giovedì 7 febbraio 2008

Carugate, tra le pieghe di una stagione tormentata

(Pubblicato anche su Basketnet.it)

E pensare che l'anno scorso, a Carugate, non era contento nessuno.

L'ambiziosa squadra targata PentaMedia, che comprendeva il poker di stelle formato da Angela Arcangeli, Milica Micovic, Laura Fumagalli e Silvia Gottardi lottò fino all'ultima giornata per un posto nei playoff, piazzandosi alla fine sesta. Un risultato che non poteva soddisfare chi riteneva che con quei 4 grandi nomi fosse impossibile non arrivare tra le prime, sebbene la squadra fosse oggettivamente sbilanciata (troppo attacco e poca difesa; troppo gioco perimetrale e poco in area; difficile compatibilità, tecnica più che caratteriale, tra le molte primedonne; e organico indebolito dalla partenza di Monticelli a metà stagione) e sebbene le quattro che si qualificarono a quei playoff (Reggio Emilia, Bologna, Marghera e Udine) non fossero inferiori come organico, o comunque compensassero con la maggior compattezza del collettivo.
Comunque sia, la Carugate "all star" del 2006/07 è stata una delle più divertenti, più irritanti e più discusse formazioni della storia recente del basket lombardo. Costata (immaginiamo) parecchio, non centrò l'obiettivo anche per una serie di barbine sconfitte in volata nei big match, ma a guardare solo i dati di fatto, ottenne un piazzamento che per un club arrivato da poco in A2 e prima d'ora autore di 2 salvezze sofferte, era un lusso. In confronto alla situazione di oggi, poi...

L'estate scorsa la squadra si è smantellata un pezzo per volta. Era quasi scontata la non riconferma di coach Ennio Bianchi, subentrato in corsa l'anno prima e salvatosi bene con una squadra "operaia", ma poi criticato per non essere riuscito, secondo i critici, a dare un gioco vero al plotone di stelle che gli era stato affidato l'estate dopo. Poi, ogni settimana è arrivata la notizia di un nuovo addio: alla fine, per farla breve, sono rimaste in due, ovvero Gottardi e la specialista del "lavoro sporco" Alessandra Polini.

Sulla panchina si è seduto Michele De Tisi, coach di lungo corso nel femminile, un tipo "vecchia scuola", ovvero più propenso al lato motivazionale che ai tatticismi esasperati. Era arrivato in società (anzi tornato, visto che ne era stato allontanato due anni e mezzo prima) nell'autunno 2006 alla guida della squadra di Promozione maschile. Con un budget nettamente ridimensionato, la società ha iniziato a riempire le molte caselle vuote dell'organico, in pratica andando a raccattare quello che rimaneva in giro dopo un mercato che per l'80% delle squadre a quel punto era già concluso.

Gli acquisti principali sono state due giovani in cerca di spazio, Scibelli (da Pozzuoli) e Occhipinti (da Reggio Emilia); due giocatrici che avevano fatto bene nelle serie inferiori, Brioschi (da Biassono, B1) e Zamelli (dall'Idea Sport Milano, B2); una lunga reduce da un grave infortunio, Aschedamini (da Crema); e infine la tedesca Jezabel Ohanian, prima straniera nella storia del club, un'esterna di poca statura ma gambe alla dinamite e buone doti realizzative.
Tempo per assemblare il gruppo, poco. Obiettivo obbligato, la salvezza. In una stagione quantomai complicata dal raddoppio delle retrocessioni: 2 dirette e 2 dopo playout. Di che sudare freddo.

I primi riscontri in Coppa di Lega, però, inducevano a un cauto ottimismo. Due vittorie su tre, di cui l'ultima a sorpresa sulla rinforzatissima Crema dell'ex Fumagalli. Ma soprattutto l'impressione era che il gruppo avesse capito bene cosa servisse per salvarsi: difesa, "animus pugnandi", attacco ben impostato su un duo di esterne con tanti punti nelle mani come Gottardi e Ohanian. Nel frattempo arrivava anche lo sponsor ColdAir.

L'inizio di campionato sembrava confermare queste sensazioni positive. Tre vittorie nelle prime 3 partite, contro Firenze, Ivrea e Bolzano. Con Gottardi in grande spolvero, Ohanian bene, ma anche Brioschi senza troppi problemi dal salto di categoria, una Scibelli capace di compensare con la grinta una mano non troppo vellutata, e le altre in grado di portare il loro contributo a turno. In generale, la squadra ha mostrato la capacità di conquistare valanghe di rimbalzi offensivi, a dispetto di una modesta dotazione di centimetri, compensando così le basse percentuali al tiro.

Il problema è che, come ha dimostrato poi il prosieguo della stagione, le 3 avversarie battute erano, in sostanza, le 3 squadre meno forti del campionato. Una sconfitta sul campo di un'altra "pericolante", Muggia, ha inaugurato una serie di 5 k.o. consecutivi.
A quel punto è arrivato l'esonero di coach De Tisi. Non proprio un fulmine a ciel sereno, visto che la settimana prima era venuta fuori una polemica sul numero degli allenamenti settimanali: De Tisi era fortemente contrario alla richiesta della società di salire da 3 a 4. Ma era solo la punta di un iceberg, perché di fatto il rapporto tra il coach e il presidente Mirarchi, due caratteri difficilmente conciliabili, si era guastato già da qualche settimana, con l'allenatore a lamentare ingerenze tecniche e il massimo dirigente a preoccuparsi per la serie di sconfitte.

