Lunedì 4/5 - Non ci puoi credere. Ragusa ha lo scudetto in mano, Schio glielo strappa in un finale da psicodramma. Gara-5 epica, un concentrato di quello che cerchiamo nello sport: l'estrema posta in palio, la massima gioia per chi vince, il lancinante dolore per chi perde, il ruolo pazzo della sorte, la magia risolutiva del grande campione. Una di quelle partite che ti spingono a riflettere sullo sport, cercare spiegazioni e leggi che probabilmente non esistono, perché è tutt'altro che scienza esatta.
Terzo scudetto consecutivo per Schio: paiono molti di più. Sembra che l'imbattibilità arancione duri da un tempo infinito. Invece, per certi versi, è la montagna che partorisce il topolino, ovvero una squadra palesemente più attrezzata delle concorrenti che per il secondo anno di fila vince per il rotto della cuffia; anzi quest'anno aveva sostanzialmente perso, prima che accadesse l'imponderabile.
Schio, rispetto alla concorrenza italiana, è come un atleta che, su una gara di 100 metri, ne ha 10 o 20 di vantaggio in partenza. Però poi la gara va comunque vinta. Qui siamo a quota 3 "grandi slam" consecutivi in Italia, cioè Supercoppa, Coppa e scudetto: non è così semplice non lasciare mai mezzo trofeo ad avversarie che, in teoria, sono affamate come lupi perché non hanno mai vinto niente. Invece Schio non ne molla uno, né su partita secca, né sulla distanza di una serie. E' chiaro che Golia non sta mai simpatico, ma se batte Davide 100 volte su 100, almeno un applausino bisogna farglielo. Per quanto, onestamente, leggere slogans come "abbiamo vinto col cuore", "squadra che non molla mai", non convinca granché. Dimostrino in Eurolega, il cuore e il non mollare, e saranno più convincenti.
Le magre europee sono il motivo per cui Schio non merita un posto tra le migliori squadre italiane di tutti i tempi, nonostante la mole di trofei arraffati tra i patrii confini. Il budget non è sufficiente per vincere l'Eurolega? Mah, quest'anno ha vinto Praga che non è certo una superpotenza. Se fosse una legge ferrea, quella che chi non ha il maxi-budget non può vincere, allora questi 3 scudetti scledensi di fila che valore hanno, visto che nessuna avversaria aveva mezzi paragonabili? Ci auguriamo che Macchi e Masciadri, così come non sembrano appagate di ammonticchiare scudetti, covino insoddisfazione per la loro irrilevanza negli albi d'oro europei, e riescano a porre rimedio prima di ritirarsi.
Il canestro vincente di Macchi è stata un'opera d'arte, la versione femminile del leggendario "reverse" di Doctor J, Julius Erving, nelle finali Nba del 1980 (vedi un po'). Ma quello non valeva il titolo, questo sì. Un canestro che marca la differenza tra la miglior giocatrice italiana degli ultimi 15 anni e il resto delle buone giocatrici nostrane che non sarebbero mai riuscite in una prodezza del genere. Per motivi fisici, perché solo lei è in grado di protendere il braccio in quel modo, come Elasti-Girl degli Incredibili; e per un senso paranormale del canestro "impossibile" in condizioni di estrema pressione. Uno dei gesti sportivi dell'anno, se non fosse che il 99% d'Italia non ne ha avuto notizia, e il restante 1% forse preferisce accapigliarsi su questa o quella chiamata arbitrale.
Piange Ragusa, immagine straziante alla fine di gara-5. Dolore atroce del traguardo che hai in mano e ti sfugge non perché l'avversario fosse più forte, ma per una concatenazione terribile di sfiga e autolesionismo. Sarebbe stata la più grossa impresa in Italia dai tempi dello scudetto di Priolo del 2000. Ragusa, come squadra (non con tutte le singole, vedi Pierson e Ivezic), è stata encomiabile per mentalità ed esecuzione per 38 minuti e mezzo. Ha tenuto in scacco Schio sul suo campo e lo stava facendo pure sembrare normale, cioè frutto di superiorità reale e non di circostanze irripetibili; tant'è che il pubblico, nel secondo tempo (dopo lo sfogo "venduti, venduti" all'indirizzo degli arbitri a metà gara) suonava rassegnato a riconoscere la supremazia delle siciliane. Sembrava normale pure vedere Gorini e Cinili, finalmente, ergersi più in alto di Macchi e Masciadri. E sarebbe stato meraviglioso che fossero proprio le due giovani (o semi-giovani) romane , insieme a una sontuosa Walker, le artefici dello scudetto, mentre l'anno scorso il trio straniero di Ragusa aveva fatto quasi tutte le pentole e i coperchi.
