mercoledì 26 settembre 2018

Mondiali - spareggi (= ottavi)

Abboffata televisiva oggi coi Mondiali per gli ottavi, o spareggi che dir si voglia.
La partita più scoppiettante, non a sorpresa, è stata Cina-Giappone. Le pechinesi si prendono la rivincita sulla sconfitta nella guerra per la Manciuria d'un secolo abbondante fa, sancendo il loro ritorno in auge. Erano leggermente sfavorite rispetto a un Nippone superiore negli ultimi anni. Dinamismo e triple delle giapponesi contro superiorità fisica delle cinesi; questo il copione previsto ma la Cina ha dimostrato di reggere bene anche sul ritmo e ha infilato 9 triple su 16, mentre a loro volta le Giappe hanno preso più rimbalzi offensivi delle rivali. Insomma due ottime squadre (anche se a volte velocità ha fatto rima con frenesia) che si sono equivalse finché le migliori percentuali della Cina le hanno fatto prendere 10 punti di margine, con cui a 2'30" dalla fine sembravano andare in porto tranquille. Senonché il pressing giapponese e pastrocchi in serie delle cinesi hanno prodotto uno 0-8; sull'81-79 decisiva una buona palla dentro l'area per Yueru Li (la più bassa delle due torri del '99: appena 2 metri) che ha appoggiato il canestro decisivo. Non bastano 25 punti in 26' di Motohashi.

Mica male anche Nigeria-Grecia, più per l'equilibrio che per la qualità del gioco. Vincono le conterranee di Hakeem The Dream dopo aver preso il controllo nei due quarti centrali e aver rischiato di buttare tutto nell'ultimo quarto sulla rimonta ellenica guidata dalla giovane figlia d'arte Fasoula (18 punti); più di riffa e raffa che con chissà quali prodezze, sfruttando il tilt nigeriano, la Grecia passava a condurre con 2 liberi di Kaltsidou a 10 secondi dalla fine; ma nell'ultimo assalto africano, caotico come i precedenti, la palla finiva per caso in mano alla massiccia ossigenata Edeferioka, sin lì 0 punti, che come se niente fosse segnava i due liberi del 57-56 a 3 secondi dalla fine. Imbarazzante l'ultimo tentativo greco, dopo timeout, con una rimessa malfatta da Limoura che provocava una palla persa. Spiace per la Grecia ma è significativa la crescita di competitività del continente nero, per quanto non sia titanico aver battuto le elleniche, che l'anno scorso fecero i bambini coi baffi all'Europeo ma non valgono più di Russia o Serbia, compagini nostrane rimaste a casa.

Francia e Spagna, le bocciate (con sospetto traccheggio) di ieri, emergono alla distanza per stendere Turchia e Senegal. Niente sorprese qui, dunque. Gruda-Miyem, coppia garanzia per le transalpone: 38 punti in coppia giocando poco più di 20'; di là solita Hollingsworth, ok, ma le suddite di Erdogan si confermano in flessione rispetto a qualche anno or sono; ebbero fortuna ad Euro 2017 ma non valgono più di questo, attualmente. La Spagna non convince ancora; è contratta, o sta tenendo il freno a mano in vista di quando si farà sul serio o proprio non ne ha di più; subisce per due quarti un Senegal che parte con 5/6 da 3; poi con le operaie più che con le stelle (pochi minuti e poca roba da Torrens) fa afflosciare le africane che segnano solo 14 punti nella ripresa.

Di conseguenza venerdì abbiamo: Canadà-Spagna; Australia-Cina; Belgio-Francia; Usa-Nigeria.

Il dato saliente è che rimangono solo 3 europee, le medagliate dello scorso anno: il resto del mondo (salvo il Sudamerica, come già notato) ha la freccia verso l'alto, cosa che fa piacere per il movimento globale, però in prospettiva renderà ancora più difficile la nostra perenne ricerca di un rientro nell'elite. O forse no, se in realtà si tratta di una flessione europea, nel qual caso sarebbe più facile per noi fare risultato a Euro 2019. Cominciamo ad arrivarci, peraltro.

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