sabato 30 novembre 2024

Coppe europee, fine 1^fase: arretrano Schio e Venezia, passa il trio d'EuroCup ma strada in salita

Chiusura della prima fase con più amaro che dolce per le nostrane. La doppia trasferta di Eurolega partorisce il rinculo d'un gradino per ambo Schio e Venezia (rispettivamente seconda con 4-2 e terza con 3-3); in EuroCup il trio italico passa in blocco, tutte con 4-2 di bilancio e la seconda piazza, ma l'unica che poteva ancora sperare nel primato perde (Sassari), sicché accediamo ai playoff in posizioni di rincalzo nel ranking generale (Geas 19°, ovvero terza miglior seconda; Campobasso 20^, e curiosamente queste due sono sempre incollate l'una all'altra, in questi anni; Sassari 25^).

In sostanza, salvo miracoli, pure in questa stagione resteremo a bocc'asciutta di coppe. Ma è una conferma più che una sorpresa, rispetto alle prospettive di settembre. Ma i bilanci si faranno alla fine; per ora 5 qualificate su 5 vale almeno la sufficienza.

Come si procede quindi? La cervellotica nuova formula di Eurolega ci propina ora due gironi da 6, con ripartenza dal bilancio ottenuto sinora; la strampaleria sta nel fatto che sembrava, evidentemente, troppo semplice far passare le prime 4 al classico playoff "best of 3" e poi Final Four; no, succede che le prime due si scontreranno fra loro in un "play in" per andare dirette in semifinale, mentre la terza e la quarta fanno un "play in" per andare solo ai quarti (contro le perdenti del play-in più nobile). Semifinale e quarti di che? Di una "Final Six" che, immaginiamo, calamiterà legioni di tifosi essendoci 6 compagini anziché solo 4. Sono quelle situazioni in cui ti chiedi se c'è troppa intelligenza o troppa follia in chi decide. :blink:
Schio è messa bene per tentare il colpaccio dei primi due posti: è seconda alla pari con Landes e Bourges, dietro solo Mersin (6-0) che si può lasciar fare corsa a sé. Per Venezia è più dura, parte quinta, deve superare almeno una fra Praga e Saragozza per entrare nelle prime 4 (in cima il Fenerbahce, 6-0, e Valencia, 5-1).
In EuroCup invece l'alchimista si è accontentato di travasare le 4 eliminate della prima fase di Eurolega, mettendole ai primi 4 posti del ranking e quindi accoppiandole con le 4 migliori terze della seconda coppa, mentre le 12 prime affrontano le 12 seconde. Abbiamo quindi: Sopron-Geas, Jairis-Sassari e Girona-Campobasso, quest'ultima un "repeat" della prima fase. Sfortunate, in apparenza, soprattutto le molisane, che hanno avuto il girone più duro, con 3 squadre competitive (tant'è che Pecs, terza, potrebbe fare il colpo con un Olympiacos imbarazzante in Eurolega), per cui non hanno potuto avere un ranking migliore.

Eurolega
- Praga-Venezia. Strano che le ceche abbiano finito solo seconde, perché contro la Reyer hanno fatto grossa impressione ambo le volte, ben più di Valencia che ha finito prima. Le paladine del Leone di S. Marco si presentano senza Fassina, Nicolodi e pure coach Mazzon; debbono subito arrancare, 27-19 al 10', contro le praghesi che martellano sia da sotto che con un 4/5 da 3; addirittura +18 già al 14' con 43 punti a referto per le furie locali, un ritmo mostruoso da 120 punti. La reazione lagunare è guidata da una Villa che, inaudito, segna due triple nel primo quarto e mezzo; la imita Santucci, poi nel finale Stankovic ricuce ulteriormente (51-46 al riposo).
Ancora Villa insieme a Pan e Kuier fa sperare in un riaggancio a inizio ripresa, ma è fuoco di paglia perché Praga s'infiamma di nuovo e con un 11-0 manda k.o. la Reyer (76-59 al 30'), che non si rialza più. Finisce 100-85 e se pensiamo a come Venezia domina in Italia contro chiunque non si chiami Schio, s'intuisce come l'asticella europea sia lievemente più in alto. Ma è l'acqua calda.
Praga chiude con un robotico 27/49 da 2 e 11/20 da 3; feroci le guardie iberiche Cazorla e Conde con 18 cadauna; per Venezia, che da parte sua in attacco non demerita, 26/47 da 2 e 8/18 da 3, si hanno 18 di Stankovic (8/9), 17 di Kuier, 15 di Smalls, 12 di Villa con 8 assist anche se un po' calata alla distanza dopo un gran primo tempo), 12 pure per Pan.

- Landes-Schio. Valeva il primato nel girone (ma soprattutto una vittoria da portarsi in dote nella seconda fase) e le scledensi lo smarriscono, non proteggendo il +4 dell'andata. Atmosfera elettrica con un "sold out" da 2600 spettatori, banda municipale ed entusiasmo in questo lembo di Francia sud-occidentale. Partita curiosamente ad alto tasso "indigeno", rarità nel basket attuale, ovvero le straniere da ambo le parti sono ridotte all'osso: Schio si presenta senza Dojkic e Juhasz, mentre Landes è una sorta di gran vivaio di Francia. E sarà proprio il differente impatto fra i nuclei nazionali, in particolare dalla panchina (29-3 il conto dei punti dei cambi), :woot: a fare la differenza.
All'inizio infatti conduce di gran lena Schio (7-16 al 6', 12-18 al 10') con il quintetto Verona-Laksa-André-Keys-Salaun che fa ampiamente il suo. Il problema inizia col giro di cambi: si alza l'intensità delle francesi, con un poker di elementi fra il 2000 e il 2002 non certo fenomeni ma molto utili e "tignosi" (Pardon, Macquet, Ewodo e Bussière), mentre cala il Famila, anche se rimettendo le titolari risale dalla parità a +10. A metà 3° quarto è ancora +8 per Schio (39-47) ma da lì cala il buio: addirittura 18-0 negli ultimi 4 minuti della frazione; a segnare la svolta sono due triple di Macquet e due palle perse di Zanardi brutalmente punite dalle avversarie con i canestri del sorpasso (anche un po' di sfiga per la giovine longobarda). Sull'onda, le francesi allungano e Schio non riesce più a riprendere per i capelli la partita, neanche per la differenza-canestri (68-59).
Il collettivo democratico di Landes produce 12 punti di Geiselsoder e Macquet, 10 della 2004 Lacan; Schio ha il quintetto in doppia cifra (Salaun 15 la top) ma, come detto, la panchina è nulla.

