- Schio-Venezia. Difficile commentare una superclassica che nell’ultimo quarto si è divertita a cancellare tutto quello che sembrava aver detto in modo chiaro nei primi tre.
La Reyer porta a casa la quinta vittoria di fila sull’arcirivale, ma mai come stavolta lo fa in condizioni in cui sembrava aver tutto sfavore. L’assenza di Cubaj (e quella di Nicolodi, che a ranghi completi può contare poco, ma se manca un’altra lunga pesa di più); un andamento che la vedeva arrancare senza guizzi se non quelli minimi per non finire k.o. anticipatamente, sperando che qualcosa succedesse per dare la svolta. Alla fine è stata quella la virtù principale di Venezia, perché poi la svolta è giunta, più per demeriti scledensi che per meriti lagunari, giacché d'accordo la difesa attenta delle Mazzoniane, ma 4 punti con 2/18 nell’ultimo quartohanno la forma di un autosabotaggio delle arancioni, improvvisamente divenute inette a infilare la boccia del cerchio, anche quando erano libere e/o vicine al cerchio medesimo.Di fronte a ciò, la Reyer ha solo dovuto produrre qualcosa di normale, 16 punti, niente di eclatante, per poi trovare la stoccata del sorpasso definitivo con Villa e raccogliere i cocci degli ennesimi errori avversari nell’ultimo minuto.
L'andamento: dinnanzi a 2050 spettatori ufficiali, scatto rapido di Schio, che oltre alla spinta del fattore-campo ha quella delle rivincite da prendersi; Venezia sembra incassare passivamente, si sveglia solo dopo 7 minuti sul 15-5 (Salaun protagonista, Keys spalla); Fassina e Kuier sono le prime a entrare in partita fra le tricolori; poi Pan mette la tripla del meno 1 (19-18 a inizio 2° quarto); ma dura poco perché Schio produce il suo frangente migliore con un 14-2 in cui segnano 5 giocatrici diverse, sottolineando il vantaggio di profondità sull’incompleta rivale (36-22 poi ritoccato a 36-24 all’intervallo).
A inizio ripresa nuovo +14 scledense (45-31 al 24’). Il momento-chiave è probabilmente lì, quando Venezia è alle corde, contata in piedi, ma Schio non riesce a vibrare l’uppercut che la stenda del tutto. C’è uno stallo generale di cui approfitta la Reyer per far passare la crisi più nera e rivitalizzarsi con 5 punti di Berkani, anche se Salaun replica con un gioco da 4 punti; Santucci fissa un 51-40 al 30’ che non è brutto affare per le suddite di Brugnaro.
Si entra nell’ultimo quarto e qui probabilmente scatta in Venezia quella padronanza acquisita con le recenti vittorie sulla rivale, che hanno ribaltato la bilancia psicologica fra le due, giacché ora è Schio che sembra infrollirsi nel momento topico e sentire inesorabile il montare della marea avversaria. Ci sono quasi 8 minuti in cui il Famila sbaglia tutto, un tempo lunghissimo che consente alla Reyer, senza fare prodigi, di confezionare l’avvicinamento e poi il sorpasso: artefici soprattutto Smalls con 6 punti e Fassina con 4; all’americana spetta l’entrata del 51-52, clamoroso, a 3’30” dalla sirena. Ma a sua volta la Reyer non riesce a continuare nell’abbrivio; il punteggio stalla e André, su rimbalzo offensivo che non può proprio fallire, toglie il tappo dal canestro per le sue (53-52 a -2’).
Segue botta e risposta tra Stankovic (bella conclusione a una mano, unico suo canestro peraltro), Verona in reverse e Villa con arresto e tiro, difficile, da centro area, per il 55-56 a -1’15”, che resterà il punteggio finale. Perché poi fioccano errori, l’ultimo di Verona da 3 per una gioia veneziana del tutto insperata sino a pochi minuti prima.
Non è stata la migliore edizione della rivalità fra le due grandi venete, dunque; percentuali scadenti per entrambe, peggio quelle di Schio colate a picco alla distanza, sprecando il predominio a rimbalzo offensivo (18); strani gli appena 3 tiri liberi guadagnati dal Famila contro 16 ospiti.
