martedì 7 luglio 2015

La week en rose (121 - Serbia campione d'Europa + Binzago: inizio)

Sabato 27/6 – E' iniziato il torneo misto di Binzago e quindi siamo là in permanenza fino al 19 luglio. :wub: :wub: :wub: "Siamo" chi? Be', non sono più i tempi in cui ferveva il mercato a bordo campo, perché il mercato attuale è quello che è (o forse perché ormai alle giocatrici puoi fare offerte via Facebook); ma ci sarà come sempre un viavai di gente bella, chi interiormente chi anche esteriormente.

Il dato più positivo è che sono iscritte 80 ragazze contro le 70 che hanno partecipato lo scorso anno; qualcuna poi finirà per non partecipare ma il "segno +" nelle iscritte ci sarà comunque, e assicuriamo che non è semplicissimo coinvolgere quel numero di giocatrici in questo periodo dell'anno per 3 settimane di fila. Livello qualitativo suppergiù stazionario, in quanto figurano 3 giocatrici di A1 (l'azzurra Filippi, Valentina Gatti, Sara Canova), 9 di A2 (Schieppati, Giunzioni, Casartelli, Tibè, Marulli, Calastri, Picco, Bottari, Contestabile), 8 di A3 (Bassani, Codispoti, Farinello, Pogliana, De Bernardi, Del Pero, Maiorano, Castiglioni) più tutta una serie di rispettabili elementi di B, C e Promozione o anche inattive. Un fritto misto non solo di categorie ma anche di età: si va dal 1963 dell'immortale Elena Ceriani al 1999 della biassonese Mariani, della vittuonese Corbetta e delle masnaghesi Cincotto e Del Pero. Come sempre, purtroppo, ci sono gli uomini di mezzo ma si sa, la perfezione non esiste. :wacko:

Domenica 28/6 – Serbia, sei tu l'astro nel firmamento del basket femminile. :inchino: Titolo europeo clamoroso per la compagine balcanica, prima volta per qualsiasi team dell'ex Jugoslavia, la quale nemmeno unita era mai giunta all'oro. C'è riuscito questo manipolo talentuoso e scanzonato, condotto dalla figlia d'arte Maljkovic ben più in là di quanto potesse sperare, specie dopo una fase eliminatoria ondivaga. Ma quarti e finale sono stati due capolavori, inframmezzati da una semifinale un po' più affannosa ma non certo giocata male.
Ancora d'argento, come due anni fa, una Francia che forse pensava che il più fosse fatto dopo aver sconfitto l'eterna rivale Spagna, ma invece si vede gettare sabbia negli ingranaggi da una Serbia con più imprevedibilità e più talento fra le esterne, settore che ha messo a nudo il tallone d'Achille delle possenti transalpine.
Nel pomeriggio la Spagna aveva vinto piuttosto agevolmente (74-58) sulla Bielorussia per il bronzo. Medaglia certo pregevole, da unire al semaforo verde per il Preolimpico 2016, ma un passo indietro per le iberiche rispetto all'oro di 2 anni fa. E se ha vinto la Serbia, sonoramente battuta da loro durante le eliminatorie, qualche rimpianto viene. La Bielorussia, con 5 vinte e 5 perse, porta a casa il massimo ottenibile, con buone chances di andare a Rio.

