mercoledì 26 febbraio 2025

A1: D’Alie esalta SML su Campobasso; Faenza senza 2 straniere stende un Geas al lattemiele. A2: il dramma (a lieto fine?) di Udine

 - S. Martino-Campobasso: D'Alie, ma quante giovinezze hai? <3 La seconda fu quando vinse il Mondiale 3x3, la terza quando ci ha portato alle Olimpiadi, adesso siamo alla quarta o alla quinta. La nana più gigante del mondo trascina S. Martino a un'impresa su Campobasso, che poi è impresa solo fino a un certo punto, giacché le Lupe paiono, per lo stato di forma attuale, le più serie candidate al 5° posto se non al quarto. Le molisane restano, per ora, salde al terzo, ma confermano di mancare, a volte, di un po' di cinismo quando c'è da quagliare il risultato.
Primo tempo con l'equipe del pastificio quasi sempre avanti con un break dopo metà 1° quarto (15-22) e un altro verso metà del 2° dopo un breve riaggancio (ancora +8), ma SML accorcia all'intervallo (32-36), e, quando sale in cattedra D'Alie, perviene all'aggancio; sulla scia, con Bickle, Simon e Del Pero allunga sino a +7 (49-42). Campo reagisce con uno 0-8 guidato da Kunaiyi più tripla di Giacchetti (49-50). Dopo il vibrante "ciàpa-e-dèghe" si riparte come da zero nell'ultimo quarto (53-53 al 30'); ora si segna col contaspilli, D'Alie fa altri prodigi ma non basta a staccare Campo che impatta di nuovo con Morrison e Madera (60-60 a 2' dalla fine).
Nella volatona è vieppiù immensa la paisà giallonera, la quale dapprima segna il 62-60, poi ancora il 64-63 a -50" dopo che Quinonez aveva gassato le sue con un canestro-e-fallo. Campobasso perde due volte palla negli ultimi assalti.
Si hanno: D'Alie 23 punti, 7 rimba, 7 assist, 41 di valutazione:b: Bickle 13 seppur alterna (5/16), buon supporto di Del Pero (10); per Campo in 10 a segno ma a volte la quantità non basta se non c'è il guizzo in più di qualcuna; Kunaiyi 14+13 rimba, Morrison 13 ma Scalia è anonima (3 con 1/7) e soprattutto pesano le 19 perse, anche se contro i mastini di SML può succedere.

- Geas-Faenza. Entrambe le squadre erano ferme da un mese, avendo l'una riposato e l'altra rinviato la partita precedente il doppio weekend di sosta. Situazione che poteva, in effetti, aumentare le incognite. Ma era difficile immaginare che Faenza potesse imbastire qualcosa più d'un'onesta resistenza, avendo perso due straniere nel frattempo (Reichert e Parzenska), tra l'altro entrambe nel settore ali-lunghe, che constava quindi di Fantini e Jakpa (ovvero due giovani pescate dall'A2 dove non è che dominassero) più la bebè slovena Scekic, 2007, una sola partita giocata prima d'ora.
Alla faccia. Le romagnole non solo resistono, ma sbancano, +11, anche se è stato un finale in volata perché a 3' dalla fine si era in parità. Ma non è una vittoria per episodi favorevoli, bensì per aver giocato meglio. E "meglio" va inteso non solo sul piano dell'intensità: sarebbe superficiale limitarsi a dire "da una parte c'hanno messo la grinta, il cuore, dall'altra no". Sì, c'è anche quella componente. Faenza si è presentata con delle sopramaglie che portavano i numeri delle due compagne cadute per infortunio: e questo dava l'idea di una squadra in missione. Forse il Geas ha tardato a capirlo, pensando che la vittoria gli sarebbe prima o poi piovuta in mano senza troppo sforzo, complice magari l'ingannevole ricordo della passeggiata in Coppa Italia.
Ma mi sembra riduttivo. Faenza ha anche prodotto una migliore prestazione dal punto di vista della qualità tecnica. Altrimenti non si spiegherebbe come mai abbia vinto nonostante meno rimbalzi offensivi (9 contro 16), meno recuperi (11 contro 12) a parità di palle perse (17), insomma quelle cifre che di solito segnalano il livello d'energia messo in campo. A livello di cifre la differenza per Faenza (rima), a parità quasi perfetta nei tiri da 2 e nei liberi, l'ha fatta il 12/26 da 3 contro 7/27 del Geas. Ok, in questo c’entra anche l'intensità perché, mentre Faenza mordeva sul perimetro e non lasciava triple comode, le sestesi troppe volte concedevano spazi con difese all’acqua di colonia. Però poi bisogna anche saperle mettere, certe triple, e Roumy e Turel ne hanno inventate di notevoli, realizzando 11 di quelle 12 bombe faentine.
A quasi tutto il resto ha pensato Fondren, con una prestazione a 720 gradi (360 è poco), onnipresente in ogni settore del gioco. Per le altre faentine la "mission" era farsi asfaltare il meno possibile dalle ben più quotate avversarie e, all'occasione, raccogliere qualche briciola in attacco. Ce l'hanno fatta. :B):
“The Selected” (Seletti) è talmente geniale che ha provveduto a smentirsi da solo, se è vero come è vero che nel famoso campionato “brutto e povero” la sua banda di proletarie (detto col massimo rispetto) riesce ad essere attualmente a pari punti col Geas che brutto non ci pare, né tantomeno povero… e questo è ancora più significativo della singola partita.

