I quarti del Mundial erano stati piuttosto fiacchi, le semifinali invece hanno offerto quasi il massimo che ci si poteva aspettare. Un Belgio gajardo ha approfittato della tendenza di questi Usa a sonnecchiare più a lungo possibile, e comunque Meesseman (23 punti) è una che sta sullo stesso pianeta dei mostri americani; il problema è che per tornare i conti per 40 minuti serviva (come a qualsiasi avversario degli Usa) una panchina più lunga (Wauters era semi-k.o.) e percentuali da 3 che non scemassero; ma quando la fatica inizia a pesare, le medesime scendono fatalmente.
Inoltre, quando il giuoco si fa duro Taurasi si mette a giuocare: la divina finisce con 26 punti, e in assommata con Stewart (20), che corre a tutto campo come una piccina, e Griner (16), torreggiante anche se alterna nelle esecuzioni (ma forse è un errore pensare che una col suo fisico pauroso debba dominare sempre e comunque; per certi versi è tecnicamente limitata), produce lo strappo che il Belgio non può suturare.
93-77 è netto, ma lascia qualche interrogativo su questo Dream Team meno Dream di altre volte. E' da inizio Mondiale che pare aver inserito questa modalità di risparmio energetico (giochiamo un tempo e tanto basta); forse perché Dawn Staley non ha esattamente lo stesso polso di Geno Auriemma; o forse perché persino loro, con 4-5 assenze importanti, finiscono per avere un numero limitato di fuoriclasse totali, cioè quelle che fanno la differenza anche in una semifinale. Tant'è che ieri in pratica han deciso la partita in 3, mentre 5 hanno giocato meno di 10 minuti. Va considerato che questo Mondiale è incastrato fra la fine della Wnba e l'inizio della stagione euro-asiatica; una roba liofilizzata di 8 giorni da sbrigare più in fretta possibile e con una preparazione breve e frammentaria da parte delle americane.
C'è quindi spazio per le speranze australiane. Le cangure sembravano sul punto di capitolare di fronte alla rinascita spagnuola, già evidenziata nei quarti ma ancor più possente nei due periodi centrali di ieri, conclusi sul 58-50 dalle iberiche, le quali parevano un'onda montante e inarrestabile, dopo aver cancellato il -15 iniziale. A quel punto però montava la contro-onda delle oceaniche, trascinate da un'immensa Cambage. Sulla quale c'eravamo chiesti se fosse maturata come leader (dopo la figura non brillante in questo senso nel quarto di finale perduto a Rio 2016 contro la Serbia) e la risposta è stata eclatante. 33 punti e 15 rimbalzi, segnando tutto il segnabile nell'ultimo quarto (un 2+1 su punteggio pari ha dato il vantaggio definitivo; un canestro su palla vagante in area ha siglato la staffa), oltre ovviamente a troneggiare anche in difesa (4 stoppate). Per la Spagna una mazzata l'uscita per falli di Ndour (e poco dopo di Nicholls), la quale comunque a sua volta conferma il suo salto di qualità verso l'eccellenza (17 punti), sia pur a un livello sotto Cambage, in questo momento il miglior centro del pianeta come già la stagione Wnba aveva indicato.
A far tornare i conti, per le spagnole, sono mancate le due emergenti dei quarti, Ouvina e Casas, ambo opache ieri; inoltre Torrens chiude con 15 ma 6/18 al tiro e probabilmente è proprio il suo passo indietro, rispetto ai livelli cui aveva abituato, che fa la differenza in negativo per la compagine di casa, la quale comunque potrà giocarsi il bronzo nella rivincita col Belgio.
domenica 30 settembre 2018
mercoledì 26 settembre 2018
Mondiali - spareggi (= ottavi)
Abboffata televisiva oggi coi Mondiali per gli ottavi, o spareggi che dir si voglia.
La partita più scoppiettante, non a sorpresa, è stata Cina-Giappone. Le pechinesi si prendono la rivincita sulla sconfitta nella guerra per la Manciuria d'un secolo abbondante fa, sancendo il loro ritorno in auge. Erano leggermente sfavorite rispetto a un Nippone superiore negli ultimi anni. Dinamismo e triple delle giapponesi contro superiorità fisica delle cinesi; questo il copione previsto ma la Cina ha dimostrato di reggere bene anche sul ritmo e ha infilato 9 triple su 16, mentre a loro volta le Giappe hanno preso più rimbalzi offensivi delle rivali. Insomma due ottime squadre (anche se a volte velocità ha fatto rima con frenesia) che si sono equivalse finché le migliori percentuali della Cina le hanno fatto prendere 10 punti di margine, con cui a 2'30" dalla fine sembravano andare in porto tranquille. Senonché il pressing giapponese e pastrocchi in serie delle cinesi hanno prodotto uno 0-8; sull'81-79 decisiva una buona palla dentro l'area per Yueru Li (la più bassa delle due torri del '99: appena 2 metri) che ha appoggiato il canestro decisivo. Non bastano 25 punti in 26' di Motohashi.
Mica male anche Nigeria-Grecia, più per l'equilibrio che per la qualità del gioco. Vincono le conterranee di Hakeem The Dream dopo aver preso il controllo nei due quarti centrali e aver rischiato di buttare tutto nell'ultimo quarto sulla rimonta ellenica guidata dalla giovane figlia d'arte Fasoula (18 punti); più di riffa e raffa che con chissà quali prodezze, sfruttando il tilt nigeriano, la Grecia passava a condurre con 2 liberi di Kaltsidou a 10 secondi dalla fine; ma nell'ultimo assalto africano, caotico come i precedenti, la palla finiva per caso in mano alla massiccia ossigenata Edeferioka, sin lì 0 punti, che come se niente fosse segnava i due liberi del 57-56 a 3 secondi dalla fine. Imbarazzante l'ultimo tentativo greco, dopo timeout, con una rimessa malfatta da Limoura che provocava una palla persa. Spiace per la Grecia ma è significativa la crescita di competitività del continente nero, per quanto non sia titanico aver battuto le elleniche, che l'anno scorso fecero i bambini coi baffi all'Europeo ma non valgono più di Russia o Serbia, compagini nostrane rimaste a casa.
