lunedì 17 settembre 2018

Wnba - trionfa Seattle con Stewart mvp

Si è concluso sin da mercoledì scorso il tradizionale campionato americano di pallacanestro femminile (Wnba). In gara-3 Seattle, in trasferta, ha stordito Washington con un primo tempo rasente la perfezione (30-46); le Mystics hanno tentato rimonte, alcune volte riaffacciandosi in singola cifra di svantaggio; ma l'attacco crepitante delle Storm ha martellato con regolarità in ogni momento di fabbisogno (13/26 da tre alla fine) e la partita si è conchiusa su un perentorio 82-98.
Terzo titolo della storia per Seattle, che si riconcilia col basket - ovviamente solo in piccola parte - dopo la ferita non ancora suturata della perdita della franchigia maschile (gli allora Supersonics) avvenuta nell'arco di tempo trascorso dal precedente titolo Wnba, datato 2010.
Breanna Stewart chiude gara-3 con 30 punti ed è eletta Mvp (lo era stata anche della stagione regolare); bestiale anche il centro Howard con 29 + 14 rimbalzi. Chissà se è stato il canto del cigno per la sempiterna Bird.
Per Washington poco da eccepire sulle Delle Donne, 23 punti, ma non è stata al top nella serie, per problemi fisici.
Ora l'attenzione si sposta sugl'imminenti Mondiali, in programma dal 22 al 30 settembre, formula "speedy" a differenza delle interminabili analoghe sagre di pallavolo che ci tocca sorbire in questo periodo.

Intanto il sempre suggestivo Mario Castelli ha tracciato questo background di Breanna Stewart sulla popolare pagina Facebook "La Giornata Tipo":

Questa è la storia di una ragazza speciale che nel basket ha trovato lo sfogo di una vita terribile.
Le Seattle Storm hanno vinto per la terza volta il titolo WNBA. A trascinare le gialloverdi ci ha pensato Breanna Stewart. “Stewie”, come viene chiamata dalle sue compagne, ha chiuso la serie a 25.7 punti di media conquistando il titolo di MVP delle Finals, aggiungendolo a quello di MVP della stagione. E’ così diventata la sesta giocatrice WNBA (dopo Cynthia Cooper, Lisa Leslie, Diana Taurasi, Lauren Jackson e Sylvia Fowles) a conquistare titolo di MVP, anello ed MVP delle Finals nello stesso anno, la più giovane di sempre a riuscirci a soli 24 anni. Solo uno dei tanti traguardi tagliati in carriera da una ragazza che era già stata rookie dell’anno, scelta con la chiamata numero 1 al draft, aveva vinto quattro titoli NCAA con relativi quattro titoli di MVP delle Final Four e poteva già vantare un Oro olimpico e un Oro mondiale. Insomma, quella di Breanna Stewart sembra la storia di una predestinata, ma è anche la storia di una ragazzina che nel basket ha trovato il rifugio per nascondersi da un’infanzia che l’ha segnata per sempre. Da bambina capitava spesso che Breanna dormisse a casa di parenti, la sua era una famiglia particolarmente unita e i genitori non avevano problemi a lasciare che nonni o zii la ospitassero. Una di queste case però spesso si rivelava una prigione: per due anni Stewie è stata molestata da un parente, da quando aveva solo nove anni fino agli undici. Ancora oggi ricorda l’odore di sigarette di chi teoricamente doveva vigilare su di lei, ma che invece le ha rubato l’innocenza di normale bambina come tutte le altre. Per due anni ha avuto paura del buio e si è sentita “sporca”, sbagliata, per colpa di una situazione di cui ovviamente era vittima, ma che essendo una bimba non comprendeva fino in fondo. Fino a quando a 11 anni, in una delle sue tante notti insonni, ha deciso di alzarsi dal letto e andare in camera dei genitori per parlare con la madre. Quella notte le ha raccontato tutto. Di quella notte e del giorno successivo Stewart non ricorda molto, come naturale meccanismo di autodifesa la sua mente ha logicamente cancellato gran parte dei suoi ricordi. Ma una cosa invece la ricorda bene: dopo che la polizia era passata a casa Stewart per informare che l’uomo aveva subito confessato ed era stato arrestato, Breanna aveva chiesto al padre di accompagnarla all’allenamento. Lui non ci poteva credere, dopo tutto quello che era successo, ma l’unica cosa che Stewie voleva in quel momento era tornare in palestra, in quello che era stato il suo unico rifugio in quei due anni. Tredici anni dopo, quella ragazzina che si rintanava nel basket per proteggersi dai suoi incubi è diventata forse la giocatrice più forte del mondo e ha alzato al cielo il suo primo titolo WNBA. Dopo aver condiviso la sua storia per aiutare tante giovani nella stessa situazione che ha dovuto affrontare da bambina, questo anello è forse il premio più bello che potesse capitarle.

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