- Sull'andamento, giusto per non fare notte, diciamo solo che Faenza ha morso subito (0-8 dopo 1'30"), il Geas però sembrava aver preso il controllo con un parziale di 13-0 a cavallo fra 1° e 2° quarto (29-19 al 14') e lì chiunque avrebbe scommesso che si stava andando nella direzione più pronosticabile.
E invece proprio lì, nel finale del 2° quarto, il Geas ha staccato di nuovo la spina e Faenza ha capito di potersela giocare sul serio, andando all'intervallo sotto appena di 1. Poi nel terzo ci pensa "santa Moore", con sprazzi di Spreafico, a tenere avanti per qualche minuto Sesto, ma poi la svolta arriva con un break di 3-14 tra fine 3° e inizio 4° periodo (51-57 al 32').
Reazione Geas che arriva al pareggio a 3' dalla fine con l'unico sprazzo di Makurat (60-60). A quel punto pensi: va be’, grande Faenza ma ora la ricreazione è finita, loro crollano per la fatica e viene fuori l’esperienza, la caratura, l’eccetera eccetera del Geas. Tutto il contrario: Roumy è killer con due triple in rapida serie, il Geas sbaglia tutto e Fondren sigilla dalla media (60-68 a -1'10"). Finisce addirittura 62-73.
Si hanno: Moore 24 con 9/18 dal campo, 9 rimbalzi, 6 assist, 36 di valutazione, ma le altre, come detto, poco o nulla: Spreafico 11 con 3/12 dal campo, Trucco 12 rimbalzi ma 0 punti con 0/5 (e l'impressione che, avesse di fronte Brittney Griner o una ragazza di Promozione, lei farebbe sempre e solo tirucci da fuori), ma è inutile fare la rassegna delle singole, è un discorso di squadra.
Per Faenza, numeri divini per Fondren: 27 punti, 8/16 dal campo, 11/12 ai liberi, 14 rimbalzi, 5 recuperi, 7 assist, 11 falli subiti, 46 di valutazione:woot: Roumy 23 con 6/9 da 3, Turel 15 con 5/9 da 3. Le altre tutte insieme hanno fatto 8 punti con 3/20 dal campo, eppure hanno tenuto botta.

- Sassari-Alpo. Partita che, inaspettatamente, nelle ultime settimane ha preso le pieghe di uno scontro-salvezza, vista la catena di rovesci subiti dalla Dinamo, complice il dispendioso percorso in EuroCup. E le nuragiche tornano a vincere dopo una vita, regalandosi chances di playoff (cruciale la prossima con Battipaglia).
Sempre avanti, ma mai in modo risolutivo, le sarde; primi due quarti che sarebbero piaciuti a Garibaldi, visto il tamburellante punteggio (26-24 al 10', 51-42 al 20'). E' show personale di Taylor ma, soprattutto, la Dinamo segna a piacimento da dentro l'area.
Scemano le marcature nella ripresa, in cui da +11 Sassari subisce la rimonta veronese guidata dal trio longobardo Frustaci-Spinelli-Parmesani (65-62 al 30') ma riallunga nell'ultimo quarto con Gonzales, ovviamente Taylor e, udite udite, una Diallo che per una volta fa pace col canestro. Non è però finita perché, da meno 15, Alpo risale caparbia fino ad avere ben 4 occasioni sul meno 5 in volata, ma le fallisce; si chiude sull'87-79.
Si hanno: Taylor 33 punti (13/16 dal campo), :o: Carangelo 16, Diallo 15+12 rimbalzi; per Alpo, 16 Frustaci, 15 Ejiofor, 14 Parmesani.

- Brescia-Venezia. Potremmo chiuderla subito, dicendo che dopo 4’20” si era sul 2-17 e dopo 11’40” sul 9-29, ma va dato atto almeno a qualche riavvicinamento bresciano, meno 14 a inizio 3° quarto, anche se poi la Reyer ha dilagato di nuovo (66-93 finale).
Orbene, già la sfida in condizioni standard sarebbe stata impari, figurarsi con Venezia poco propensa a far sconti dopo aver perso la finale di Coppa, mentre Brescia senza più Evans aveva ancora meno chances di opporsi minimamente in area, dove infatti la Reyer ha fatto quel che ha voluto, 11/12 da sotto nel 2° quarto.
Si hanno: Tagliamento 23, Estebas 19 per le locali; Cubaj 18, Smalls 13, Stankovic 12 per le ospiti che ovviamente hanno ruotato e sfruttato la loro profondità.

