lunedì 22 giugno 2015

La week en rose (115 - analisi eliminazione Italia)

Martedì 17/6 - L'indomani dell'eliminazione. Sky diffonde un video elaborato dall'efficientissimo ufficio propaganda del clan azzurro: si vedono le nostre tipe passeggiare per le strade di una città romena o ungherese, mentre tutti intorno vanno all'incontrario; il tema del video infatti è "quando tutto sembra andare all'incontrario, chi veste l'azzurro continua a lottare". :blink: Uno si chiede: ma come han fatto a convincere i nativi a passeggiare tutti all'indietro? Meurlock Holmes m'ha spiegato: "'mbecille, sono le nostre che vanno all'indietro, poi hanno fatto andare il filmato al rovescio". Geniale. :rolleyes:

Ma purtroppo è il tempo delle analisi. Compito che sarebbe più facile se ci trovassimo di fronte a una debacle disastrosa, una serie di massacri subiti, un rendimento catastrofico. Invece si tratta sì di un fallimento, perché l'obiettivo non era certo arenarsi al primo turno; ma è avvenuto con prestazioni contraddittorie (anche nell'arco della stessa partita) e per pochi punti di differenza. Insomma una situazione difficile da leggere, anche se fertilissima per pensieri del tipo: "Bastava fare così anziché cosà, e si passava".
Il difetto delle analisi sui fallimenti è che tendono a staccare un singolo aspetto dal contesto (quello che sta più a cuore all'analista), come se si potesse astrarlo dall'insieme e immaginare che, cambiato quello, tutto il resto sarebbe rimasto identico. Invece no: se cambi una tessera del mosaico, è probabile che di riflesso te ne cambiano altre. Magari in peggio. -_-
Per non parlare del sottinteso che trapela da molte analisi: "io ci vedo chiaro, invece il c.t. non ha capito una mazza". :angry: Il che è abbastanza improbabile. Certo, è possibile che il c.t. abbia sbagliato alcune mosse, magari anche parecchie; ma chi ci garantisce che l'analisi dell'osservatore abbia attinenza con la realtà?
Tutto ciò per dire cosa? Che quanto segue va considerato più impressione che certezza, più domanda che affermazione. Di certo c'è solo il dispiacere.
1) Passo indietro. Due anni fa eravamo giunti ottavi, e ci stava persino stretto dopo aver sfiorato la semifinale, poi beffati dalla Serbia. Poi c'afflosciammo, mancando l'accesso ai Mondiali, ma eravamo arrivati ben più avanti di quanto pensassimo, essendo alla prima esperienza dopo la rifondazione. Ora ci ripresentavamo con lo stesso gruppo (9 su 12 e medesimo staff), era legittimo pensare di poter raccogliere i frutti della semina. Invece rinculiamo.
Si potrebbe dire che due anni fa ci andò di lusso mentre ora siamo stati in linea col nostro valore; ma se abbiamo perso 3 partite di misura vuol dire che le possibilità di farcela c'erano anche stavolta, dunque non siamo stati altrettanto bravi di due anni fa. Malasorte? Non più di quanto capiti a qualsiasi squadra che non raggiunge il suo obiettivo. Anche perché l'unico episodio in cui la sorte ha pesato davvero - il rimbalzo finito in mano alla Bielorussia per il pareggio al 40'; peraltro non senza un concorso di colpa nostra - in realtà a conti fatti non avrebbe cambiato l'esito della qualificazione.
2) Cosa abbiamo sbagliato. Essenzialmente la partita con la Grecia. Chiaro, se battevamo la Turchia passavamo lo stesso, ma stiamo parlando di una "big" d'Europa, anche se nella fattispecie non lo ha mostrato granché; sarebbe servito un miracolo. La Grecia invece si poteva e si doveva battere; è una squadra limitata quanto noi nelle lunghe, non ha un talento complessivo superiore al nostro. Ha fatto la partita che dovevamo fare noi, di combattività.