Francia e Spagna, le bocciate (con sospetto traccheggio) di ieri, emergono alla distanza per stendere Turchia e Senegal. Niente sorprese qui, dunque. Gruda-Miyem, coppia garanzia per le transalpone: 38 punti in coppia giocando poco più di 20'; di là solita Hollingsworth, ok, ma le suddite di Erdogan si confermano in flessione rispetto a qualche anno or sono; ebbero fortuna ad Euro 2017 ma non valgono più di questo, attualmente. La Spagna non convince ancora; è contratta, o sta tenendo il freno a mano in vista di quando si farà sul serio o proprio non ne ha di più; subisce per due quarti un Senegal che parte con 5/6 da 3; poi con le operaie più che con le stelle (pochi minuti e poca roba da Torrens) fa afflosciare le africane che segnano solo 14 punti nella ripresa.
Di conseguenza venerdì abbiamo: Canadà-Spagna; Australia-Cina; Belgio-Francia; Usa-Nigeria.
Il dato saliente è che rimangono solo 3 europee, le medagliate dello scorso anno: il resto del mondo (salvo il Sudamerica, come già notato) ha la freccia verso l'alto, cosa che fa piacere per il movimento globale, però in prospettiva renderà ancora più difficile la nostra perenne ricerca di un rientro nell'elite. O forse no, se in realtà si tratta di una flessione europea, nel qual caso sarebbe più facile per noi fare risultato a Euro 2019. Cominciamo ad arrivarci, peraltro.
La partita più scoppiettante, non a sorpresa, è stata Cina-Giappone. Le pechinesi si prendono la rivincita sulla sconfitta nella guerra per la Manciuria d'un secolo abbondante fa, sancendo il loro ritorno in auge. Erano leggermente sfavorite rispetto a un Nippone superiore negli ultimi anni. Dinamismo e triple delle giapponesi contro superiorità fisica delle cinesi; questo il copione previsto ma la Cina ha dimostrato di reggere bene anche sul ritmo e ha infilato 9 triple su 16, mentre a loro volta le Giappe hanno preso più rimbalzi offensivi delle rivali. Insomma due ottime squadre (anche se a volte velocità ha fatto rima con frenesia) che si sono equivalse finché le migliori percentuali della Cina le hanno fatto prendere 10 punti di margine, con cui a 2'30" dalla fine sembravano andare in porto tranquille. Senonché il pressing giapponese e pastrocchi in serie delle cinesi hanno prodotto uno 0-8; sull'81-79 decisiva una buona palla dentro l'area per Yueru Li (la più bassa delle due torri del '99: appena 2 metri) che ha appoggiato il canestro decisivo. Non bastano 25 punti in 26' di Motohashi.
Mica male anche Nigeria-Grecia, più per l'equilibrio che per la qualità del gioco. Vincono le conterranee di Hakeem The Dream dopo aver preso il controllo nei due quarti centrali e aver rischiato di buttare tutto nell'ultimo quarto sulla rimonta ellenica guidata dalla giovane figlia d'arte Fasoula (18 punti); più di riffa e raffa che con chissà quali prodezze, sfruttando il tilt nigeriano, la Grecia passava a condurre con 2 liberi di Kaltsidou a 10 secondi dalla fine; ma nell'ultimo assalto africano, caotico come i precedenti, la palla finiva per caso in mano alla massiccia ossigenata Edeferioka, sin lì 0 punti, che come se niente fosse segnava i due liberi del 57-56 a 3 secondi dalla fine. Imbarazzante l'ultimo tentativo greco, dopo timeout, con una rimessa malfatta da Limoura che provocava una palla persa. Spiace per la Grecia ma è significativa la crescita di competitività del continente nero, per quanto non sia titanico aver battuto le elleniche, che l'anno scorso fecero i bambini coi baffi all'Europeo ma non valgono più di Russia o Serbia, compagini nostrane rimaste a casa.
Francia e Spagna, le bocciate (con sospetto traccheggio) di ieri, emergono alla distanza per stendere Turchia e Senegal. Niente sorprese qui, dunque. Gruda-Miyem, coppia garanzia per le transalpone: 38 punti in coppia giocando poco più di 20'; di là solita Hollingsworth, ok, ma le suddite di Erdogan si confermano in flessione rispetto a qualche anno or sono; ebbero fortuna ad Euro 2017 ma non valgono più di questo, attualmente. La Spagna non convince ancora; è contratta, o sta tenendo il freno a mano in vista di quando si farà sul serio o proprio non ne ha di più; subisce per due quarti un Senegal che parte con 5/6 da 3; poi con le operaie più che con le stelle (pochi minuti e poca roba da Torrens) fa afflosciare le africane che segnano solo 14 punti nella ripresa.
Di conseguenza venerdì abbiamo: Canadà-Spagna; Australia-Cina; Belgio-Francia; Usa-Nigeria.