EuroCup
- Sosnowiec-Sassari. Fallisce l'assalto al primato da parte delle nuragiche, deficitarie nella difesa vicino a canestro, al punto da concedere il 70% da 2 alle polacche. In quelle condizioni puoi vincere solo a segnarne uno in più, ma Sassari ci riesce solo nei primi due quarti, in cui fa appunto +1 (44-45) con un buon 2° quarto, in cui risale dal meno 7 del primo; forse l'unico sprazzo in cui la Dinamo difende bene, però. C'è ancora battaglia fino a oltre la metà dell'ultimo quarto, quando Gonzales sigla l'ultimo sorpasso sardo (69-71 a 4' dalla fine), ma da lì scende la notte sulle isolane, con un 12-0 in favore di Sosnowiec, che chiude 83-74 e imbattuta nella prima fase.
Mattatrice assoluta l'ex luparense (lasciatasi male) Soule, 30 punti con 13/17 al tiro; per Sassari 18 Taylor ma calata alla distanza, 17 Gonzales, 11 Begic, solo sprazzetti le altre.

- Benfica-Geas. Le portoghesi erano eliminate anche se avessero vinto di 100 (bisognava fare 3-3 per essere fra le migliori terze, loro partivano da 1-4), le sestesi erano già sicure seconde ma serviva vincere per stare più su possibile nel ranking. Obiettivo centrato, con l'allungo finale a +12 che ha consentito di tenersi alle spalle Campobasso e Stella Rossa (vedremo col senno di poi se è stato un vantaggio o meno).
Partita comunque vivace, con le lusitane che rimontano dal meno 15 d'inizio 2° quarto e sfruttano il giro a vuoto dell'attacco sestese nel terzo (21-11 il parziale), coincidente con l'inceppamento delle carabine da 3 (1/9) contro la zona, ma anche con qualche penetrazione di troppo concessa dalle Zanottiane; è Conti a sbloccare il Geas a cavallo della penultima frazione, poi Spreafico riaccende la mitraglia e mette 3 siluri di fila, procacciando l'allungo definitivo (67-79).
Sprea chiude con 22 e 7/15 da 3, fotocopia dei 22 con 7 triple rifilati ad Alpo 3 giorni prima; Moore 20, Conti 16; mancava Gwathmey.

- Campobasso-Erevan. Soprassediamo sui dettagli per carità umana: 103-38 il punteggio. Utile alle molisane per divertirsi e scalare posizioni nel ranking.

mercoledì 27 novembre 2024

A1: in carrozza le più forti. Battipaglia gode, San Martino rode. A2: cade Mantova, riscatto Udine; lo sfogo di Valerio

Non risultano ricoverati in ospedale con sintomi d'infarto a causa delle emozioni regalate dalla recente giornata di A1. :wacko: La partita meno scontata è finita con 9 punti di scarto ed era sostanzialmente chiusa a un paio di minuti dalla fine. Nelle altre quattro disfide, dominano le squadre che fanno le coppe, non pagando per nulla il rispettivo impegno (per qualcuno anche pesante) di pochi giorni prima.


- Derthona-Schio. A rigor di classifica era un big match, terza contro seconda, e con le piemontesi in magnifica striscia vincente, mentre per le arancioni questa era una parentesi fra due sfide cruciali in Eurolega, poteva sulla carta starci la sorpresa, o almeno la lotta. Nulla di tutto ciò. Un monologo delle suddite di Cestaro, non immediato ma comunque già dal finale del 1° quarto, con un parziale aperto da una Crippa insolitamente realizzatrice e dalla classica tripla di Sottana verso lo scadere (17-25).
Rotto il primo argine, Schio dilaga con spietata costanza nel 2° quarto (27-48 al 20’ con Dojkic e Keys), si accontenta di cristallizzare lo scarto nel terzo, riprende a martellare nell’ultimo, o per la ferocia di voler mandare un messaggio a un’ipotetica “contender”, o semplicemente perché con la sua mostruosa profondità (sono partite dalla panchina Juhasz, Sottana, Verona, Crippa, Bestagno e Zanardi: serve altro?), può tenere lo stesso livello dal 1° al 40° minuto mentre le squadre “terrestri” come Derthona hanno la lingua per terra. Non è che a Schio non capitino mai i passaggi a vuoto, ma per motivi tecnici o di concentrazione, non certo di energie calanti, fossero anche reduci da una trasferta europea in Siberia.
Insomma finisce 57-84, ma più che un ridimensionamento per Derthona è una fotografia dell’abisso che quest’anno vi è tra le due portaerei venete e il resto dell’A1, con parziale eccezione per Campobasso e Geas. Abbiamo lodato, giustamente, le piemontesi per quello che hanno fatto con un gruppo quasi solo italiano, ma non è realistico pensare che possano tenere testa alle "super" con due straniere nemmeno troppo performanti.
Per Schio si hanno 18 punti di Dojkic, 12 di Keys, 10 di Crippa e Sottana; per Derthona ci prova molto Penna, ex di turno, ma dopo un inizio forte cala di precisione (14 con 6/18); Fontaine e Attura 12.

- Faenza-Venezia. Difficilmente poteva esserci partita, per di più in assenza di Roumy fra le romagnole. A meno che la Reyer fosse cotta dopo la dispendiosa battaglia perduta a Valencia. Non lo era, pur senza Fassina e con Cubaj tornata a mezzo servizio. Da meno 18 all’intervallo, Faenza ha rosicchiato qualcosa nel 3° quarto ma l’Umana è stata poco… umana e ha voluto affondare il coltello anche a babbo defunto (ma vale il discorso fatto per Schio: il fondo della loro panchina è comunque più forte del quintetto avversario…): 49-75. Kuier 19, Smalls e Stankovic 14, Villa 11 per le tricolori; Brzonova 15 e nessuna in doppia cifra fra le (altre) straniere per le Selettiane, e anche questo ha reso inevitabile la tostata.