- Derthona-Battipaglia. Partita cancellata dallo 0-20 inflitto alle campane per mancanza di numero minimo d’italiane. :shifty: Bissiamo poco gloriosamente Sassari dello scorso anno, ma se non altro stavolta non si ribalta il risultato. Era infatti finita 58-53 per le piemontesi, dopo una partita punto a punto nei primi 2 quarti (29-31), poi decisa da un break tra fine 3° e inizio 4° periodo, addirittura 16-0; poi Batti si era sbattuta per tornare vicina ma senza avere la palla d’aggancio. Zahui 16 e Benson 18 le top sui due fronti, ma purtroppo non ne rimarrà nulla.
Più importante è il fatto che Derthona ha perso Fontaine per frattura a una mano, occorsa in allenamento nei giorni precedenti. Le piemontesi tornano quindi ad avere due sole straniere disponibili, come nell'arrembante autunno della loro scalata. Vedremo se sapranno fare altrettanto bene di necessità virtù.

- In A2 Ovest, colpaccio di Moncalieri su Empoli con 27 punti, 14 rimbalzi, 33 di valutazione per Sammartino. La quale veniva da un 1/11 a Costa Masnaga, ma per il resto ultimamente è meno discontinua di prima. Così come un’altra 2005 di spicco, Osazuwa, che continua a macinare “doppie doppie” per la stessa Costa, che ha vinto una partita tirata a Selargius. Milano e Broni hanno fatto a gara a chi maciullava con maggior ferocia le avversarie, avendo assommato l’una +104, l’altra +98 nelle ultime 3 partite giuocate.

- In A2 Est, sono stati i giorni del travaglio di Udine, la quale a Mantova si è presentata decimata da assenze per infortuni, defezioni temporanee, partenze definitive, e, si leggeva, sull’orlo di chiudere i battenti per esaurimento dei fondi. La sconfitta di 20 punti, maturati tutti nel 3° quarto dopo un’orgogliosa resistenza nei primi due, è stata salutata da un saluto in cerchio che aveva il sapore di un addio fr le lacrime. Poi l’intervento del presidente dell’APU Udine maschile, Pedone, e di altri due imprenditori, sembra aver garantito i fondi per finire la stagione, previo però allontanamento del vertice della Libertas femminile attuale. C'è da augurarsi che non s'incagli tutto su questa condizione posta dai "salvatori"; ma di sicuro è un segnale di speranza dopo tanti triboli, non dico solo per Udine ma per il movimento in generale, giacché ultimamente quando c'erano novità societarie rilevanti da qualche parte, erano funeste.
Sul piano tecnico vedremo chi rimarrà a Udine alla fine della tempesta; nel magmatico girone Est, dove sono praticamente in 5 alla pari (sarebbero 6 se Ragusa non fosse stata penalizzata), le friulane possono ancora dire la loro per il vertice.

Nella foto: Faenza celebra a Cinisello con le magliette in onore di Reichert e Parzenska.


domenica 23 febbraio 2025

Coppe europee (2^ parte): Sassari eroica per 3 quarti, spompata nell'ultimo. Leite-Jocyte-Malonga, gioventù al potere

EuroCup

- Sassari-Baxi Ferrol (quarti, andata): la mezzanotte per Cenerentola-Sassari scocca dopo 33 minuti dell'impari sfida col Baxi Ferrol; l'incantesimo che aveva portato la Dinamo sin qui svanisce di botto e dalla parità si precipita al meno 19 conclusivo, una pietra pressoché tombale sull'esito della doppia sfida. Per quanto brava sia stata finora, stoica e indomabile, non c'è modo in cui questa Sassari rattoppata, senza Begic e Pastrello, con Taylor non al meglio, possa vincere di 20 in casa di una squadra non irresistibile ma con molte più risorse.
La realtà, non certo un segreto, è che la Dinamo è stata molto brava ad approfittare di un corridoio favorevole nel tabellone, giacché sono già uscite squadre ben più forti delle nuragiche (una per tutte: il Galatasaray di Zanda), ma sarebbe stata nettamente sfavorita contro qualunque delle altre 7 qualificate ai quarti.