Ma arriviamo alla partita che conta. Finalmente l'arena di Budapest si riempie (5000 spettatori, chissà dove s'erano nascosti finora), l'atmosfera trasmette l'idea di un evento importante. La Serbia tiene l'asso Petrovic dalla panchina, accettando il rischio di partire al traino. Ed è quello che succede: dopo uno scambio di triple Tchatchouang-Page nelle prime due azioni, la Francia sembra più pronta, con una difesa fisica che "mura" i pesi leggeri serbi. L'ondivaga ma talentuosa Tchatchouang (1991, annata che per noi, tra parentesi, è totalmente nulla ai fini azzurri) è scatenata nei primi minuti. Gruda le viene dietro con un coast-to-coast per l'8-15.
L'ingresso di Petrovic cambia subito volto alla partita, portando al 15-15: sono le triple a propellere le slave. Che però poi si bloccano e la Francia ripristina un +7 (15-22) a fine 1° quarto, con l'impatto dell'upupa Epoupa. Gioco veloce, pochi falli, tutto molto piacevole.
Seconda frazione cruciale per indirizzare la partita. Continua l'alternanza di folate: il talento di Petrovic e Ana Dabovic (quest'ultima peraltro sottotono fino all'intervallo) riavvicina la Serbia sul 24-26. Ma sembra che le slave, se non riescono ad accelerare a manetta per impedire alla difesa francese di schierarsi, soffrano tremendamente. E quando s'abbassano le loro percentuali, la Francia riallunga: 25-32 al 17'. Ma ecco una nuova svolta, con Marina Maljkovic che azzecca una mossa (zona adeguata ingabbiando Yacoubou) e Valérie Garnier che la sbaglia: leva Dumerc, Tchatchouang e Gruda, lasciando a nudo l'inadeguatezza di certe sue piccole, come Lardy, Salagnac, Skrela, le quali sfidate al tiro collezionano ferri (ovviamente, se segnavano era geniale Garnier a far rifiatare le leader senza pagare dazio). :blink: La Serbia confeziona un 8-0 (33-32), Yacoubou si mangia un appoggio da sotto sulla sirena. Certo, solo un punto di differenza ma il vento è cambiato.
A inizio ripresa, tegola per la Francia col 3° fallo di Tchatchouang, peraltro spentasi dopo l'inizio crepitante. Ma per qualche minuto c'è un'alternanza di sorpassi. Poi la Serbia mostra di aver rotto ogni briglia e perso ogni riverenza (ammesso di averla mai avuta). Ci si accorge che Milica Dabovic, la sorella meno talentuosa ma più mastina, è k.o. per un infortunio al gomito subìto, evidentemente, nel 1° tempo. Eppure questo non frena in alcun modo l'impeto delle connazionali di Djokovic: è soprattutto Petrovic, qui, a trascinarle, con canestri di pura classe, come un giro e tiro dalla media, sublime, per il 49-42 al 26'; e lei è già a 17 punti. Ma anche Ana Dabovic non è da meno. A talento va risposto col talento, ed ecco allora Dumerc prendere iniziative in proprio, e Gruda, dopo un lungo silenzio, inventarsi un miracolo cadendo all'indietro sulla sirena dei 24". La Francia torna a -2, che diventa -4 al 30' (53-49).
Che partita: sembra che più sale la stanchezza (e siamo alla decima gara per ciascuno), meno le due squadre sbaglino. Ana Dabovic prende in mano la situazione, è una sinfonia il suo ultimo quarto; sigla il 57-51 in arresto e tiro. La Francia deve aggrapparsi ai suoi totems: Yacoubou in area, dove non ha rivali di peso (ma la sua coach, adeguandosi anziché costringere le serbe ad adeguarsi loro, la utilizzerà solo a singhiozzo, attirandosi successive critiche), e Dumerc con la sua classe. La regista firma la tripla del 59-57 al 33'.
Ma la Serbia è implacabile: ogni volta che la Francia si riavvicina, la ricaccia indietro con percentuali frustranti. Petrovic torna a colpire con una tripla su scarico costruito benissimo dalla squadra: 67-59 a 5' dalla fine. Le galliche hanno l'ultimo sussulto: tripla di Tchatchouang per il 67-64 a -3'30".
Potrebbe darsi che la Serbia, esordiente a questi livelli, si faccia cogliere da tremori. :o: Ma quando mai. Perlomeno, non Ana Dabovic: meraviglioso il suo 1 contro 1 uccellando con un giro dorsale la modesta Skrela, per il 71-64. Senza Isabellona nostra, non c'è il babau in area. E Gruda e Dumerc, proprio loro, sbagliano tiri fatali. La Serbia ormai vede la Madonna, e Page segna a -1'30" il 73-64, dalla media su scarico di Milovanovic. Come a mettere a tacere definitivamente ogni dibattito sulla sua naturalizzazione a Belgrado e dintorni. :P
E' il k.o., finisce 76-68 con una scaramuccia tra le due allenatrici per un timeout chiamato da Marina a 20" dalla fine, per la furia di Valérie (la serba spiegherà che voleva far entrare Milica Dabovic come omaggio). Ma è dettaglio da poco; conta solo la festa serba. Esito clamoroso quanto però logico per quello che si è visto in finale. Ana Dabovic chiude a 25 punti con 8/12 da 2 e 9/9 ai liberi, Petrovic a 22 con 9/15. Di là Gruda 16 con 7/11, Tchatchouang 15 con 3/3 sia da 2 che da 3. Percentuali altissime che danno l'idea della qualità offensiva della disfida.
Il grandissimo merito della Serbia, nella fase finale, è stato di costringere le stazzate e compassate Turchia e Francia a giocare la partita che voleva Marina e non quella che volevano loro. Con un gioco moderno, quello che quest'anno ha sbancato su tutti i fronti (vedi Golden State in Nba, Sassari in Italia), ovvero ritmi alti e spazio libero alle improvvisazioni, la Serbia ha massimizzato il talento di Petrovic e A. Dabovic, nascondendo i difetti di stazza e raziocinio.
Terzo argento in 4 anni per la Francia, compreso quello olimpico 2012: ovviamente per chiunque sarebbe manna, a loro sta un po' stretto, soprattutto stavolta perché la teorica superiorità sull'avversaria in finale c'era. Dumerc potrebbe essere al capolinea e non è cosa da poco (nel "timeout della discordia", quello finale della Serbia, la si è sentita arringare le compagne con parole tipo "voi siete giovani, ci riproverete, non siate tristi", belle ma dal sapore d'addio), ma il resto non è affatto d'età avanzata, il loro ricambio è continuo.
Il quintetto ideale è obbligatorio per quattro quinti: le due divine serbe di cui sopra (Dabovic poi scelta come "mvp"); Gruda e Torrens, che hanno cantato e portato la croce per Francia e Spagna; come play hanno scelto Dumerc, un po' regalato, anche se quando è servito si è fatta sentire. Ci stava magari una bielorussa (Harding o Leuchanka), oppure Prince della Russia, o Sanders ma due non erano nel ruolo giusto e poi a quanto pare non c'era trippa per naturalizzate. :huh:
Le graduatorie individuali: nei punti prima Torrens (19,7 di media) davanti a Gruda e alle tre "strangers" Toliver, Sanders e Robinson; nei rimbalzi svetta Leuchanka; negli assist Skerovic.
L'ultima immagine è la felicità delle serbe mentre cantano l'inno sul podio. Una squadra coinvolgente, di forte espressività, con le due Dabovic adattissime come donne-copertina, ma tutte capaci di trasmettere emozioni e nazionalismo. Compresa Danielle Page, che canta l'inno della sua patria adottiva: e far imparare una lingua slava a un'americana è un'impresa quasi maggiore della medaglia d'oro... :P

