Allego un articolo d'archivio che può spiegare perché, pur senza essere soddisfatto di come stanno le cose (sarei soddisfatto solo se il basket femminile fosse lo sport nazionale, puoi valutare la differenza rispetto alla realtà...), non credo alle eterne cassandre che gracchiano "siamo morti", "spariremo entro 5 anni, anzi due", "abbiamo toccato il fondo e possiamo solo scavare", eccetera eccetera. Per il semplice motivo che è l'ennesima, ciclica, perenne ripetizione di mantras (plurale di mantra) che si sentono da sempre nel femminile.
Questo articolo è di Superbasket e risale all'estate 1989, oggi considerata l'età dell'oro in cui eravamo felici e tutto andava bene, il basket femminile era popolare, ecc. ecc.Vediamo che qui si parla di:
- troppe società che spariscono
- costi insostenibili
- colpo gravissimo all'immagine del movimento
- media spettatori sconsolante
- dirigenti poco capaci, che non sanno gestire né programmare
- campionato inappetibile per gli sponsor
Si può negare che siano esattamente le stesse cose che abbiamo letto e ripetuto fino all'ossessione quest'estate, dopo la defezione della Virtus?
Ripeto, mai negherei i problemi attuali del femminile, ma l'operazione di evocare un passato felice, in cui il femminile era solido e popolare, rispetto al quale saremmo drasticamente decaduti, per colpa d'imbecilli in malafede che hanno rovinato un giardino fiorito trasformandolo in deserto, è un imbroglio.

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