Premessa: tutti i giudizi e le impressioni che seguono sono parametrate all'obiettivo di giocarsela con le migliori; altrimenti per fare il solito risultato né carne né pesce si può anche essere ottimisti, ci si può accontentare di quanto stiamo facendo.
Ma non possiamo accontentarci. Sprecare l'occasione dell'Europeo in casa (seppure limitatamente alla prima fase) sarebbe irreparabile; anzi in generale sprecare l'occasione, a prescindere da casa o non casa: non tanto perché da 30 anni non combiniamo una mazza (non è giusto accollarne il peso sulle attuali azzurre, responsabili al massimo dell’ultimo paio d’episodi), quanto perché non è detto che in futuro ci capiterà questa concomitanza di buone giocatrici nel fiore degli anni cestistici, oppure ancora molto giovani ma già pienamente all'altezza.- Perché rimane (almeno al qui scrivente) un sapore più amaro che dolce dopo questa “finestra” il cui bilancio è un accettabile 1-1 che ci lascia al comando del gironuccio?
Potrebbe essere solo un classico effetto psicologico: almeno a caldo, resta più nella mente l'ultimo episodio che il primo: invertendo l'ordine delle partite saremmo rimasti con i sorrisi di Genova (con 12 giocatrici a segno, una difesa solida, idee chiare) e non con gli stenti di Chalkida. Che potremmo liquidare come incidente di percorso in una situazione di modesta importanza e con alibi più che giustificati per le assenze di due delle tre lunghe principali (Cubaj, André; volendo anche Trucco) più la tiratrice principe (Spreafico), eccetera.
Anzi, per certi versi è meglio una sconfitta che tiene tutti coi piedi per terra, anziché una vittoria che alimentasse un'euforia perniciosa, come se avessimo già dimostrato qualcosa, come se l’idea di essere all’altezza delle migliori del continente fosse fondata su dati certi e non solo su speranze da eterni sognatori.
- Forse a pungere è un’inquietudine di fondo. Vincere o perdere adesso (come anche le prossime due) nulla avrebbe spostato nella grande incognita che ci tribola le notti: e cioè che a Eurobasket '25 ci ritroveremo a giocare partite sotto massima pressione a distanza di due anni dalle precedenti.
Potremmo anche sbaragliare una seconda volta la Germania nella prossima finestra; potremmo darne 30 alla Spagna in preparazione, ma nulla ci garantirebbe che quando ci troveremo di fronte al solito dentro-o-fuori, la soglia tra fallimento totale e successo almeno parziale, non scuffieremo miserevolmente come le ultime due volte contro una squadra inferiore. Ovvio che si prega Dio acciocché non avvenga, ma quale allenamento alle vere difficoltà avremo messo nel serbatoio fra giugno ’23 e giugno ’25?
- Il fatto è che domenica, improvvisamente, sono riapparsi certi fantasmi che l’incoraggiante inizio della terza gestione-Capobianco sembrava aver dissipato. In ordine sparso:
CITAZIONE
Ma questa Italbasket, a che ritmo deve giocare? A quello uptempo di Villa e Pasa (che poi è anche quello di altre giocatrici tipo Spreafico o Andrè e Cubaj, brave a correre il campo) o a quello sincopato di Zandalasini, Verona e Keys? Badate che non sto parlando di prima o seconda opzione offensiva ma solo del ritmo di gioco…Io sono dell’idea che più corriamo e meglio è, a costo di perdere qualche palla in più e di forzare qualche situazione.
Cioè lui pone il problema di una squadra che viaggia a due velocità diverse: quella lenta di alcune e quella veloce di altre. Senza entrare nella discussione su quale delle due marce sia più efficace (lui dice quella veloce), va da sé che se metà squadra preferisce correre e metà squadra camminare (cioè giocare ragionato), i potenziali delle due metà non si sommano.
- Nota a margine: Nelle due finestre di queste "non qualificazioni" abbiamo impiegato 3 oriunde: nel 2023 Conti 1 partita, 3 minuti e 29 secondi; Campisano 1 partita, 4 minuti e 7 secondi; stavolta Scalia 1 partita, 4 minuti e 46 secondi. C'è qualche indizio che faccia pensare a un progetto di utilizzo reale di queste giocatrici in vista di Eurobasket anziché solo a un favore a queste giocatrici (e ai club che le utilizzano) nel regalare loro la cittadinanza cestistica italiana? Buon per il Geas lo scorso anno, che ha guadagnato uno slot straniero in più; buon per Campobasso ora. Ma all'Italia in vista di Eurobasket, unico obiettivo che conta adesso, a cosa è servito?
Nella foto: Mariella Fasoula sorride col leggendario papà Panaghiotis; noi chiudiamo la parentesi nazionale con meno allegria.

Nessun commento:
Posta un commento