Italia-Montenegro (purtroppo in contemporanea con le semifinali di Coppa Italia maschile). Una vittoria sofferta, una vittoria bruttina, una vittoria però di quelle che servono molto all'inizio di un nuovo corso, come a dare l'idea che nasca sotto una buona stella. Se avessimo perso non ci sarebbe stato nulla da dire; il primo tempo era stato condotto costantemente ma a basso punteggio, più che altro sfruttando gli errori del Montenegro (merito anche della nostra difesa); quando però le trans-adriatiche azzeccavano, da metà 3° quarto, una serie di 6-7 azioni tutte a buon fine, mentre l'Italia sbagliava tutto, si creava un clamoroso parziale di 0-16 nel giro di 5 minuti (da 37-28 a 37-44). Uno shock da cui provvidenzialmente ci riscuoteva una tripla di Masciadri pressoché sulla sirena.
Nel 4° quarto rincorrevamo ancora, troppo a singhiozzo in attacco per poter agganciare un Montenegro la cui fiammata peraltro si spegneva di botto così come era sorta. Dal 48-49 con circa 6' da giocare ci bloccavamo per oltre 4'30", fortunatamente quasi imitati dalle ospiti che segnavano solo 5 punti. Dotto ci sbloccava con un'entrata acrobatica delle sue. Ma quando Perovanovic segnava due liberi per il 50-56 a -1'20" sembravamo spacciati.
Siamo invece stati salvati dalle veterane (anche top scorers complessive: Ress 12-Masciadri 11-Macchi 10). Tripla di Masciadri, la donna delle scosse emotive. Poi due liberi di Ress, 55-56. Buona difesa che lasciava una tripla non facile al Montenegro, errata. A quel punto, con 20 secondi alla fine, palla ovviamente a Macchi, da cui ti aspetti una pennellata stile-finale scudetto scorsa. Ma stavolta lei apportava una sapiente variazione: venendo chiusa a centro area scaricava per Ress appostata nel mezzo angolo: dentro per il sorpasso a -4". Il tempo scadeva su un raddoppio a metà campo. Quindi 57-56 e tripudio per la gran folla di Schio, che come ha detto Kaysay è sede migliore di qualche località marittima se si vuole un fattore-campo, anche se agevola pure la collocazione invernale.
Il Montenegro poi per la depressione perdeva anche in Gran Bretagna, mentre noi sfruttavamo il turno con l'Albania, smentita vivente al luogo comune secondo cui "non ci sono più materassi". Nemmeno Trapattoni, l'uomo che temeva la Moldavia, :woot: avrebbe potuto dipingere come insidosa questa partita dopo il +83 dell'andata. Stavolta "solo" +46 (40-86) con 14 di Sottana, 13 di Zandalasini, 12 di Bestagno, ovvero tre che non avevano o giocato o brillato nella precedente.
Insomma tutto bene tranne il fatto che, Capobianco o Ricchini o chi altro, il nostro valore è lo stesso del Montenegro, cioè da prime 8 d'Europa se va bene, da prime 12 se va male. Forse con le veterane ci assicuriamo di vincere partite tipo quelle perse con la Bielorussia e la Grecia agli Europei scorsi. Ma per quanto il ritorno di Macchi e l'inossidabile capacità di Masciadri di mettere tiri importanti, nonché quella di Ress di fare reparto da solo, siano grasso che cola per noi, a lungo termine non possiamo camparci sopra, né si vedono ricambi pronti. In più se Sottana, l'elemento di maggior classe tra le "non vecchie", viene messa ai margini; se il reparto-lunghe è cronicamente... corto, come possiamo diventare diversi da quello che siamo? :unsure:
In effetti credo che la scommessa di Petrucci, pragmaticamente, non possa che essere quella di massimizzare il risultato coi mezzi a disposizione (alias cavare il sangue dalle rape, detto in modo volutamente bruto), affidandosi a uno staff che lui ritiene più affidabile e/o più completo di quello della precedente gestione.
Nella foto: l'importanza dello staff nel nuovo corso azzurro è ben rappresentata da quest'immagine in cui esso appare grande grande e le giocatrici piccine picciò.