Dinnanzi a 619 spettatori ufficiali (dato senza infamia e senza lode), nel 1° quarto è Sassari a menar le danze, massimo +5; qualche sorpasso nel secondo, poi le triple di Natali-Carangelo-Gonzales valgono il +4 all'intervallo (38-34). Bene ma il vantaggio della Dinamo si regge su due elementi: la ficcanza nelle triple (7/16) e la tenuta difensiva; e se la prima in qualche modo durerà fino in fondo, la seconda verrà fatalmente meno.
Nel 3° quarto ancora vibrante lotta con mini-strappi per l'una e per l'altra, ma Sassari perlopiù avanti con guizzi di Taylor e qualche spunto di Toffolo (49-44 al 25'). Le spagnole sorpassano ma una tripla di Natali verso lo scadere agguanta la parità al 30' (57-57).
Per 3 minuti ancora, come detto all'inizio, Sassari regge stoica (67-67), poi è come se di colpo il serbatoio di tutte le nuragiche andasse in riserva, e le spagnole sono brutali nel profittarne, segnando quasi ad ogni possesso. Gonzales è l'unica a trovare il canestro per la Dinamo, ma è come una baionetta contro i cannoni; lo scarto si dilata inesorabile, +7, +11, +17 con una sventagliata di triple che sembrano il contrappasso per una squadra bombarola come Sassari. Ma è logico che avvenga se non ci sono più energie per uscire a chiudere sulle fromboliere. Così come non ci sono energie in varie conclusioni ravvicinate che somigliano a rigori sbagliati.
Si arriva addirittura a meno 22, poi, graziadeo, Taylor mette una pezzina con la tripla finale del 76-95, ma cambia poco nella sostanza.
Sassari chiude con 13/32 da 2 e 14/30 da 3, certo non male ma infatti il problema non è stato l'attacco; Gonzales 22, Taylor 13 ma con 6/16, Natali e Carangelo 12, Toffolo 11. Il Baxi fa 30/52 da 2, 9/17 da 3 (notare il miglior bilanciamento fra le conclusioni, un po' come il Fenerbahce con Schio; e forse è una pecca comune alle nostre compagini, avere poco gioco interno); top scorer la 2004 indigena Morro con 22, seguita da un'altra iberica, Mataix, con 19.

- Le altre partite. Girona-Lione: gran partita (3.184 spettatori), andamento a più fasi, con dominio catalano nei primi due quarti (45-30), poi il ribaltone francese fino a giungere sul +5 a 2' dalla fine, indi il colpo di coda di Girona (giustiziera di Campobasso al 1° turno, ricordiamo) che piazza un 10-0 finale salvando così la vittoria anche se con scarto non risolutivo (77-72). Mack 21 punti per le ispaniche, mentre per Lione brillano i due supertalenti del 2005, la lituana Jocyte (21 punti, anche se commette una mezza frittata nell'ultima azione con un antisportivo per gomitata in fase di palleggio, che costa però solo un libero subito) e la torre indigena Malonga (23). Per la nostra Pasa 6 punti e 5 rimbalzi in una ventina di minuti.
Besiktas-Villeneuve. Tracollo delle turche, finaliste in carica, che già avevano tentennato nel turno precedente; già dal 2° quarto il fosso si fa profondo, alla fine è 72-91, improbo da ribaltare. Winterburn 20 per le battute, mentre per le francesi brilla ancora l'alter-ego di Villa, ovvero Carla Leite, 2004, che fa 28 punti con 9/13 dal campo e 10/12 ai liberi + 8 assist. Giocatrice esaltante per il carattere che ha.
Sopron-Lattes: le magiare confermano la possanza già sciorinata nell'eliminare il Geas; vittima di turno le francesi, tutt'altro che scarse come tutte le transalpine del resto: 81-54 con 5 in doppia cifra capeggiate dalla frizzante Friskovec, slovena (19).

Quindi le semifinaliste saranno, salvo cataclismi, un'ungherese, una francese, una spagnola e una in più per Francia o Spagna.

sabato 22 febbraio 2025

Coppe europee (1^parte): Il Fener ha Meesseman ma Schio ha Sottana: sconfitta ribaltabile