Il dato di fatto è che a Carugate i coach tradizionalmente durano poco (con l'attuale siamo a 5 in 4 stagioni di A2, e non è che in serie B andasse molto diversamente), figuriamoci dopo 5 sconfitte di fila. Le giocatrici però, a quanto è emerso, si trovavano tutt'altro che male con De Tisi, il gruppo era solido e la situazione per nulla compromessa. Ma ormai, cosa fatta capo aveva.

Dopo due partite di "interregno" affidate agli assistenti Luisari e Puopolo (perse entrambe, la prima di misura a Cervia, la seconda con un misero 39-55 con Borgotaro), la ColdAir ha scelto Pier Agazzi, allenatore bergamasco dall'ottimo curriculum tra B1 e B2 maschili, ma alla prima esperienza nel femminile. Per una svolta immediata ha puntato sull'aumento del lavoro in palestra, quantomeno per le più giovani. E l'esordio è stato col botto: espugnata San Bonifacio.
Tuttavia il calendario ha messo poi di fronte a Carugate, a cavallo della pausa natalizia, le corazzate Bologna e Marghera, e sono arrivate due "spolverate". Prevedibili, ma brutte nei modi. Insieme alle successive 4 sconfitte incassate fino a sabato scorso (la striscia aperta è dunque di 6 stop) hanno messo a nudo, infatti, una serie di problemi strutturali, difficili da risolvere per il neo-coach:
- nel tiro da 3 la squadra è un disastro (20% totale e appena 3 triple realizzate di media a partita), non una buona notizia quando si hanno poche soluzioni interne;
- Gottardi individualmente non si discute (18,9 punti a partita, quarta marcatrice del girone; percentuali non granché, 43% da 2 e 31% da 3, ma è spesso costretta a forzare, oltre che ad attirare le attenzioni speciali di tutte le difese; è anche la seconda rimbalzista di squadra con 6,5), ma non sempre gira di pari passo con le compagne;
- dopo Natale è partita Ohanian, andata a giocare in Spagna: calata di rendimento dopo il buon inizio, era comunque meglio averla, perché senza di lei (che ha chiuso con 12 punti di media in 12 partite, col 48% da 2 e solo l'11% da 3) manca tragicamente un "secondo violino" dietro Gottardi: tutte le altre sono in grado solo occasionalmente di andare in doppia cifra, sia le esterne come Brioschi (4,9 punti di media), Zamelli (5,5 punti) e Occhipinti (5,1 col 28% da 2 e il 36% da 3: troppo evanescente in un ruolo-chiave in cui la squadra non ha alternative, quello di ala piccola) sia le interne, come Scibelli (8,6 punti e 8,4 rimbalzi) e Polini (1,9 punti e 6,5 rimbalzi);
- Brioschi ha avuto problemi fisici che non le hanno consentito di esprimersi al 100%, il che è piuttosto grave perché è l'unico play di ruolo: Gottardi può ovviamente farlo ma preferisce giocare guardia, dove in effetti è più efficace perché non deve sdoppiarsi tra costruzione e finalizzazione;
- conseguenza diretta di questo problema in regia è la mole di palle perse (quasi 20 a partita), solo in parte compensate da una buona media nei recuperi (15; Agazzi sta puntando su una zone-press);
- il mercato di gennaio, incredibilmente povero di giocatrici disponibili, ha portato in dote l'esterna Silipo e la lunga Ermito, due giovani non disprezzabili ma francamente non in grado di fare la differenza in A2;
- inoltre la squadra sta mostrando una pericolosa tendenza a "sbracare" contro le grandi, come se partisse sconfitta in partenza (vedi il -38 a Marghera e il clamoroso -50 a Cavezzo dell'ultima di andata) e volesse risparmiare energie per gli scontri diretti: ma non è che l'intensità si può accendere e spegnere a piacimento...

La prima parte del girone di ritorno è di fuoco per Carugate, visto che il calendario propone una serie di sfide con le altre pericolanti. Ma è cominciata nel peggiore dei modi. Già la sconfitta in volata con Broni, nella penultima di andata, era stata un colpo al morale, ma i k.o. di Firenze e con Ivrea (quest'ultimo sabato scorso, all'overtime, sciupando un +5 a 50" dalla fine) sono stati una combinazione micidiale, non solo perché la ColdAir è stata battuta dalle ultime due della classifica, ma anche perché in entrambi i casi le avversarie hanno recuperato la differenza canestri dell'andata, il che significa che qualsiasi parità con le due in questione condannerebbe le milanesi alla retrocessione diretta.

Urge dunque raccogliere punti, non importa dove (anche se Bolzano e Muggia, i prossimi due impegni, sono altri due snodi cruciali della stagione), per evitare gli ultimi 2 posti e poi giocarsi tutto nella roulette dei playout. Per quanto la squadra non sia straordinaria, i mezzi per farlo ci sono tutti, visto che non stiamo parlando di centrare i playoff. Se l'ultimo arrivo Ermito conferma il rendimento che ha avuto all'esordio (12 punti e 10 rimbalzi), Carugate può contare su un quintetto competitivo e una panchina non da buttare via. Ma deve ritrovare lo spirito di inizio stagione.

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