- Esaurito il mese di break olimpico, in cui gli Usa hanno evitato per un soffio il terremoto storico, già da un paio di settimane è ripresa l'Associazione nazionale pallacanestro donne, al secolo Wnba. Quest'anno la regular è stata allungata a 40 partite, adesso si è intorno alla boa delle 30, quindi manca ancora un po' ma si è entrati nella stretta decisiva per i piazzamenti-playoff.
Ma che New York sia in testa, seguita da Minnesota della nostra Zanda (la quale viaggia a 4,6 punti di media in 12,5 minuti), sembra importare relativamente, così come la stagione mostruosa di A'ja Wilson (prima nei punti con 27,1 di media, seconda nei rimbalzi con 11,7, prima nelle stoppate con 2,7).- Si era andati alla sosta in piena Clark-mania, dato che dopo l'inizio altalenante la rookie più amata d'America era decisamente decollata, tanto da alimentare ulteriori polemiche per la sua esclusione dalla Nazionale), e la spina si è riattaccata immediatamente. Del resto la prodigiosa ne ha fornito abbondante materiale: 29 punti e 10 assist alla prima partita dopo il break, poi 23+9, 23+8, 19+7, 19-5. E la sua Indiana ne ha vinte 4 su 5, veleggiando ormai intorno al 50% di bilancio, dopo l'inizio di stagione nei bassifondi (al momento è settima, quindi in zona-playoff).
Non solo, ma la Caitlin d'America ha ripreso l'abitudine che aveva al college, ovvero quella di frantumare records: in questi giorni ha prima superato il record di Ticha Penicheiro per assist totali nella stagione da rookie, poi quello del maggior numero di triple per una matricola.
Non solo (bis), ma è addirittura prima assoluta nella classifica degli assist con 8,1 di media, cui abbina 18 punti; non esaltante il 41% dal campo, né le 5,5 palle perse, ma qualche sbavatura si potrà pur perdonargliela.
Inoltre è uscita una statistica davvero roboante, secondo cui la distanza media delle triple di Clark è superiore a quella di tre dei massimi specialisti maschi, ovvero Curry, Lillard e Trae Young.
Quasi inutile aggiungere (ma lo facciamo lo stesso) che l'audience della sua prima partita trasmessa in tv nazionale dopo la sosta ha superato i 2 milioni, che certo non è l'oceano dei 18 milioni per le finali Ncaa, ma rispetto alle medie Wnba fino allo scorso anno...
- Parafrasando Gesù Cristo, però, non di sola Clark vive il boom. Anche la sua controparte Angel Reese, l'idola della fazione pro-blacks così come Clark lo è della fazione pro-whites (almeno così nelle esigenze di copione social), sta facendo onde, sia in termini d'interesse sia di rendimento. E' una giocatrice atipica (più di quanto lo sia Clark, che tipica non è), non esattamente una raffinata poetessa del canestro (ha il 38% dal campo pur tirando in gran parte da distanza ravvicinata), ma ha una combattività clamorosa, che traduce soprattutto nei rimbalzi in attacco; non di rado sbaglia, prende il rimbalzo, sbaglia, riprende, sbaglia, riprende, segna o subisce fallo. C'è chi ironizza sul fatto che rimpolpi le cifre campando sui suoi stessi errori, ma non è che le avversarie la lascino fare perché si divertono a vederla sbattersi tanto. Reese è prima assoluta nei rimbalzi con 12,9 a fronte di 13,3 punti.
In sostanza abbiamo una rookie prima negli assist e una nei rimbalzi: due delle categorie più difficili da capeggiare per una matricola. Potevano essere tre se Cameron Brink, che stava stoppando mezzo mondo, non si fosse rotta un ginocchio. Per dire che queste rookies-sensazione sono arrosto, non fumo.
- E adesso cosa c'è in arrivo, nella nostra notte fra venerdì e sabato? Indiana-Chicago, ovvero Clark contro Reese, oltretutto delicata per la corsa ai playoff (Chicago è ottava, subito dietro a Indiana). Pare che i biglietti abbiano un costo medio di 330 dollari. Ho dato adesso un'occhiata per curiosità qui (il link indicato per il ticketing ufficiale) e sembra che ce ne siano ancora per la piccionaia a 150 dollari circa. Finché dura, è esaltante (almeno rispetto ai chiari di luna abituali).

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