- Battipaglia-S. Martino. La partita più interessante, anzi forse l’unica che abbia regalato sapore. Battipaglia si conferma capace di lasciarsi alle spalle rovesci e batoste, compattandosi quando sente odore di punti raccattabili. L’ha fatto con Brixia, s’è ripetuta ora con S. Martino. Per la serie: meglio farsi randellare dalle “big” o “medio-big” ma fare punti con le rivali dirette, anziché inanellare tante belle “sconfitte a testa alta” ma rimanere con la gerla vuota. -_- Che è esattamente la dannazione di SML in questo momento.
Le Serventiane attaccano molto bene, soprattutto nel finale del 2° quarto, in cui scavano il break che pur non definitivo segna la partita: da 32-33 al 13’ a 49-38 all’intervallo. Anche +17 a inizio ripresa, poi le Lupe di Piazza tirano fuori qualche artiglio con Cvijanovic risalendo a meno 6, ma vengono respinte; risalgono ancora ma non oltre un meno 5 che la veterana Potolicchio spegne con una tripla.
Finisce 84-75 per il tripudio della plebe campana. Trascinatrici Cupido (20 con 6/11) e Benson (23 con 10/20), in doppia cifra anche Vojtulek, Seka e Potolicchio; e pensare che Smorto, Pavic e Drake segnano poco o nulla, come a dire che Batti ha persino margine per fare vieppiù meglio.
Per SML 17 di Cvijanovic e Robinson, 10 di Guarise, qualcosa da Del Pero e D’Alie ma i conti non tornano: incide poco Bickle, la stessa D’Alie è croce (7 perse) quanto delizia (8 assist). Ha detto l’eroina del 3x3 nel suo solito piacevolissimo italiano in salsa americana: “Ci manca identità”. Forse un po’ vago per capire esattamente come crearla.
Quando ti capita un calendario bastardo all’inizio, non è facile gestirlo, perché perdi oltre i tuoi demeriti e ti pesa sul morale, anche se magari sul piano tecnico hai fatto meglio di chi ha racimolato punti contro avversarie malleabili.

- Campobasso-Brescia. Qui era lecito attendersi più equilibrio. Se non altro perché Campo aveva speso molto per battere Girona all’overtime; perché mancava Kunaiyi; perché Brixia veniva da un sonoro +37 su Alpo; e perché esordiva una cristona come Shante Evans. Tutti fattori effettivi che però non sono valsi una cippa. La compagine del pastificio ha preso subito le redini, +10 al 10’, e ha dilagato con un attacco ciclonico sino a +21 già al 18’. Vero è che a quel punto Brescia ha reagito, con Tagliamento e un’Evans che pur con qualche sbavatura è apparsa già “sul pezzo”, e si è riportata sino a -8, anche con le triple di Johnson e una zona 3-2. Ma è durato poco perché nell’ultimo quarto Campo ha riallungato senza patema alcuno, pure a +26 (alla fine 90-69).
Micidiali Madera (22+13 rimba), Scalia (18) e Ziemborska (16). Per Brescia, 17 delle già citate Taglia e Shante.

- Geas-Alpo. Qua lo squilibrio era atteso, stante il buon momento delle sestesi così come quello fragile, diciamo così, per le veronesi, che pure recuperavano Mathias. Certo però 33 punti nei primi 7’, 108-81alla fine con 15 triple (su 28), è oltre le aspettative. Attacco davvero atomico per le suddite di Nonino, purtroppo viste ancora solo dai pochi addetti ammessi nella clausura di Cinisello e dalle legioni (si fa per dire) di abbonati alla tv di LBF. Ad Alpo va riconosciuto il merito di aver riaperto la partita dopo la prima grandinata (18-2, 33-11) portandosi ad appena 6 punti verso fine 2° quarto. Ma non è durato.
Per il Geas, addirittura 3 “over 20”: Makurat 23, la mitraglia umana Spreafico 22 con 7 triple e 7 assist, Moore 22. Per Alpo 20 di Tulonen, 17 di Moriconi, 14 di Frustaci.

- In A2 Ovest continua non solo a vincere, ma a schiacciare sassi Valdarno: +34 su Livorno che non è uno zerbino. Tengono il passo, nell’ordine, Empoli (26 di Castellani) e la coppia longobarda Costa-Milano (30 di Toffali). Cade ancora Broni e vince ancora Cagliari, nella medesima partita visto che si sono scontrate con successo sardo resistendo alla rimonta pavese. Già 5 sconfitte per le biancoverdi dell’Oltrepò.
Personalmente sono andato al derby fra la Brianza collinare e la Brianza della cementificata pianura, ovvero Costa-Giussano. E’ stata, purtroppo, una di quelle partite che non decollano mai, in cui la squadra più forte, pur faticando in attacco, tiene a bada la meno forte che segna ancora di meno, per cui hai poco sia come spettacolo sia come emozioni. Giussano sta aggrappata nei primi due quarti, ma viene staccata nel terzo con i tiri dalla media di Kaczmarczyk (16+15 rimba), la classe di Penz che non è mai acqua, qualche incursione di un’alterna Crowder e qualche tripla delle più giovani (Gorini, Motta). Sinceramente non molto altro. Per Giussano si fa apprezzare l’ex Bernardi (10+11 rimba), notevole rastrellamento dei tabelloni per Szajtauer (9+17 rimba nel duello tutto polacco) ma non poteva bastare contro una Costa che, pur essendo lontani gli anni del caviale (cioè con le Villa, Allievi e il po’ po’ di talenti che circolavano in loco), è tuttora in grado di offrire una pregevole polenta, diciamo così. Il pubblico era abbondante ed è la nota positiva.

- In A2 EstTrieste spezza l'imbattibilità di Mantova con un rotondo 70-50. Nel big match Udine, che proprio nello scorso turno aveva conosciuto il primo stop con Mantova, sembrava avere tutto a sfavore, nel big match contro Ragusa: giocava in trasferta, ancora senza Obouh-Fegue e dopo voci inquietanti (anzi, non voci ma un articolo di giornale) su stipendi non pagati. Invece risponde con un franco +13, comandando sin dall'inizio: gran Gianolla con 23+16 rimba, mentre per Ragù ne fa 20 Siciliano ma stecca Consolini (3/16).

- Ma c’era elettricità nell’aria. L’ha sfogata più di tutti Camilla Valerio, con uno sfogo memorabile dopo Salerno-Benevento. :ph34r: Voto 9 per l’eloquente veemenza; non entro nel merito dei contenuti perché presumo riflettano il sincero punto di vista di una giovane donna portata all’esasperazione, anche se forse a freddo avrebbe usato qualche tono meno aspro, ad esempio quando definisce Salerno “questa cazzo di città” (ma questo è un dettaglio), mentre il discorso sulla disparità dei compensi tra uomini e donne è tutt’altro che nuovo ed è spinoso, ovvero le comprensibili aspirazioni delle giocatrici si arena con la mancanza di soldi che la loro attività genera.
Con ogni probabilità l'effetto ottenuto da questa sfuriata sarà quello di ammaccare ulteriormente l'immagine del nostro basket femminile senza ottenere nulla. :| Ma dal punto di vista scenografico, ripetiamo, il voto è alto.



sabato 23 novembre 2024

Coppe europee: Eurolega, stavolta ride Schio e piange (non troppo) Venezia. EuroCup, bella tripletta

- E' una bell'Italia in formato europeo, anche se non riesce a completare l'en plein per la sconfitta di Venezia. Ma a un turno dalla fine sembra possibile la cinquina di qualificazioni.

