Venerdì 21/8 – Semifinale, noi siamo in semifinale, semifinaaale (coro): all'Europeo U16, s'intende. Risultato logico, dopo 6 vittorie su 6, ma non scontato, visto quello che è successo negli altri quarti di finale: una rivoluzione. Siamo l'unica meglio classificata a non essersi fatta sgambettare.
La Spagna, risorgendo da solita marpiona qual è (nonostante, ovviamente, le ragazze siano nuove), ha infilzato 61-70 la Russia, certo non brillante l'altroieri con noi ma pur sempre una candidata serissima alle medaglie; clamorosa la "paga" incassata dalle concittadine di Maria Sharapova nei due periodi centrali, 16-41. Non bastano i 19+12 rimba della solita Ogun. L'Ungheria, che finora aveva molto ben impressionato, ha ceduto 56-60 alla Rep. Ceca, nonostante i 40 punti del duo Juhasz-Gereben: ceche più profonde, equilibrate.
Certo, l'U16 è la categoria dove i valori sono più fluttuanti, meno definiti, però un tale sconquasso era impensabile. Bravi noi a fare da felice eccezione, regolando 71-59 una Lettonia tutt'altro che arrendevole. All'inizio le baltiche frizzavano, tirando con alte percentuali e comandando per qualche frangente. Già nel finale di 1° quarto però ci staccavamo lievemente (23-19) con 4 punti negli ultimi 10 secondi (canestro e rubata). Nel 2° periodo la nostra difesa diventava più impermeabile; in attacco trovavamo un buon impatto da Del Pero a fianco delle solite; scappavamo sul 36-23. Però qualche leggerezza rimetteva in partita la tenace Lettonia (38-33 all'intervallo).
A inizio ripresa la prepotenza di Madera dettava il tono dell'assalto definitivo, con un parziale di 11-1. Non ci accontentavamo del +12 di fine 3° quarto, spingendo sino al +17 con 3'30" da giocare. L'ultimo sussulto lettone era spento da uno degli ormai abituali dardi di Pinzan. Alla fine la più produttiva per noi risultava Cubaj con 16 + 11 rimba e 6/11 da 2. Non c'è che dire, Big Lorela convince per fisico, convince per tecnica, convince per personalità. Il che non significa che non faccia cazzate, ma quei tre elementi li ha. Come del resto la squadra nel suo complesso. Significativo che anche le altre due in doppia cifra (Trucco e Madera 11) siano lunghe, perché ci siamo nuovamente imposti con la fanteria pesante. La fisicità ci consente di non spendere troppe energie nel corso della partita, costringendo invece le avversarie a tirarsi il collo: la Lettonia è partita con alte percentuali ma non aveva canestri (relativamente) facili su cui contare quando subentrava la stanchezza, noi sì. Bello vedere agli altri succedere quello che di solito paghiamo noi.
Ritroviamo ora la Rep. Ceca, già battuta di 15 nella prima fase, ed evitiamo Russia e Francia nell'eventuale finale. Siamo diventati i favoriti, inutile negarlo. Ma è una bella sensazione, pressoché inedita nell'era moderna, perché quando vincemmo l'oro U18 nel 2010 (con Giovanni Lucchesi) non avevamo il pronostico a favore in finale, né lo avevamo quando abbiamo vinto le altre medaglie recenti. Non sappiamo cosa porteremo a casa alla fine, ma abbiamo sin d'ora il biglietto per i Mondiali U17 del prossimo anno.
Sabato 22/8 – La giornata iniziava col piede giusto, un messaggio scritto da coach Lucchesi sulla sua bacheca di Facebook (a notte fonda, per l'esattezza) e arrivato rapidamente a oltre 500 "mi piace":
"C'è un valore fondamentale nel rapporto tra allenatore e squadra; sembra qualcosa di misterioso, qualcosa di impalpabile, ma è duro come il diamante. Ha un nome spesso, troppo spesso, sottovalutato; ha un nome da troppi ritenuto inutile, antiquato, fuori moda, inadatto al frullatore furioso dei rapporti di questo ambiente, di questo tempo. Un nome che evoca quasi debolezza, su cui invece dovrebbe poggiare ogni legame.
Si chiama STIMA, ed io di questa squadra, di queste atlete, di queste Persone, di queste giocatrici ho una stima immensa. E questa stima mi fa pensare di aver contribuito a farle crescere. Ed allora dico di aver vinto qualcosa che resta per sempre. Vi stimo da morire, ragazze!".
Una conferma che Lucchesi, oltre a essere un grande allenatore, è anche un grande comunicatore.
L'impressione è che la Rep. Ceca abbia giocato una partita solidissima, negandoci le armi migliori con molta organizzazione: raddoppi sulle lunghe, tutte a rimbalzo (il conto sotto i tabelloni è stato 28-40 a nostro sfavore: il contrario delle altre partite), circolazione paziente, tanti tiri ben presi. Ci hanno colpiti con uguale lucidità quando eravamo a uomo e quando eravamo a zona. E invece di essere noi ad andarcene via quando contava davvero, l'hanno fatto loro. Ci siamo stampati contro un avversario non più forte ma in serata migliore, e probabilmente lo staff non è riuscito stavolta a trovare le mosse giuste per arginare la deriva.
I primi due quarti sono stati un botta-e-risposta, avanti ora noi ora loro. Però emergeva già che le ceche non erano per nulla impressionate né dalla nostra stazza né dai nostri tentativi di allungo. Gran mentalità. Il 3° quarto era di stallo (8-9 il misero parziale): rischiavamo grosso finendo a -8 con 3 punti nei primi 8', ma risalivamo con un 5-0 nelle battute finali (39-42 al 30').
