mercoledì 13 novembre 2024

Finestra nazionali (2): commento sull'Italia, inquietudini e fantasmi che ritornano

Premessa: tutti i giudizi e le impressioni che seguono sono parametrate all'obiettivo di giocarsela con le migliori; altrimenti per fare il solito risultato né carne né pesce si può anche essere ottimisti, ci si può accontentare di quanto stiamo facendo.

Ma non possiamo accontentarci. Sprecare l'occasione dell'Europeo in casa (seppure limitatamente alla prima fase) sarebbe irreparabile; anzi in generale sprecare l'occasione, a prescindere da casa o non casa: non tanto perché da 30 anni non combiniamo una mazza (non è giusto accollarne il peso sulle attuali azzurre, responsabili al massimo dell’ultimo paio d’episodi), quanto perché non è detto che in futuro ci capiterà questa concomitanza di buone giocatrici nel fiore degli anni cestistici, oppure ancora molto giovani ma già pienamente all'altezza.

- Perché rimane (almeno al qui scrivente) un sapore più amaro che dolce dopo questa “finestra” il cui bilancio è un accettabile 1-1 che ci lascia al comando del gironuccio?
Potrebbe essere solo un classico effetto psicologico: almeno a caldo, resta più nella mente l'ultimo episodio che il primo: invertendo l'ordine delle partite saremmo rimasti con i sorrisi di Genova (con 12 giocatrici a segno, una difesa solida, idee chiare) e non con gli stenti di Chalkida. Che potremmo liquidare come incidente di percorso in una situazione di modesta importanza e con alibi più che giustificati per le assenze di due delle tre lunghe principali (Cubaj, André; volendo anche Trucco) più la tiratrice principe (Spreafico), eccetera.
Anzi, per certi versi è meglio una sconfitta che tiene tutti coi piedi per terra, anziché una vittoria che alimentasse un'euforia perniciosa, come se avessimo già dimostrato qualcosa, come se l’idea di essere all’altezza delle migliori del continente fosse fondata su dati certi e non solo su speranze da eterni sognatori.

- Forse a pungere è un’inquietudine di fondo. Vincere o perdere adesso (come anche le prossime due) nulla avrebbe spostato nella grande incognita che ci tribola le notti: e cioè che a Eurobasket '25 ci ritroveremo a giocare partite sotto massima pressione a distanza di due anni dalle precedenti.
Potremmo anche sbaragliare una seconda volta la Germania nella prossima finestra; potremmo darne 30 alla Spagna in preparazione, ma nulla ci garantirebbe che quando ci troveremo di fronte al solito dentro-o-fuori, la soglia tra fallimento totale e successo almeno parziale, non scuffieremo miserevolmente come le ultime due volte contro una squadra inferiore. Ovvio che si prega Dio acciocché non avvenga, ma quale allenamento alle vere difficoltà avremo messo nel serbatoio fra giugno ’23 e giugno ’25? :unsure:

- Il fatto è che domenica, improvvisamente, sono riapparsi certi fantasmi che l’incoraggiante inizio della terza gestione-Capobianco sembrava aver dissipato. In ordine sparso:
:alienff: Perdiamo segnando 45 punti contro la Grecia (25 dal 2° quarto in avanti), non uno squadrone e non certo in una giornata di grazia (sono bastate due giocatrici, Fasoula e Tsineke, a impallinarci): riemerge quella nostra fragilità di fondo, per cui non abbiamo un rendimento minimo garantito, possiamo anche precipitare nel pessimo, se le condizioni non sono le migliori.
:alienff: Quando ci capitano questi momenti “down”, che giocatrici abbiamo, in grado di riprendere la partita per i capelli e dirle “eh no, bella, tu devi venire dalla nostra parte”? E’ dai tempi dell’estromissione di Sottana che non abbiamo un’alternativa a Zandalasini. Che però, limitandoci agli ultimi episodi, non è riuscita a svolgerlo, questo ruolo di chi tira la squadra fuori dalla palude. Anzi, c’è finita dentro a piè pari. Mi riferisco non tanto a domenica, ché conta meno, ma alla catastrofe contro il Montenegro nel ’23, mentre contro la Svezia nel '21 aveva fatto il suo ma non s'era trainata dietro le altre. Per quanto riguarda domenica, è evidente che era in deficit di condizione fisica (emblematico il mancato rientro su quel contropiede nel finale) dopo essersi probabilmente concessa una pausa tra le fine della Wnba e l'inizio della stagione europea; però se una giocatrice sta in campo 31 minuti va valutata senza alibi e senza sconti, quindi male anche se non è stata certo l'unica (Keys in primis). Come già dicevamo in sede di cronaca, il suo -15 di plus/minus è stato il peggiore di squadra.
:alienff: E allora chi rimane come potenziale leader, se non Matilde Villa? (Altre hanno doti da buone giocatrici ma non da leader assolute: Keys, Cubaj, André, Sprea, Verona, Madera). Ma ho dei dubbi che Capobianco, e l’intero gruppo, siano disposte a consegnare a una ventenne, per quanto prodigio, la leadership assoluta. Occhio, la regia da titolare sì, gliel'ha già data, ma il ruolo da violino principe non ancora. Del resto anche lei ha dei limiti, che copre con i suoi grandi pregi: ha fatto grandi progressi nella gestione in regia, ha sempre quelle doti sensazionali di ball handling e di controllo del corpo nel traffico, per cui è in grado di segnare canestri acrobatici uccellando le difese. Però guardiamo la sua mappa di tiro contro la Grecia: su 6 canestri che ha segnato, ne ha fatti 5 da sotto e uno da centro area. Contro la Grecia questo può funzionare, giacché le prendono solo la targa; ma una Francia, una Spagna, un Belgio, eccetera, le concederebbero altrettanto? Ho qualche dubbio. C’è questo tiro da 3 che non è sbocciato ancora, per Matilde, e non so se entro l’Eurobasket sarà diventato un’arma.
:alienff: Le Olimpiadi le abbiamo guardate tutti, credo. Ora possiamo sperare di essere al livello di qualcuna delle 5 europee che le hanno giocate (cui dovremmo aggiungere almeno l'Ungheria che ha fatto la semifinale nel 2023, e grazie al cielo che la Russia è ancora out)? Dobbiamo sperarlo sì, ma su quali presupposti concreti, dimostrati sul campo?
:alienff: L’unico scenario che può portare a qualcosa di buono, insomma, mi pare quello in cui ci presentiamo, per grazia di Dio, tutte sane, quindi con tante possibili protagoniste di giornata, con caratteristiche ben assortite, e forse una profondità che pochi hanno, ma niente leader designata in anticipo. Non dipendere da nessuna, perché altrimenti affondiamo con lei se non funziona. Solo che questa “democrazia” ha un rischio, quello di diventare confusione, mancanza d’identità, incostanza tra una partita e l’altra.
:alienff: A proposito di identità: l’autorevole Garbo, nella sua veste di cronista/editorialista su All Around, ha proposto questa riflessione:
CITAZIONE
Ma questa Italbasket, a che ritmo deve giocare? A quello uptempo di Villa e Pasa (che poi è anche quello di altre giocatrici tipo Spreafico o Andrè e Cubaj, brave a correre il campo) o a quello sincopato di Zandalasini, Verona e Keys? Badate che non sto parlando di prima o seconda opzione offensiva ma solo del ritmo di gioco…Io sono dell’idea che più corriamo e meglio è, a costo di perdere qualche palla in più e di forzare qualche situazione.

Cioè lui pone il problema di una squadra che viaggia a due velocità diverse: quella lenta di alcune e quella veloce di altre. Senza entrare nella discussione su quale delle due marce sia più efficace (lui dice quella veloce), va da sé che se metà squadra preferisce correre e metà squadra camminare (cioè giocare ragionato), i potenziali delle due metà non si sommano.

Nota a margine: Nelle due finestre di queste "non qualificazioni" abbiamo impiegato 3 oriunde: nel 2023 Conti 1 partita, 3 minuti e 29 secondi; Campisano 1 partita, 4 minuti e 7 secondi; stavolta Scalia 1 partita, 4 minuti e 46 secondi. C'è qualche indizio che faccia pensare a un progetto di utilizzo reale di queste giocatrici in vista di Eurobasket anziché solo a un favore a queste giocatrici (e ai club che le utilizzano) nel regalare loro la cittadinanza cestistica italiana? Buon per il Geas lo scorso anno, che ha guadagnato uno slot straniero in più; buon per Campobasso ora. Ma all'Italia in vista di Eurobasket, unico obiettivo che conta adesso, a cosa è servito?

Nella foto: Mariella Fasoula sorride col leggendario papà Panaghiotis; noi chiudiamo la parentesi nazionale con meno allegria.


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