La situazione: in Eurolega Schio in testa (4-1) davanti a Landes (3-2) contro cui si giocherà il primato all'ultima giornata, poi Salamanca (2-3) e Miskolc (1-4), mentre Venezia (3-2) è terza dietro Valencia (4-1) e Praga (3-2 ma vincente all'andata), ultimissima Gyor (0-5).
In EuroCup: Geas (3-2) sicuro secondo dietro il Besiktas (5-0); Sassari seconda (4-1) dietro Sosnowiec (5-0) cui può scippare il primato nell'ultima; Campobasso (3-2) rischia ancora qualcosa perché è sotto negli scontri diretti sia con Girona (4-1) che con Pecs (3-2), per cui anche battendo la mediocre Erevan all'ultima, finirà dietro la vincente di Girona-Pecs; e se dovessero essere le ungheresi, Campo sarebbe terza per classifica avulsa. Ma potrebbe comunque passare fra le migliori terze.

Eurolega
- Valencia-Venezia: le trasmissioni su DAZN iniziano con una bella partita, anche se sfortunata per la nostra portacolori, ancora priva di Cubaj ma reduce dall'impresa a Schio. Testa a testa serrato nei primi due quarti pur con le iberiche (orgoglio d'una città martoriata dal flagello meteorologico) perlopiù avanti: 19-17, 36-34.
Nel 3° quarto, dopo un inizio caratterizzato da erroracci delle lunghe Stankovic e Vitola da mezzo metro, Villa sigla il vantaggio veneziano (41-43), ma Valencia reagisce con un possente 15-4 in cui è soprattutto la difesa lagunare a... imbarcare acqua alta, prima dall'arco poi da sotto canestro (di notevole fattura uno "spin" di Mavunga girando intorno al corpo della difensora). Buon per Venezia che, dal 56-47 al 37', l'impeto valenciano si blocca, e da lì a fine periodo segna solo Berkani con un canestro dei suoi (impiccata su un piede solo sulla linea di fondo).
L'ultima frazione inizia bene per la Reyer, che con una fiammata di Berkani mangia tutto lo svantaggio e poi sorpassa con un'entrata di Smalls (61-62 al 34', parziale di 3-15). Sul più bello, però, uno "scippo" di Iagupova a Villa sul palleggio (inaudito alle nostre latitudini), con canestro in contropiede che scalda i 2.439 presenti, gira di nuovo il vento della partita; Alexander fa il vuoto in area e affonda i colpi; da 73-62 il parziale degli ultimi 3', in cui si gioca per la differenza-canestri, è di 10-10 per cui resta quel +11 che condanna Venezia a perdere anche il doppio confronto (era +8): 83-72.
Si hanno 17 punti di Romero, 15 di Alexander, 14 di Casas per le spagnole, le quali peraltro come all'andata sembrano avere un organico fin troppo lungo da gestire, con la conseguenza di sbalzi di rendimento quando hanno in campo quintetti poco funzionali. Per Venezia, 20 di Kuier, anche se un po' alterna nelle conclusioni (7/17), 16 di Berkani, 10 di Villa con un buon 5/7 che però nasconde la consueta non pericolosità nelle triple, voce che recita 6/28 nella prestazione orogranata, alla fine un fattore-chiave.

- Schio-Miskolc. Si ribaltano gli umori rispetto al big match di campionato, giacché ora è il Famila a far festa. Non sembrava così, nel match televisivo di RaiSport, durante un primo tempo sofferto per le scledensi: anche -12 (23-35) prima di una salvifica gragnuola Laksa-Keys-Laksa dall'arco, che procacciava un meno 5 all'intervallo (32-37). Buon affare dopo un predominio ungherese piuttosto marcato, a partire da uno 0-10 verso metà del 1° quarto.
Il sorpasso giungeva a inizio ripresa con Andrè, Verona e 5 punti di Salaun, per poi procedere in equilibrio, con pochi canestri, sino a fine 3° periodo (47-46).
La vampa decisiva la produceva Verona a inizio 4° quarto: letteralmente demoniata la sicula, soprattutto nelle penetrazioni, con 3 di fila che foravano come burro la difesa ungara. Le magiare evaporavano all'improvviso anche in attacco, non riuscendo più a centrare il buco, né spesso a costruire qualcosa di sensato. Ancora colpi del k.o. da Verona chiudevano la contesa in modo insperatamente netto per Schio (63-49 al 36'), che confermando quel +14 alla fine raspava anche la differenza-canestri (all'andata meno 7): 71-57.
Si hanno 21 punti di Laksa (5/8 da 3), brava ma l'mvp è Verona per il momento in cui ha prodotto quasi tutto il suo fatturato (17 con 7/11); Salaun 15. Per Miskolc, Charles 15 e il torrione Tadic 14, ma spente come le altre alla distanza. Non entrate per Schio: Sottana, Crippa e Zanardi.

EuroCup
- Campobasso-Girona. Epica vittoria per la Magnolia, la quale si presentava al cospetto dell'imbattuta capoclasse senza il suo babau Kunaiyi: stiramento, s'apprendeva. Preoccupante in prospettiva ma stavolta tutte hanno saputo compensare la voragine della sua assenza. E pensare che 3 giorni prima avevano perso contro il Geas nonostante 23 punti della nigeriana: a fare i conti matematici, Campo era spacciata.
Invece no, anzi. Tra fine 1° quarto e inizio 2°, prende il comando con un buon impatto della baby Giacchetti (5 punti di quelli pesanti): Trimboli e Madera, poi anche una rediviva Ziemborska, ispirano una fuga a +10 (poi 45-37 all'intervallo).
Anche +12 Campo a inizio ripresa, poi però la coppia micidiale Bibby-Hristova fiammava un controbreak per l'aggancio (poi 62-59 al 30').
Volatona lunga tutto l'ultimo periodo, in cui il team della pasta provava a scappare di nuovo a +8 con Trimboli (77-69 a -3'30"), ma di nuovo le feroci Bibby e Hristova annullavano tutto e anzi si aveva il sorpasso con una tripla di Bibby (79-80) a 50 secondi dalla sirena.
A sventare la beffa provvede un'entrata più aggiuntivo di Quinonez, anche se Bibby pareggia ancora e si va all'overtime (82-82). Lì grandiosa Morrison con una serie di sciabolate che stendono le iberiche; il k.o. è di Scalia con una tripla (97-90). Peccato che per un solo punto non si pareggia il meno 8 dell'andata ma, come detto sopra, il passaggio del turno è probabile.
Si hanno 25 punti di Morrison (10/14), 20 di Scalia (7/17), 15 di Quinonez e 13 di Trimboli per un trionfo davvero di squadra. Per Girona, 28 di Bibby e 23 di Hristova col 50% dal campo entrambe e un 17/20 ai liberi in coppia, ma hanno giocato quasi solo loro.