Il dato saliente è che rimangono solo 3 europee, le medagliate dello scorso anno: il resto del mondo (salvo il Sudamerica, come già notato) ha la freccia verso l'alto, cosa che fa piacere per il movimento globale, però in prospettiva renderà ancora più difficile la nostra perenne ricerca di un rientro nell'elite. O forse no, se in realtà si tratta di una flessione europea, nel qual caso sarebbe più facile per noi fare risultato a Euro 2019. Cominciamo ad arrivarci, peraltro.
martedì 25 settembre 2018
Mondiali - il punto dopo la prima fase
Scelta fortunata anche oggi quella di Sky che della terza giornata del Mundial ci offre un Belgio-Spagna intrigante e intricato. Nel senso che il Belgio gioca meglio, molto meglio, e vince con merito di 9 punti. Ma Andreotti, inteso come il fu Giulio che diceva "A pensar male...", fiuterebbe aria d'intrico, in quanto arrivare primi in quel girone voleva dire finire sulla strada degli Usa in semifinale. E se al Belgio non importa granché, in quanto da esordiente all'evento sarebbe già grasso che cola fare una semi, la Spagna certo non ha organizzato il carrozzone per non provare a giungere almeno all'argento.
Per via dei risultati precedenti, la Spagna era prima con una sconfitta fino a 7 punti compresi; dopo essere stata anche a -17 (se non ricordo male), le ex suddite di Franco rimontano e, con due tiri liberi di Xargay a pochi secondi dalla fine, si portano a -7, ossia il massimo limite per essere prime; e manca solo 1" e 1 decimo. Rimessa Belgio dopo il timeout, taglio di Meesseman che riceve e deposita allo scadere il +9 delle vallon-fiamminghe. Quindi Belgio primo e Spagna seconda evitando gli Usa nel tabellone.
Chiaramente non ci sono elementi per dire che la Spagna l'abbia fatto apposta (poteva sbagliare i due liberi precedenti), ma credo che nemmeno abbia giocato col coltello fra i denti, sapendo che vincere conveniva poco, nella sua ottica.
Nel frattempo il Canadà conferma il suo ruolo di potenza emergente stendendo 71-60 la Francia con un gran ultimo quarto. E se vogliamo essere andreottiani al 100%, c'è qualche dubbio pure sulla Francia, che per via degli orari ha saputo della sconfitta spagnola proprio prima di iniziare l'ultimo quarto, che significava beccare le iberiche negli eventuali quarti, mentre così avrebbero il Belgio. Dice: ma poi avranno gli Usa in semi. Vero, ma credo che la Francia sia paga di giocarsi la semifinale e poi il bronzo nella finalina. Dopodiché mi posso anche mandare a cagare da solo con tutte 'ste dietrologie e può darsi benissimo che nulla sia stato premeditato.
In ogni caso il tabellone risulta:
vincente Spagna-Senegal contro Canadà
vincente Cina-Giappone contro Australia
vincente Francia-Turchia contro Belgio
vincente Nigeria-Grecia contro Usa
Tutti gli spareggi di domani (mercoledì) sono in diretta su Sky. Saporito il derby a mandorla con il dinamismo giapponese contro le torri gemelle classe 1999 cinesi.
Per via dei risultati precedenti, la Spagna era prima con una sconfitta fino a 7 punti compresi; dopo essere stata anche a -17 (se non ricordo male), le ex suddite di Franco rimontano e, con due tiri liberi di Xargay a pochi secondi dalla fine, si portano a -7, ossia il massimo limite per essere prime; e manca solo 1" e 1 decimo. Rimessa Belgio dopo il timeout, taglio di Meesseman che riceve e deposita allo scadere il +9 delle vallon-fiamminghe. Quindi Belgio primo e Spagna seconda evitando gli Usa nel tabellone.
Chiaramente non ci sono elementi per dire che la Spagna l'abbia fatto apposta (poteva sbagliare i due liberi precedenti), ma credo che nemmeno abbia giocato col coltello fra i denti, sapendo che vincere conveniva poco, nella sua ottica.
Nel frattempo il Canadà conferma il suo ruolo di potenza emergente stendendo 71-60 la Francia con un gran ultimo quarto. E se vogliamo essere andreottiani al 100%, c'è qualche dubbio pure sulla Francia, che per via degli orari ha saputo della sconfitta spagnola proprio prima di iniziare l'ultimo quarto, che significava beccare le iberiche negli eventuali quarti, mentre così avrebbero il Belgio. Dice: ma poi avranno gli Usa in semi. Vero, ma credo che la Francia sia paga di giocarsi la semifinale e poi il bronzo nella finalina. Dopodiché mi posso anche mandare a cagare da solo con tutte 'ste dietrologie e può darsi benissimo che nulla sia stato premeditato.
In ogni caso il tabellone risulta:
vincente Spagna-Senegal contro Canadà
vincente Cina-Giappone contro Australia
vincente Francia-Turchia contro Belgio
vincente Nigeria-Grecia contro Usa
Tutti gli spareggi di domani (mercoledì) sono in diretta su Sky. Saporito il derby a mandorla con il dinamismo giapponese contro le torri gemelle classe 1999 cinesi.
Sulla concorrenza di calcio e volley
Che sia il calcio il nostro concorrente più che la pallavolo, l'idea fu espressa già da Bicio Ranieri di Costa alcuni anni or sono. Già tremo al pensiero dei Mondiali 2019 in Francia, dove purtroppo l'Italia femminile è qualificata.
Il problema però è che, soprattutto nei piccoli centri, se vicino a casa c'è solo il volley, e il basket più vicino sta a mezz'ora di macchina (e del calcio c'è solo la squadra dei maschi) anche una ragazzina portata a sports di contatto finisce per rassegnarsi a schiaffar palle sotto rete...
Per quanto riguarda la spettacolarità dei rispettivi campionati, siamo nell'ambito dei giudizi soggettivi e occhio alla tendenza a essere più autocritici nei confronti dello sport in cui si è addentro (meno facilmente si vedono i difetti altrui). Di oggettivo c'è che il campionato di volley femminile italiano è uno dei primi 2 o 3 al mondo (Russia e Turchia gli altri possibili concorrenti), mentre quello di basket non lo è (Wnba a parte, Russia e Turchia pure lì, c'è almeno la Spagna davanti e forse anche la Francia). Inoltre la gradevolezza dello spettacolo è data anche dal contorno ed è chiaro che se nel volley vedi un bel palazzetto con 2000-3000 spettatori, mentre nel basket perlopiù trovi impianti piccoli e vuoti, anche questo pesa.
