Per il secondo anno consecutivo il titolo continentale U18 va una squadra-rivelazione che stende le perenni favorite, Francia e Spagna. L'anno scorso toccò all'Italia, quest'anno al Belgio.
Guardando al nome della nazione vincitrice, è una sorpresa ancora maggiore, quella delle fiammingo-vallone, ma in realtà il loro gruppo '93 è da tempo che ha una gran reputazione, potendo annoverare due stelle assolute, e precocissime (sono da anni già in nazionale maggiore), ovvero Julie Vanloo ed Emma Meesseman. La prima è un play di grande ficcanza sia in fase realizzativa (accelerazioni, non tanto tiro da fuori) sia gestionale; la seconda, ancor più dominante, è un'ala-pivot di circa 1,95, leggera, di ottima mobilità, che sa partire in palleggio dal post alto e concludere in contropiede con naturalezza; non a caso la definiscono la nuova Wauters. Nella finale di oggi (s'era a Oradea, Romania) con la Francia han segnato Vanloo 18 punti e Meesseman 25 con 8/12 da 2, 9 rimbalzi e 3 stoppate.Il dato incredibile è che nell'ultima partita della seconda fase, la Francia aveva vinto di 20 col Belgio, mentre oggi è finita 77-49 per il Belgio. Dopo il 18-18 del primo quarto, non c'è stata più partita: a fine terzo s'era sul 62-32. Un'inspiegabile mattanza nei due periodi centrali, col Belgio galvanizzato, oltre che portato per mano dalle due superstar, e la Francia che, mancandole una leader in giornata, s'è sciolta come sole alla neve (nessuna in doppia cifra). E pensare che il Belgio era sopravvissuto per miracolo sia ai quarti con la Turchia (vittoria all'overtime) sia alla semifinale con la favoritissima Spagna della torre d'origine senegalese Ndour, rimontando da -11 a 4' dalla fine con un parziale di 13-0 coronato da un recupero di Vanloo, passaggio a Meesseman, fallo subìto e 2/2 vincente allo scadere.
Volendo metterla sul socio-politico-romantico, la vittoria è il riscatto di un'intera nazione che da un anno è preda di una profonda crisi politica, nonché solcata da tensioni crescenti tra le etnie vallona e fiamminga; nonché la rivincita di un popolo contro i suoi tradizionali vessatori, giacché storicamente i francesi considerano i belgi come i loro cugini un po' tonti.
--> E l'Italia? Grigia. Decimo posto con 2 vinte e 6 perse. Eravamo campioni in carica, ma il dato conta poco perché ovviamente là era l'annata '92 quella portante, stavolta la '93. Non saprei quanto fosse quotabile nei valori questo gruppo, però farsi buttare fuori dall'Olanda nella partita decisiva della seconda fase non è il massimo. E nemmeno segnare 52,6 punti di media col 34% da 2 e il 19% da 3. Nessuna in doppia cifra di media, un magma indistinto con 8 ragazze comprese tra i 7,5 a partita di Formica e i 3,9 di Ravelli.
Insomma abbiamo giocato male e senza punti di riferimento. Il primo a dirlo è coach Cantamesse, che nel bilancio finale odierno (mentre nei giorni scorsi aveva deplorato un atteggiamento sbagliato da parte della squadra) s'autoaccusa: "Sono molto dispiaciuto per come e' finito questo Europeo, iniziato male e finito peggio. Non ho saputo dare identità e tranquillità a questa squadra. Non sono riuscito a costruire niente di buono in fase offensiva e anche in difesa abbiamo sempre subito troppo. Forse ho anche sbagliato qualche scelta, portando alcune giocatrici non ancora pronte per una competizione del genere. Mi assumo le mie colpe e ora faremo tutti le nostre valutazioni prendendo delle decisioni. Purtroppo abbiamo dato piu' importanza all'immagine che alla sostanza e ne abbiamo pagato le conseguenze. Chiedo scusa a tutti". Da apprezzare l'onestà (c'è gente che non si prende mezza colpa neanche se rovina un Paese) però il contenuto del discorso è inquietante, oltre a non essere chiaro cosa intende quando parla di "più importanza all'immagine che alla sostanza".
Una cosa è certa: mettici pure le attenuanti degli infortuni e della fatica per i Mondiali U19, però questo Europeo era il più indicato per misurare gli effetti di College Italia sui nostri risultati continentali, visto che coinvolgeva le '93 e le '94 che sono l'asse portante del gruppo di stanza a Roma. Inutile dire che è stato un fiasco. Da oggi sarà ancora più difficile ribattere alle critiche sugl'imponenti costi del progetto federale, e anche sull'utilità tecnica del medesimo.
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