Eurolega
- Schio-Fenerbahce (andata play-in per semif.): la grande partita che speravamo di avere in finale di Coppa Italia è arrivata 3 giorni dopo, sulla scena europea. In teoria (ma molto in teoria) visibile al Paese intero grazie alla vetrina su RaiSport.
La sostanza è una sconfitta scledense con scarto tutt'altro che definitivo. C'è spazio per un miracolo a Istanbul? Almeno un 25-30% vogliamo darlo a un Famila che ha confermato il suo periodo di grande solidità (è la prima sconfitta nel 2025, contando tutti i fronti) e che ha di fronte un Fenerbahce meno farcito di superstars rispetto agli anni scorsi, per via dello svuotamento di stelle del panorama europeo, causa concorrenza della lega "Unrivaled".
In sostanza le turche si basano su due sole fuoriclasse assolute, Meesseman Gabby Williams (probabilmente le due migliori giocatrici d'Europa), su tre elementi ottimi ma non di un altro pianeta rispetto alle scledensi (Tina Charles, Badiane e Allemand), per il resto su gregarie tra cui nell'occasione è spiccata la turca Uzun. Hanno appena ripreso McBride ma non so se sarà della partita al ritorno. Insomma, resta favorita per il titolo, la compagine gialloblù, ma non a mani basse come ai tempi in cui aveva anche Breanna Stewart, Iagupova eccetera (e comunque Schio due anni fa in semifinale se la giocò quasi fino in fondo).
Soprattutto, questo Fener, essendo assemblato con la classica logica turca dell'ammasso di talenti, ha una vocazione molto più offensiva che difensiva, il che significa che sa proporre fiammate realizzative al napalm ma concede una certa libertà nella propria metà campo. Cosa di cui il Famila ha saputo ben approfittare, soprattutto con un'immensa Sottana.
Va sottolineato peraltro che l'arzigogolata formula di quest'anno toglie pathos alla doppia sfida, giacché non è in palio il restare o uscire dalla competizione, ma semplicemente avanzare di un turno in più rispetto a chi è battuto. Amen, godiamoci il ritorno con la serenità che nulla è compromesso se Schio perde.

- Dinnanzi a 2.400 spettatori (quasi esaurito), solo nelle primissime battute le Cestariane guidano (8-4), poi la prima mitragliata a tappeto delle "big 2" del Fener porta a un +7 a fine 1° quarto (17-24).
Vantaggio che sale subito a +11 in avvio di 2° periodo, quando però si palesa una Sottana divina come nei suoi anni migliori; con 9 punti in poco più di 5 minuti tiene botta, pressoché da sola (purtroppo alcune punte designate del Famila latitano), alla potenza di fuoco avversaria, cui s'aggiunge la già menzionata Uzun, jolly che spaia le carte per il Fener con 6 punti di fila per l'affondo brutale fino a +16, poi solo limato a +14 all'intervallo (30-44).
La differenza, al di là delle singole, è nel tipo di soluzioni che le due compagini costruiscono: Schio si lega mani e piedi alle triple (2/14 nel 2° quarto), il Fener martella costante da sotto (9/14 in area nel 2°). Certo, quando hai Meesseman da una parte e nessun vero totem d'area dall'altra, la differenza è naturale.
Il tema della seconda parte, decisamente la più bella, è l'elastico sullo scarto: la lotta scledense per farlo scendere sotto i 10 punti, quella turca per tenerlo sopra i 15 e dormire sonni tranquilli al ritorno.
C'è uno sprazzo di Laksa in avvio di ripresa, ma Meesseman è un mostro (cioè, la solita), un computer umano che legge ogni situazione e la trasforma nel modo più semplice per andare a canestro, che sia da sotto o da fuori. Frustrante per Schio quando, ad esempio, segna prima in arcobaleno da centro area, poi dalla media in allontanamento, per il +16 (40-56, 42-58). Sono brave però Verona (meglio lei di Dojkic, stasera), Juhasz con benaugurante carambola sul ferro, e Sottana con la sua classica magia (da 3) verso lo scadere di quarto, a rimettere Schio in carreggiata con un 7-0 (49-58 al 30').
Ancora Sottana è... soprana nei primi minuti dell'ultimo quarto, quando pressoché da sola tiene testa alle armi letali Meesseman e Williams, le quali cercano di riammazzare la partita ma non ci riescono. Sempre la vera Giorgia nazionale replica alla velenosa Uzun: tripla contro tripla (60-67 al 34').
Rischia di compromettersi tutto di nuovo, però, quando Meesseman fa ulteriori prodigi, servendo Milic e poi colpendo da 3 (62-74); seguono minuti di stallo che sembrano fatali per Schio, perché poi Allemand sigla il +14 (62-76 a 3' dalla fine).
Invece le Cestariche sono encomiabilmente caparbie e danno vita a 3 minuti di assalto a testa bassa, in cui producono 18 clamorosi punti (media da... 240 in una partita intera). C'è il risveglio di Salaun con 8 punti in rapida serie (71-80 a -50"); così nemmeno Meesseman basta a evitare l'impetuosa risalita scledense, che in un batti-e-ribatti vorticoso negli ultimi secondi ("a difese sfilacciate", si direbbe nel calcio) rosicchia ulteriore scarto; e il canestro finale chi lo segna? Ovviamente Sottana, che si produce in uno slalom in cui ubriaca persino la regina Meesseman, galleggiando poi nell'etere per depositare l'80-86 sulla sirena. Da ovazione. :inchino:
Si hanno: Schio con 20/33 da 2 e 10/32 da 3 (cioè quasi lo stesso numero di tentativi da 2 e da 3), Sottana 24 con 3/5 da 2 e 5/8 da 3; Salaun 19; così-così però Laksa (10), pallide l'acciaccata Juhasz (4) e Dojkic (4). Proprio nelle prestazioni di 3 delle sue 4 straniere sta il margine di miglioramento che può far compiere l'impresa a Schio nel ritorno. Sull'altro piatto, le percentuali da 3 in Turchia potrebbero abbassarsi e allora servirà proporre di più da vicino.
Il Fener fa 34/53 da 2 e 4/17 da 3 (notare la differenza nella distribuzione dei tiri) con Meesseman a 29 (13/21 dal campo), Williams a 20 (9/13), Uzun a 13.