Certo, su questo potresti obiettare: "miglioriamo lo spettacolo e i palazzetti si riempiranno". Non lo so. Se ci fosse un rapporto tra qualità di uno spettacolo e numero di spettatori, dovremmo dedurre che il calcio è meraviglioso e il resto degli sports fa pietà. I gusti sono gusti... film di merda fanno dieci volte gli incassi di fior di film, così in ogni ambito.
Il problema però è che, soprattutto nei piccoli centri, se vicino a casa c'è solo il volley, e il basket più vicino sta a mezz'ora di macchina (e del calcio c'è solo la squadra dei maschi) anche una ragazzina portata a sports di contatto finisce per rassegnarsi a schiaffar palle sotto rete...
Per quanto riguarda la spettacolarità dei rispettivi campionati, siamo nell'ambito dei giudizi soggettivi e occhio alla tendenza a essere più autocritici nei confronti dello sport in cui si è addentro (meno facilmente si vedono i difetti altrui). Di oggettivo c'è che il campionato di volley femminile italiano è uno dei primi 2 o 3 al mondo (Russia e Turchia gli altri possibili concorrenti), mentre quello di basket non lo è (Wnba a parte, Russia e Turchia pure lì, c'è almeno la Spagna davanti e forse anche la Francia). Inoltre la gradevolezza dello spettacolo è data anche dal contorno ed è chiaro che se nel volley vedi un bel palazzetto con 2000-3000 spettatori, mentre nel basket perlopiù trovi impianti piccoli e vuoti, anche questo pesa.
Certo, su questo potresti obiettare: "miglioriamo lo spettacolo e i palazzetti si riempiranno". Non lo so. Se ci fosse un rapporto tra qualità di uno spettacolo e numero di spettatori, dovremmo dedurre che il calcio è meraviglioso e il resto degli sports fa pietà. I gusti sono gusti... film di merda fanno dieci volte gli incassi di fior di film, così in ogni ambito.
domenica 23 settembre 2018
Mondiali - riassunto 2. giornata
Bella partita trasmessa da Sky: Francia-Grecia, con le elleniche che dopo aver dato l'impressione di subire come da pronostico la supremazia transalpina, sfoderano una prova d'energia e di gasamento, trainate dall'immarcescibile Maltsi (trentello sfiorato a 39 anni...); hanno anche 7 punti di margine nell'ultimo quarto, poi cedono nel finale quando la profondità francese paga dividendi, anche se serve un piazzato di Gruda, difficile ma a bersaglio, per cavare d'impaccio le vice-campioni d'Europa.
Usa ancora con le marce basse (o meglio: alte in attacco, ma difesa lassista) sulla Cina, 100-88.
Canadà ancora convincente: che possa lottare per il podio?
Volatone thrilling: Giappone sul Belgio; Senegal su Lettonia; e pur con meno pathos Nigeria su Turchia, risultato interessante. L'Africa pare in crescita; il Sudamerica in crollo.
Usa ancora con le marce basse (o meglio: alte in attacco, ma difesa lassista) sulla Cina, 100-88.
Canadà ancora convincente: che possa lottare per il podio?
Volatone thrilling: Giappone sul Belgio; Senegal su Lettonia; e pur con meno pathos Nigeria su Turchia, risultato interessante. L'Africa pare in crescita; il Sudamerica in crollo.
sabato 22 settembre 2018
Mondiali - riassunto 1. giornata
La Cina batte di 3 la Lettonia, che per ovvi motivi gufiamo. Argentina impresentabile contro la Turchia, a riprova almeno per ora del buio pesto in cui è caduto il Sudamerica. Il Canada sta demolendo la Grecia: forse nella disamina di ier l'altro non consideravamo le foglie d'acero tra le possibili emergenti.
Usa vincono di 20 ma non incantano... Esordio comunque mai da prendere come oro colato, però sembrano meno invulnerabili di altre volte. Anche se sui 40 minuti hanno troppa qualità diffusa - nonostante certe assenze illustri - perché non venga fuori alla distanza.
Usa vincono di 20 ma non incantano... Esordio comunque mai da prendere come oro colato, però sembrano meno invulnerabili di altre volte. Anche se sui 40 minuti hanno troppa qualità diffusa - nonostante certe assenze illustri - perché non venga fuori alla distanza.
venerdì 21 settembre 2018
Mondiali - prospettive alla vigilia
Iniziano domani (sabato 22) i Mondiali di Spagna. Quelli in cui avremmo potuto (secondo alcuni dovuto, se si ritiene che siamo stati rapinati) esserci noi, qualora non avessimo perso in quel modo malaugurato, un anno abbondante fa, la semifinale 5°-8° posto degli Europei contro la Lettonia, valevole per l'accesso all'iridata tenzone.
Per curiosità, le lettoni sono in girone con Usa, Senegal e Cina, ovvero una partita impossibile e due giocabilissime. Tanto per aumentare i rimpianti.
Il problema della competizione (che durerà solo 8 giorni, fino al 30) è quello di sempre: parafrasando il grande Larry Bird quando si rivolse ai suoi rivali nella prima gara di tiro da 3 punti dell'All Star Game Nba, "allora, chi arriva secondo?". In quanto ovviamente l'oro è già assegnato agli Usa, a meno di clamorose sorprese, che però potrebbero essere causate da un'avversaria che si trovasse in un momento storico brillante, condizione che francamente non ci pare.
