martedì 18 settembre 2018

Wnba - considerazioni a fine stagione

Qualche considerazione finale sulla Wnba (che grazie al nuovo canale Sky ha conquistato maggior visibilità fra i nostri appassionati, come ho notato da qualche forum maschile), intanto che aspettiamo i Mondiali e la stagione italiana.

La lega attraversa un momento brillante per quantità di stelle, anche di appeal notevole come Delle Donne, Stewart e la vecchia guardia di Taurasi ecc.; la qualità del gioco è la migliore possibile per il femminile, con un moderno uso abbondante del tiro da 3 punti ma non maniacale come nell'Nba maschile, rispetto alla quale esiste ancora un gioco interno importante.

Insomma, difficile far meglio di così quanto a caratura del prodotto. Tuttavia i dati sul seguito sono contraddittori: pare che gli ascolti tv - nella loro modestia strutturale - siano in crescita, così come il marketing; ma la media spettatori in stagione regolare è stata la più bassa della storia della lega, scendendo sotto le 7000 unità, circa 1000 in meno dallo scorso anno. Un dato spiegabile in buona parte con il trasferimento di alcune franchigie in impianti più piccoli e periferici (segnatamente New York che ha mollato il Madison Square Garden). Si è anche fatto notare che l'Nba, dopo 20 anni di esistenza, cioè più o meno quelli della Wnba attuale, non faceva molti più spettatori, ma è un paragone improprio con epoche paleozoiche.

L'impressione è che ci si attenda sempre un miracoloso boom dell'interesse che, di fatto, non capita mai e si resta delusi. Ma secondo me non ci sono margini di crescita, se non minimali, del tipo un anno fai 500 spettatori di media in più, un anno 300. Credo, cioè, che i potenziali interessati al basket femminile siano già stati raggiunti e coinvolti; non c'è possibilità di andare troppo oltre. Il pubblico generico ha, pure in America, un'opinione meschina del basket femminile, o comunque non spenderebbe soldi e tempo per andare sistematicamente a vederlo dal vivo.
Di conseguenza si può solo auspicare un mantenimento dello status attuale, quello di dignitosa nicchia (e non è che la lega di calcio femminile vada meglio; di pallavolo manco esiste), stando attenti ai conti e trasferendo le franchigie in sofferenza verso altri mercati più propizi, come già succede.

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