Peccato mortale nostro è aver dissipato il 18-2 iniziale; cose che capitano, ma nell'ultimo quarto ci siamo paralizzati di nuovo. Sì, forse Ricchini non doveva cambiare assetti rispetto alla brillante prova del giorno prima; però la partenza a razzo sembrava dargli ragione e poi può essere anche una buona idea variare in base alle avversarie e alle giornate, in una competizione con tante partite ravvicinate. Di fatto ci hanno tradito, nell'occasione, Sottana e Masciadri che non avevano alternative affidabili in fase realizzativa. Crippa, Consolini, Fassina, Dotto, Gatti, eccetera, possono portare qualche mattonella ma non giocare una partita intera da protagoniste.
Insomma abbiamo toppato la gara decisiva. Per il resto, in un girone a nostro parere tutt'altro che agevole (vedremo cosa diranno i risultati del secondo turno), la nostra prova con la Bielorussia è stata da 7 pieno se non di più; quella con la Polonia da 6,5 quasi 7; con la Turchia è stata brutta esteticamente ma a 4' dalla fine eravamo a -2 contro uno squadrone: ci avremmo messo la firma.
Sembra che le nostre abbiano mantenuto la promessa di essere "impavide" tranne contro la squadra in cui, sulla carta, c'era meno da aver paura perché non aveva le gigantone che tanto ci spaventano, né i talenti supremi che noi non abbiamo. E invece, se è vero quello che diceva Ricchini in timeout contro le elleniche, le nostre avevano timore a prendere iniziative, in quel dannato finale. L'abbiamo pagato con l'eliminazione. :cry: Non che sia corretto parlare solo dell'aspetto mentale, trascurando quelli tecnico-tattici, ma se il giorno prima facciamo 73 punti con la Bielorussia e il giorno dopo 46 con la Grecia, fermo restando che le conterranee di Zeus sono ben allenate e hanno sfoderato una zona insidiosa, è evidente che sul piano mentale siamo venuti meno.
Nelle interviste alle giocatrici, trasmesse da Sky, fra molte che hanno genericamente ripetuto il ritornello sul "gruppo unito", "gruppo meraviglioso" (ci fa piacere, ma che consolazione dà? Non è la vacanza dell'oratorio, dove lo scopo è creare bei rapporti), ha detto qualcosa d'interessante Fassina: "A volte forse non crediamo abbastanza di essere forti". In realtà non basta credere di esser forti se forti non si è; però forse dipingerci come eterne sfigate che devono far miracoli col cuore e con l'amicizia è un po' auto-castrante. "Non siamo le più forti", diceva appunto l'inizio dello spot delle azzurre: bene la sincerità e l'umiltà, però questo approccio da Calimere non finisce per metterci dei limiti in partenza? :unsure:
3) Chi ci è mancato. E' uno dei punti in cui più vengono più facili i "se": visto che abbiamo fallito di poco, "se c'era questa passavamo". Può anche essere. Non farò la solita ironia per la mancata convocazione di Baggio e Del Piero. Bestagno, miglior realizzatrice italiana del campionato, nel ruolo più debole per noi, meritava in teoria l'Europeo. Ricchini ha detto di aver "dovuto privilegiare gli equilibri tecnici della squadra"; ma qui bisognerebbe aver seguito dappresso il lavoro di preparazione per capire appieno il giudizio, corretto o scorretto che sia. L'impressione è che il c.t. si sia affidato il più possibile alle sue "fedelissime", quelle che avevano fatto parte del percorso della squadra in questi anni. Forse ha seguito gli stessi criteri di scelta che avevano portato al buon risultato di due anni or sono, ritenendo che la chimica migliore fosse garantita da quelle 12, a prescindere dal loro valore assoluto. Non è un'idea per forza sbagliata. Gli esiti però gli han dato torto. A volte succede così: utilizzi gli stessi ingredienti della volta prima, ma la pietanza riesce peggio. :(
