domenica 3 febbraio 2008

Geas, una stagione finora super

Pubblicato anche su Basketnet.it

Fantastica. Non si può definire in altro modo la stagione fin qui disputata dal Geas Sesto San Giovanni. 14 vittorie in 16 partite (di cui 7 su 7 in trasferta), ma anche un gioco di altissima qualità, esteticamente il migliore del girone Nord di A2.

Che ci fossero le premesse per far bene, lo si era capito già in precampionato, quando era parso chiaro che Yadiletsy Rios non avrebbe patito in alcun modo il doppio salto dalla B2. Acquisto di grande intelligenza, quello dell’ala-pivot ex nazionale cubana (disputò i Mondiali ’98) di passaporto italiano, da parte della dirigenza sestese: perché andare a setacciare il mercato europeo quando c’era, a pochi chilometri di distanza (Costamasnaga), una giocatrice di qualità super e già inserita nel nostro Paese per lingua e mentalità?

E poi c’era il grande ritorno di Roberto Galli sulla panchina che lo lanciò, giovanissimo, verso una carriera che ha conosciuto anche uno scudetto e una finale di Coppa Campioni a Vicenza negli anni ’80. Era fuori dal giro da parecchio, ma ha subito portato entusiasmo nell’ambiente, serenità nei rapporti con le giocatrici, ricerca sistematica di un gioco offensivo ad alto voltaggio.

A ciò si è aggiunta la disponibilità dello sponsor Tuv Italia, dettaglio non da poco visto il cronico problema della carenza di risorse negli ultimi anni: per la prima volta la dirigenza ha potuto parlare di progetti ambiziosi. E, ultimo ma non meno importante, dalle mosse del mercato estivo emergeva chiaramente come il girone Nord di A2 si fosse indebolito rispetto all'anno precedente: Carugate e Broni smantellate, Reggio Emilia e Udine buone ma indebolite, Crema rinforzata ma con dei limiti. In sostanza si intravedeva l'occasione di entrare almeno nel giro-playoff.

Tuttavia la notizia che Annalisa Censini sarebbe stata fuori fino a gennaio, forse marzo, aveva spento parte degli entusiasmi. Stiamo parlando infatti della miglior realizzatrice del Geas degli ultimi anni, nonché leader indiscussa del gruppo.

Alla prova del campo, però, la sua assenza non è pesata. Le compagne sono state in grado di sopperirla, un po’ spostando l’asse del gioco sotto canestro (grazie alla presenza di Rios), un po’ con la crescita di Selene Marulli, che dopo anni di gregariato ha dimostrato di meritare un minutaggio superiore, andando in varie occasioni in doppia cifra, e della 18enne Martina Crippa, che pur frenata da problemi fisici a inizio stagione ha proseguito l’ascesa iniziata l’anno scorso sotto coach Signorini, confermando le sue doti di giocatrice in grado di produrre punti rapidissimi (11,9 in 23,8 minuti finora, col 50% da 2 e il 40% da 3), con una fisicità notevole a dispetto di un’altezza non trascendentale.
Aggiungiamo poi l’importanza di Vera Ponchiroli, “miss utilità”, perfetto raccordo tra il reparto esterne e le lunghe: rimbalzista offensiva di primo livello (2,7 di media, 7,2 in totale cui aggiunge 8,4 punti), rocciosa in difesa, ha la qualità rara di saper essere protagonista o gregaria in attacco a seconda delle necessità, per cui passa senza il minimo problema da prestazioni da doppia cifra abbondante ad altre da appena 3-4 tiri effettuati.

È chiaro però che il Geas di quest’anno poggia sul triangolo Rios-Arturi-Frantini. Riprendiamo il discorso sulla cubana. Alla prova del campionato, le impressioni prestagionali sono state più che confermate: la 30enne ex Costamasnaga è forse la miglior straniera del campionato, un’arma totale soprattutto in attacco, dove abbina potenza, agilità e tecnica nei movimenti in post basso ma sa essere pericolosa anche dalla media: in sostanza immarcabile. Dà quella sensazione che trasmettono i giocatori super, cioè che se sbaglia un tiro è più per un errore suo che per merito del difensore. I numeri: 17,4 punti, 50% da 2, 9,7 rimbalzi. Cifre ancora più ragguardevoli considerando che gioca in una squadra in cui non mancano altre buone realizzatrici e rimbalziste.

L’asse play-pivot, si sa, è la chiave di una squadra forte. E l’altra chiave del Geas è Giulia Arturi. La regista dell’87 era reduce da una stagione di appannamento. Aveva sofferto il difficile recupero dal grave infortunio d’inizio 2006, un rapporto non idilliaco con coach Signorini, ma anche il dualismo con Giulia Gatti, più giovane di lei di 2 anni, capace col passare dei mesi di rosicchiarle sempre più minuti fino a impadronirsi del quintetto base, grazie alla sua maggiore intraprendenza offensiva. In estate Gatti è andata a giocare (si fa per dire) in A1 a Montichiari e Arturi si è ritrovata con il volante della squadra completamente nelle sue mani, visto che l’89 Arnaboldi, prodotto del vivaio Comense, può dare solo qualche minuto di respiro. Nessuna gioca quanto Arturi nel Geas (35,9 minuti a partita, 55 nella “leggendaria” vittoria dopo 3 supplementari con Crema), ha fiducia incondizionata da parte di Galli e sa dettare perfettamente i ritmi alti voluti dal coach. Ha ritrovato pure il gusto di fare canestro (8,4 punti di media), anche se una regista “classica” come lei non si misura dai punti ma da come fa giostrare la squadra. Deve limare qualcosa alla voce palle perse (4,6 di media) ma è conseguenza della quantità enorme di palloni che gestisce e della sua ricerca sistematica dell’assist (2,6 a partita). E poi sembra avere un fondo atletico inesauribile.