- Geas-Namur. Nella serata di giovedì con nevischio su Castellanza e dintorni, sbriga bene la pratica con l'ultima in classifica una compagine Zanottiana che si conferma in un buon momento di forma. Qualche resistenza belga fra 1° e inizio 2° quarto (spunta per Namur pure l'ex di turno Wadoux, innesto proprio per l'occasione), ma con una fiammata da 20 punti negli ultimi 6-7 minuti prima dell'intervallo è già fuga decisiva (46-30). Addirittura 21-3 l'ultimo parziale per un 81-49 fin troppo severo con le belghe. Gran festa per la tripla firmata dalla 2007 Ostoni nel finale. Nuovo guaio per Trucco che esce per un colpo.
5 in doppia cifra con Moore a 16 e Spreafico a 15 per il Geas; 12 di Wadoux per Namur.

- Sassari-Mechelen. Vittoria sofferta quanto preziosa per una Dinamo a... corrente alternata :D però capace di mantenersi sempre avanti dal 2° quarto in poi, sebbene di poco nella ripresa (50-45 al 30', 61-55 al 37'). Carangelo, sottotono, commette un paio di palle perse rischiose nell'ultimo minuto ma Mechelen non concretizza la chance del pareggio (tripla sul ferro). Taylor fissa il 64-60 finale.
Si ha Taylor con 21 punti (9/18), Gonzales a 13, Begic a 10; dall'altra parte fenomenale Reese con 29 (11/21 + 12 rimbalzi), in linea con le sue medie stellari di 23 punti e quasi 16 rimbalzi, ma Sassari è più squadra.

mercoledì 20 novembre 2024

A1: Venezia infilza ancora una Schio in blackout finale. Geas ok su Campo, Derthona sempre più su. A2: Mantova al top

- Schio-Venezia. Difficile commentare una superclassica che nell’ultimo quarto si è divertita a cancellare tutto quello che sembrava aver detto in modo chiaro nei primi tre.

La Reyer porta a casa la quinta vittoria di fila sull’arcirivale, ma mai come stavolta lo fa in condizioni in cui sembrava aver tutto sfavore. L’assenza di Cubaj (e quella di Nicolodi, che a ranghi completi può contare poco, ma se manca un’altra lunga pesa di più); un andamento che la vedeva arrancare senza guizzi se non quelli minimi per non finire k.o. anticipatamente, sperando che qualcosa succedesse per dare la svolta. Alla fine è stata quella la virtù principale di Venezia, perché poi la svolta è giunta, più per demeriti scledensi che per meriti lagunari, giacché d'accordo la difesa attenta delle Mazzoniane, ma 4 punti con 2/18 nell’ultimo quartohanno la forma di un autosabotaggio delle arancioni, improvvisamente divenute inette a infilare la boccia del cerchio, anche quando erano libere e/o vicine al cerchio medesimo.
Di fronte a ciò, la Reyer ha solo dovuto produrre qualcosa di normale, 16 punti, niente di eclatante, per poi trovare la stoccata del sorpasso definitivo con Villa e raccogliere i cocci degli ennesimi errori avversari nell’ultimo minuto.
L'andamento: dinnanzi a 2050 spettatori ufficiali, scatto rapido di Schio, che oltre alla spinta del fattore-campo ha quella delle rivincite da prendersi; Venezia sembra incassare passivamente, si sveglia solo dopo 7 minuti sul 15-5 (Salaun protagonista, Keys spalla); Fassina e Kuier sono le prime a entrare in partita fra le tricolori; poi Pan mette la tripla del meno 1 (19-18 a inizio 2° quarto); ma dura poco perché Schio produce il suo frangente migliore con un 14-2 in cui segnano 5 giocatrici diverse, sottolineando il vantaggio di profondità sull’incompleta rivale (36-22 poi ritoccato a 36-24 all’intervallo).
A inizio ripresa nuovo +14 scledense (45-31 al 24’). Il momento-chiave è probabilmente lì, quando Venezia è alle corde, contata in piedi, ma Schio non riesce a vibrare l’uppercut che la stenda del tutto. C’è uno stallo generale di cui approfitta la Reyer per far passare la crisi più nera e rivitalizzarsi con 5 punti di Berkani, anche se Salaun replica con un gioco da 4 punti; Santucci fissa un 51-40 al 30’ che non è brutto affare per le suddite di Brugnaro.
Si entra nell’ultimo quarto e qui probabilmente scatta in Venezia quella padronanza acquisita con le recenti vittorie sulla rivale, che hanno ribaltato la bilancia psicologica fra le due, giacché ora è Schio che sembra infrollirsi nel momento topico e sentire inesorabile il montare della marea avversaria. Ci sono quasi 8 minuti in cui il Famila sbaglia tutto, un tempo lunghissimo che consente alla Reyer, senza fare prodigi, di confezionare l’avvicinamento e poi il sorpasso: artefici soprattutto Smalls con 6 punti e Fassina con 4; all’americana spetta l’entrata del 51-52, clamoroso, a 3’30” dalla sirena. Ma a sua volta la Reyer non riesce a continuare nell’abbrivio; il punteggio stalla e André, su rimbalzo offensivo che non può proprio fallire, toglie il tappo dal canestro per le sue (53-52 a -2’).
Segue botta e risposta tra Stankovic (bella conclusione a una mano, unico suo canestro peraltro), Verona in reverse e Villa con arresto e tiro, difficile, da centro area, per il 55-56 a -1’15”, che resterà il punteggio finale. Perché poi fioccano errori, l’ultimo di Verona da 3 per una gioia veneziana del tutto insperata sino a pochi minuti prima. :o:
Non è stata la migliore edizione della rivalità fra le due grandi venete, dunque; percentuali scadenti per entrambe, peggio quelle di Schio colate a picco alla distanza, sprecando il predominio a rimbalzo offensivo (18); strani gli appena 3 tiri liberi guadagnati dal Famila contro 16 ospiti.
Salaun 12 punti (ma pochi dopo la fiammata iniziale), André 10; e alla fine guardando le cifre modeste di tante scledensi viene da dire che la profondità è stata più dispersione che risorsa (ed è impossibile trovare spazio per tutte, vedi Bestagno 4 minuti e Panzera n.e.). :unsure: Venezia più compatta, sostanzialmente in 8, ha avuto più punti fermi nel momento cruciale; Kuier 13 punti, Berkani 11 anche se con 3/12, bene Fassina con 9 (4/7), Villa solo 6 con 2/7 ma ha messo i due più pesanti. Diciamo che nessuna individualità ha brillato.
Brutta botta per Schio, che però sembra avere più margini di crescita, una volta che avrà messo insieme il mosaico e definito meglio le gerarchie. Si vocifera, non so con quale fondamento, di un possibile gran ritorno di Mabrey (di certo vi è solo che si è allenata per conto suo a Carugate, con tanto di video-intervista sulla pagina FB del club lombardo). Il che vorrebbe dire, da un lato, ricostruire di nuovo gli equilibri; dall’alto però avere una leader che al momento pare mancare alle arancioni.

