martedì 29 luglio 2014

Taccuino illustrato - 174

In questi giorni si discute di gironi, di formule (ma perchè i punti della prima fase non contano per la seconda, mannaggia?), :angry: la riunione delle società sabato 26, il trapasso dell’A3, i calendari appena sfornati (figata Geas-Carugate alla prima).
Non sappiamo che esito abbia avuto la lettera di Genova contro il lassismo su Broni; mentre a quanto pare Carugate s’è rassegnata a stare nel girone di Nord-ovest, anche se sul suo sito s’era concessa una stoccatina (poi rimossa, direi saggiamente) sulla presunta mediocrità del girone Nord-est in confronto: il che è forse vero ma diplomaticamente un po' indelicato, considerando che qualche esponente di laggiù s'incontrerà con Carugate in seconda fase e che c'è gente permalosa in giro... :P Intanto Calastri, la concupita del mercato, sceglie di restare a Milano, che quindi riparte da lei e Gottardi.

Ma qui vorremmo invece parlare di un argomento di sicuro disinteresse, nel senso che a nessuno in Italia pare fregare granché, e invece è un peccato, visto che si tratta del miglior campionato femminile al mondo, davanti alle leghe russa e turca. -_-
Intendiamo la Wnba. Siamo molto avanti nella stagione regolare, che termina il 17 agosto; capeggiano, all'Est, Atlanta di McCoughtry e Sancho Lyttle; all'Ovest, Phoenix della coppia di sovrumane Diana Taurasi-Brittney Griner (la prima crivella, la seconda schiaccia) davanti alle campion'in carica di Minnesota, dove Maya Moore è sempre più la mattatrice realizzativa della lega: ne ha 24 di media, di recente ne ha fatti 48.
La cosa importante da notare è che molte delle superstars attuali sono nel fiore degli anni, ovvero dai 26-27 in giù, il che assicura un futuro non solo alla Wnba ma anche alla nazionale Usa, destinata a dominare Mondiali e Olimpiadi come e più che negli ultimi lustri, dato che, a mio parere, in Europa non v'è altrettanta fioritura. Marziane come la succitata Griner, oppure Delle Donne e Diggins, le altre due super-matricole del 2013 (ala e play rispettivamente) non hanno ancora debuttato nelle massime competizioni per nazionali, eppure sono probabilmente più forti di qualunque europea. (Delle Donne però risulta aver problemi di salute, indagheremo; ha giocato solo 9 partite sinora). :blink:
Ma come sta la Wnba nel suo complesso? Esser giunta alla 18esima stagione è un record di stabilità per una lega "pro" femminile, che negli Usa non hanno mai avuto vita lunga (calcio compreso: ne sono defunte 3 negli ultimi 10 anni…). L'All Star Game appena disputato, e finito 125-124, è stato giudicato il più spettacolare di sempre; mvp, storia curiosa, la matricola Shoni Schimmel che sta disputando una stagione solo discreta ma grazie ai voti del pubblico è stata inserita nel quintetto "all star", e da cenerentola è divenuta regina per una sera.
Tuttavia l'ombra della precarietà non sembra mai allontanarsi. La media-pubblico dello scorso anno è stata intorno alle 7500 unità, che a noi può sembrare mostruosa ma per loro è vicina al minimo storico (il massimo fu di 10.000 e rotti nei primi anni). C'è un contratto televisivo con Espn, che l'anno scorso ha fatto registrare records di audience; però non è sufficiente per farne un vero business, e negli Usa c'è poco margine per campare in assenza di guadagni importanti (altro che contributi dalla regione Sardegna, per dire). <_< Gli opinionisti sono discordi: vi è chi vede la Wnba in salute e in crescita, e chi invece la considera sull'orlo della crisi se non della sparizione a medio termine: fra questi un articolista di "Forbes", la rivista economica, che considera rischiosa la recente mossa della lega di strizzare apertamente l'occhio al pubblico omosessuale, giacché tende a rendere troppo settoriale la nicchia di appassionati. Da sempre la Wnba pesca bene fra gays e lesbiche, perché varie giocatrici sono dichiaratamente o notoriamente di quell'orientamento; tuttavia non era mai stata esplicita una promozione presso quella fascia di pubblico (proponendosi invece come spettacolo per tutti), mentre ora sì. Terreno spinoso perché in America gli steccati tra le minoranze, io temo, sono ancora piuttosto alti, e già il basket risente dell'essere percepito come sport "di neri", figurarsi una lega che sia percepita come "di nere e di lesbiche". Da noi risulterebbe indifferente; da loro mi sa meno. Nella foto: una schiacciata di Brittney Griner con la maglia di Phoenix. Da notare che le divise Wnba hanno lo sponsor, già da qualche anno.

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