Terzo vertice del triangolo d’oro del Geas: Michela Frantini. In assenza di Censini è passato a lei il ruolo di prima opzione sul perimetro, e lei sta ripagando con le consuete grandinate dall’arco (34,5% da 3 su un numero altissimo di tentativi, 14,5 punti a partita), ma è anche la migliore delle rossonere nelle palle recuperate (3,2 di media), frutto della sua clamorosa rapidità di collegamento tra cervello e mani. In contropiede, poi, a dispetto della sua struttura possente, è capace di seminare chiunque in progressione, tanto che l’abbiamo soprannominata “Piccola Barkley”, costringendola a cercare su Internet chi fosse questa stella Nba degli ormai archeologici anni ’80 e ’90... Ogni tanto le capita qualche serata-no al tiro, ma è raro che stecchi due partite di fila.

Su questa struttura portante, la Tuv Italia ha fondato la sua stagione che ha avuto due soli passaggi a vuoto, contro le prime due della classe, Bologna e Marghera (a parte la doppia sconfitta di misura con Reggio Emilia nei quarti di Coppa di Lega). Un po’ di rammarico perché in entrambi i casi il Geas non ha giocato bene (merito anche delle avversarie, certo) e ha dato l’impressione di potercela fare se solo avesse mostrato quel gioco scintillante visto contro altre squadre forti, vedi a Udine, con Reggio Emilia, a Cavezzo. Ma la partita che le ragazze di Galli ricordano con più piacere è probabilmente l’epica maratona con Crema a inizio stagione: 3 supplementari vittoriosi nonostante l’assenza di Censini, 5 uscite per falli e Crippa in campo solo negli ultimissimi minuti. Quell’impresa ha dato al giovane team sestese la consapevolezza di potersela giocare anche senza il “Generale Censo”. E ha messo in mostra una condizione atletica che è stata tante volte l’arma vincente di un Geas capace di salire di colpi nell’ultimo quarto, quando la maggior parte delle avversarie cala.

Ma attenzione, perché questa squadra può avere ancora dei margini di crescita. Intanto perché al primo anno con un nuovo allenatore, i meccanismi di conoscenza reciproca possono ulteriormente perfezionarsi. E poi ci sono in sostanza due giocatrici in più rispetto alla prima parte della stagione. Una era fuori realmente, appunto Censini. La capitana (tornata prima del previsto una volta scongiurato il rischio di un'operazione alla caviglia infortunata) ha giocato 5 partite, per ora con un minutaggio limitato (13’ a partita, in cui comunque segna 6,2 punti) per consentirle un recupero graduale, ha saputo rendersi utile in un ruolo da “gregaria” completamente diverso da quello che occupava da tempo immemore. Certo, ci saranno equilibri da risistemare quando sarà al 100%, ma finora la guardia del ’79 ha solo “aggiunto” senza togliere niente a un meccanismo funzionante.
L’altra giocatrice “in più” è Alessandra Calastri. C’è sempre stata, in realtà, ma purtroppo non sembrava, visto che la pivot dell’85 ha giocato numerose partite in un inspiegabile stato di evanescenza. Invece, da almeno un mese e mezzo, “Cala” ha riacceso l’interruttore ed è tornata a essere un fattore sotto canestro, come ci si attende da una ragazza che ha mezzi fisici e tecnici con pochi paragoni tra le lunghe di A2. Per ora le cifre parlano di 4,9 punti e 6 rimbalzi in una ventina di minuti, ma è in crescita: e così il tandem con Rios può essere davvero quello sognato a inizio stagione.

Le prospettive. Con 8 punti di vantaggio sul 5° posto a 14 giornate dalla fine, i playoff sembrano davvero alla portata, salvo imprevedibili crolli. Chiaro che a quel punto bisogna fare i conti con Bologna e Marghera, che negli scontri diretti hanno dimostrato di avere qualcosa in più. Però il Geas, come detto, pare avere dei margini di crescita che non vediamo nelle venete soprattutto, ma anche nelle emiliane. Comunque sognare non costa niente. È inevitabile che torni in mente quanto successo nella stagione 2004/05. Un grande Geas, che contava su Roberta Colico in regia, Annalisa Censini come bomber, Renata Salvestrini sotto canestro, una giovane Ilaria Zanoni come arma in più dalla panchina, arrivò all’ultima giornata con la possibilità di andare in A1 se avesse battuto Broni (quell’anno non c’erano playoff, saliva la prima della stagione regolare). Però la dirigenza aveva più volte ribadito che non c’erano i mezzi per affrontare il salto di categoria: in poche parole la promozione sarebbe stata un danno. Il Geas perse quella partita e fu Cavezzo a salire. Quest’anno potrebbe esserci modo di cancellare quel brutto ricordo.

Nessun commento:

Posta un commento