- Geas-Campobasso. Il “sottoclou” di giornata. A porte chiuse, però, giacché il rinnovato palazzetto di Cinisello (dove il Geas torna dopo 12 anni) non è ancora omologato per il pubblico. :angry: La rivincita degli scorsi playoff non torna quindi sul “luogo del delitto”, ovvero la tripla al veleno dell’ex Kacerik che regalò gara-2 alle molisane e di fatto orientò l’esito della serie intera.
L’atmosfera ovattata, e la spina da riattaccare dopo la pausa per le nazionali, sembra assopire Campobasso che ci mette 7 minuti a racimolare lo straccio d’un canestro. Ne approfitta il Geas per scattare sul 16-2, mostrando subito quella che sarà un’arma determinante, la precisione da 3, a fronte dello sparacchiamento irrisolto delle ospiti. Le quali però mettono sul piatto una fisicità maggiore, sia nel pressing, che procaccia palle perse sestesi, sia sotto canestro dove Kunaiyi fa un gran paiolo a una spenta Moore, la quale è anche senza cambi perché Trucco rientra dall’assenza ma solo per 4 minuti.
La bilancia quindi si riequilibra, anche per merito di una Madera che nel 2° quarto è protagonista della ricucitura quasi completa dello strappo; lei stessa avrebbe il libero del pareggio allo scadere ma va sul ferro; comunque 29-28 al 20’ e tutto in giuoco. Geas solo 9 punti nella seconda frazione, frutto di 3 triple e null’altro.
Dopo un breve sorpasso del team della pasta a inizio ripresa, il Geas però si ripropone al comando, nuovamente con le triple: due di fila di Spreafico (le uniche di serata a fronte di ben 11 ferri) e una di Conti; non si va però oltre un +7 che Campobasso di nuovo riassorbe, anche se allo scadere Kacerik regala 3 liberi a Makurat per il 51-46 al 30’.
Proprio Makurat sarà la match-winner per le sestesi. Segna altri 3 punti in apertura di 4° periodo, per il +8; continua la giornata storta di Gwathmey (pochi tiri e ancor meno punti) e Moore (4° e 5° fallo, soverchiata da Kunaiyi), le tiratrici non fiondano più e quindi la polacca si ritrova quasi da sola a respingere una Campobasso sempre più predominante sul piano fisico. Le ospiti sembrano sul punto di mettere la freccia, eppure non succederà: le triple continuano a non entrare, qualche libero va sul ferro, il Geas resiste con orgoglio. Campobasso arriva più volte a meno 1, l’ultima con Kunaiyi sull’ennesima palla rubata. Poi, però, Quinonez getta clamorosamente un appoggio da sotto in contropiede per il sorpasso a -40”. Un regalo che Makurat punisce con una penetrazione centrale per il +3 a -24”. Poi ancora Quinonez si mangia un’entrata ghiottissima (se questi due errori si traducessero in calorie, la giovane ecuadoriana sarebbe uscita dal palazzetto pesando un paio di quintali) e Conti chiude dalla lunetta. Un 66-61 che è meritato per il Geas, capace di fare di necessità virtù pur con luci e ombre, mentre sa di occasione gettata per Campobasso che a lungo ha dato l’impressione di averne di più, ma non ha concretizzato.
Makurat mvp assoluta con 22 punti (8/14 al tiro) ma pure 8 assist: e non è una prestazione isolata. Per Campo altrettanto dominante Pallas Kunaiyi, 23 punti con 10/16 e 10 rimba; Madera 13 ma poco coinvolta nella ripresa. Sottotono come detto Gwathmey e Moore da una parte, mentre dall’altra la lista è lunga: Ziemborska un fantasma, Scalia e Morrison appena discrete, Quinonez già detto, ma forse ciò che più è mancato è la miglior Trimboli, capace di lucidità in regia e di finalizzazioni pungenti. Però la differenza più profonda è nelle già citate triple: 10/23 per il Geas, 2/17 per Campo. Chissà, forse giocando nel più conosciuto palazzetto sestese avrebbe tirato meglio, la compagine ospite.

- S. Martino-Derthona. Continuano i rispettivi trends: esaltante ascesa delle tortonesi e stallo a quota zero delle padovane, col supplizio di perdere quasi sempre in volata. Equilibrio strettissimo anche se nel 3° quarto Derthona tenta una fughetta a +8 con Penna, però ricucita da SML che all’inizio dell’ultimo si gasa sul +4. Pronta risposta con Dotto e Arado per le ospiti, che poi, dal 56-56 a -2’30”, piazzano un decisivo 1-7 con tripla-chiave di Melchiori e i liberi di Penna e Attura (57-63).
SML paga le percentuali deficitarie a fronte della solita energia (21 rimbalzi offensivi): a picco soprattuto D’Alie (2/12) e Simon (1/12) ma anche Robinson s’è mangiata troppo (17 punti ma 6/18); bene Del Pero (12 con 3/6 da 3).
Per Derthona, alla quinta “W” di fila, 15 Penna, 10 Attura, 8 della rientrante Coates.