Ecco, forse la piccolissima distanza tra il club biancoverde e lo scudetto è stato l'aver voluto (o dovuto) ricostruire le fondamenta della squadra, anziché ripartire dal punto raggiunto. Perché il trauma di una sconfitta bruciante, io credo, dà più forza per non subirla più la volta dopo. Per questo, più atroce è il dolore delle ragusane oggi, più feroce sarà il modo in cui vorranno cancellarlo la prossima volta che ci sarà un trofeo in palio contro Schio. A patto di restare unite come squadra. Se no, avremo di nuovo una Ragusa forte ma senza quel fuoco in più per fare l'ultimo metro che la separa dalla vittoria.
Ma le leggi dello sport, dicevamo prima, sono molto vaghe: se la sorte si fosse astenuta dall'intervenire a gamba tesa, quanto detto nelle righe precedenti sarebbe contato zero. E però, a volte, dietro quella che chiami sorte c'è una logica. Ad esempio quella dell'esperienza, la dote che la prossima volta insegnerà alle ragusane, ad esempio, a non spendere falli evitabili nell'ultimo minuto se ne hai già 4 sul groppone. O a lasciar prendere l'ultima palla a tutti tranne che a Macchi, ammesso che sia possibile. Chiami in causa la sorte, ma sono in realtà i dettagli che separano il quasi-campione dal campione.
C'è anche la stanchezza, dietro quella che chiami sorte. Certe azioni che dall'esterno sembrano follia, sono magari il prodotto di una fatica che ti intossica, dopo 39 minuti eroici a tirarsi il collo mentre le avversarie hanno una panchina chilometrica e arrivano più fresche. Ma, anche qui, l'esperienza insegna a gestire le energie in maniera più saggia rispetto a chi ci mette baldanza, ardore , bravura e quant'altro, ma è un novizio ai massimi livelli. Quante volte s'è vista, nella storia, una squadra vecchia, già piena di trofei, fregare sul filo di lana la sfidante che sembrava averla mandata in pensione sino all'inopinata riscossa finale della detentrice? Non va sempre così, altrimenti negli stessi giorni non avremmo avuto i San Antonio Spurs eliminati sul filo di lana di gara-7 dai novizi Clippers. Ma qui sì, è andata così.
Cronaca degli eventi, ché si fa notte. Dopo la schizofrenica gara-4, ci si chiedeva a quale delle due metà sarebbe assomigliata di più gara-5. La risposta iniziale è: alla seconda, quella dominata da Ragusa. Che scatta decisa, dinamica, incazzata, mordendo una Schio legnosa, imbalsamata, imprecisa. Walker arriva quasi subito in doppia cifra. Di là Anderson e Yacoubou non possono coprire l'iniziale evanescenza delle compagne. Anche le "gregarie" di Ragusa, possibile punto debole, sono più pronte: Nadalin di destrezza su rimbalzo d'attacco per il 19-30, poi Galbiati con un'entratona a ricacciare indietro Schio che s'era riavvicinata con Macchi e Honti. Commette già il 4° fallo Ress: l'altoatesina si produce in facce assurde, ma il replay delle sue gambe inamidate nello scivolamento difensivo è impietoso. Tutto sommato per Mendez non è una jattura doverla archiviare, con tutto il rispetto per chi ci fece passare il turno agli Europei 2013. Il pubblico di Schio coreggia contro gli arbitri.
All'intervallo Schio ha frenato l'emorragia ma si è sul 28-36. Il duello Cinili-Macchi si è scaldato con un 8-7 nel conto parziale dei punti. Ma la differenza sta nelle percentuali: Ragusa sfiora il 50%, Schio è poco sopra il 30%. Clamoroso però lo zero di Pierson, che sembra rimasta a quel "coast to coast" fallito nel finale di gara-4, o forse al duro colpo al costato da parte di Yacoubou che l'aveva spedita temporaneamente in panca pochi minuti prima. Uno pensa: "Se sono a +8 con Pierson nulla, figurati cosa succede quando si sblocca". Il problema è che non succederà mai.
Inizio ripresa. Gatti estrae le unghiette e graffia felina sia da fuori che in penetrazione, con la carica di chi vuol vincere il suo primo scudetto (l'anno scorso era sulla sponda opposta). Per converso, Sottana staziona a lungo in panca, e quando entra ha foga di strafare e non giova alla causa. Nel primo tempo s'era fatta notare per un gran recupero con assist dietro la schiena per il contropiede di una compagna. Ma in questa serie il suo problema è stato questo: lampi di talento sì, continuità e consistenza no.
Nonostante una tripla di Cinili riporti Ragusa a +8, però, il vento è girato. Ora Schio ricava falli in continuazione, mette pezze dalla lunetta (11 tiri liberi a segno nel solo 3° quarto) alla perdurante imprecisione dal campo. Arbitraggio casalingo? Mah, forse qualche concessione ma c'è un eccesso di foga a fregare Ragusa, compresa la veterana Nadalin che regala 2 liberi con un inutile assalto alla palla a 15 metri dal canestro: Molino è costretto a chiamare timeout per far ragionare la sua truppa.
