Altro che mi viene in mente sulla questione:
- i gruppi giornalistici più forti, negli ultimi anni, hanno investito molto sulla versione web della loro testata (vedi Corriere, Repubblica, Gazzetta), e credo che ora abbiano cominciato a ricavarne buone cifre (mentre prima era solo un investimento resosi necessario ma senza business), così come dallo sbarco degli I-pad, visto che l'utente di I-pad paga, a differenza di quello di internet normale. Però stiamo parlando di superpotenze del giornalismo, con i mezzi per lanciare un sito strapieno di roba, continuamente aggiornato e in grado di rastrellare tanta pubblicità. E comunque sono pochissimi i giornalisti assunti per la versione online, si tratta in grandissima parte di collaboratori. Superbasket, o prodotti di nicchia come lui, come fanno?
- la questione degli spazi: il paradosso attuale è che, spesso, l'editoria tradizionale, a fronte di una concorrenza internet che si giova dell'illimitatezza dello spazio virtuale, risponde con un taglio degli spazi per via dei costi: giornali formato tabloid con tante foto a colori in cui gli articoli sono lunghi la metà di prima, eccetera. Come se al tuo bar di fiducia ti dicessero: il tuo panino preferito, da oggi costa uguale ma c'è dentro la metà della farcitura. Se c'è un kebabbaro turco che ti dà un panino dall'igiene sospetta ma grondante di ripieno e che costa poco o nulla, non ti verrebbe voglia di mollare il tuo bar di fiducia e passare al kebabbaro? Fuor di metafora: se un grande giornale ha poche righe per parlare dell'ultima partita (per via dei costi, o perché la distribuzione lo fa arrivare tardi e quindi taglia sull'attualità, come mi pare sia capitato a SB), e devo pagare il prezzo di copertina più scomodarmi per cercarlo in edicola, mentre un dilettante internettiano mi offre un fiume di parole aggratis e a portata di clic, se non ho grandi motivazioni che mi leghino al giornale rischio che ti mollo e m'accontento di internet.
Qualcuno ha una risposta a codesti problemi? Io no. Ma senza dati è anche difficile dire quanto tali problemi incidano. Il celebre patron dei Dallas Mavericks, Mark Cuban, qualche mese fa fece una disamina di quali media possano essere ancora utili al giorno d'oggi. E concludeva che i giornali cartacei tradizionali hanno ancora senso perché si rivolgono a una fetta di pubblico che non è digitalizzata. Però non so se questo valga anche per Superbasket; probabilmente sì, però di sicuro gran parte del pubblico cestistico è più evoluta tecnologicamente della media.
Sono argomenti su cui fanno fior di tavole rotonde in questi anni le teste d'uovo dell'editoria giornalistica italica, senza trovare il modo per venirne a capo. O se l'hanno trovato, non ho ancora capito quale sia.
Il problema di fondo, secondo me, è che il mondo è cambiato, l'editoria sportiva molto meno. Cioè i giornali e le riviste propongono sostanzialmente (pur avendo fatto degli adeguamenti) il medesimo prodotto di 20 anni fa, quando però la loro funzione era molto diversa: ai tempi erano l'unica fonte di approvvigionamento scritto (dico scritto perché ovviamente la tv e la radio c'erano già) per le notizie, e in particolare in argomenti di nicchia come il basket erano spesso l'unico modo per sapere qualcosa sugli eventi.
Mi ricordo ad esempio che nel 1994 comprai un Superbasket senza sapere com'era andata una gara-7 tra New York e Chicago, e ricordo la trepidazione con cui sfogliai le pagine in cerca del risultato. Oggi, prendendo la rivista, saprei già, da un paio di giorni almeno, il risultato, i marcatori, la cronaca, avrei già visto due o tre video, avrei letto commenti sui forum più frequentati. Oggi la rivista, ma anche il quotidiano, è come un bel profiterol che ti arriva dopo che hai già mangiato doppia razione di lasagne, poi cotechino con le lenticchie tanto da scoppiare, e un piatto di formaggi assortiti. Una volta era il piatto unico che t'arrivava in tavola mentre avevi una fame da lupo. Non so se è chiara la metafora.
Secondo me da questo problema di fondo derivano tutti gli altri. Per quanto possa essere un fenomeno chi scrive su giornali e riviste d'oggi, non avrà mai la stessa importanza (se non indispensabilità) che aveva una volta.
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