- Brescia-Alpo. Se metti 18 triple (su 39 tentativi) difficilmente perdi… specie se le condisci anche con dell’altro, a fronte di un’avversaria invece spuntata e in palese difficoltà. Così avviene tra Brescia, dal lato buono della storia (scacciando le ombre delle recenti debacles, specie quella con Battipaglia), e Alpo, dal lato triste, complici le assenze di Mathias e Rainis. Matadora assoluta è Tagliamento, che sciorina 16 punti nel 1° quarto e chiude con 28 con 6/14 da 3 + 6 assist: pentole e coperchi. Ma un po’ tutte le bresciane erano in fiducia e sul pezzo. Pazzesco il parziale di 32-0 :woot: a cavallo fra 3° e 4° periodo: da 53-45, quando le veronesi s’erano rianimate, a 85-45. Finale 90-53. Per Alpo bene le ex-Costa, Frustaci (14+9 rimba) e Spinelli (13+9 rimba).
E adesso c'è il colpaccio Shante Evans alla corte di Zanardi padre, da cui fuoriesce Louka, completando il quasi totale addio all'organico dello scorso anno. Evans è una mastodonte che abbiamo visto anche con la maglia della Slovenia: di fatto è una comunitaria.

- Sassari-Battipaglia. Le nuragiche fanno il loro, respingendo le campane senza troppo affanno né breaks particolari, semplicemente allungando con regolarità sino a +15 verso metà ultimo quarto (finale 72-61). Begic mvp con 17 + 8 rimba, sottotono Taylor e Carangelo ma non c’era bisogno di straordinari; Vojtulek 19 e Benson 14 per Lollo Serventi ma il resto ha fornito pochino.

- In A2 c’era la supersfida Udine-Mantova per il primato all’Est: well, gran conferma di far sul serio da parte delle virgiliane, che prendono il comando all’inizio e non lo mollano più, toccando anche il +15. Rimonta d’orgoglio per le friulane nel finale, arrivando 3 volte a meno 1, sempre con Bacchini, ma Mantova resiste (55-57). Mancavano Obouh-Fegue e Cancelli sotto canestro per Udine. Ragusa piega a fatica Rovigo e resta anch’essa imbattuta, ma come sappiamo è dietro per penalità.
All’Ovest, Valdarno fa +45 nel “testa-coda” con Benevento; di misura Empoli su Moncalieri, restando seconda mentre cade Milano a Cagliari subendo il sorpasso nel finale; e cade ancora Broni che ha inserito Turcinovic per Hartmann ma era senza Reggiani e Russo, inseguendo pressoché sempre contro una Livorno che invece ha avuto per la prima volta Botteghi.

martedì 19 novembre 2024

Perché le percentuali contano meno di una volta

Se è vero che 2/19, 1/15 e compagnia rimangono prestazioni orrende al tiro, il basket dei 24 secondi non è più quello dei 30 secondi, in cui l'obiettivo era costruire con pazienza il tiro a più alta percentuale possibile. Il dogma era circolazione meticolosa della palla, esecuzione millimetrica di schemi ultra-elaborati e tiro da prendere solo quando avevi un'ottima possibilità di metterlo dentro (ovviamente c'erano le eccezioni, le grandi campionesse avevano più licenza di creare, eccetera, ma si parla in generale). Per cui se uno faceva il 20% al tiro era o una capra totale o in vena di sabotaggio.

Adesso è diverso. Spesso il comandamento è prendere il primo tiro disponibile perché potrebbe non esserci tempo di costruirne un altro. Gli elementi più forti devono spesso improvvisare forzature al limite dei 24" perché la squadra non ha fatto in tempo a costruire nulla, e loro sono comunque quelli con più possibilità di segnare lo stesso.
In questo basket di adesso, una che fa 2/2 non è meglio di una che fa 2/10, è semplicemente una che o si è tirata indietro, o è considerata troppo scarsa per potersi prendere più tiri.
Detto grezzamente ma per sintetizzare, nel basket di oggi la quantità conta più della qualità. Meglio avere più tentativi di tiro (cioè più possessi) che una percentuale migliore, ferma restando l'ovvietà per cui è meglio fare canestro che sbagliare...

mercoledì 13 novembre 2024

Finestra nazionali (2): commento sull'Italia, inquietudini e fantasmi che ritornano

Premessa: tutti i giudizi e le impressioni che seguono sono parametrate all'obiettivo di giocarsela con le migliori; altrimenti per fare il solito risultato né carne né pesce si può anche essere ottimisti, ci si può accontentare di quanto stiamo facendo.

Ma non possiamo accontentarci. Sprecare l'occasione dell'Europeo in casa (seppure limitatamente alla prima fase) sarebbe irreparabile; anzi in generale sprecare l'occasione, a prescindere da casa o non casa: non tanto perché da 30 anni non combiniamo una mazza (non è giusto accollarne il peso sulle attuali azzurre, responsabili al massimo dell’ultimo paio d’episodi), quanto perché non è detto che in futuro ci capiterà questa concomitanza di buone giocatrici nel fiore degli anni cestistici, oppure ancora molto giovani ma già pienamente all'altezza.

- Perché rimane (almeno al qui scrivente) un sapore più amaro che dolce dopo questa “finestra” il cui bilancio è un accettabile 1-1 che ci lascia al comando del gironuccio?
Potrebbe essere solo un classico effetto psicologico: almeno a caldo, resta più nella mente l'ultimo episodio che il primo: invertendo l'ordine delle partite saremmo rimasti con i sorrisi di Genova (con 12 giocatrici a segno, una difesa solida, idee chiare) e non con gli stenti di Chalkida. Che potremmo liquidare come incidente di percorso in una situazione di modesta importanza e con alibi più che giustificati per le assenze di due delle tre lunghe principali (Cubaj, André; volendo anche Trucco) più la tiratrice principe (Spreafico), eccetera.
Anzi, per certi versi è meglio una sconfitta che tiene tutti coi piedi per terra, anziché una vittoria che alimentasse un'euforia perniciosa, come se avessimo già dimostrato qualcosa, come se l’idea di essere all’altezza delle migliori del continente fosse fondata su dati certi e non solo su speranze da eterni sognatori.