L'ultima sconfitta americana, ai Mondiali 2006, fu provocata da una Russia che aveva fior di giocatrici, tant'è che l'anno dopo vinse l'Europeo di Chieti. Né la Francia, né la Spagna, né l'Australia attuali, cioè le principali avversarie, ci paiono invece in parabola ascendente. La Cina stagna, il Sudamerica è in crisi da almeno un decennio, c'è un bel Giappone e qualche europea minore emergente (Belgio), ma non è roba da far solletico agli Usa. Ma su questo lascerei la parola all'espertissimo Kaysay.
Mi limito a snocciolare il roster Usa, affidato all'ex grande play Dawn Staley (forse l'incognita può essere qui, in panchina, tramontata l'era Auriemma; però mi pare un caso in cui la classica frase "con quell'organico vincerebbe anche mia nonna", solitamente una cazzata, può essere vera...):
Jewell Loyd, Kelsey Plum, Sue Bird, Layshia Clarendon, Morgan Tuck, Breanna Stewart, A'Ja Wilson, Elena Delle Donne, Diana Taurasi, Nneka Ogwumike, Tina Charles, Brittney Griner
ossia, come sempre, una gran miscela di veterane, mezzane e giovani: vari nomi a livello internazionale sono nuovi. Loro possono lasciare a casa gente come Maya Moore, Sylvia Fowles e Candace Parker (non ho seguito a sufficienza la preparazione per saperne i motivi) ma non hanno problemi di ricambio generazionale, la concorrenza a mio parere sì, anche se a questi Mondiali manca la Russia che sarebbe, con le '98 prodigio Vadeeva e Musina, quella con più gioventù al potere. Per non parlare, ovviamente, della nostra Zanda.
Di positivo c'è che Sky trasmette l'evento, quindi per gli appassionati un po' di godimento è assicurato. Poi magari crolla il mondo e non va a finire secondo l'epilogo più scontato. Altrimenti seguiremo la lotta per le due medaglie di rincalzo.
Per curiosità, le lettoni sono in girone con Usa, Senegal e Cina, ovvero una partita impossibile e due giocabilissime. Tanto per aumentare i rimpianti.
Il problema della competizione (che durerà solo 8 giorni, fino al 30) è quello di sempre: parafrasando il grande Larry Bird quando si rivolse ai suoi rivali nella prima gara di tiro da 3 punti dell'All Star Game Nba, "allora, chi arriva secondo?". In quanto ovviamente l'oro è già assegnato agli Usa, a meno di clamorose sorprese, che però potrebbero essere causate da un'avversaria che si trovasse in un momento storico brillante, condizione che francamente non ci pare.
L'ultima sconfitta americana, ai Mondiali 2006, fu provocata da una Russia che aveva fior di giocatrici, tant'è che l'anno dopo vinse l'Europeo di Chieti. Né la Francia, né la Spagna, né l'Australia attuali, cioè le principali avversarie, ci paiono invece in parabola ascendente. La Cina stagna, il Sudamerica è in crisi da almeno un decennio, c'è un bel Giappone e qualche europea minore emergente (Belgio), ma non è roba da far solletico agli Usa. Ma su questo lascerei la parola all'espertissimo Kaysay.
Mi limito a snocciolare il roster Usa, affidato all'ex grande play Dawn Staley (forse l'incognita può essere qui, in panchina, tramontata l'era Auriemma; però mi pare un caso in cui la classica frase "con quell'organico vincerebbe anche mia nonna", solitamente una cazzata, può essere vera...):
Jewell Loyd, Kelsey Plum, Sue Bird, Layshia Clarendon, Morgan Tuck, Breanna Stewart, A'Ja Wilson, Elena Delle Donne, Diana Taurasi, Nneka Ogwumike, Tina Charles, Brittney Griner
ossia, come sempre, una gran miscela di veterane, mezzane e giovani: vari nomi a livello internazionale sono nuovi. Loro possono lasciare a casa gente come Maya Moore, Sylvia Fowles e Candace Parker (non ho seguito a sufficienza la preparazione per saperne i motivi) ma non hanno problemi di ricambio generazionale, la concorrenza a mio parere sì, anche se a questi Mondiali manca la Russia che sarebbe, con le '98 prodigio Vadeeva e Musina, quella con più gioventù al potere. Per non parlare, ovviamente, della nostra Zanda.
Di positivo c'è che Sky trasmette l'evento, quindi per gli appassionati un po' di godimento è assicurato. Poi magari crolla il mondo e non va a finire secondo l'epilogo più scontato. Altrimenti seguiremo la lotta per le due medaglie di rincalzo.
mercoledì 19 settembre 2018
Una polemica del padre di Gilli
Venerdì scorso, com'è noto, la Nazionale U16 campione d'Europa è stata omaggiata durante la partita dell'Italia maschile. Ho intercettato su Facebook un'interessante polemica del padre di Caterina Gilli, il quale sostiene che la passerella non è stata sufficientemente valorizzata, in quanto avvenuta nella breve pausa fra terzo e quarto periodo, anziché nell'intervallo lungo, in cui si è preferito dar spazio a un'esibizione di street dance.
Qualcuno, tra cui mi pare l'utente Inaltostatvirtus di questo forum, ha replicato che la scelta dell'intervallo breve era voluta, in quanto durante la pausa di metà gara la gente sciama verso i bar e fa cagnara, insomma non ci sarebbe stata l'attenzione giusta.
Ma il padre di Gilli contro-replicava che anche nel momento scelto per la passerella non c'è stata grande attenzione, in quanto si è faticato a capire dallo speaker che cosa si stesse festeggiando; e in ogni caso la street dance ha avuto più visibilità, tant'è che probabilmente i bambini presenti - sempre secondo lui - avranno avuto più voglia di praticare quella, per influsso dei ballerini ivi esibitisi, che di praticare basket, per emulazione delle ragazze dorate.
