sabato 4 luglio 2015

La week en rose (120 - Eurobasket: semifinali + spareggio Olimpiadi)

Venerdì 26/6 – Ritmo martellante all'Europeo ungaro, senza soste fra quarti e semifinali. Mentre le grandi deluse Russia e Turchia si guadagnano la finale per il 5° posto, ovvero l'ultima spiaggia per il Preolimpico (16 punti e 10 rimbalzi per la gemma Vadeeva nella semifinaluccia di consolazione contro il Montenegro), Serbia e Bielorussia battagliano per un posto in finale del tutto inatteso alla vigilia.

Sono le slave a spuntarla, con un serratissimo 74-72, ennesimo verdetto in volata (e a punteggio alto) di quest'edizione, cosa che ci appassiona ma fa anche sospettare che le gerarchie siano dovute spesso più a episodi che a valori reali.
Qui la Serbia era favorita dopo la gran prestazione contro la Turchia; forse ha sentito la pressione del cambiamento di ruolo da outsider che era; ma credo ci sia una spiegazione più tecnica, e cioè che la compagine della seriosa quanto simpatica Marina Maljkovic si trova più a suo agio contro squadre compassate come la Turchia, nei cui ingranaggi versare sabbia col suo gioco poco convenzionale, fatto d'improvvisazioni e accelerate, rispetto a una Bielorussia che a sua volta sa piazzare zampate a sorpresa da 8 metri, invenzioni fuori schema eccetera. Con in più la presenza di una torre agile come Leuchanka, in grado, a differenza del totem turco Yilmaz, di tener botta contro i pesi leggeri serbi in difesa e dominarli in attacco. Non a caso la statuaria bionda suddita di Lukashenko ha finito con 22 punti e 11 rimbalzi, ben bilanciandosi con l'8/14 da 3 di squadra (Likhtarovich e Snytsina ficcanti). Anche 21 assist per la Bielorussia, a indicare una prova di gran qualità.
Dal canto suo, la Serbia replicava con individualità di maggior pregio nei ruoli dal 2 al 4, cioè Ana Dabovic (21 dopo i 31 nei quarti), Petrovic (14) e Milovanovic (12), in grado di colpire sia da fuori che in avvicinamento; e poi con le palle rubate dall'astutissima Milica Dabovic.
Insomma nessuna delle due squadre riusciva né a spegnere il giuoco altrui né a imporre saldamente il proprio: inevitabile una partita tutta di minibreaks e contro-sorpassi. Serbia avanti in avvio ma raggiunta a fine 1° quarto; poi ancora prima Serbia e poi Bielorussia (anche +4) nel secondo. Parti invertite invece nel terzo, il più prolifico, con le russobianche a scappare sul +7 ma le serbe a riprenderle e sorpassare al 30' (59-57) grazie al risveglio di Petrovic e A. Dabovic. Le quali sono come abili capitane di una squadra ciclistica che fanno lavorare le proprie gregarie all'inizio della corsa, per poi prendere in mano la situazione quando il traguardo s'approssima.
Ultimo quarto con minor precisione ma emozioni quante se ne vogliono. Serbia a +6, poi raggiunta, poi di nuovo a +5 con uno dei sontuosi palleggio-arresto-tiro di Petrovic; ancora pari a 3' dalla fine (69-69).
Fase convulsa e cruciale: la Bielorussia perde sanguinosi palloni, la Serbia allunga con un 5/6 ai liberi e sembra avercela fatta (74-69 a -50"). Ma tocca alle slave pastrocchiare: consentono a Harding un'accelerazione con canestro e fallo (74-72), si fanno rubare palla allo scadere dei 24" e sono costrette a trincerarsi nell'ultima azione, rischiando la beffa. Ma, almeno stavolta, la difesa serba lavora forte e le bielorusse impiegano quasi tutto il tempo per poi trovare solo un'ardua conclusione di Leuchanka in mezzo alla mischia, sulla quale gli arbitri non fischiano fallo, probabilmente a ragione.
E dunque è la Serbia la cenerentola che si trasforma in principessa, la zucca che si fa carrozza (esagerando, perché da anni era una potenza emergente). Certo, però, qualche rimpiantuccio a noi potrebbe venire, ricordando che con la Bielorussia andammo a un passo dalla vittoria e adesso loro sono giunte a un tiro dalla finalissima, così come la Lituania e il Montenegro, squadre non di un altro pianeta, si sono fermate a uno schioppo dalla semi, come noi 2 anni fa. Tutto per dire che la pur giusta consapevolezza che "non siamo le più forti" (come dicevano le nostre nel video promozionale) non pre-determina per forza un risultato scadente.

