lunedì 1 giugno 2015

La week en rose (109 - i coach "social" + varie)

Lunedì 25/5 - Coach Piergiorgio Manfrè, navigato allenatore varesino che nel femminile ha allenato qualche anno fa La Spezia in A2, segnala di aver organizzato, sabato 23 a Luino, sul Lago Maggiore, un "Pink Day", ovvero un raduno di ragazzine del minibasket (annate 2003-04-05) della provincia di Varese, rastrellate dai vari centri minibasket dove costoro giocano solitamente coi maschi. Iniziativa lodevole e già attuata, ci pare, in altre parti d'Italia. Ma c'interessa soprattutto parlare della proposta che Manfrè abbina, e cioè, riporto le sue parole, "rimanere e giocare nelle proprie società di appartenenza [soggetto: le femmine della zona di Varese] e partecipare con prestiti selezionati a una squadra tutta femminile da iscrivere a tornei TUTTI FEMMINILI in Ticino e in Italia. I regolamenti FIP attuali permettono alle ragazze di giocare in squadre maschili fino alla Under 14 compresa, pertanto 2 anni dopo il Minibasket ma vogliamo offrire a loro, nelle modalità concordate, occasioni PINK TEAM".

E' una corrente di pensiero che sta prendendo piede e che mi pare condivisibile: le società maschili, dove in gran parte iniziano a giocare le ragazze (perché sono ben poche le squadre tutte femminili di minibasket), restano detentrici delle medesime, ma le concedono, occasionalmente se non è possibile con regolarità, a una sorta di "sovra-team" zonale che mette insieme le femmine di quel territorio. Il risultato è che così le pulzelle maturano esperienze agonistiche più simili a quelle che affronteranno da grandi, si conoscono fra loro (spesso infatti ignorano l'esistenza di altri esseri femminei giocanti a basket in un raggio di 30 km) e magari riescono a tirare dentro qualcun'altra che coi maschi gioca poco volentieri ma con le femmine sì. Il tutto senza depredare nessuno. -_-

Martedì 26/5 - Mi ha scritto di recente un allenatore di mia conoscenza (opera nelle giovanili di una società lombarda): "Ormai il coach è social. Quasi viene valutato per come è social. Non per come allena". :woot: Forse è un po' radicale ma c'è del vero. Il discorso non riguarda gli allenatori di alto livello, anche perché spesso sono fuori età per i social networks - sebbene chi li sa usare bene ne possa trarre vantaggi d'immagine, ad esempio Lorenzo Serventi -, ma soprattutto quelli che navigano dignitosamente fra giovanili e serie inferiori all'A1. Appare evidente che per costoro è importante consolidare la propria immagine attraverso comunicazioni ad effetto, di quelle che attirano svariati "mi piace". Se la televisione è tuttora la cassa di risonanza principe per i grandi eventi, oggi ne esiste una alla portata di tutti i micro-eventi: appunto i socials. Ogni vittoria, ma a volte anche una sconfitta, va valorizzata con un selfie o quantomeno uno "status". L'abbiamo già notato in altre occasioni: ognuno si fa cassa di risonanza di se stesso.
Ci vorrebbero analisi più approfondite ma proviamo a elencare qualche altra impressione sul fenomeno. La manifestazione di sentimenti forti (delusioni, passioni, commozioni a seconda degli eventi) è considerata un valore positivo. Scrivere a cuore aperto attira simpatie, purché si riesca a sembrare sinceri. Vale anche per le giocatrici, però l'allenatore ha un ruolo più delicato, perchè è più nel mirino delle varie componenti - le ragazze o donne, i genitori nel caso delle giovanili, i dirigenti che lo tengono d'occhio - e deve abilmente bilanciare passionalità e raziocinio, l'essere uno del gruppo (cioè appunto "social") e il restare al di sopra del medesimo, come l'autorità del ruolo richiede.
Strumenti come le citazioni motivazional-cestistiche, oppure letterarie, più gettonate del momento (ad esempio quella di Jordan: "Ho perso 1500 partite, ho fallito 800 tiri allo scadere ecc. ecc. ed è per questo che alla fine ho vinto tutto", vero tormentone di questi ultimi tempi; ma c'è chi cita Federico Moccia, chi Buddha, chi Schopenhauer, tanto con internet non c'è bisogno di aver studiato), oppure foto che ti mostrano ora grintoso a bordo campo, ora tenero padre e marito felice, ora simpatico burlone nelle uscite di gruppo, tutto fa brodo.
Veicolare positivamente la propria immagine, forse ha ragione quel coach, può valere di più che saper allenare realmente, perlomeno fra chi sta nella stessa fascia di abilità tecnica. Cioè, a parità di bravura, il coach "social" ha una marcia in più rispetto al coach "asocial". -_-
Anche se, temiamo, le pubblicazioni sono solo la punta positiva dell'iceberg: la schiavitù "social" impone, sotto traccia, anche una snervante attività di chats private, in cui l'allenatore deve barcamenarsi a gestire le tempeste umorali delle sue girls, per scongiurare collassi dello spogliatoio. :woot:

Mercoledì 27/5 - Tanto per elevare gli orizzonti: come sono finiti i principali campionati esteri, conclusi tutti tra fine aprile e inizio maggio per lasciar spazio alle nazionali? In Russia, Ekaterinburg di Parker, Gruda, Torrens ecc. conquista il terzo titolo di fila consolandosi dell'ennesima delusione d'Eurolega; battuta 3-1 Orenburg. In Spagna vince 2-0 Girona sulla più quotata Salamanca; mvp l'americo-nigeriana Ibekwe. In Francia torna sul trono Bourges di Dumerc, con un drammatico 51-49 nella "bella" su Villeneuve di Wauters e dell'ex tarantina Mahoney. In Turchia s'impone il Galatasaray di Lyttle e Nuria Martinez con un 3-1 su Kayseri. E con questo può bastare per saziare improbabili impulsi europeisti del nostro pubblico.

Mercoledì 27/5 - E intanto la Nazionale nostra che fa? La rituale serie di amichevoli di preparazione, da cui è complesso cercare di intuire qualcosa sia sul valore della squadra in prospettiva Europei, sia su quanto Ricchini pensi di utilizzare l'una o l'altra pedina. Giacché non sai mai se il tal minutaggio è un esperimento occasionale o una direzione definitiva presa dal c.t.; non sai se le azzurre hanno giocato al meglio o avevano le gambe pesanti per un richiamo atletico; non sai se con la pressione del grande evento qualche tigre da amichevoli diventerà agnello, e magari viceversa. :unsure: Insomma non sai nulla tranne che, come si legge in quasi ogni cronaca, "paghiamo la mancanza di stazza ma sopperiamo con l'intensità". Cioè il ritornello decennale. Comunque, tanto per riepilogare, abbiamo fatto 41-46 e 62-53 con l'Ungheria, 47-60 con la Romania, 59-64 col Senegal, 57-56 con la Romania con canestro allo scadere di Sottana, e ora si è alla vigilia di un tris di partite con l'Australia.

Giovedì 28/5 - Finita la prima fase delle finali scudetto Under 15, ma onestamente era un tale calderonaccio, con l'allargamento a 32 squadre e la difficoltà a stabilire gerarchie fra compagini alla prima apparizione nazionale, che conviene aspettare l'eliminazione diretta per capirci qualcosa. Tanto, le migliori 16 grossomodo sono passate agli ottavi (sabato 30) e quindi è come ripartire dalle vecchie finali a 16. Ci pare che l'unico verdetto thrilling sia stata l'eliminazione dell'Athena Roma per classifica avulsa con Pescara e Fortitudo Rosa. Manca, purtroppo, quella che al Torneo delle Regioni era emersa come dominatrice assoluta dell'annata 2000, ovvero Sara Madera.

Venerdì 29/5 - Buone notizie sul fronte delle riviste che s'occupano di basket italiano, entrambe uscite in questi giorni. Avevamo già segnalato che il ruspante Basket Magazine dà al femminile piena dignità, dedicandogli una vera e propria sezione; il numero di questo mese forniva carne al fuoco in abbondanza, con i verdetti finali della stagione e l'inizio della preparazione della Nazionale, ed ecco addirittura 11 pagine, più del Superbasket della direzione Montorro dei tempi che furono. :woot: Schio campione, Ragusa finalista, Geas e Torino neopromosse in A1, la presentazione della Nazionale al Foro Italico durante il torneo di tennis, hanno un articolo ciascuna.
A proposito della Nazionale, curioso notare che la presenza delle azzurre d'argento 20 anni fa a Brno mostrava con evidenza l'infiacchimento della razza italica, giacché in quel gruppo le colosse tra 1.85 e 2 metri abbondavano, mentre ora stiracchiamo qualche 1.85-1.90 sì e no. Bisognerebbe fare come i Savoia, che quando si ritrovarono con Vittorio Emanuele III nano per i troppi matrimoni endogamici, rinvigorirono la razza accoppiandolo con la principessa del Montenegro, una budrillona dalle montagne dinariche. Solo che rinvigorire un popolo intero è complesso e poi non è che le giganti siano sparite dal suolo italico: è che sono finite tutte al volley. :angry:
Ma tornando alle riviste, ecco che Superbasket, da noi stigmatizzato per l'assenza di tracce femminili nei numeri scorsi, dedica 2 pagine alla finale scudetto, scritte anche bene (ma che ci vorrebbe a farle regolarmente anziché una tantum), e c'è persino un trafiletto sul Geas neopromosso. Non è che cambi le sorti del movimento, tutto ciò, ma era doveroso per un senso di giustizia.

Nella foto: il "Pink Day" organizzato a Luino dal prof. Manfrè. E' la strada giusta per rimpolpare gli asfittici numeri delle più piccole?

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