- Mentre la nostra umile e liofilizzata "March Madness" U19 sta entrando nella fase decisiva, continua l'incredibile successo di quella vera, oltreoceano, dove si è disputato il 2° turno del torneo Ncaa tra domenica e lunedì scorsi (in casa delle stesse squadre che avevano ospitato il primo turno nei due giorni precedenti).
E la Madness decisamente dilaga: record di audience per una partita di 2° turno (4,9 milioni), record di spettatori nelle arene, commenti entusiastici sia degli opinionisti di punta che della gente comune sui social (vedi collage di screenshotti allegato). In pochi anni, questo colpisce di più, i classici paragoni penalizzanti col basket maschile si sono ribaltati, al punto che molti adesso dicono che si divertono di più a guardare le donne.Gli ingredienti essenziali sembrano semplici: gioco piacevole da guardare e personaggi che fanno venire voglia di seguirli. Oltre a un terreno fertile come gli Stati Uniti, culla del basket di college. Se hai l'equivalente di Caitlin Clark qui da noi, gioca davanti a 300 persone con diretta streaming. Ma in America quegl'ingredienti li hanno già avuti in passato, cioè fior di personaggioni nell'Ncaa donne, ma non c'era mai stato un interesse del genere. Si vede che il momento è propizio: lo sport femminile in generale sta sfondando; l'appannamento dell'Ncaa maschile lascia un bisogno insoddisfatto di college basketball, che gli appassionati stanno trovando nel femminile.
- Inevitabilmente, il botto d'interesse moltiplica anche le cagnare, le polemiche che montano brezze in tempeste. Nel ciclone, come già altre volte, l'irrequieta LSU campione in carica. Kim Mulkey, la vulcanica coach, minaccia di querelare il "Washington Post" (se non erro, il prestigioso giornale che fece scoppiare il caso Watergate negli anni '70) se farà uscire alcune preannunziate notizie false (a detta di lei) su un presunto scandalo che la coinvolgerebbe, non meglio precisato.
Poi, sul campo, il match del 2° turno finisce in polemica per l'arbitraggio favorevole nella partita con Middle Tennessee State, che da +4 all'intervallo perde 56-83 con 37 tiri liberi a sfavore a fronte di 9 a favore. Sotto accusa soprattutto l'ennesimo episodio controverso di Angel Reese, la quale con un palese flopping (o quantomeno contatto accentuato ad arte) ottiene il 5° fallo della lunga russa Boldyreva (la quale finisce in lacrime in panchina) e la sfotte facendo il gesto di "ciao ciao" con la manuccia.
- Sempre al 2° turno, non facile per Iowa della Divina Clark il compito apparentemente non improbo contro West Virginia, che rimonta sino a mettere paura nel finale, sbagliando un layup per il meno 2; in qualche modo le Occhiodifalco (Hawkeyes) la sfangano con 32 punti (8/22 al tiro) della Caitlin d'America, su 64 della squadra. I capatàz di tv, merchandising e quant'altro avranno sudato varie camicie dallo spavento di perdere anzitempo la più gettonata delle starlettes. Ricordiamo che il tabellone prevedrebbe al 4° turno (cioè alla soglia d'ingresso delle Final Four) proprio lo scontro di fuoco tra lei e LSU.
- Ne mette 32 (per Connecticut contro Syracuse) anche Paige Bueckers, cioè la "Clark prima di Clark" (e della catena d'infortuni subiti), nel senso di fenomeno tecnico e personaggio che fa presa: importante rivederla a questi livelli. Per Connecticut del grande Auriemma è la 30esima volta di fila tra le "Sweet 16". E il Geno da Avellino la loda: "Per me è la miglior giocatrice in assoluto".
- La sorpresa del 2° turno è operata da Duke su Ohio State, che godeva d'una testa di serie #2 del suo tabellone ed era a +16 nel primo tempo; invece poi finisce +12 per le Blue Devils, alfiere d'un ateneo solitamente noto per le imprese della squadra maschile.
- La ruota degli eroi può girare a vortice. Finisce la corsa della possente Audi Crooks, salita alla ribalta con i 40 punti al primo turno; chi di quarantello ferisce, di quarantello perisce: mentre Crooks incappa in una serataccia da 3/21 al tiro, Stanford elimina la sua Iowa State dopo un supplementare con Kiki Iriafen, ala di 1.90, che ne mette 41 + 16 rimbalzi. Più in ombra, sempre per Stanford, Cameron Brink, ala che rientra nel novero delle "fidanzatine d'America" che stanno spopolando in quest'epoca d'oro del college basketball, ed è stata eletta nel quintetto ideale della stagione insieme a Clark, Bueckers, JuJu Watkins di Southern California e Hidalgo di Notre Dame.

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