- Forse a pungere è un’inquietudine di fondo. Vincere o perdere adesso (come anche le prossime due) nulla avrebbe spostato nella grande incognita che ci tribola le notti: e cioè che a Eurobasket '25 ci ritroveremo a giocare partite sotto massima pressione a distanza di due anni dalle precedenti.
Potremmo anche sbaragliare una seconda volta la Germania nella prossima finestra; potremmo darne 30 alla Spagna in preparazione, ma nulla ci garantirebbe che quando ci troveremo di fronte al solito dentro-o-fuori, la soglia tra fallimento totale e successo almeno parziale, non scuffieremo miserevolmente come le ultime due volte contro una squadra inferiore. Ovvio che si prega Dio acciocché non avvenga, ma quale allenamento alle vere difficoltà avremo messo nel serbatoio fra giugno ’23 e giugno ’25? :unsure:

- Il fatto è che domenica, improvvisamente, sono riapparsi certi fantasmi che l’incoraggiante inizio della terza gestione-Capobianco sembrava aver dissipato. In ordine sparso:
:alienff: Perdiamo segnando 45 punti contro la Grecia (25 dal 2° quarto in avanti), non uno squadrone e non certo in una giornata di grazia (sono bastate due giocatrici, Fasoula e Tsineke, a impallinarci): riemerge quella nostra fragilità di fondo, per cui non abbiamo un rendimento minimo garantito, possiamo anche precipitare nel pessimo, se le condizioni non sono le migliori.
:alienff: Quando ci capitano questi momenti “down”, che giocatrici abbiamo, in grado di riprendere la partita per i capelli e dirle “eh no, bella, tu devi venire dalla nostra parte”? E’ dai tempi dell’estromissione di Sottana che non abbiamo un’alternativa a Zandalasini. Che però, limitandoci agli ultimi episodi, non è riuscita a svolgerlo, questo ruolo di chi tira la squadra fuori dalla palude. Anzi, c’è finita dentro a piè pari. Mi riferisco non tanto a domenica, ché conta meno, ma alla catastrofe contro il Montenegro nel ’23, mentre contro la Svezia nel '21 aveva fatto il suo ma non s'era trainata dietro le altre. Per quanto riguarda domenica, è evidente che era in deficit di condizione fisica (emblematico il mancato rientro su quel contropiede nel finale) dopo essersi probabilmente concessa una pausa tra le fine della Wnba e l'inizio della stagione europea; però se una giocatrice sta in campo 31 minuti va valutata senza alibi e senza sconti, quindi male anche se non è stata certo l'unica (Keys in primis). Come già dicevamo in sede di cronaca, il suo -15 di plus/minus è stato il peggiore di squadra.
:alienff: E allora chi rimane come potenziale leader, se non Matilde Villa? (Altre hanno doti da buone giocatrici ma non da leader assolute: Keys, Cubaj, André, Sprea, Verona, Madera). Ma ho dei dubbi che Capobianco, e l’intero gruppo, siano disposte a consegnare a una ventenne, per quanto prodigio, la leadership assoluta. Occhio, la regia da titolare sì, gliel'ha già data, ma il ruolo da violino principe non ancora. Del resto anche lei ha dei limiti, che copre con i suoi grandi pregi: ha fatto grandi progressi nella gestione in regia, ha sempre quelle doti sensazionali di ball handling e di controllo del corpo nel traffico, per cui è in grado di segnare canestri acrobatici uccellando le difese. Però guardiamo la sua mappa di tiro contro la Grecia: su 6 canestri che ha segnato, ne ha fatti 5 da sotto e uno da centro area. Contro la Grecia questo può funzionare, giacché le prendono solo la targa; ma una Francia, una Spagna, un Belgio, eccetera, le concederebbero altrettanto? Ho qualche dubbio. C’è questo tiro da 3 che non è sbocciato ancora, per Matilde, e non so se entro l’Eurobasket sarà diventato un’arma.
:alienff: Le Olimpiadi le abbiamo guardate tutti, credo. Ora possiamo sperare di essere al livello di qualcuna delle 5 europee che le hanno giocate (cui dovremmo aggiungere almeno l'Ungheria che ha fatto la semifinale nel 2023, e grazie al cielo che la Russia è ancora out)? Dobbiamo sperarlo sì, ma su quali presupposti concreti, dimostrati sul campo?
:alienff: L’unico scenario che può portare a qualcosa di buono, insomma, mi pare quello in cui ci presentiamo, per grazia di Dio, tutte sane, quindi con tante possibili protagoniste di giornata, con caratteristiche ben assortite, e forse una profondità che pochi hanno, ma niente leader designata in anticipo. Non dipendere da nessuna, perché altrimenti affondiamo con lei se non funziona. Solo che questa “democrazia” ha un rischio, quello di diventare confusione, mancanza d’identità, incostanza tra una partita e l’altra.
:alienff: A proposito di identità: l’autorevole Garbo, nella sua veste di cronista/editorialista su All Around, ha proposto questa riflessione:
CITAZIONE
Ma questa Italbasket, a che ritmo deve giocare? A quello uptempo di Villa e Pasa (che poi è anche quello di altre giocatrici tipo Spreafico o Andrè e Cubaj, brave a correre il campo) o a quello sincopato di Zandalasini, Verona e Keys? Badate che non sto parlando di prima o seconda opzione offensiva ma solo del ritmo di gioco…Io sono dell’idea che più corriamo e meglio è, a costo di perdere qualche palla in più e di forzare qualche situazione.

Cioè lui pone il problema di una squadra che viaggia a due velocità diverse: quella lenta di alcune e quella veloce di altre. Senza entrare nella discussione su quale delle due marce sia più efficace (lui dice quella veloce), va da sé che se metà squadra preferisce correre e metà squadra camminare (cioè giocare ragionato), i potenziali delle due metà non si sommano.

Nota a margine: Nelle due finestre di queste "non qualificazioni" abbiamo impiegato 3 oriunde: nel 2023 Conti 1 partita, 3 minuti e 29 secondi; Campisano 1 partita, 4 minuti e 7 secondi; stavolta Scalia 1 partita, 4 minuti e 46 secondi. C'è qualche indizio che faccia pensare a un progetto di utilizzo reale di queste giocatrici in vista di Eurobasket anziché solo a un favore a queste giocatrici (e ai club che le utilizzano) nel regalare loro la cittadinanza cestistica italiana? Buon per il Geas lo scorso anno, che ha guadagnato uno slot straniero in più; buon per Campobasso ora. Ma all'Italia in vista di Eurobasket, unico obiettivo che conta adesso, a cosa è servito?

Nella foto: Mariella Fasoula sorride col leggendario papà Panaghiotis; noi chiudiamo la parentesi nazionale con meno allegria.