Salaun 12 punti (ma pochi dopo la fiammata iniziale), André 10; e alla fine guardando le cifre modeste di tante scledensi viene da dire che la profondità è stata più dispersione che risorsa (ed è impossibile trovare spazio per tutte, vedi Bestagno 4 minuti e Panzera n.e.).
Brutta botta per Schio, che però sembra avere più margini di crescita, una volta che avrà messo insieme il mosaico e definito meglio le gerarchie. Si vocifera, non so con quale fondamento, di un possibile gran ritorno di Mabrey (di certo vi è solo che si è allenata per conto suo a Carugate, con tanto di video-intervista sulla pagina FB del club lombardo). Il che vorrebbe dire, da un lato, ricostruire di nuovo gli equilibri; dall’alto però avere una leader che al momento pare mancare alle arancioni.
- Geas-Campobasso. Il “sottoclou” di giornata. A porte chiuse, però, giacché il rinnovato palazzetto di Cinisello (dove il Geas torna dopo 12 anni) non è ancora omologato per il pubblico.
L’atmosfera ovattata, e la spina da riattaccare dopo la pausa per le nazionali, sembra assopire Campobasso che ci mette 7 minuti a racimolare lo straccio d’un canestro. Ne approfitta il Geas per scattare sul 16-2, mostrando subito quella che sarà un’arma determinante, la precisione da 3, a fronte dello sparacchiamento irrisolto delle ospiti. Le quali però mettono sul piatto una fisicità maggiore, sia nel pressing, che procaccia palle perse sestesi, sia sotto canestro dove Kunaiyi fa un gran paiolo a una spenta Moore, la quale è anche senza cambi perché Trucco rientra dall’assenza ma solo per 4 minuti.
La bilancia quindi si riequilibra, anche per merito di una Madera che nel 2° quarto è protagonista della ricucitura quasi completa dello strappo; lei stessa avrebbe il libero del pareggio allo scadere ma va sul ferro; comunque 29-28 al 20’ e tutto in giuoco. Geas solo 9 punti nella seconda frazione, frutto di 3 triple e null’altro.
Dopo un breve sorpasso del team della pasta a inizio ripresa, il Geas però si ripropone al comando, nuovamente con le triple: due di fila di Spreafico (le uniche di serata a fronte di ben 11 ferri) e una di Conti; non si va però oltre un +7 che Campobasso di nuovo riassorbe, anche se allo scadere Kacerik regala 3 liberi a Makurat per il 51-46 al 30’.
Proprio Makurat sarà la match-winner per le sestesi. Segna altri 3 punti in apertura di 4° periodo, per il +8; continua la giornata storta di Gwathmey (pochi tiri e ancor meno punti) e Moore (4° e 5° fallo, soverchiata da Kunaiyi), le tiratrici non fiondano più e quindi la polacca si ritrova quasi da sola a respingere una Campobasso sempre più predominante sul piano fisico. Le ospiti sembrano sul punto di mettere la freccia, eppure non succederà: le triple continuano a non entrare, qualche libero va sul ferro, il Geas resiste con orgoglio. Campobasso arriva più volte a meno 1, l’ultima con Kunaiyi sull’ennesima palla rubata. Poi, però, Quinonez getta clamorosamente un appoggio da sotto in contropiede per il sorpasso a -40”. Un regalo che Makurat punisce con una penetrazione centrale per il +3 a -24”. Poi ancora Quinonez si mangia un’entrata ghiottissima (se questi due errori si traducessero in calorie, la giovane ecuadoriana sarebbe uscita dal palazzetto pesando un paio di quintali) e Conti chiude dalla lunetta. Un 66-61 che è meritato per il Geas, capace di fare di necessità virtù pur con luci e ombre, mentre sa di occasione gettata per Campobasso che a lungo ha dato l’impressione di averne di più, ma non ha concretizzato.