Insomma era ancora tutta da giocare. Ma ecco, appunto, che quando ci si aspettava la zampata nostra, è arrivata la loro. Parziale di 0-12 in 4'30" e sul 39-54 per noi era fine corsa. Poi ci siamo riavvicinati a -6 ma ormai era tardi. Errori e svarioni nostri, in quell'imbarcata, certo (ad esempio un raddoppio mal consigliato di Pinzan che ha scoperto il fianco a una tripla dal lato sinistro), però anche gran personalità della Rep. Ceca. Loro hanno giocato come se non avessero di fronte una squadra che le aveva suonate nella prima fase ed era imbattuta. Bisogna dire che le ceche non vengono dal nulla: è la loro terza finale consecutiva in questa categoria. Eppure ci resta l'idea che fossimo più forti noi ma l'oro lo vincerà qualcun altro, cosa che fa girar le scatole più di quando ti batte uno che è palesemente migliore. Madera stavolta la top con 14 + 7 rimba; Cubaj 10, Pinzan 9 ma 2/10 al tiro e le esterne han combinato poco (Fassina 1). Una delle chiavi per la Cechia è stato invece un bilanciamento perfetto tra gioco interno ed esterno. Top scorer ancora l'ala grande Sipova, 17 + 8 rimba.
Nella finaluccia 3° posto troveremo la Spagna, che s'è fatta inopinatamente suonare dal Portogallo, 64-44 con un tennistico 30-15 all'intervallo.
Ma dobbiamo rimandare i rimpianti, casomai, a lunedì perché sarebbe profondamente ingiusto uscire senza medaglie. Forse è un pizzico meglio giocarsela con la Spagna anziché contro le padrone di casa e il loro popolo; ma per quanto inferiore ai suoi soliti livelli (ci pare di aver capito che manca la loro miglior '99, va notato), è pur sempre la Spagna.
Domenica 23/8 – Arriba Italia. Siamo di bronzo all'Europeo U16, dominando la Spagna 70-54. Se eravamo deluse non si è visto: prestazione di personalità ma anche di entusiasmo, con le ragazze che si caricavano a vicenda. La difesa tornava quella delle prime due fasi, che concedeva poco o nulla: 24 punti nei primi 25 minuti; volavamo sul 39-24 a metà 3° quarto. Da lì la Spagna risaliva sino al 48-43 d'inizio ultimo periodo, ma rimbalzavamo alla grande con una tripla di Verona, cui seguiva un vero e proprio show di Pinzan con tre canestri da fuori uno più difficile dell'altro, per 8 punti, alternati a due soluzioni da sotto per la coppia di torri Cubaj-Madera, tornate dominanti.
Le marcatrici alla fine: Madera 14 + 9 rimba, Pinzan 13, Verona e Fassina 11. Terminiamo così in festa, tanto più che, si sa, il bronzo ti rende più felice di un argento, quando sei sul podio. E comunque, per la prima medaglia internazionale della loro vita, è sacrosanto che queste ragazze pensino solo a gioire e non al fatto che poteva essere d'oro, quella medaglia.
L'esito della finale, peraltro, costringe a rivedere almeno in parte il giudizio sulla nostra prova di ieri. La Rep. Ceca ha rullato il Portogallo con autorità straordinaria: 79-55, già +18 all'intervallo prima che le lusitane ritrovassero baldanza dopo la pausa, tornando a -10 salvo però venire respinte con violenza, giacché un 17-4 ceco metteva tutto in ghiaccio già al 29' (56-33). Vitulova 18 per le vincenti, Silva 14 per le sconfitte. Commovente il pubblico di Matosinhos, 5000 entusiasti.
Nel quintetto ideale sono state inserite con generosità due portoghesi (ok la pivot Jordao ma il play Ramos, addirittura nominata "mvp", ha giocato malino sia la semi che la finale), una ceca (Sipova), la russa Ogun nonostante l'uscita nei quarti, e la nostra Lorellona Cubaj che si consacra come una delle migliori '99 d'Europa. E' stata lei la nostra top scorer con 11,0 di media, un soffio meglio di Pinzan (10,6) e Madera (10,4), quest'ultima top rimbalzista con 6,8. Tra i tanti elementi che ci piacciono di questa Nazionale anche l'assortimento tra nordiche, centro-italiche e meridionali: un'Italia completa non solo sul piano dei ruoli ma anche della geografia.
Non va trascurato, poi, il modo lungimirante con cui questo bronzo è stato preparato: ovvero dando alle '99 (e alla 2000 Madera) un ruolo importante all'Europeo U16 dell'anno scorso, in cui arrivammo soltanto noni ma, anziché inseguire qualche posizione in più con un'annata '98 non eccelsa, forgiammo l'ossatura Pinzan-Cubaj-Fassina-Trucco-Madera, che peraltro dominarono le graduatorie statistiche azzurre già 12 mesi or sono.
Mettiamola così, in chiusura: la sconfitta in semifinale ci ha evitato l'impietoso paragone, che qualcuno sui socials avrebbe sicuramente fatto, tra i festeggiamenti in Bosnia con 50.000 in piazza per l'oro U16 maschile (7 giorni or sono), e quelli inesistenti che avrebbero ricevuto le nostre ragazze... Che magari, però, in futuro, insieme alle sorelle maggiori già medagliate, combineranno più dei loro coetanei bosniaci. E forse già l'anno prossimo ai Mondiali U17 dimostreranno di essere loro le vere top d'Europa del '99. E' solo l'inizio del viaggio.
Nella foto: le U16 festeggiano la medaglia che rende felice l'estate azzurra 2015.

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