sabato 21 settembre 2024

Wnba, fine stagione regolare: sognando una "semi" Zanda-Clark; A'ja e Caitlin macchine da record; il saluto di Taurasi

- Potrebbe essere stata l'ultima partita in carriera (playoff esclusi) per la più grande giocatrice italiana di tutti i tempi. :o: Anche se di italiano, purtroppo per noi, ha solo il passaporto oltre al nome. Troppo forte per diventare nostra ai fini della Nazionale. Diana Taurasi è stata celebrata a Phoenix nella serata di chiusura della regular season Wnba. Peraltro lei ha detto che non è sicura di ritirarsi. E del resto, a differenza di altri campioni dello sport che hanno allungato troppo il brodo fino a sembrare la versione patetica di se stessi, è stata in grado di sfiorare i 15 punti di media a 42 anni, per quanto ovviamente sia in declino rispetto ai tempi d'oro. Ha fatto in tempo a vincere il sesto oro, 6 come le Euroleghe vinte, 3 sono i titoli Nba e quelli Ncaa, infinita la lista di altri premi e records.


Records che mai come quest'anno sono fioccati, in questa stagione Wnba incredibile e memorabile comunque vada a finire. Ha influito anche l'aumento delle partite da 34 a 40, però insomma: record assoluto di punti in una stagione (A'ja Wilson, prima nella storia sopra i 1000 totali; top anche la media, 26.9), record di rimbalzi totali (sempre A'ja), record di media-rimbalzi (Angel Reese, 13.1, non male come exploit per una rookie). E poi c'è la donna-record per eccellenza, Caitlin Clark, che in un solo anno solare, talmente denso che sembra durato come due o tre (nel maschile è impossibile per motivi di calendario), ha fracassato primati in Ncaa e poi in Wnba. Ha vinto la classifica degli assist (8.4 di media), ha riscritto i primati per una matricola (punti, assist, rimbalzi, triple a bersaglio, più una serie infinita di altri micro-records che piacciono tanto agli americani). Ha reso le sue compagne migliori, il che non finisce nel foglio statistico ma è una peculiarità di Clark da sempre.

- Ma soprattutto Clark ha esportato al piano di sopra il fenomeno paranormale della sua popolarità. Dopo la partenza altalenante, che sembrava dar fiato alle trombe degli scettici in buona fede e degli odiatori in malafede, ha finito tra gli osanna generali di chi crede in lei e il silenzio, o le marce indietro imbarazzanti, di chi s'arrabattava a sminuire i suoi prodigi collegiali profetizzando che non se ne sarebbe vista l'ombra fra le "pro".
Ha chiuso con 19.2 punti di media (settima assoluta), 5.7 rimbalzi, 8.4 assist (prima, come detto), giocando tutte e 40 le partite, il che non è banale considerando le sportellate che si è presa fin dall'inizio. Sembra sottile, la ragazza, ma è resistente eccome.
Ma, come quando era al college, l'aspetto tecnico non spiega tutto. E' il carisma magnetico, la capacità di creare intorno a sé un clima di evento speciale, di festa popolare, a prescindere dai risultati (che poi peraltro sono arrivati, nella seconda parte di stagione); nulla che si possa creare a tavolino e infatti, pur con tutte le superstars che la Wnba ha avuto e tutti i mezzi di cui gli americani sono capaci, non c'erano minimamente andati vicino.
Nell'ultima di "regular", tanto per mettere la ciliegia sulla torta, 20.711 anime si sono presentata alla Capital One Arena di Washington, record nella storia della lega. E come sempre, la maggioranza era lì per lei. Che peraltro ha giocato poco e senza guizzi (8 punti in 20'), com'è normale quando c'è da preservarsi in vista dei playoff, senza posizioni da guadagnare o perdere. Ma poco cambia: chi va a vederla, evidentemente, esce sempre con la sensazione di aver assistito a qualcosa di speciale. Altrimenti non c'è spiegazione, perché non s'è mai visto nulla di simile, se non negli ultimi anni di Jordan. Ma qui stiamo parlando di una donna di 22 anni, non di una divinità del basket maschile che aveva già mietuto titoli e collezionato miracoli da leggenda.
Ha detto Nancy Lieberman, fra le più grandi giocatrici del passato e ora commentatrice tv: "Voglio solo dirti grazie, Caitlin Clark, per aver innalzato il nostro sport, come Tiger Woods, come Michael Jordan. Dovremmo celebrarla, non odiarla né sopportarla. Ai miei tempi pregavamo per avere l'attenzione mediatica di oggi. E ora si sta realizzando".
Impossibile prevedere quanto durerà tutto ciò, ma intanto grazie, Signore Iddio che tante volte ci hai fatto soffrire con la tua evidente malevolenza verso il basket femminile, per averci concesso di vivere tutto ciò, prima di chiudere gli occhi per sempre. :amen:

- Peraltro potrebbe esserci poco spazio per sogni e favole, nei playoff. Per quanto riguarda Clark e le sue Fever, s'intende. La formula, evidente retaggio dei tempi di vacche magre della Wnba in cui bisognava chiudere tutto in fretta e spendendo il meno possibile, prevede che gara-1 e gara-2 si giochino in casa della meglio classificata, il che significa che la peggio piazzata deve vincerne almeno una in trasferta per non andare subito in vacanza; se ce la fa, in compenso, ha la "bella" in casa. Se la nostra LBF inventasse una roba del genere, sarebbe crocifissa qui sul forum. :angry:
Quindi Indiana, sesta, se la vedrà con Connecticut, terza. Squadra non particolarmente "glamour", ma che ha gente solida come DeWanna Bonner, Alyssa Thomas, Brionna Jones e l'ex scledense Marina Mabrey. Sulla carta meglio delle ruspanti di Indiana, molto migliorate da inizio stagione ma finora quasi mai in grado di sgambettare le "bigs".
Se per quasi miracolo Caitlin e le sue ce la facessero, chi ci sarà probabilmente in semifinale? Le Linci del Minnesota della nostra Zandalasini, testa di serie #2, che affronta Phoenix della succitata Taurasi e di Bribrì Griner, settime senza troppa gloria finora. Zanda, a proposito, ha chiuso con 4.6 punti in 12.2 minuti, cifre da gregaria com'è normale, però sempre impiegata (40 partite su 40), insomma un ruolo dignitoso.
Ai playoff c'è anche l'altra nostra portacolori, Lorela Cubaj, che ha fatto registrare 1.2 punti in 7.9 minuti, entrando in 28 gare su 40. Con l'ottavo (e ultimo) posto in griglia (strappato in volata su Washington e Chicago rimasta orfana di Angel Reese), probabile che finisca tutto in fretta contro la #1 New York di Stewart e Ionescu. Buon per Venezia... Meno buono per Schio visto che Dojkic gioca proprio a New York mentre Juhasz a Minnesota e quindi salvo imprevisti andranno avanti ancora parecchio...

Caitlin Clark sulla copertina della storica rivista "Slam".


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