giovedì 7 marzo 2024

Non ci sono condizioni per il professionismo

Si vorrebbe che l'attività delle cestiste di alto livello fosse equiparata al lavoro dipendente per un'azienda. Ma le associazioni sportive dilettantistiche, categoria di cui fanno parte tutte le società del basket femminile, sono delle aziende? Temo proprio di no.

Dal punto di vista formale non c'è differenza tra chi gioca in A1 e gioca in A2, B, o categorie inferiori. Tutte persone che svolgono un numero fisso di allenamenti alla settimana, più la partita, prestando l'opera (cioè il loro giocare a basket) alla società che le utilizza. Allora perché in A1 dovremmo fare il professionismo e in A2-B eccetera no?
La differenza formale, giuridica insomma, subentra nel momento in cui, com'è successo in serie A di basket maschile, c'è un volume di soldi tale per cui si riesce a sostenere il professionismo. Oppure, come nel calcio femminile, quando si trova Pantalone che paga per sostenere ciò che da solo non si sosterrebbe. Al momento nel basket femminile non pare proprio esserci questa possibilità, a meno di miracoli, che auspichiamo si verifichino a breve, però la realtà del presente è questa.
Il fatto che né l'A2 di basket maschile né la pallavolo maschile e femminile, cioè tre campionati dove girano molti più soldi che nell'A1 di basket femminile, abbiano preferito restare dilettanti (anzi l'A2 di basket ha fatto marcia indietro, dopo essere stata professionistica), dovrebbe essere un'indicazione molto chiara al riguardo.

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