Martedì 5/5 - All'indomani del rocambolesco epilogo della finale scudetto, si è radunata la Nazionale maggiore in vista degli Europei, ché non avanza molto tempo (11 giugno l'avvio).
L'organico è in continuità con il nuovo corso impostato negli ultimi 2 anni: Masciadri come chioccia sempiterna (e meno male che c'è), ossatura della generazione '86-91 suppergiù, con qualche pedina più giovane. L'età media insomma è nella norma: non siamo né implumi né vetuste. E tutto sommato l'esperienza internazionale, nonostante l'auto-esilio dalle coppe da parte di quasi tutti i nostri clubs, non è limitatissima, tra militanze nelle nazionali giovanili e senior, scledensi che han fatto l'Eurolega, veneziane che han fatto la Lega Adriatica, Tina Bestagno che ha giocato in Rep. Ceca, e il curioso mini-contingente "svedese" con Zanoni e Rosanio. Quest'ultima si contenderà lo spot di oriunda con Laterza. La quale però sembra più indispensabile per il ruolo, giacché, superfluo dirlo, le lunghe è laddove siamo più carenti. Bestagno, Formica, Laterza, Ress e la rispolverata Fabbri non sono materiale sufficientemente corazzato rispetto alla media europea; anche se abbiamo imparato negli anni a sopperire.D'altronde la nostra mission non è vincere l'oro ma agguantare (miracolosamente) un posto al preolimpico 2016. E come insegna la semifinale sfiorata nel 2013, non è impossibile. Certo, pensando alla finale scudetto testè conclusa, è un peccato che non ci siano, per rinunce personali, le due massime protagoniste, entrambe nel ruolo di ala che, in effetti, viene a mancare di giocatrici con le loro caratteristiche: Macchi e Cinili.
Sabato 9/5 - Il GEAS torna in A1 dopo 3 lunghissimi anni. Davvero lunghissimi? In fondo, tre passano in un amen. Eppure ci sembra trascorsa mezza vita dai tempi di Cinisello, Zanon, Zanoni, Penicheiro e Summerton, eccetera; e una vita intera dalla promozione scorsa, datata 2008. Forse perché questo è il Geas della nuova generazione, e delle giocatrici di un tempo rimane solo il lontano ricordo, con Arturi unico, fulgido trait d'union tra queste epoche.
Negli ultimi 7 anni non era mai successo in finale di A2 che una squadra riuscisse a vincere 2 volte in trasferta (magari un giorno risaliremo sino agli albori per controllare i tempi precedenti). Fattore campo che in questa serie è valso zero, nonostante i tre pienoni. O chissà, forse anche a causa di quei pienoni: giacché tutte le volte la squadra in trasferta è parsa esprimersi meglio.
Dopo la sfibrante attesa di 6 giorni fra gara-2 e gara-3, sembra però una serata... Magika in avvio: a differenza delle due partite precedenti, quando Ballardini e suddite erano partite col freno a mano, stavolta scattano fortissimo, a suon di velocità e triple (3 a bersaglio nei primi 5’ per il 12-4), con Vespignani ottimo motore, mentre Sesto anche stavolta fatica a “stappare” da fuori, segnatamente da 3, la zona proposta di nuovo dalle avversarie. La solita concreta Barberis lucra i suoi canestri d'opportunismo (6 punti nel 1° quarto) ma c’è poco altro dalle sue compagne: sin dall'inizio il Geas pare avere le idee chiare nel servire Laterza in area, ma per ora non ne cava frutti concreti, mentre Brunetti continua sull'onda del suo grande ultimo quarto di gara-2, segnando 6 punti nel 1° periodo. Per entrambe la ruota girerà radicalmente nel momento decisivo.
Dopo il massimo svantaggio sul -11 (21-10), il Geas sale di tono in difesa sbollendo l’attacco di casa, che segna solo 9 punti nel 2° quarto. Un parziale di 0-7 ispirato da Gambarini (21-17 al 14’) non trova continuità per via delle perduranti difficoltà sestesi al tiro, ma il -7 all’intervallo lascia tutto aperto.
Le sensazioni sono contrastanti: da un lato sembra appunto una serataccia al tiro per le stalingradoditaliane; dall'altro però le zanottiane paiono aver capito come far saltare le trappole dei raddoppi di Seletti. Le palle perse forzate dalle chiusure difensive sulle portatrici di palla, incubo del Geas in gara-2 ma anche nella seconda metà di gara-1, sono drasticamente ridotte. E quando non può correre bensì deve giuocare in modo canonico a difesa schierata, le difficoltà di Castel sono evidenti. Il team patrocinato da San Pietro poteva vincere se riusciva, come in gara-2, ad aumentare il tasso di confusione in campo, cioè recuperi, canestri "atipici", energia. Ma non ci sta più riuscendo. A difesa schierata e con un gioco canonico, la maggior qualità delle esecuzioni delle beniamine di San Giovanni è palese. Insomma l'idea è che se il Geas, mantenendo questa convincente difesa (che chiude bene e spende pochi falli), inizia a segnare, può ribaltarsi tutto in pochi minuti, perché il +7 emiliano è frutto solo della vampata iniziale e non di una superiorità effettiva.
