Lunedì 19/1 - Sto telegrafico (ma forse poi non tanto)
per cause di forza minore. Si ricorderà che Cecilia Zandalasini era candidata al premio di miglior giovane europea dell'anno per la Fiba. C'era un voto aperto al pubblico e un voto della giuria di esperti, che si sommava con lieve preminenza alla seconda componente. Vince, e giustamente diremmo, Angela Salvadores, la spagnola del '97 che ha segnato 40 punti nella finale mondiale U17. Ceci Zanda si è piazzata ottava su dieci, penalizzata dal voto dei professoroni, mentre per la plebe risulta quarta, indice di un buon lavoro di sostegno da parte degli appassionati italiani. Siccome però il premio valuta il rendimento effettivo nell'anno solare, e non il talento, riteniamo giusto che Zanda finisca dietro ad altre che han collezionato più allori e statistiche migliori nell'estate delle nazionali.
Mercoledì 21/1 - La settimana è stata caratterizzata dal tentativo, da parte di alcune società di A2 (non sappiamo quante, in realtà), di cambiare in extremis la composizione delle Poules Retrocessione, avendo le medesime determinato dei chilometraggi mostruosi per vari clubs. Si chiedeva di applicare il criterio della vicinorietà, salvo una ripartizione delle sarde che comunque sono già divise.
Interessante il dibattito che ne è scaturito, con ragioni valide dall'una e dall'altra parte. Il punto debole di fondo, in questa Poule, è che sotto sotto si sa già che retrocedere davvero sarà dura, per via della probabile messe di ripescaggi. E quindi, in un periodo di casse vuote, dilapidare il magro residuo in trasferte prive d'un obiettivo di massima importanza appare, diciamo così, irritante per le società protestatarie.
Dall'altra parte qualcuno ribatte che non gli dispiace affatto, essendosi iscritto a un campionato nazionale, fare qualche trasferta più lunga di 150 km o addirittura del Comune di fianco. Questo sia per motivi agonistici (misurarsi con realtà nuove) sia per far vedere in giro i marchi.
A tagliar la capoccia al toro ha provveduto, rapidamente, la Federazione, che ha fatto notare, in sostanza: "Ma come? Qualche mese fa c'avete chiesto, voi società, di cambiare la formula perché volevate trasferte a livello nazionale e non solo nell'ambito del proprio girone, e mo' rivolete i gironi di sole squadre vicine, sbraitando pure che siam coglionazzi senza buon senso se non accettiamo? Ma stemo a sgherzà o cosa?".
C'è in effetti questa difficoltà nel sostenere la posizione, pur comprensibile, di chi voleva cambiare: la tempistica in extremis e la precedente posizione espressa a maggioranza in senso opposto.
Insomma si rimane così e, certo, spiacerà sentire che magari la tal società non ha soldi per i palloni delle giovanili perché ha speso tutto per andare a Monopoli, Gela o, venendo dalla parte opposta, Biandrate. Ma siccome è un discorso antipatico tipo quelli che dicono "Pensa coi soldi spesi per il riscatto delle due pazzoidi andate in Siria, quante cose si potevano fare", quindi soprassediamo e ci mettiamo umili ad attendere l'avvio della Poule Retro.
Ma chiudiamo con una nota lieta. Se non altro, certe squadre di buon livello rimaste intruppate nella Poule Retro raccoglieranno più vittorie che se fossero andate in Poule Promo, dove il livello è micidiale. E vincere un gradino sotto è pur sempre più gratificante che perdere un gradino sopra.
Giovedì 22/1 - In Eurolega, Schio fa il suo dovere in casa della semprebattuta (contrario di imbattuta) Brno: 68-83 con parzialone di 4-23 nel secondo. 21 punti di Yacoubou che sta un attimino prendendo in mano la situazione, il che probabilmente non impressiona le big d'Europa ma quelle italiane, Ragusa in primis, sì.
Ora, a 4 giornate dalla fine, Schio è a soli 2 punti dalla zona-qualificazione, detenuta al momento da Orenburg (prossima avversaria) e Bourges. In testa il Fenerbahce (9-1) e Salamanca (8-2) sono irraggiungibili.
Nell'altro gruppo, che ha una squadra in meno, capeggia Ekaterinburg (7-1) dinnanzi a Kursk (6-2).