Non vorrei però limitarmi a Bestagno, perché ci sono altre tre assenze importanti. Macchi: a 36 anni ha dimostrato di essere ancora la miglior giocatrice italiana, l'unica vera "top player" europea che abbiamo. Cinili: consacrata dalle finali scudetto, temprata dall'esperienza turca dell'anno precedente. Zandalasini: il talento del futuro, anche se qui sarebbe stato più un investimento a lungo termine che nell'immediato (farle fare esperienza), anche se, in mancanza di guizzi di genio contro Grecia e Turchia, poteva forse garantirne qualcuno lei.
Si dirà: impossibile considerare quelle tre perché Macchi si è ritirata da tempo dall'azzurro, Cinili si è chiamata fuori per impegni estivi inderogabili, Zanda aveva la maturità, come dice pure il sito Fiba: "Cecilia Zandalasini is one of the best young players in Europe and she could have made a splash at the tournament, but is staying home instead so she can focus on her studies".
Nondimeno fa male. C'erano di mezzo le Olimpiadi; forse non era granché sentita la questione, ma poi è inutile che ai piani alti si pianga l'assenza del basket dai Giochi, se la miglior giocatrice latita, la numero 2 o 3 può dire ciao a 26 anni, e se una maturità non si può fare da privatista quando ci sono le Olimpiadi da inseguire. Il traguardo delle Olimpiadi non vale un mese in più d'impegno a fine stagione? Evidentemente no. Che vuoi che sia: manchiamo da soli 19 anni ai Giochi, da 21 ai Mondiali.
4) La debolezza di fondo. Manca anche una naturalizzata di spessore. Ormai quasi tutte le migliori (virtuosa eccezione la Grecia) sono "bombate" da un'americana da quintetto; la nostra naturalizzata ha giocato solo uno scampolo. E' davvero impossibile elargire un passaporto italiano a una straniera di livello internazionale? Com'è che in altri sport (rugby su tutti) i naturalizzati pullulano? Petrucci, che smuove mari e monti, provveda perché c'è un'emergenza nazionale da risolvere: la conclamata impossibilità (attuale, perché in passato non era così) della razza italica di produrre una lunga vera per il basket, tant'è vero che Ress è di etnia più germanica che nostrana, Laterza è di sangue italiano ma cresciuta a suon di hamburger in America, Formica è di madre bulgara, e il nostro reparto-lunghe è finito lì. :ics:
Ripetiamo, c'era l'occasione di passare il turno e l'abbiamo mancata; però (senza dimenticare pure l'auto-esilio delle nostre squadre dalle coppe europee, tranne Schio e quest'ultimo anno in parte Venezia) giochiamo a handicap rispetto alle concorrenti. Anche se paesi come il Montenegro, la Grecia, la Bielorussia potrebbero replicare: "Ma che volete, che avete 60 milioni d'abitanti e non riuscite a tirar fuori una nazionale più forte della nostra?".
Ecco, appunto: la causa contingente dell'eliminazione è la brutta prova con la Grecia, pure la malasorte se proprio vogliamo; la causa di fondo è che essendo mediocri, a volte ci può andar bene ma non abbiamo un livello minimo garantito, siamo in balia degli eventi, delle oscillazioni nostre e del destino.
Non volendoci abbandonare al catastrofismo, in chiusura, potremmo ritenere che, in questi anni, valiamo a livello senior quanto valevano le nostre annate dall'84 al '91 a livello giovanile, cioè pochino; mentre nel prossimo futuro diventeranno mature le classi dal '92 in poi, che hanno siglato il nostro ritorno in auge nelle competizioni "under" e potrebbero replicare i successi tra le senior. Ma è lecito dubitare che ciò avvenga automaticamente.

Nella foto: il pianto di Masciadri è il pianto di una generazione senza gioie a livello internazionale. Il dubbio è se abbiamo fatto tutto il possibile per evitarlo.

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