
Va notato che Olivari non è nuovo a 'ste frasi acido-superficiali sul Geas, giacché anni or sono ebbe a dipingere il grande Geas degli anni '70 come una congrega di primedonne litigiose, apparentemente prendendo come oro colato certi racconti di Fabio Guidoni, il coach della Coppa Campioni '78 (nonché nonno, curiosamente, di due attuali giocatrici del vivaio Sanga).
A mio parere un ritorno d'immagine per la Bracco vi fu; ovviamente sarebbe illogico che l'immagine di un colosso della farmaceutica dipendesse più di una virgola o un punto e virgola da una sua sponsorizzazione nel basket femminile...
Perché Bracco scelse Geas? Non è un segreto perché lo dichiarò la stessa massiccia imprenditrice in un'intervista al "Giorno": fu Franco Arturi a contattarla. Dopodiché evidentemente valutò che l'investimento fosse interessante.
Aggiungo che secondo me parlare solo di "ritorni" è limitante: non sono mai stato capitano d'azienda e quindi vado a supposizioni, ma credo che possa succedere che una grossa azienda abbia nel budget una certa somma che stabilisce d'investire in sponsorizzazioni, sovvenzioni e simili; quindi se trova un ambito che pare valerne la pena, li elargisce, non necessariamente per averne in cambio qualcosa, ma semplicemente perché quei soldi vanno comunque spesi e quindi meglio spenderli per qualcosa di decente che lasciarli inutilizzati o darli a destinatari indegni. Questo non per dire che li buttano dalla finestra, ma non penso che la signora Bracco non dormisse di notte per controllare se per ogni euro dato al Geas ne ricavava il famoso "ritorno". Oltretutto, nel caso in questione, pur nei limiti di diffusione del femminile s'era creato un bel binomio.
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