Venerdì 26/6 – Ma veniamo a chi di un altro pianeta effettivamente lo è. Francia-Spagna, scontro fra titani, le due migliori scuole attuali d'Europa, rivincita della finale di 2 anni fa. E se la prendono le ex suddite di Napoleone, di stretta misura ma dopo aver sostanzialmente sempre condotto nella ripresa. Fossimo stati nel pugilato, una vittoria ai punti con verdetto unanime.
Purtroppo un disguido del decoder Sky ci ha privati della visione della partita, che sarebbe un diritto costituzionale. :angry: Ma la serata era complessa, alla vigilia del via del torneo di Binzago e con gara-7 di finale maschile in contemporanea.
Ricostruendo dagli highlights e dalle cronache si può dire quanto segue. La Francia è partita 7-0 e ha condotto per tutto il primo quarto. La Spagna si è riavvicinata per poi sorpassare nel secondo, mai però oltre il +3 e con la Francia comunque in grado di rimettere il naso avanti prima del 29-31 per quelle della paella all'intervallo.
Terzo quarto importante per indirizzare la gara: testa a testa ancora per qualche minuto, poi +7 Francia con Miyem, Gruda e Dumerc; la Spagna si riportava a -1 ma negli ultimi 15 secondi segnava Gruda, rubava palla l'upupa Epoupa a metà campo e, dopo uno scambio con Gruda, realizzava da sotto allo scadere per un 51-46 certo non risolutivo ma galvanizzante.
Nell'ultimo quarto infatti il timone della partita restava nelle mani delle suddite di Hollande: piccoli vantaggi oscillanti ma con la Spagna mai in grado di annullarli del tutto. Si segnava poco, il blackout iberico con soli 4 punti tra il 33' e il 38'30" risultava fatale perché la Francia si sbloccava con una tripla di Dumerc per il 61-54 con appunto 1'30" da giocare. La forza della disperazione spagnola e qualche ansia francese (due perse di fila) producevano un riavvicinamento a -3 con persino la tripla del pareggio nelle mani di Torrens, fallita però a -15". A quel punto non c'era ancora bonus e la Spagna riusciva a mandare in lunetta Dumerc solo quando mancavano 8". Il 2/2 della veterana sigillava la contesa (63-58). Gruda 16 (+12 rimba) e Dumerc 10 da una parte, Torrens 13 (con 6/15) e Xargay 10 dall'altra.
Le chiavi. Si è giocato il tipo di partita voluto dalle amanti della baguette, cioè a difesa schierata, fisica, con poco spazio per le improvvisazioni letali di Torrens o per sventagliate di triple delle piccole spagnole. A proposito, però, va osservato che se la Francia è tutt'altro che eccelsa fra le "piccole" perimetrali, la Spagna (che un tempo aveva Valdemoro in quel ruolo) a sua volta non è esaltante. Insomma, una volta "normalizzata" Torrens, le transalpone avevano il resto dei duelli a loro favore, perché, in area (dove, a questo livello sommo, la differenza per le transpirenaiche tra avere Lyttle e avere Ndour è inevitabilmente emersa), la superiorità di Yacoubou, Gruda e socie era una garanzia: infatti il 54% da 2 contro il 43% risultava cruciale in una gara a basso punteggio.
Forse ha influito anche la gran voglia di rivincita della Francia su chi le aveva scippato l'oro nell'Europeo casalingo, quando a sua volta le iberiche avevano fame di rivalsa per aver mancato le Olimpiadi dell'anno prima.
Interessante che in finale siano andate le uniche due squadre allenate da coaches donna, Garnier e Maljkovic, ma la vedo più come nota di colore che come segnale di qualcosa.

Sabato 27/6 – Drammatico spareggio tra Turchia e Russia per non restar fuori dalle Olimpiadi 2016: la finale 5° posto assegnava infatti l'ultima qualificazione al Preolimpico. Lo vincono le islamiche 68-66 dopo un supplementare, e per le suddite di Putin è il secondo atroce fallimento consecutivo dopo l'esclusione dai Mondiali 2014. Partita a punteggio medio-basso con margini minimi da ambo le parti, ma la Russia prevalentemente avanti; nell'ultimo quarto però è la Turchia a prendere il sopravvento, arrivando all'ultimo minuto e mezzo sul +4. La Russia perveniva al pareggio a -10" su assist di Vadeeva per Osipova.
Nel supplementare la Russia sembrava, sulla scia del pericolo scampato, volare verso il traguardo con un +5 frutto di due canestri dell'impagabile bebè prodigio Vadeeva. Ma negli ultimi 2'50" la Russia non segnava più, mentre negli ultimi 40 secondi la Turchia trovava una tripla della giovane Cakir (66-66) e, dopo un errore di Vadeeva, la veterana Alben congelava palla per poi trafiggere le ex sovietiche in penetrazione, appoggiando alto sulla tabella, magistrale, per eludere l'aiuto di Vadeeva a -4". Quindi 68-66 e Turchia che salvava il sogno olimpico mandando in frantumi quello russo.
Monumentale Sanders, 28 punti e 13 rimbalzi; Vadeeva con 19 + 10 (anche se 7/18 da 2) largamente la migliore per le sconfitte. Straordinario quanto fatto da questa non ancora 17enne, che chiude l'Europeo con 12,3 punti e 5,9 rimbalzi di media in 16 minuti (!): :woot: tanto per non fare confronti, la nostra Zanda (due anni più grande) totalizzerà suppergiù quelle cifre all'Europeo U20, mica quello senior. Ma è quella là ad essere un mostro. Solo che è imbarazzante, per la Russia, che la sua miglior giocatrice si sia progressivamente rivelata un'adolescente, l'ultima arrivata, mentre le altre (a parte l'esotica Prince), come abbiamo già notato, sono mezze figure al massimo livello europeo.
Fosse un uomo, Vadeeva potrebbe già contare i milioni di dollari pronti dalla Nba nel giro di qualche anno; invece, essendo femmina, magari tra due anni sarà inchiodata ai banchi di scuola a fare la maturitovski (equivalente russo degli esami che hanno bloccato Zanda) e salterà gli Europei 2017. :blink:
Quanto alla Russia, lo smacco è doppio se si considera che al Preolimpico ci va la Bielorussia, cioè la sua sorella povera.

Nella foto: Sandrine Gruda, ancora una volta la migliore della Francia, qui spalle a canestro contro Ndour in semifinale.

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