Sabato 24/1 - C'era un'ultima emozione da vivere nella prima fase di A2 girone Nord: la corsa al miglior secondo posto fra i 3 gironi, valido per l'accesso alla Coppa Italia. E il Geas, in vantaggio sulle altre concorrenti (Crema per minor numero di sconfitte, Bologna o Castel San Piè per abissale differenza canestri a favore) era sicuro di passare in caso di vittoria su Broni, a meno che Bologna vincesse di 90 punti o giù di lì. Saputo già nel pomeriggio che Bologna aveva vinto ma non di così tanto, era matematico che un successo sestese sulle recentemente risorte pavesi sarebbe valso il pingue premio.
Arriviamo, sempre per le cause di forza minore sopra accennate, a 2'30" dalla fine del 2° quarto, sull'elevato punteggio di 38-32 Geas. Un po' di sollievo nel vedere che sembrava esserci partita: quest'anno, quasi sempre tranne col Sanga e, in parte, all'esordio con Carugate, i conti al PalaCarzaniga erano già fatti, rifatti e vidimati a metà gara.
Solita presenza fragorosa dei Viking bronesi, dediti in particolare a far oscillare la tribuna mobile del loro lato con un movimento ritmico stile rematori di un'antica galera veneziana.
Proprio nel finale di 2° quarto, il Geas piazzava un allungo consistente, sino al 47-37 al riposo, con le consuete folate in velocità, tra cui un sopraffino assist dietro la schiena di Gambarini per l'accorrente Barberis. Marcature ben distribuite all'intervallo per la compagine zanottiana, che ha tirato col 60% da 2 finora. Per Broni si notano, ahiloro, le assenze di Corradini e Bona, non proprio nocciuole considerando la portata dell'avversario.
A inizio 3° quarto, Arturi sembra voler chiudere anzitempo la pratica, smazzando un assist taglia-difesa per Barberis e infilando una tripla dall'angolo, imitata da Gambarini dalla media: 54-39 dopo 2'.
Broni però, l'ha sempre fatto da inizio stagione, è capace di parziali negativi quanto di rimettersi in piedi con sprazzi da gran squadra: così fa, con un 2-12 a protagonista Georgieva e favorito da un antisportivo ad Arturi e da un paio di triple fallite contro la zona (a proposito, ampio uso della medesima per entrambe). Si arriva al 56-51 al 27'30" e, in teoria, potrebbe essere una premessa di partita riaperta.
In realtà il Geas ha probabilmente preso un attimo fiato nella curva dell'intensità, mentre la rimaneggiata Broni s'è tirata al massimo, e ha Pavia in serata troppo negativa al tiro per concretizzare le occasioni lasciate dalla zona.
Il Geas invece concretizza eccome, col solito metodo della "staffetta 4 x 100" (o anche 2 x 100, o a volte in solitaria), cioè rimbalzo o recupero, apertura immediata per la tipa a metà campo la quale serve l'assist per la compagna già schizzata sotto l'altrui canestro. Ecco dunque, dopo una tripla di Galli a sbloccare l'impasse, una doppia realizzazione da sotto per Kacerik. A fine 3° quarto è 63-51 e, in pratica, Broni ha riperso tutto ciò che aveva recuperato.
L'ultimo quarto non offre brividi, se non, in negativo, la scavigliatura di Barberis che, se fosse seria, sarebbe una brutta tegola per il Geas, in quanto è la giocatrice più in forma degli ultimi tempi;
Intanto comunque il Geas offre bel giuoco al pubblico non strabocchevole ma tra il discreto e il buono; i Viking continuano a scuotere la tribuna e a cantare, per cui la lietezza è il tratto saliente della serata, che si conclude con un franco 80-56.
Per il Geas è dunque la quarta qualificazione consecutiva alla Coppa Italia. Credo sia un record averlo fatto in 3 categorie diverse (2012 A1, 2013 A3, '14 e '15 A2), di sicuro è un indice di continuità ai massimi livelli della propria serie (ok, nel 2012 la formula era a eliminazione diretta e non premiava i piazzamenti della nuova stagione, ma vabbè).
Nella foto [dal sito di Broni]: il Geas impone l'altolà a Broni.
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