Domenica 14/6 - Restiamo in corsa agli Europei battendo la Polonia 66-55. Era indispensabile ma non scontato, dopo la sconfitta fiacca-morale con la Grecia e considerando pure le amichevoli perse con le ex connazionali di papa Giampaolo II. Piccolo vantaggio era che la Polonia con 3 sconfitte sul groppone era già quasi eliminata.
L'inizio ci vedeva in difficoltà in difesa, nel contenere sia la lunga Kobryn, del resto una stella europea, dotata di giuoco interno e tiro da fuori, sia le tiratrici. La naturalizzata McBride (ma pare che abbia un avo polacco, bontà sua) sembrava uno spauracchio anche se alla fine verrà neutralizzata. A fine 1° quarto si era sul 17-22 per le biancorosse. Il nostro attacco, in compenso, pur con basse percentuali (34%) ritrovava continuità di rendimento dopo le spaventose oscillazioni di due giorni prima con la Grecia: abbiamo segnato quasi identico numero di punti nei 4 quarti.Buona la nostra presenza mentale nella ripresa, evitando appunto le crisi costate il k.o. con le elleniche. La Polonia schiera due torri, Kobryn e Leciejewska, roba fuori portata per noi sul piano fisico; ma reggiamo. Il 3° quarto è il momento più difficile perché, dopo il 47-40 firmato da Sottana con un arresto e tiro, le devote alla Madonna di Czestochowa producono il massimo sforzo per rientrare, ottenendo il pareggio sul 51-51 al 30' (erroraccio di Ress da sotto allo scadere). Ma è più merito della Polonia che demerito nostro.
La difesa nell'ultimo quarto è perfetta; una serie di intercetti con la zona limita il numero di conclusioni polacche, che quando avvengono sono quasi sempre difficili. Scattiamo subito sul 59-53 con Ress e Masciadri. Poi Gatti, buon impatto, con un arresto e tiro fa 61-53. La Polonia non segna veramente più, commettendo cappellate al di là dei nostri meriti difensivi, diciamolo pure. Non che noi segniamo a raffica, in questa frazione; ma è sufficiente per non soffrire alcunché nel finale. McBride si risveglia dopo una lunghissima eclissi ma è solo un canestro; il totale di 4 punti per la Polonia nell'ultimo quarto è miserabile. Dopo un timeout all'uopo, cerchiamo e troviamo il canestro allo scadere per il +11, per un'eventuale differenza canestri che ha lo 0,1% di probabilità di contare qualcosa, ma non era il momento di far calcoli al risparmio. Sottana con 17 e Masciadri con 14 le migliori marcatrici: dopo l'eclissi con la Grecia, le due sono tornate ai livelli della prima partita e non è probabilmente un caso se la squadra oscilla insieme a loro.
In serata la vittoria della Turchia sulla Grecia, sofferta ma non troppo (era +5 per le elleniche all'intervallo ma è finita +11 per le mezzelune), semplifica i calcoli, e cioè con le bronzo-medagliate della scorsa edizione sarà spareggio, con qualche remota possibilità di arrivare seconde in caso di cospicua vittoria nostra e contemporanea sconfitta della Grecia con la Bielorussia, la quale ieri ha battuto 67-52 la Turchia e quindi viaggia verso il primato.
Lunedì 15/6 - Proprio mentre Silvia Gottardi si cimenta in cabina di commento agli Europei, in alternanza con Claudia Corbani, è uscito oggi il "trailer" del suo atteso documentario sul basket femminile, "She Got Game", di cui abbiamo già parlato alcune volte.
Nel rapido turbinio di fotogrammi, accompagnati da un accattivante "rap" le cui parole se abbiamo ben capito sono di Giorgia Sottana, due attirano particolare attenzione. Il primo è un bacio fra due ragazze, che ha suscitato lo sdegno di qualcuno su Facebook, del tipo "Non sono omofobo, ma qualcuno mi spiega cosa c'entra mettere due ragazze che limonano? È questo il basket femminile?"; be', non lo so se è questo, ma se l'ha messo nel film è giusto che compaia nel trailer visto che il trailer deve... trailare, cioè preparare la strada al successo del prodotto.
Il secondo elemento, più filosofico, lo fornisce la veneranda (anche se l'utente Duepuntozero la demolì) Nidia Pausich che nel trailer dice: "Ai miei tempi c'era la fila di gente fuori dalle palestre dove giocavamo, ora gli spalti sono vuoti, mi spieghi perché?".
Lunedì 15/6 - Abbiamo tirato più a lungo possibile il cazzeggio di cui sopra per rimandare le dolenti note. Tutto è perduto, perduto è tutto.
Una quindicina di supporters per parte in questo decisivo match: atmosfera meno spettrale che nelle precedenti giornate, ma la prossima volta, per pietà, si cerchi qualche piazza più interessata all'evento.
Insomma la coperta è corta e quando la Turchia ingrana, inizia una lunga fase a senso unico, che porta fino al 40-24 del 25', massimo fossato a nostro sfavore. In mezzo, 20 minuti di totale asfissia nostra contro la tignosa difesa turca. Simbolico quando la gazzella Sanders stoppa senza pietà un arresto e tiro di Sottana dalla lunetta. E solo per grazia ricevuta, ovvero lo 0/12 da 3 per le islamiche nei primi due quarti e mezzo, non ci ritroviamo sepolti. In timeout Ricchini esorta a non avere fretta di recuperare, ma di fare 2 punti per volta.
Bene o male è quello che succede, quasi improvvisamente. Dopo quel +16, la Turchia stacca la spina, facendo rotazioni ma non solo per questo: sembra voler risparmiare energie per le prossime partite, considerando già sbrigato il compito di oggi. Ne sappiamo approfittare, con un inatteso impatto di Fassina che segna e recupera palloni. A fine 3° quarto siamo 44-33 ed è già più giocabile.
Nei primi 6 minuti dell'ultimo quarto si vedono.. cose turche: Gorini va di fisico in area contro l'ossigenata Alben, Formica anticipa Yilmaz in post basso e intercetta, Crippa s'inventa una tripla incredibile in faccia a Sanders e poi un arresto e tiro dal mezzo angolo destro: 44-42 con 3'40" da giocare (tra i due canestri crippiani, in realtà, ci sono 3' di blackout totale da entrambe le parti), siamo incredibilmente risorti, la Turchia ha fatto 4 punti negli ultimi 11 minuti.
Normale però che non possa durare così fino alla fine. Fa girare il vento un fallo d'eccessiva foga commesso da Crippa in raddoppio su Yilmaz. La vetusta ma indispensabile centrona fa 2/2 e sveglia la Turchia. Poi Alben trova un varco in entrata: 48-42 a 2' dalla fine. E' finita, non ne abbiamo più. D'altronde lo sforzo era stato bestiale.
Potevamo, e dovevamo, non sprofondare a -16 contro una Turchia non trascendentale (nell'occasione), perché poi è stato come scalare l'Everest. Vero è che non avevamo i mezzi per costringere la Turchia a giocare su ritmi alti anziché sui suoi ritmi passeggiati, ma contro Bielorussia e Polonia avevamo mostrato di poter fare molto meglio a livello non tanto di scelte, ma proprio di esecuzioni: 25% dal campo con 4/25 da 3, e le triple erano cruciali per stappare il bunker ottomano. Adesso però non è l'istante delle analisi ma solo del dolore.
Nella foto: Ress circondata da Yilmaz e Sanders, simbolo delle nostre sofferenze offensive.

Nessun commento:
Posta un commento