Lunedì 29/6 – Mentre assistiamo ai festeggiamenti della Serbia, rientrata a casa, davanti a migliaia di persone in piazza a Belgrado (Ana Dabovic si conferma di grande carisma arrigando la folla con maestria) e ci chiediamo se mai si vedrà una cosa simile in Italia (la risposta è appunto: mai), <_< viene però da ricordarsi che, se oggi le serbe sembrano di un'altra galassia rispetto a noi, in realtà due anni or sono eravamo allo stesso livello, tant'è che ci batterono solo di un'incollatura nei quarti di finale, e altri due anni prima avevamo fatto meglio noi, nell'ultima apparizione di Macchi e della precedente generazione di azzurre.
Cos'è cambiato dal 2013? Loro hanno inserito Petrovic e Page, mica bruscoli, ma sono anche cresciute con l'ottima annata '89, che oggi gioca con maturità invidiabile. Temprata da esperienze nei top team europei. Noi non abbiamo inserito elementi di primo piano, ma non siamo nemmeno sembrati progrediti in chi c'era già due anni or sono, a partire dalla stessa Sottana. E più passano i giorni, più le assenze mi risultano difficili da digerire nel momento in cui c'era da inseguire il traguardo delle Olimpiadi.
A chiusura di questa maratona europea, la sensazione che ci resta è di aver assistito all'edizione più bella tra quelle che ricordiamo. Difficile dire fino a che punto dipenda dall'alta definizione di Sky (la confezione non conta più della sostanza, ma conta) e quanto dalla reale qualità del gioco. Ma con mille partite terminate punto a punto, quasi sempre per meriti di chi ha vinto e non per contro-prestazioni di chi ha perso, viene da propendere per la seconda ipotesi. :B): Un basket "anni 2000", cioè con pochi schemi e molta libertà, ma anche "femminile", cioè con un sano bilanciamento tra gioco interno, esterno e intermedio (qui il tiro dai 4-5 metri esiste ancora, nel maschile meno); un basket in grado di piacere anche a chi non lo segue abitualmente.

Nella foto: collage dalla finale: Serbia sul podio, il quintetto ideale, Ana Dabovic in entrata, la disperazione di Dumerc.


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