- Le altre partite. Valencia-Mersin (play-in per semifinali): davanti a 3.110 spettatori, clamorosa legnata inflitta dalle iberiche alle turche, che pure recuperavano Johannès e N. Howard rispetto alla recente sconfitta con Schio. Scatto immediato di Valencia (14-4); ricuce Fauthoux ma è già netto il margine delle caserecce (25-15 al 10'). Solo il 2° quarto è favorevole alle ottomane (38-35 al 20') ma nel terzo è micidiale l'affondo delle iberiche, iniziato da Iagupova, ma sfruttando poi tutta la loro profondità, anche con la venerabile Torrens (65-42 al 30'). Mersin è suonata come un pugile alle corde: altro che reazione, ne piglia ancora un sacco e una sporta; l'89-57 è pressoché irrimediabile al ritorno. Ma qui, come in Fener-Schio, chi perde è solo costretto a un turno in più nelle F6. Iagupova 18 punti, altre 4 in doppia cifra. Forse Valencia diventa la favorita numero 2 per il titolo, con possibilità di portarsi a casa il bottino grosso (anche perché si gioca a Saragozza).
- Landes-Praga: (play-in per quarti). Qui invece chi perde la serie va a casa. Bella sfida, sempre tirata, dinnanzi a 2.600 anime. Garibaldino il 1° quarto (26-20), stazionario il secondo (41-35), poi una svolta con uno 0-12 in avvio di ripresa per le ceche, che sorpassano (51-53 al 30'), poi reagiscono al controsorpasso francese e tentano la fuga sino a +9 nel finale; a loro volta le locali mettono una pezza per un 68-72 che lascia aperto ogni discorso. Si hanno: Geiselsoder top scorer per Landes con 13 che va in doppia cifra anche con le sue solite giovani di lusso (Bussière, 2002, e Lacan, 2004); dall'altra parte strepitosa Brionna Jones con 31, Ayayi 14.
- Saragozza-Bourges: con ogni probabilità le F6 non avranno la compagine di casa, affondata dinnanzi a 4.053 spettatori. Tutto si decide nella ripresa, dopo che la freschissima ex bresciana Big Shante Evans porta avanti Saragozza, ma Bourges replica con un'affondata feroce, 3-16 di parziale, che spacca irreversibilmente la partita. Nell'ultimo quarto, peggio che andar di notte per le iberiche: 55-75 il finale che sa di sentenza. Si hanno: Pueyo 13 e proprio Evans 12 (rediviva rispetto alle ultime prove sottotono con Brescia) per Saragozza; Pouye 17, Okonkwo 16, Astier 15 per Bourges, e anche qui notiamo che 2 top scorers su 3 sono giovani francesi.

Nella foto: Verona segna sotto gli occhi della divina Meesseman.


venerdì 21 febbraio 2025

A2: nella settimana lunga cadono le leader (Udine due volte). Broni "diamantizzata" stende Valdarno

- Settimana a macchia di leopardo per l'A2, che ha giocato sabato, domenica e poi mercoledì e giovedì per due dei 5 recuperi dovuti alla finestra delle nazionali. Il dato saliente è che in ambo i gironi la capolista, che sembrava aver guadagnato una fuga potenzialmente definitiva, è stata invece fermata, rimettendo tutto in discussione.


- Addirittura due volte è caduta Udine, che del resto aveva salvato la ghirba varie volte con affanno e (meritorio) carattere nel vincere in volata; ma contro Umbertide e Rovigo, quindi non due avversarie di fascia alta, non è bastato; contro le umbre di 1 nonostante 21 di Bovenzi, poi in terra veneta più nettamente, in assenza di Bovenzi stessa, subendo la vena del trio S. Zanetti (21)-Mestdagh (18)-Stoichkova (17); il guaio per Udine è che la coperta si sta vieppiù accorciando, dato che Obouh-Fegue ha giocato l'ultima volta il 26 gennaio e, seppure in assenza di comunicazioni ufficiali (a meno di distrazioni), potrebbe essere fuoriuscita.
Per Rovigo è un bis di lusso perché, nel turno ordinario, aveva steso anche Roseto, ovvero la seconda della classe, con un altro ventello di Zanetti (20) e 16 di Stoichkova, mentre Mestdagh è rimasta a secco.
Quindi adesso, nel magmatico girone Est, si ha Udine in testa ma con due soli punti su Roseto, Mantova e Matelica; due punti dietro queste c'è Treviso e ci sarebbe anche Ragusa se non avesse la penalizzazione.