Mah, forse ci preoccupiamo sempre un po' troppo dell'influenzabilità delle giovani menti, come se fossero burattini che appena vedono qualcosa di figo ci si vogliono buttare a pesce pure loro. Se fosse così, in questi giorni in cui la palla a volo va in prima serata su Raidue con oltre 2 milioni di spettatori, mentre noi siamo sempre esiliati sui cripto-canali a pagamento, dovremmo veder scappare tutti i bambini dai corsi di basket a quelli della pallaschiaffa.
Qualcuno, tra cui mi pare l'utente Inaltostatvirtus di questo forum, ha replicato che la scelta dell'intervallo breve era voluta, in quanto durante la pausa di metà gara la gente sciama verso i bar e fa cagnara, insomma non ci sarebbe stata l'attenzione giusta.
Ma il padre di Gilli contro-replicava che anche nel momento scelto per la passerella non c'è stata grande attenzione, in quanto si è faticato a capire dallo speaker che cosa si stesse festeggiando; e in ogni caso la street dance ha avuto più visibilità, tant'è che probabilmente i bambini presenti - sempre secondo lui - avranno avuto più voglia di praticare quella, per influsso dei ballerini ivi esibitisi, che di praticare basket, per emulazione delle ragazze dorate.
Mah, forse ci preoccupiamo sempre un po' troppo dell'influenzabilità delle giovani menti, come se fossero burattini che appena vedono qualcosa di figo ci si vogliono buttare a pesce pure loro. Se fosse così, in questi giorni in cui la palla a volo va in prima serata su Raidue con oltre 2 milioni di spettatori, mentre noi siamo sempre esiliati sui cripto-canali a pagamento, dovremmo veder scappare tutti i bambini dai corsi di basket a quelli della pallaschiaffa.
martedì 18 settembre 2018
Wnba - considerazioni a fine stagione
Qualche considerazione finale sulla Wnba (che grazie al nuovo canale Sky ha conquistato maggior visibilità fra i nostri appassionati, come ho notato da qualche forum maschile), intanto che aspettiamo i Mondiali e la stagione italiana.
La lega attraversa un momento brillante per quantità di stelle, anche di appeal notevole come Delle Donne, Stewart e la vecchia guardia di Taurasi ecc.; la qualità del gioco è la migliore possibile per il femminile, con un moderno uso abbondante del tiro da 3 punti ma non maniacale come nell'Nba maschile, rispetto alla quale esiste ancora un gioco interno importante.
Insomma, difficile far meglio di così quanto a caratura del prodotto. Tuttavia i dati sul seguito sono contraddittori: pare che gli ascolti tv - nella loro modestia strutturale - siano in crescita, così come il marketing; ma la media spettatori in stagione regolare è stata la più bassa della storia della lega, scendendo sotto le 7000 unità, circa 1000 in meno dallo scorso anno. Un dato spiegabile in buona parte con il trasferimento di alcune franchigie in impianti più piccoli e periferici (segnatamente New York che ha mollato il Madison Square Garden). Si è anche fatto notare che l'Nba, dopo 20 anni di esistenza, cioè più o meno quelli della Wnba attuale, non faceva molti più spettatori, ma è un paragone improprio con epoche paleozoiche.
L'impressione è che ci si attenda sempre un miracoloso boom dell'interesse che, di fatto, non capita mai e si resta delusi. Ma secondo me non ci sono margini di crescita, se non minimali, del tipo un anno fai 500 spettatori di media in più, un anno 300. Credo, cioè, che i potenziali interessati al basket femminile siano già stati raggiunti e coinvolti; non c'è possibilità di andare troppo oltre. Il pubblico generico ha, pure in America, un'opinione meschina del basket femminile, o comunque non spenderebbe soldi e tempo per andare sistematicamente a vederlo dal vivo.
Di conseguenza si può solo auspicare un mantenimento dello status attuale, quello di dignitosa nicchia (e non è che la lega di calcio femminile vada meglio; di pallavolo manco esiste), stando attenti ai conti e trasferendo le franchigie in sofferenza verso altri mercati più propizi, come già succede.
La lega attraversa un momento brillante per quantità di stelle, anche di appeal notevole come Delle Donne, Stewart e la vecchia guardia di Taurasi ecc.; la qualità del gioco è la migliore possibile per il femminile, con un moderno uso abbondante del tiro da 3 punti ma non maniacale come nell'Nba maschile, rispetto alla quale esiste ancora un gioco interno importante.
Insomma, difficile far meglio di così quanto a caratura del prodotto. Tuttavia i dati sul seguito sono contraddittori: pare che gli ascolti tv - nella loro modestia strutturale - siano in crescita, così come il marketing; ma la media spettatori in stagione regolare è stata la più bassa della storia della lega, scendendo sotto le 7000 unità, circa 1000 in meno dallo scorso anno. Un dato spiegabile in buona parte con il trasferimento di alcune franchigie in impianti più piccoli e periferici (segnatamente New York che ha mollato il Madison Square Garden). Si è anche fatto notare che l'Nba, dopo 20 anni di esistenza, cioè più o meno quelli della Wnba attuale, non faceva molti più spettatori, ma è un paragone improprio con epoche paleozoiche.
L'impressione è che ci si attenda sempre un miracoloso boom dell'interesse che, di fatto, non capita mai e si resta delusi. Ma secondo me non ci sono margini di crescita, se non minimali, del tipo un anno fai 500 spettatori di media in più, un anno 300. Credo, cioè, che i potenziali interessati al basket femminile siano già stati raggiunti e coinvolti; non c'è possibilità di andare troppo oltre. Il pubblico generico ha, pure in America, un'opinione meschina del basket femminile, o comunque non spenderebbe soldi e tempo per andare sistematicamente a vederlo dal vivo.
