifinali in poi ci sarà la diretta su RaiSport: bella notizia ma speriamo di avere uno spettacolo all'altezza. Altrimenti il confronto con lo splendore del pattinaggio sul ghiaccio (in questi giorni c'erano i Mondiali in tv) è duro da camuffare quando le ragazzine guardano.
PS: giusto per finire su una nota d'internazionalità come s'è cominciato: Ashley Ravelli, la nostra alfiera in Ncaa con Robert Morris University, è uscita come da pronostico al primo turno contro Notre Dame: mazzolata pesante ma l'importante per loro era esserci.
Nella foto: Tina Charles, stella della Dinamo Mosca, durante la finale di Eurocup. Un tempo, gente così veniva in Italia, ora le vediamo col binocolo.

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