domenica 30 settembre 2018

Mondiali - semifinali: leggendaria Australia-Spagna

I quarti del Mundial erano stati piuttosto fiacchi, le semifinali invece hanno offerto quasi il massimo che ci si poteva aspettare. Un Belgio gajardo ha approfittato della tendenza di questi Usa a sonnecchiare più a lungo possibile, e comunque Meesseman (23 punti) è una che sta sullo stesso pianeta dei mostri americani; il problema è che per tornare i conti per 40 minuti serviva (come a qualsiasi avversario degli Usa) una panchina più lunga (Wauters era semi-k.o.) e percentuali da 3 che non scemassero; ma quando la fatica inizia a pesare, le medesime scendono fatalmente.
Inoltre, quando il giuoco si fa duro Taurasi si mette a giuocare: la divina finisce con 26 punti, e in assommata con Stewart (20), che corre a tutto campo come una piccina, e Griner (16), torreggiante anche se alterna nelle esecuzioni (ma forse è un errore pensare che una col suo fisico pauroso debba dominare sempre e comunque; per certi versi è tecnicamente limitata), produce lo strappo che il Belgio non può suturare.
93-77 è netto, ma lascia qualche interrogativo su questo Dream Team meno Dream di altre volte. E' da inizio Mondiale che pare aver inserito questa modalità di risparmio energetico (giochiamo un tempo e tanto basta); forse perché Dawn Staley non ha esattamente lo stesso polso di Geno Auriemma; o forse perché persino loro, con 4-5 assenze importanti, finiscono per avere un numero limitato di fuoriclasse totali, cioè quelle che fanno la differenza anche in una semifinale. Tant'è che ieri in pratica han deciso la partita in 3, mentre 5 hanno giocato meno di 10 minuti. Va considerato che questo Mondiale è incastrato fra la fine della Wnba e l'inizio della stagione euro-asiatica; una roba liofilizzata di 8 giorni da sbrigare più in fretta possibile e con una preparazione breve e frammentaria da parte delle americane.

C'è quindi spazio per le speranze australiane. Le cangure sembravano sul punto di capitolare di fronte alla rinascita spagnuola, già evidenziata nei quarti ma ancor più possente nei due periodi centrali di ieri, conclusi sul 58-50 dalle iberiche, le quali parevano un'onda montante e inarrestabile, dopo aver cancellato il -15 iniziale. A quel punto però montava la contro-onda delle oceaniche, trascinate da un'immensa Cambage. Sulla quale c'eravamo chiesti se fosse maturata come leader (dopo la figura non brillante in questo senso nel quarto di finale perduto a Rio 2016 contro la Serbia) e la risposta è stata eclatante. 33 punti e 15 rimbalzi, segnando tutto il segnabile nell'ultimo quarto (un 2+1 su punteggio pari ha dato il vantaggio definitivo; un canestro su palla vagante in area ha siglato la staffa), oltre ovviamente a troneggiare anche in difesa (4 stoppate). Per la Spagna una mazzata l'uscita per falli di Ndour (e poco dopo di Nicholls), la quale comunque a sua volta conferma il suo salto di qualità verso l'eccellenza (17 punti), sia pur a un livello sotto Cambage, in questo momento il miglior centro del pianeta come già la stagione Wnba aveva indicato.
A far tornare i conti, per le spagnole, sono mancate le due emergenti dei quarti, Ouvina e Casas, ambo opache ieri; inoltre Torrens chiude con 15 ma 6/18 al tiro e probabilmente è proprio il suo passo indietro, rispetto ai livelli cui aveva abituato, che fa la differenza in negativo per la compagine di casa, la quale comunque potrà giocarsi il bronzo nella rivincita col Belgio.

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