Di conseguenza si può solo auspicare un mantenimento dello status attuale, quello di dignitosa nicchia (e non è che la lega di calcio femminile vada meglio; di pallavolo manco esiste), stando attenti ai conti e trasferendo le franchigie in sofferenza verso altri mercati più propizi, come già succede.
lunedì 17 settembre 2018
Wnba - trionfa Seattle con Stewart mvp
Si è concluso sin da mercoledì scorso il tradizionale campionato americano di pallacanestro femminile (Wnba). In gara-3 Seattle, in trasferta, ha stordito Washington con un primo tempo rasente la perfezione (30-46); le Mystics hanno tentato rimonte, alcune volte riaffacciandosi in singola cifra di svantaggio; ma l'attacco crepitante delle Storm ha martellato con regolarità in ogni momento di fabbisogno (13/26 da tre alla fine) e la partita si è conchiusa su un perentorio 82-98.
Terzo titolo della storia per Seattle, che si riconcilia col basket - ovviamente solo in piccola parte - dopo la ferita non ancora suturata della perdita della franchigia maschile (gli allora Supersonics) avvenuta nell'arco di tempo trascorso dal precedente titolo Wnba, datato 2010.
Breanna Stewart chiude gara-3 con 30 punti ed è eletta Mvp (lo era stata anche della stagione regolare); bestiale anche il centro Howard con 29 + 14 rimbalzi. Chissà se è stato il canto del cigno per la sempiterna Bird.
Per Washington poco da eccepire sulle Delle Donne, 23 punti, ma non è stata al top nella serie, per problemi fisici.
Ora l'attenzione si sposta sugl'imminenti Mondiali, in programma dal 22 al 30 settembre, formula "speedy" a differenza delle interminabili analoghe sagre di pallavolo che ci tocca sorbire in questo periodo.
Intanto il sempre suggestivo Mario Castelli ha tracciato questo background di Breanna Stewart sulla popolare pagina Facebook "La Giornata Tipo":
Terzo titolo della storia per Seattle, che si riconcilia col basket - ovviamente solo in piccola parte - dopo la ferita non ancora suturata della perdita della franchigia maschile (gli allora Supersonics) avvenuta nell'arco di tempo trascorso dal precedente titolo Wnba, datato 2010.
Breanna Stewart chiude gara-3 con 30 punti ed è eletta Mvp (lo era stata anche della stagione regolare); bestiale anche il centro Howard con 29 + 14 rimbalzi. Chissà se è stato il canto del cigno per la sempiterna Bird.
Per Washington poco da eccepire sulle Delle Donne, 23 punti, ma non è stata al top nella serie, per problemi fisici.
Ora l'attenzione si sposta sugl'imminenti Mondiali, in programma dal 22 al 30 settembre, formula "speedy" a differenza delle interminabili analoghe sagre di pallavolo che ci tocca sorbire in questo periodo.
Intanto il sempre suggestivo Mario Castelli ha tracciato questo background di Breanna Stewart sulla popolare pagina Facebook "La Giornata Tipo":
Questa è la storia di una ragazza speciale che nel basket ha trovato lo sfogo di una vita terribile.
Le Seattle Storm hanno vinto per la terza volta il titolo WNBA. A trascinare le gialloverdi ci ha pensato Breanna Stewart. “Stewie”, come viene chiamata dalle sue compagne, ha chiuso la serie a 25.7 punti di media conquistando il titolo di MVP delle Finals, aggiungendolo a quello di MVP della stagione. E’ così diventata la sesta giocatrice WNBA (dopo Cynthia Cooper, Lisa Leslie, Diana Taurasi, Lauren Jackson e Sylvia Fowles) a conquistare titolo di MVP, anello ed MVP delle Finals nello stesso anno, la più giovane di sempre a riuscirci a soli 24 anni. Solo uno dei tanti traguardi tagliati in carriera da una ragazza che era già stata rookie dell’anno, scelta con la chiamata numero 1 al draft, aveva vinto quattro titoli NCAA con relativi quattro titoli di MVP delle Final Four e poteva già vantare un Oro olimpico e un Oro mondiale. Insomma, quella di Breanna Stewart sembra la storia di una predestinata, ma è anche la storia di una ragazzina che nel basket ha trovato il rifugio per nascondersi da un’infanzia che l’ha segnata per sempre. Da bambina capitava spesso che Breanna dormisse a casa di parenti, la sua era una famiglia particolarmente unita e i genitori non avevano problemi a lasciare che nonni o zii la ospitassero. Una di queste case però spesso si rivelava una prigione: per due anni Stewie è stata molestata da un parente, da quando aveva solo nove anni fino agli undici. Ancora oggi ricorda l’odore di sigarette di chi teoricamente doveva vigilare su di lei, ma che invece le ha rubato l’innocenza di normale bambina come tutte le altre. Per due anni ha avuto paura del buio e si è sentita “sporca”, sbagliata, per colpa di una situazione di cui ovviamente era vittima, ma che essendo una bimba non comprendeva fino in fondo. Fino a quando a 11 anni, in una delle sue tante notti insonni, ha deciso di alzarsi dal letto e andare in camera dei genitori per parlare con la madre. Quella notte le ha raccontato tutto. Di quella notte e del giorno successivo Stewart non ricorda molto, come naturale meccanismo di autodifesa la sua mente ha logicamente cancellato gran parte dei suoi ricordi. Ma una cosa invece la ricorda bene: dopo che la polizia era passata a casa Stewart per informare che l’uomo aveva subito confessato ed era stato arrestato, Breanna aveva chiesto al padre di accompagnarla all’allenamento. Lui non ci poteva credere, dopo tutto quello che era successo, ma l’unica cosa che Stewie voleva in quel momento era tornare in palestra, in quello che era stato il suo unico rifugio in quei due anni. Tredici anni dopo, quella ragazzina che si rintanava nel basket per proteggersi dai suoi incubi è diventata forse la giocatrice più forte del mondo e ha alzato al cielo il suo primo titolo WNBA. Dopo aver condiviso la sua storia per aiutare tante giovani nella stessa situazione che ha dovuto affrontare da bambina, questo anello è forse il premio più bello che potesse capitarle.
