mercoledì 15 luglio 2015

La week en rose (123)

 Lunedì 6/7 – Non è mai troppo tardi / per parlar di Silvia Gottardi. Qualche giorno fa, il suo ormai ex patron e coach, Franz Pinotti, ha pubblicato una lettera aperta alla sua bandiera che se ne parte dopo 7 anni, ricordando i momenti più significativi trascorsi assieme (la promozione del 2009, la salvezza avventurosa del 2011, la finale del 2013, ma anche la scomparsa della madre durante quest'ultima stagione), concludendo: "Gottardi giocatrice, nei numeri è tanta roba. Sarà impossibile superarla in tutti i record stabiliti in maglia Sanga. Certo da oggi comincia la caccia, l’inseguimento del mito, da parte delle nostre giovani. Ciò che è più importante è la sua eredità per le nostre ragazze: la professionalità di una giocatrice che diventa leader con l’esempio concreto in palestra e sul campo".

Non ho granché da aggiungere (spiace condensare in poche righe 7 anni di assidua frequentazione delle sue partite) se non che, di fatto, non abbiamo mai potuto vedere la miglior Gottardi al Sanga, perché è arrivata a 30 anni e con priorità lavorative con cui fare i conti, eppure è riuscita sempre a sembrare una giocatrice di livello superiore; e poi che dalla corte di Pinotti, in questo lasso di tempo, sono passate decine di elementi, alternandosi periodi di "grandeur" ad altri di ridimensionamento, e l'unico punto fermo era lei, con la medesima applicazione sia che giocasse con altre "stars", sia che dovesse trainare compagne fragili, come del resto aveva già fatto a Carugate nei due anni precedenti la venuta al Sanga. Essere bandiera significa anche questo.
Stranamente Gottardi è considerata da alcuni poco affidabile nei finali punto a punto; il che forse deriva dalla sua generosità nel prendersi sulle spalle gli ultimi palloni, magari giungendo cotta dopo 39 minuti di corse e salti, giacché il suo gioco è dispendioso. Tuttavia le sue due migliori prestazioni che ricordo in maglia Sanga sono probabilmente gara-1 di finale-playoff del 2009 contro Torino e gara-2, sempre di finale ma A2, contro S. Martino di Lupari nel 2013.
Ma la diretta interessata mo' dov'è? In Africa, dove ha anche visitato progetti di basket per ragazzini poveri (vedi resoconto sul suo blog qui), insomma qualcosa d'interessante al di là dell'aspetto cestistico. A proposito d'interessante: sarà scontato dirlo, ma l'ho trovata una delle giocatrici con più cose da dire quando capitava d'intervistarla. Non l'unica, ma una delle migliori sicuramente. Comunque, visto che continua a giocare, non è il caso di continuare come se fosse un epitaffio.

Martedì 7/7 – Sono usciti la scorsa settimana i nuovi numeri dei due mensili di basket italiano attualmente in commercio: Superbasket e Basket Magazine (tra parentesi: non sarebbe più astuto uscire a due settimane di distanza l'uno dall'altro, anziché in contemporanea?). Anche stavolta dobbiamo notare come l'artigianale Basket Magazine dia ampiamente la paga al più navigato e infiocchettato concorrente per quanto concerne l'attenzione al femminile. A fronte del nulla pneumatico su SB, su BM troviamo 4 pagine sull'Europeo senior e menzioni sulle convocazioni giovanili, nonché un articolo sulle Stelle Marine Ostia (in realtà poi rivelatosi poco benaugurante, visto che la società è sul piede di rinunzia all'A2, ma è un dettaglio). <_<
Sull'Italia, trovo equilibrata l'analisi dell'articolista Brivio, il quale parla di spedizione dignitosa, per le vittorie mancate di poco con le più stazzate Bielorussia e Turchia, ma anche di rimpianti per il k.o. con la Grecia. Si batte, però, un po' troppo il tasto sull'inferiorità fisica: alla fine l'unica dichiarazione che compare è di Giovanni Lucchesi il quale spiega l'assenza di lunghe con la concorrenza della pallavolo che ci porta via tutte le ragazze con doti fisiche importanti (anche se in conclusione si menziona la presenza di lunghe promettenti nelle nazionali giovanili).
Non so se siano frasi raccolte per l'occasione o ricicciate da altri frangenti; tuttavia mi pare riduttivo che compaia solo questo, perché suona come un'aprioristica e fatalistica spiegazione di ogni nostro risultato. Che poi, nei fatti, non è così perché siamo sicuri che lo staff fa di tutto per annullare il suddetto gap strutturale. Secondo motivo di perplessità: avevamo 3 superlunghe dell'85-86 (Dacic, Giauro e Fabbri); se non ne abbiamo cavato nulla in termini azzurri (per colpa più della sorte che dei c.t.), il sospetto è che in qualche modo nemmeno l'abbondanza di centimetri si traduce in qualcosa di concreto per il nostro basket donne. Terza perplessità è che, se si trovava il modo di portare Macchi, Cinili e Zandalasini, i centimetri li avevamo, almeno nel settore-ali. Ma ormai cosa fatta, capo ha.
Per chiudere con Basket Magazine: c'è anche un'intervista a Fabrizia D'Ottavio, argento olimpico 2004 nella ginnastica ritmica. C'entra col basket perché i genitori erano ambo giocatori a Chieti. Ma lei dice del basket: "No, non è sport che fa per me. Sinceramente, e non voglio offendere nessuno, non lo trovo oggi uno sport femminile". Bontà sua, la D'Ottavio concede: "Il basket è uno sport bello, non guasterebbe un'attenzione migliore ai particolari per restituirgli l'appeal di un tempo". :sick: Traduzione: tornate ai mutandoni. Franco Arturi, che hai scritto parole nobili sulla retrogradezza italica nel ghettizzare i presunti sport "non femminili", casomai leggessi tutto ciò, fai qualcosa. Altrimenti ci viene da prorompere in un'invettiva stile-Sgarbi: "Capra! Capra ignorante! Capra!", ma non vorremmo mancar di rispetto a un'olimpionica. :rolleyes:

Mercoledì 8/7 – Siamo rocambolescamente qualificati ai quarti negli Europei Under 20 alle Canarie. Sono stati 3 giorni tribolati sul campo e forieri di polemiche fra gli addetti ai lavori (almeno per quanto Basketcafè ne sia uno specchio). Dopo il 2-1 della prima fase, lineare, siamo incappati in due scivoloni evitabili con l'Olanda (62-68) e il Portogallo (60-64). Con le tulipane eravamo a +7 a 5'30" dalla fine, poi il collasso con sorpasso (rima) e la resa su due liberi sbagliati da Zandalasini. Tagliamento la migliore con 20 punti (5/8 da 3); Penna 16 con 7/14. Male però le guardie, con un 1/14 collezionato da Kacerik e Peresson. Ancora asciutta la rotazione di Molino, virtualmente ridotta a 7 elementi. Martedì, col Portogallo, siamo andati in crisi nel 2° quarto, poi la rimonta nell'ultimo, entrando nell'ultimo minuto sul -3; ma su un errore di Penna ammainavamo bandiera. Penna 18 e Peresson 17 le tops; Zanda solo 8 con 4/14; Tagliamento poco meglio con 11 e 4/11. Ancora rotazione da 7 con Ercoli rispolverata e Barberis panchinata.
Si arrivava così oggi spalle al muro col Belgio, in una situazione caotica in classifica per cui poteva anche non bastare una vittoria. Partita che risentiva della tensione, in cui partivamo bene, ci piantavamo nel 2° quarto, ci riprendevamo quanto bastava per condurre la maggior parte della ripresa, sinché una tripla di Tagliamento ci dava un 46-41 a -1'30" che sembrava decisivo. Buona la difesa sulla sparacchiatrice Ben Abdelkader. Ma probabilmente gli spettri delle due sconfitte in volata agitavano le nostre, che si lasciavano bucare da un taglio e poi da una tripla: 46-46 a -24". Ultima azione bloccata da due falli tattici belgi (senza bonus): a -4" rimessa da metà campo, palla a Barberis (stavolta utilizzata lei e non Ercoli) che si fiondava dentro, sbagliava ma sopraggiungeva Penna che, con una correzione al volo tutt'altro che facile, imbucava sulla sirena il 48-46, scatenando il mucchio umano delle nostre. :clap: Zandalasini 16+12 rimba; Penna 12 anche se con 6/17.
S'apprendeva poi, coi successivi risultati, che siamo passati come quarti e quindi troveremo la Francia, imbattuta, che ha demolito la Russia nel big match dell'altro girone. L'importante, per ora, è solo aver scampato il flop; il problema di difficile soluzione è che la squadra non sembra rendere secondo il potenziale. L'assenza di Gambarini sta pesando in termini di trazione posteriore carente, e anche di fantasia che latita quando c'è da cavar le castagne dal fuoco con un lampo di talento. Restiamo però una squadra con elementi di sicuro valore internazionale per il livello giovanile. E in qualche modo nel momento della verità abbiamo avuto almeno carattere, se non smalto.

Giovedì 9/7 – Giorno di chiusura iscrizioni in serie A1 e A2, giorno di lutti, com'è ormai tradizione. :cry: Fortuna che è stata abolita l'A3, così l'ecatombe si limita a due categorie. Le ultime ore sono state costellate di annunci (qualcuno smentito), speranze e delusioni. In A1, non è una sorpresa, rinunzia il Cus Cagliari: peccato, dopo un campionato più che dignitoso. Dovrebbe ripartire dall'A2. Nella quale addio Genova, e anche qui era ormai previsto; ma saltano anche la Triestina neo-retrocessa e Ostia neo-promossa. Avevano già annunciato il forfait Astro Cagliari, Belize Roma e S. Marinella. E, forse la più clamorosa, Libertas Bologna, di cui era stata spia l'addio di Landi, figlia del presidente, diretta a Broni. Stiamo parlando di una delle società più importanti dell'A2 dell'ultimo decennio: 2 Coppe Italia e promozioni sfiorate. Vero è che prende il suo posto un altro team felsineo, il Progresso appena salito dall'A3, però spiace uguale. Com'è triste consuetudine, il fatto di aver disputato stagioni positive o negative conta zero.
In sostanza, quando si sarà diradato il polverone, dovremmo avere un'A1 a 13 squadre e un'A2 a 28 circa (?). L'unico lato positivo? Che se in A1 ci sarà una defezione, come spesso capitato di recente, torneremo a un numero pari di compagini... :blink: Freddure macabre in un'estate canicolare.
Più seriamente parlando, però, il dubbio è: se in varie regioni, di fatto, chi molla l'A2 può ripartire subito dalla B, non è che chi si trova un po' in difficoltà è poco motivato a cercare di risolverle, avendo più agio a scendere di un solo gradino, rifugiandosi nel meno oneroso alveo regionale, dove si spende molto meno e si vince molto di più? :unsure: E così il previsto allargamento dell'A2 è già lettera morta.

Nella foto: Penna ha appena segnato il canestro vincente contro il Belgio. Esplodono le azzurre.

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