domenica 15 giugno 2014

Taccuino illustrato - 162

Un giorno di fine maggio ero in un ex oratorio femminile delle mie parti: si usavano una volta nei paesi, prima che li unificassero con quelli maschili. Si scorgevano, per terra, i segni di un antico campo da basket all'aperto: asfalto crepato, righe del campo scolorite, ma inconfondibili. Il prete raccontava: "Qui una volta c'era una fortissima squadra femminile". E qualche donna sui 40 anni lì presente diceva: "È vero, una volta c'erano un sacco di ragazze che giocavano a basket... adesso non c'è più nessuna". :( In quanti oratori di provincia potresti sentire la stessa cosa?
Sempre in quell'ex oratorio femminile, c'è un ex convento di suore salesiane, oggi abbandonato perché le ultime superstiti si sono estinte per vecchiaia. Suore e giocatrici di basket: c'entrano come... il diavolo e l'acqua santa, ma hanno in comune la crisi di praticanti, l’assottigliamento progressivo dei numeri, la scarsità di vocazioni tra le giovani.

Delle future suore però non m'importa granché, delle future giocatrici invece sì, e allora ho colto l'occasione del Torneo dell'Amicizia di Usmate (dal 31 maggio al 2 giugno) per andare a osservare qualcuno di questi “panda” degni di protezione dal Wwf. Nella ridente cittadina a metà strada tra Monza e Lecco c'era infatti un maxi-torneo di minibasket con 3 categorie maschili e 2 femminili: Esordienti 2002-03 e Gazzelle 2004-05.
Si giocava su campi all'aperto (tranne una parte del torneo Esordienti, disputata in palestra), in un clima non ancora torrido come nel weekend successivo; anzi, il sabato mattina faceva piuttosto fresco prima che spuntasse un incerto sole.
Si respirava allegria nell'ambiente, sia per la presenza di questi stormi di giovani cestisti coi genitori, sia per la recentissima promozione in A3 della prima squadra locale, le cui esponenti (un paio in panchina come allenatrici delle Gazzelle usmatesi) bazzicavano in giro col sorriso soddisfatto di chi ha raggiunto l’obiettivo. Inoltre, un piacevole odore di carne grigliata proveniente dall’area-ristoro impregnava l’aria. ^_^
Ma eccoci dunque a osservare le ragazzine all’opera in questo torneo, all’apparenza simili alle loro normali coetanee, forse mediamente un po’ più massicce; ma ce n’era di tutti i tipi. Avrei voluto interrogarle una per una per sapere come hanno iniziato a giocare a basket. Ma non volevo essere importuno. Del resto, un’inchiesta simile l’abbiamo già fatta gli anni scorsi su “Pink Basket” (chiedendo alle attuali giocatrici senior come avevano cominciato), e l’impressione ricavata era che, rispetto ad altri sport che hanno più visibilità presso le femmine (pallavolo, ginnastica, danza, pattinaggio, nuoto), al basket ci si finisca non per spontanea vocazione, ma per circostanze favorevoli: genitori che hanno giocato, un fratello o una sorella maggiori, l’amica del cuore che ti chiede se vieni anche tu, in qualche caso pure i famosi e invocati “corsi nelle scuole”. Sono comunque gemme strappate a fatica alle sirene delle altre discipline.