- Se all'Est sembrano appiattirsi i valori, all'Ovest si divaricano: nell'ultimo turno le "bigs" hanno distrutto le avversarie con scarti feroci. I primi 4 posti sono ormai sicuri, da definire l'ordine: Valdarno, Costa, Empoli, Milano.
Ma c'è la mina al diamante, anzi al Diamanti, giacché Broni, dopo aver maciullato Benevento in modo quasi sadico (non togliendo le titolarissime neanche sul +50), ha fatto l'impresa con la capolista Valdarno nel recupero di giovedì.
E al di là dei dogmi fissi di Diamanti, per cui se non servi non ti do il contentino di due minuti neanche se siamo sopra di 1000, s'intuisce che tenere la squadra sulla corda per 40 minuti a Benevento era mirato ad avere tutte al massimo nella sfida con Valdarno.
Perché il problema principale di questa Broni talentuosa ma spesso indecifrabile, erano i mostruosi cali d'intensità non solo tra una fase e l'altra della partita, ma tra un'azione e l'altra. Qualcosa di sconcertante che con Magagnoli era rimasta... magagna irrisolta. :cry:
E' quindi arrivato Diamanti, che ha debuttato col colpo a Milano, ma quella era stata più che altro una scossa emotiva, non essendoci stato tempo di lavorare col nuovo coach.
Dopodiché c'è stato un nuovo tombolo casalingo, con Selargius, un rachitico 48-49 (pur con l'alibi dell'assenza di Nasraoui).
Per via del rinvio della partita con Valdarno sono quindi passate due settimane prima del ritorno in campo.
Sarebbe stato curioso assistere alle sedute d'allenamento bronesi in quel lasso di tempo. Credo che l'addestramento del sergente Hartman (quasi omonimo di Hartmann, tra l'altro, cioè la tedesca di Broni), quello di "Full Metal Jacket", :ph34r: fosse roba da mammole in confronto a ciò cui Diamanti deve aver sottoposto le sue novelle suddite.
Fatto sta che si sono ripresentate a Benevento col sangue agli occhi. Se prima sembrava che dopo un canestro fatto si prendessero il tè coi pasticcini (ovviamente esagero, ma è per dire dell'appagamento dopo una o due cose buone fatte, e dell'intensità a intermittenza), ora pressavano, correvano, ruzzavano anche a partita defunta e sepolta, sul +40, per farlo diventare +50. Con Diamanti che le cazziava se si distraevano sul 70-20 a poco dalla fine.

- Ok, ma quella era l'ultima in classifica. Il banco di prova vero era con Valdarno. E' stata una battaglia di breaks e sorpassi per 3 quarti (massimo +8 dall'una e dall'altra parte), poi clamorosamente da 46-54 verso la fine del 3°, Broni ha piazzato un 25-2 fino a metà dell'ultimo (con un 17-0), dominando sul piano delle intensità e delle energie nonostante la rotazione "diamantiana" a sole 7 giocatrici, ovvero 16' Reggiani e 16' Scarsi, dalla panchina, null'altro.
Frigo, che sarebbe l'ottava, è stata messa in... freezer, visto che non ha giocato né a Benevento né ieri (se è infortunata, rettifico ma la... freddura era d'obbligo). :wacko:
Da sottolineare che Broni ha bilanciato alla perfezione tiri da 2 e da 3 (Morra 25, scatenata da sotto), mentre Valdarno ha sparacchiato molto e male dalla lunga.
Insomma è finita 80-67 e, mentre Valdarno perde l'occasione di staccare di 4 punti le inseguitrici, Broni si assesta al 7° posto e ha l'obiettivo di scavalcare Cagliari e Livorno per il quinto (imprendibili le top 4), per poi agire da mina vagante nei playoff.