Makurat mvp assoluta con 22 punti (8/14 al tiro) ma pure 8 assist: e non è una prestazione isolata. Per Campo altrettanto dominante Pallas Kunaiyi, 23 punti con 10/16 e 10 rimba; Madera 13 ma poco coinvolta nella ripresa. Sottotono come detto Gwathmey e Moore da una parte, mentre dall’altra la lista è lunga: Ziemborska un fantasma, Scalia e Morrison appena discrete, Quinonez già detto, ma forse ciò che più è mancato è la miglior Trimboli, capace di lucidità in regia e di finalizzazioni pungenti. Però la differenza più profonda è nelle già citate triple: 10/23 per il Geas, 2/17 per Campo. Chissà, forse giocando nel più conosciuto palazzetto sestese avrebbe tirato meglio, la compagine ospite.
- S. Martino-Derthona. Continuano i rispettivi trends: esaltante ascesa delle tortonesi e stallo a quota zero delle padovane, col supplizio di perdere quasi sempre in volata. Equilibrio strettissimo anche se nel 3° quarto Derthona tenta una fughetta a +8 con Penna, però ricucita da SML che all’inizio dell’ultimo si gasa sul +4. Pronta risposta con Dotto e Arado per le ospiti, che poi, dal 56-56 a -2’30”, piazzano un decisivo 1-7 con tripla-chiave di Melchiori e i liberi di Penna e Attura (57-63).
SML paga le percentuali deficitarie a fronte della solita energia (21 rimbalzi offensivi): a picco soprattuto D’Alie (2/12) e Simon (1/12) ma anche Robinson s’è mangiata troppo (17 punti ma 6/18); bene Del Pero (12 con 3/6 da 3).
Per Derthona, alla quinta “W” di fila, 15 Penna, 10 Attura, 8 della rientrante Coates.
- Brescia-Alpo. Se metti 18 triple (su 39 tentativi) difficilmente perdi… specie se le condisci anche con dell’altro, a fronte di un’avversaria invece spuntata e in palese difficoltà. Così avviene tra Brescia, dal lato buono della storia (scacciando le ombre delle recenti debacles, specie quella con Battipaglia), e Alpo, dal lato triste, complici le assenze di Mathias e Rainis. Matadora assoluta è Tagliamento, che sciorina 16 punti nel 1° quarto e chiude con 28 con 6/14 da 3 + 6 assist: pentole e coperchi. Ma un po’ tutte le bresciane erano in fiducia e sul pezzo. Pazzesco il parziale di 32-0
E adesso c'è il colpaccio Shante Evans alla corte di Zanardi padre, da cui fuoriesce Louka, completando il quasi totale addio all'organico dello scorso anno. Evans è una mastodonte che abbiamo visto anche con la maglia della Slovenia: di fatto è una comunitaria.
- Sassari-Battipaglia. Le nuragiche fanno il loro, respingendo le campane senza troppo affanno né breaks particolari, semplicemente allungando con regolarità sino a +15 verso metà ultimo quarto (finale 72-61). Begic mvp con 17 + 8 rimba, sottotono Taylor e Carangelo ma non c’era bisogno di straordinari; Vojtulek 19 e Benson 14 per Lollo Serventi ma il resto ha fornito pochino.
- In A2 c’era la supersfida Udine-Mantova per il primato all’Est: well, gran conferma di far sul serio da parte delle virgiliane, che prendono il comando all’inizio e non lo mollano più, toccando anche il +15. Rimonta d’orgoglio per le friulane nel finale, arrivando 3 volte a meno 1, sempre con Bacchini, ma Mantova resiste (55-57). Mancavano Obouh-Fegue e Cancelli sotto canestro per Udine. Ragusa piega a fatica Rovigo e resta anch’essa imbattuta, ma come sappiamo è dietro per penalità.
All’Ovest, Valdarno fa +45 nel “testa-coda” con Benevento; di misura Empoli su Moncalieri, restando seconda mentre cade Milano a Cagliari subendo il sorpasso nel finale; e cade ancora Broni che ha inserito Turcinovic per Hartmann ma era senza Reggiani e Russo, inseguendo pressoché sempre contro una Livorno che invece ha avuto per la prima volta Botteghi.
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