lunedì 10 settembre 2018
Wnba - il punto dopo G2 di finale
Disputate le prime due partite della serie finale dell'Assobasket Nazionale Donne (WNBA). Le Seattle Tempesta si sono portate, stanotte (replica Sky in giornata), sul 2-0 con un vibrante 75-73 dopo aver a lungo inseguito. Delle Donne 17 punti per le Washington Mistiche ma tenuta a secco nell'ultimo quarto. Breanna Stewart 25 per le vittoriose, prevalendo così nel duello individuale più atteso tra le due stelle in ala grande. Washington perde il pallone decisivo sul -1.
In gara-1 più netto il predominio delle Tempesta: 89-76. In questo caso sono state le guardie a capeggiare le marcature: Loyd per Seattle e Atkins per Washington, ambo 23; ambo anche giovani e non ancora particolarmente celebrate.
In gara-1 più netto il predominio delle Tempesta: 89-76. In questo caso sono state le guardie a capeggiare le marcature: Loyd per Seattle e Atkins per Washington, ambo 23; ambo anche giovani e non ancora particolarmente celebrate.
giovedì 6 settembre 2018
Wnba - il punto dopo le semifinali
Sarà tra Seattle e Washington la finale Wnba. Curiosamente Seattle è nello stato del Washington, ma non viceversa. Freddure a parte, bellissima gara-5 (trasmessa da Sky) tra la città della pioggia battente e Phoenix, con individualità di grandissimo spessore quali Bird e Stewart da una parte e Taurasi-Griner-Bonner dall'altra. Dopo aspra battaglia ad alto punteggio prevaleva Seattle 94-84, con uno straordinario ultimo quarto (14 punti) della sempreverde Bird, autrice di una santabarbara di triple decisive. Miglior marcatrice Stewart, la giovane mvp della stagione con 28. Non bastava la prova polivalente della torre Griner con 21 punti, 9 rimbalzi e 6 assist. La grande Taurasi per una volta forse un po' sottotono nel frangente decisivo. Statistica dice che è la prima volta che perde una partita "dentro-fuori" com'era questa gara-5 (in carriera ha vinto 3 titoli, si vede che le altre volte che non ha vinto veniva eliminata prima della "bella" :unsure: ). Seattle torna in finale dopo 8 anni; notevole che Bird c'era già ai tempi del primo titolo del 2004.
Nell'altra serie, meno brulicante di stars, Washington di Delle Donne espugna Atlanta (81-86) e va in finale per la prima volta. Anche se trovo poco significative, in genere, le notazioni sul colore della pelle, è da notare (rispetto al maschile) che le "vedettes" sui due fronti delle finaliste sono le bianche Stewart e Delle Donne, senza dimenticare Bird per Seattle e l'eliminata Taurasi per la semifinalista Phoenix. Il tutto in un'epoca in cui nell'Nba il bianco americano di primo livello s'è estinto da tempo. Si vede che, nella pratica di base, fra le donne c'è più trasversalità etnica.
Nell'altra serie, meno brulicante di stars, Washington di Delle Donne espugna Atlanta (81-86) e va in finale per la prima volta. Anche se trovo poco significative, in genere, le notazioni sul colore della pelle, è da notare (rispetto al maschile) che le "vedettes" sui due fronti delle finaliste sono le bianche Stewart e Delle Donne, senza dimenticare Bird per Seattle e l'eliminata Taurasi per la semifinalista Phoenix. Il tutto in un'epoca in cui nell'Nba il bianco americano di primo livello s'è estinto da tempo. Si vede che, nella pratica di base, fra le donne c'è più trasversalità etnica.
martedì 4 settembre 2018
Wnba - il punto dopo G4 di semifinale
Playoff Wnba: sono sul 2-2 ambo le serie di semifinale. Phoenix ha vinto le due partite in casa, una di 20 e una in volata; dominanti Bonner in gara-3 e Griner in gara-4 oltre alla solita leader Taurasi. Naso rotto per Bird, la grande veterana regista di Seattle, forse all'ultimo duello contro la compagna di mille ori Diana.
Tra Atlanta e Washington eravamo rimasti sull'1-1. Parità anche nelle due gare disputate nel modesto palazzetto della capitale (appena 5.000 posti); in gara-3 assente Delle Donne per un problema al ginocchio e vince Atlanta; in gara-4 torna la divina e Washington vince netto, anche se è Toliver la mattatrice.
Su Sky dovrebbe essere trasmessa una gara-5 stanotte.
Tra Atlanta e Washington eravamo rimasti sull'1-1. Parità anche nelle due gare disputate nel modesto palazzetto della capitale (appena 5.000 posti); in gara-3 assente Delle Donne per un problema al ginocchio e vince Atlanta; in gara-4 torna la divina e Washington vince netto, anche se è Toliver la mattatrice.
Su Sky dovrebbe essere trasmessa una gara-5 stanotte.
sabato 1 settembre 2018
** STAGIONE #15 (2018/19) **
Anteprima della stagione con playoff Wnba e Mondiali.
Annata agonistica culminata a maggio con la promozione di Costa in A1; in autunno ha tenuto banco il caso Crespi-Masciadri.
Anche in quest'annata niente rubriche fisse, solo resoconti occasionali.
Annata agonistica culminata a maggio con la promozione di Costa in A1; in autunno ha tenuto banco il caso Crespi-Masciadri.
Anche in quest'annata niente rubriche fisse, solo resoconti occasionali.
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