Ed è quello che succede a inizio ripresa. Arturi rompe il ghiaccio rossonero da 3, le lunghe ora fanno la differenza anche in attacco, dove caricano di falli i quintetti leggeri castellani. Forse, col senno di poi, Seletti resta troppo fedele al suo assetto a 4 piccole, perché non ne ricava incursioni d'agilità o contropiedi (merito della difesa Geas), e in compenso viene dominato a rimbalzo (12-5 il conto di quelli offensivi alla fine, a vantaggio delle longobarde: anche qui situazione ribaltata da gara-2). Ovviamente, però, poteva finire all'opposto e allora Seletti era un coraggioso genio nell'insistere sulle sue convinzioni. Tornando ai fatti concreti, Tognalini firma il sorpasso dalla lunetta (32-33 al 27’): primo vantaggio ospite a parte lo 0-2 in avvio. La Magika, colpita, si scuote e inizia così un vibrante testa a testa. Qui l'A1 è come una pallina di roulette in bilico tra un numero e l'altro, basta un'inezia a farla rotolare sul numero dell'una o dell'altra. La folla di Castel S.P., ingenua, spera ancora ma non sa che il Geas è 3-0 nella sua storia in finale di A2, e non c'è tre senza quattro.
Ma per 6-7 minuti abbondanti dell'ultimo quarto non si capisce ancora come finirà. Arturi suona la tromba per le post-industriali con una tripla frontale in avvio (38-39), ma Vespignani in contropiede e Ballardini con un’entrata sul lato destro fanno riesplodere il pubblico di casa (47-42 a 5’30” dalla fine). Grandi azioni per entrambe ma falliscono il libero supplementare, ed è anche nei dettagli che si decide una partita così serrata.
E' però un episodio ben preciso quello che separa i destini delle due squadre. Succede dopo che il Geas ha ricucito sul 47-46 con Laterza, che come in Coppa Italia emerge alla distanza, e poi sorpassato sul 47-48 con due liberi di Tognalini regalati da un fallo di frustrazione di Mariella Santucci dopo un errore al tiro. Ballardini, che sta resistendo da vari minuti con 4 falli, è caparbia nel guadagnarsi due liberi per il contro-sorpasso, 49-48 a circa 4' dalla fine. Poi, però, commette la frittataccia.
Palla che circola bene per il Geas, servizio profondo in area per Laterza. La lunga di Brooklyn appoggia di forza. Ballardini azzarda un velleitario tentativo di stoppata ma commette fallo senza impedire il canestro. Dramma totale per la Magika: la divina è fuori.
Queste sono interpretazioni. Ma i fatti parlano chiaro: senza Ballardini, Castel SP balbetta e inanella errori al tiro e palle perse anche banali, mentre Sesto sente il traguardo vicino e non sbaglia più un colpo: Laterza, indemoniata, va in 1 contro 1 in semigancio sinistro e sigla il 49-52 (aveva sbagliato l'aggiuntivo nella cruciale azione di cui sopra). Matic batte un colpo procacciandosi un fallo, ma fa solo 1/2: 50-52. Arturi fallisce il colpo del k.o. dall'arco e Vespignani ha la grande occasione per rimettere tutto in parità: ma la sua entrata va fuori a -1'05". Peccato per lei, che aveva fatto una buona partita, calando però alla distanza come il resto della squadra. D'altronde stiamo parlando di una 19enne che non aveva mai respirato questi livelli (anche se poc'anzi abbiamo dubitato della legge dell'esperienza). Chissà come sarebbe finita se avesse segnato.
Ma il suo errore è la virtuale resa di CSP. Scatta il fallo sistematico, Arturi e Gambarini sono martelli con un 6/6 che punisce il progressivo affastellarsi di errori delle emiliane. Il parziale, da quel 47-42 per CSP, è addirittura di 3-16 negli ultimi 5'30", giacché finisce 50-58, scarto senza dubbio bugiardo perché è stata una battaglia alla pari. Finché il Geas ne ha avuto di più. Nel finale di gara-2 Laterza è uscita per falli, Ballardini no, e ha vinto CSP. Stavolta, Ballardini è uscita e Laterza è rimasta in campo. Ci sono stati tanti altri fattori ma se dovessimo semplificare la diremmo così.
Per CSP, Ballardini 16 ma con 5/16, nessun'altra in doppia cifra. Per il Geas, Laterza 14, Barberis 13, Arturi 11.
Il Geas esulta coi suoi tifosi al seguito, parecchi, la Magika piange per la seconda volta dopo la Coppa, sempre per la bestia nera sestese. Cinzia Zanotti eguaglia il marito Roberto Galli a 7 anni di distanza, anzi fa persino meglio, visto che nel 2008 il Geas in Coppa si fermò ai quarti (turno poi abolito) con Reggio Emilia di Karen Twehues.
Non sarebbe stato immeritato, ovviamente, se CSP avesse vinto. Ma così c'è un pizzico di giustizia in più, nella risalita di una squadra che non era mai scesa sul campo e che aveva fatto la doverosa (e dolorosa) gavetta nei playoff di A2 dello scorso anno. La Magika ha già bruciato le tappe, finalista da matricola assoluta, e comunque ha lo scudetto U19 come cospicua consolazione. Non sarà troppo triste, passato lo scorno del momento. La squadra del destino in A2, quest'anno, più di Torino che ha "solo" ottenuto la promozione, era una sola: il buon vecchio Geas.
Nella foto [M. Brioschi]: la festa del Geas dopo il trionfo in gara-3. Si notano anche gli utenti Mario Mazzoleni e Ventiquattro Secondi.

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