Riscaldo una minestra di 9 giorni fa, ma non ho pace senza scrivere qualcosa sulle eliminazioni brutali nel primo turno di playoff di A2.
Fra le 5 serie finite con la vittoria della peggio classificata, scartiamo subito quelle di Alpo su Castelnuovo e di Patti su Umbertide, giacché quarta vs quinta è sempre un accoppiamento 50-50%, specie se la quinta arriva più in forma, com'è successo in questi due casi.Vicenza che fa fuori Udine è senza dubbio più sorprendente. Ma guardando le parabole recenti delle due squadre, quella delle ex tricolori era in ascesa, dopo aver superato la crisi di mezza stagione (caso Vella, cambio allenatore, risultati in flessione) e poi il Covid; mentre le friulane, mirabile rivelazione dei primi mesi, stavano andando bene ma non più benissimo.
L’uovo di Colombo, per chi affronta Udine, come s’era visto in finale di Coppa Italia, è che se riesci a mettere la museruola a Peresson, le altre sono buone giocatrici ma nessuna in grado di sopperire a livello di guida, nemmeno Cvijanovic che ha messo 21 punti in G2 ma non è bastata.
Per Vicenza martello Villarruel in ambo le gare; Mioni (recente rivelazione 2001) ottima in G1 con 18+11, Tibè in G2 con 22 puntozzi. Anche Tagliapietra, che ha mano morbida a dispetto del cognome.
Brescia era seconda e Selargius settima, quindi a rigor di classifica lo 0-2 è un botto. Ma le est-lombarde erano andate oltre il pronosticabile, mentre le sud-sarde avevano ceduto un paio di posizioni nel finale, con qualche sconfitta evitabile (dovuta forse all'organico un po' corto), ma avevano collezionato alcuni scalpi importanti tra cui la capolista Faenza. Mentre Brescia, pur avendo battuto tutte le più forti almeno una volta (salvo Umbertide), aveva denotato la tendenza a finire le partite in volata punto a punto (Coppa Italia compresa). Il che rappresenta un terreno sdrucciolevole, soprattutto nei playoff e soprattutto se hai una squadra di esordienti su quel palcoscenico e la leader tecnica è una 16enne. Sì, anche Selargius era all'esordio nei playoff, come società, ma ha elementi di maggiore esperienza.
Tutto questo per dire che il divario seconda-settima non corrispondeva a un divario reale tra le due squadre.
L'andamento delle due partite dice che le due squadre si sono equivalse, stando sempre incollate l'una all'altra nel punteggio; ed entrambe le volte Selargius se l'è giocata meglio nel finale. Il tiro da 3 ha tradito Brescia in gara-1, mentre Ceccarelli (mvp nettissima della serie) ha messo dentro delle triple di gran peso.
E' stato rinfacciato, da alcuni utenti social, al coach bresciano Zanardi di non aver riconosciuto meriti alle avversarie nell'intervista del dopopartita a Directa Sport, attribuendo la sconfitta esclusivamente al "non aver giocato" da parte delle sue discepole. Forse è stato un po' radicale, ma penso che l'intenzione fosse quella di non cercare alibi e inculcare nelle sue la convinzione che fosse tutto in mano propria.
Fatto sta che in gara-2 (giocata per l'occasione nel sontuoso PalaLeonessa, quello della A maschile, anziché nel solito palazzuccio) si ripete l'andamento a vantaggi minimi per l'una o per l'altra, dopo un illusorio scatto iniziale bresciano guidato dalla torre Turmel. Che poi però si è spenta o è stata poco cercata. Questo è il gran dilemma stagionale su questa giocatrice, che quando riceve palla domina ma non troppo spesso la riceve. Nella già citata intervista di Zanardi dopo G1, quando il temerario intervistatore sardo gli ha fatto notare: "Turmel poco cercata dalle compagne", lui l'ha freddato: "No, è lei che non si è fatta vedere". Forse più facile dire se viene prima l'uovo o la gallina.