Il guaio per Ragusa è che in campo non c'è chi possa tenere le briglie salde sulle compagne: Gorini perché è ancora acerba come leader, tanto meno Gonzalez che è una variabile impazzita (stavolta in negativo), sarebbe ideale Pierson ma continua a essere tragicamente fuori partita. Solo la discontinuità di Schio impedisce il riaggancio in questo 3° quarto che si conclude sul 45-49, senza, stavolta, un colpo sulla sirena come la tripla di Macchi che svoltò gara-5 di dodici mesi fa.
Ultimo quarto della stagione. Nei primi 5 minuti, pur con qualche erroraccio, le due squadre danno vita a un meraviglioso botta e risposta: doppia entrata di Macchi e Honti (l'ungherese sarà preferita sia a Gatti che a Sottana per la regia nel finale) per il 49-51 ma ancora tripla di Cinili per il 49-56. Tripla frontale di Masciadri (56-58) ma Walker è micidiale nell'attaccare Yacoubou in palleggio dai 6 metri: la mastodonte italiana per matrimonio patisce l'agile gazzella nordamericana.
Ti aspetti, insomma, l'aggancio da un momento all'altro, ma per un tempo lunghissimo non succede mai. Straordinaria Ragusa nel trovare sempre una giocata buona ogni volta che Schio sta per coronare la sua caccia. Quarto fallo di Macchi, trasforma Walker per il 57-62 a -3'30". Risponde Yacoubou sul 4° fallo di Walker. Poi Macchi sbaglia il -1, di quelli che di solito mette sempre, e sembra un segno del destino. Anche perché, dopo uno squillo di una pallida Ivezic (stoppata su Anderson), ne arriva uno di Pierson che manda a canestro Walker con un assist schiacciato per terra: 59-64 a -1'45".
Ragusa sembra davvero estrarre energie da un serbatoio extra, non andando in asfissia come si temeva. Quando Macchi sbaglia ancora in entrata, pensi "stavolta è finita". Gorini va in lunetta a -1'25", fa 1/2, è 59-65. Ovvero mezzo scudetto cucito sulle maglie di Ragusa. Ma ecco la sorte cambiare direzione, brusca, inaspettata, su un'azione orrenda di Schio che si ritrova senza idee allo scadere dei 24": tripla tabellata di Honti, 62-65.
Un colpo che, evidentemente, scuote entrambe le squadre in modo opposto. Per Ragusa è il tilt. Fallo in attacco di Ivezic cercando di liberarsi: ok, dubbio, ma evitabile. Di là, Cinili cerca di anticipare Macchi da dietro sul taglio: quinto fallo. Ok, dubbio, ma l'ha sottolineato anche Silvia Gottardi: entrambe con 4 falli, Macchi rimane dentro, Cinili si fa buttare fuori. Ovviamente Macchi fa 2/2: 64-65 a -42".
Il dramma è già a buon punto. Continua subito dopo: Walker cerca un improbabile lob per Pierson, una telefonata per Yacoubou che intercetta. E Walker commette fallo di frustrazione saltandole addosso: quinto. Poniamo pure che non fosse così netto, il fallo: ma che c... le salti addosso a 20 metri dal canestro, con 4 falli sul groppone?
E Yacoubou, non scontato, fa 2/2 per il sorpasso: 66-65 a -23". Pazzesco, ma Ragusa ha pur sempre la teorica ultima palla. Timeout di Molino; e il microfono, impietoso, coglie uno stato confusionale dell'esperto coach, che chiama giocate per Cinili e Walker, le quali, come fanno presente le giocatrici, sono ahilui fuori per falli. Tuttavia l'idea alla fine sarebbe valida: palla a Pierson, aspettando verso i 6 secondi alla sirena, e lei è pur sempre l'attaccante più pericolosa rimasta a Ragusa.
Ma Gorini non riesce a congelare la sfera, che arriva subito a Pierson, la quale si lancia dentro. Cava il fallo ma restano 17 secondi, troppi. Anche se facesse 2/2, Schio potrebbe costruire un buon tiro. Pierson però, a coronamento della serataccia, ne segna solo uno. 66-66 e probabilmente lo scudetto è assegnato qui. Perché se anche Schio sbagliasse, si andrebbe al supplementare, e Ragusa senza Walker e Cinili, con le energie cotte e il morale sotto i tacchi, che resistenza opporrebbe?
Ma Macchi preferisce non doverlo verificare. Riceve da Honti, va in entrata dal centro verso il lato destro, sul blocco le ragusane cambiano e Pierson, azzeccandone una, sembra chiudere bene l'ex Comense sulla linea di fondo. Lei, con un ultimo passo da stivali delle sette leghe, si porta dalla parte opposta del canestro e da lì, mezza girata e mezza ancora no, conclude in sbracciata, come solo lei può, e la palla incredibilmente entra. 68-66, sarebbe più scenografico se finisse lì, ma Ragusa commette un'infrazione sul tentativo da metà campo e quindi c'è tempo per un fallo su Masciadri che chiude con un libero: 69-66. Epico, straziante, glorioso.
Nella foto [M.Brioschi-Basketinside]: Schio esplode in un'esultanza liberatoria, il dramma di Ragusa è compiuto.

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