Che impressione fanno queste giocatrici in erba? L’aspetto più divertente è vederle combattere a viso aperto, con la massima e genuina voglia di vincere (ma forse, più che di vincere: di fare del loro meglio, che è un pizzico diverso), ancora libere da quel carico di delusioni, sconfitte, frustrazioni, invidie, infortuni che costellano le carriere delle più grandi. Insomma, l’entusiasmo puro del giocare a basket, che forse è l’entusiasmo che mettono in qualsiasi gioco a quell’età, dal nascondino alla palla prigioniera; ma non è giusto pretendere già una dedizione esclusiva al nostro sport. L’importante è che inizino ad amarlo, a provare emozioni legate ad esso.
È ovvio poi che c’è parecchia differenza tra Esordienti e Gazzelle. In queste ultime il gioco è un assalto all’arma bianca da un canestro all’altro, con ingolfamenti di massa sulla palla (contese ogni 30 secondi, esagerando un po’ ma non troppo...), valanghe di tiri, rimbalzi in attacco e ri-tiri, ricerca di soluzioni ravvicinate, le uniche alla portata delle capacità balistiche delle piccole atlete, anche se ogni tanto qualche ardita tiratrice dalla media s’azzarda e riesce pure. Inevitabilmente, lo sviluppo tecnico è embrionale per tutte (a 10 anni sono alla seconda o massimo terza stagione di gioco, quindi non possono certo aver costruito chissà qual bagaglio) e quello tattico è inesistente, per cui ciò che ognuna riesce a fare in campo dipende in gran parte dalle sue doti fisico-atletiche e di coordinazione. E la difesa, per usare un’azzeccata definizione del prof. Maurizio Mondoni (luminare del minibasket), è in realtà un “attaccare l’attacco”: ovvero, se l’avversario ha la palla gli si salta addosso per rubargliela. Una cosa importante si nota, però: rispetto al minibasket maschile, la propensione naturale al passaggio e alla collaborazione è maggiore. :yes:
Nelle Esordienti invece s’iniziano a vedere azioni più elaborate, maggior ricerca del tiro da fuori, difese organizzate. Alcune ragazze (non tutte) sono già nell’età dello sviluppo, vicine alla statura definitiva, anche se questo comporta pure svantaggi in termini di coordinazione e di fragilità (esperti mi suggeriscono che le ragazze cresciute in fretta, e per questo magari filiformi nella struttura, si espongono a infortuni che invece le bambine, più “elastiche”, non rischiano). Per certi versi il loro basket è ovviamente più gradevole di quello delle Gazzelle, cioè assomiglia di più al basket “reale”; per certi altri però è un giuoco che non ha più la gioiosa spontaneità del “mini” ma non ha ancora le qualità del giovanile vero e proprio; insomma un ibrido in attesa di sbocciare, così come lo sono le ragazzine di 12 anni non più bambine e non ancora adolescenti.

Risultati? Tra le Esordienti ha vinto il Sanga Milano, squadra tra le migliori di Lombardia, battendo in finale (abbastanza combattuta, ma sempre condotta) Usmate padrona di casa; terze Milano Basket Stars regolando Villasanta nella finaluccia.
Nelle Gazzelle s’è imposta Biassono in una finale molto tirata su Verderio; terza Usmate piegando con altrettanto equilibrio Milano Stars. Interessante che Biassono, non avendo sinora un settore minibasket, ha messo insieme per l’occasione una decina di ragazzine della zona che giocano con i maschi, prevalendo su 3 squadre che hanno invece fatto la stagione Gazzelle: qualcuno sostiene che il “misto” a quell’età sia più formativo, ma non sapremmo valutare da un singolo torneo. :unsure:
Nota positiva finale: lì a Usmate, tra panchina e bordocampo, c’erano personaggi come Franz Pinotti, Marino Mannis, la coppia dirigenziale biassonese Lelo Beretta-Patrizia Marchini. Un segnale che, probabilmente, cresce la consapevolezza che il giardino, per non lasciarlo inaridire, va coltivato sin da quando le pianticelle sono piccole.

Certo, il 90% di queste ragazzine viste al torneo non combineranno granché nel basket. Però hanno un vantaggio: che se tengono duro avranno molte più possibilità di emergere rispetto a uno sport con miriadi di praticanti. Per tornare al paragone iniziale, una che si fa suora oggi ha ottime chances di diventare madre superiora, vista la scarsità di concorrenza, no? Così, una giovane cestista coi mezzi adatti e una forte volontà entrerà più facilmente nelle selezioni regionali e poi (chissà) azzurre rispetto a una coetanea pallavolista. :B): E come diceva Giulio Cesare, “meglio primi in provincia che secondi a Roma”. Ad esempio, nel team Gazzelle di Verderio c’era una lunga già alta 1.60 circa, pure discretamente coordinata anche se tutta da sgrezzare: considerando che suo padre doveva essere quella montagna umana che la incitava a bordo campo (quindi potenziale genetico idoneo), e considerando come siamo messi attualmente nelle lunghe, costei ha un luminoso avvenire, se ci si mette...

Nella foto: una Gazzella usmatese zompetta a raggiunger la palla nel match con Biassono.

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