E dunque si arriva anche stavolta alla volatona punto-a-punto, l'ennesima della stagione di Brescia. Succede che Zanardi, dopo essere uscita momentaneamente per una botta dura in entrata, e aver segnato fin lì poco o nulla, rientra e mette assieme uno sprazzo siderale con una tripla, un 2/2 e poi un 2/3 ai liberi, riportando avanti la compagine di casa. A lei però rispondono Ceccarelli con una tripla e Simioni con un assist per El Habbab che appoggia da sotto il 56-57.
Sugli ultimi due possessi di Brescia, lavora molto bene la difesa di Selargius, che provoca un “cross” di De Cristofaro e poi, dopo un libero di Manzotti (56-58), un difficile arresto-e-tiro di Rainis da 6 metri allo scadere, che va sul ferro.
Zanardi finisce la sua prima serie-playoff da senior con 4/26 dal campo nella sommatoria delle due gare per 17 punti totali; però anche 13 rimbalzi e 10 assist, a conferma di una completezza di gioco che va al di là della giornata al tiro. A proposito di tiro, Brescia ha fatto 6/29 da 3 in G1 e 8/36 in G2: troppi tentativi? Sì, ma Selargius ha scoccato 33 triple in G1 e 27 in G2: la differenza è che ne ha messi 10 ambo le volte. Insomma, è stato un gran sparacchiamento generale ma le sarde l'hanno fatto con più costrutto.
Un discorso che vale sia per Brescia sia per Udine è la delusione è tale solo perché aver fatto molto bene in stagione regolare aveva alzato le aspettative. A settembre avremmo considerato positiva (soprattutto per Brescia) un’uscita al primo turno di playoff.
Discorso diverso, ovviamente, per Crema, caduta con fragore di tuono dopo le due Coppe Italia vinte, il primato nel girone a lungo detenuto prima di cederlo a Moncalieri quasi all’ultimo ostacolo.
Zero a due secco nel derby con Milano, dopo aver gettato due vantaggi abbondanti in ambo le gare: +14 in G1 (dopo 2’ del terzo quarto), +15 in G2 (verso metà del 2° quarto). Due collassi alla distanza dopo aver dato l’impressione di dominare; due finali in volata perduti nonostante l’esperienza di mille battaglie d’alto livello.
Cosa c’è nella scatola nera dello schianto cremasco? Innanzitutto i meriti di un Sanga che è cresciuto esponenzialmente sul piano dell’interpretazione della partita, nella convinzione di poter rimontare qualsiasi svantaggio. Una vittoria mentale prima ancora che tecnica e tattica, anche se la zona ha influito nel ricucire lo strappo in G2. I due finali sono stati gestiti alla perfezione, cercando e trovando soluzioni da sotto, fosse con Toffali (mvp della serie) in penetrazione oppure con le lunghe, tra cui è cresciuta d'importanza Meroni, è stata la solita gladiatrice Guarneri, ha fatto bene soprattutto in G1 Novati. Ma tutte le pedine manovrate dallo scacchista Pinotti hanno funzionato, compresa una Cicic spesso enigmatica in stagione ma affidabile in questa serie.
Mentre Crema si è ritrovata un po’ nuda alla meta, ovvero con Gatti costretta a fare la boia e l’impiccata, cioè gestire sia la regia sia la finalizzazione, e non era un buon segnale per la squadra se lei si è dovuta prendere una ventina di tiri in ambo le partite.
L’assenza di Melchiori ha pesato, ovviamente, ma senza di lei avevano pur sempre vinto la Coppa Italia. E’ mancata Caccialanza, per le triple ma ancor più per l’anima che dà alla squadra. Dobrowolska (nonostante una tripla del pareggio nel finale di G1, prima della stoccata vincente di Guarneri con un 2+1 su rimessa da fondo) lascia con l’idea di un potenziale poco tradotto in efficacia. Pappalardo ha fatto una buona G1, meno in G2. Rizzi ha fatto 4 punti con 2 tiri in 37’ in G1, poi 0/7 in G2. E Nori non è stata la solita forza, ingabbiata dalle avversarie ma forse anche da un suo calo di condizione.
Insomma Crema si è ritrovata vulnerabile nel momento-chiave della stagione e Milano ne ha approfittato con grande killer-instinct, assorbendo resiliente le sfuriate dell’avversaria in ambo le partite per poi, sorniona, infilzarla in dirittura d’arrivo, mostrando di avere più benza nel serbatoio.
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