- Nel frattempo, personalmente avevo visto proprio Valdarno contro Giussano, in quella cattedrale nel semi-deserto che è il PalaDesio, 6700 posti nelle lande brianzole, monumento a quell'epoca del bengodi che era l'Italia d'inizio anni '90 (poi la squadra di Desio di A1 cedette i diritti e ci si ritrovò con un palazzone del tutto spropositato per una città da 40.000 abitanti del tutto priva di realtà sportive di alto livello.
Ma, a parte questi dettagli, la partita era interessante (anche se avrei sperato in più pubblico, se debbo essere sincero) sia per la visita della capolista, sia per il debutto del nuovo allenatore di Giussano, Mazzetti (proveniente dal maschile; da non confondere con Maurizio Mazzetto che allenò Carugate). Essendo arrivato alla vigilia, non si poteva vedere chissà quale impronta, ma Giussano ci ha provato nei primi 2 quarti, chiusi a meno 8 con una tripla da metà campo di Bernardi, ma si palesava già la superiorità di Valdarno, esplosa squassante in un 3° quarto da 9-28.
L'ultimo periodo è stata una paziente attesa della sirena finale (51-77).
Buona impressione ha fatto Valdarno, al di là della relativa facilità dell'impegno (mancava per giunta Lussignoli fra le locali, Conde invece per le tosche): buona circolazione-palla, varietà di soluzioni, poi con Policari è arrivato quel "quid" in più di talento e capacità d'improvvisazione in ala.
Giussano va vista con simpatia per il fatto che dà spazio a varie giovani di talento come le già citate Bernardi e Lussignoli, ma anche Martina Crippa, Marianna Zanetti, Ramon; però la situazione non è semplice. A quagliare risultati, in questo momento, sembrano superiori solo a Benevento e la classifica infatti le vede penultime.

mercoledì 19 febbraio 2025

A1, finale Coppa Italia: Schio, ritorno sul trono. Venezia affonda nell'acqua alta dei suoi errori

La restaurazione di Schio comincia dal suo feudo prediletto. La Coppa Italia è il trofeo in cui la superpotenza targata Famila ha concesso ancor meno briciole che altrove, nel suo ormai ventennale dominio sul basket femminile italiano: quinta edizione vinta di fila, 10 delle ultime 12 (Ragusa l'unica intrusa, rima non voluta), 16 titoli in totale. Bestiale: in un mondo effimero e precario, dove tutto sorge e tramonta in un amen, Schio è sempre lì, eternamente uguale a se stessa pur cambiando le interpreti del momento.

- Per il DNA cannibale di Cestaro, era urgente tornare sul trono, evitando di cedere all'usurpatrice Venezia il terzo trofeo di fila dopo scudo e Supercoppa (con 5 scontri diretti consecutivi preda delle reyerine, compresa l'andata del campionato in corso); era l'occasione da non fallire per invertire di nuovo la freccia, prima che l'Umana s'abituasse troppo a vestire i panni di chi comanda.
Tuttavia in semifinale non aveva impressionato, Schio. Nemmeno la Reyer, se è per questo. Dopo venerdì il pronostico era assolutamente in bilico. I bookmakers, in realtà, avevano intuito giusto, quotando Schio intorno all'1.60 e Venezia intorno al 2.15. Personalmente non mi sentivo di scommettere contro chi aveva alzato gli ultimi due trofei.
Al momento della verità, però, si è tornati a quella superiorità scledense che s'era evidenziata in gennaio 2025, con la squillante qualificazione alle Final Six d'Eurolega di contro a qualche campanaccio d'allarme in casa veneziana, per quanto sembrasse superato da una prova di forza contro il Geas nell'ultimo test pre-Coppa.

- Era già, Venezia, incappata in una contro-prestazione offensiva del genere, anzi peggio: i 38 punti in casa contro Saragozza, nella partita decisiva per restare in corsa per l'Eurolega. Anche in quel caso, a ben vedere, la difesa aveva retto, consentendo alle Mazzoniane di non affondare e avere persino l'occasione di ribaltare la partita, come è successo pure stavolta, nell'unico momento in cui s'era accesa qualcosa di simile a una scintilla. Ma, altrettanto ugualmente, il fuocherello è stato di paglia ed è finita male per le orogranata.
Sono insomma già due volte che, in una partita cruciale per la stagione, la Reyer sembra aver smarrito quell'"X Factor" che le aveva consentito, nel magico lasso temporale fra maggio e settembre '24, di strappare con pieno merito due titoli al molosso rivale. In assenza di quel fattore, vince Schio il 90% delle volte, nei confronti diretti, perché ha comunque uno standard minimo di rendimento sotto il quale non scende. Se il problema dovesse ripresentarsi per Venezia, il bis-scudetto diventerebbe un'utopia.

- Mazzon ha perso il feeling con la squadra? Stankovic non vale Shepard quando serve una protagonista e non solo un utile complemento alle altre? Kuier dopo mesi da fenomeno assoluto è tornata ondivaga come quando era più acerba? Berkani, genio & sregolatezza per definizione, da genio in finale 2024 è ora solo sregolatezza? (Di Villa parliamo più avanti). Mah, per ora sono solo dubbi, non certezze. Su Mazzon dico solo che le situazioni possono cambiare dall'oggi al domani: quando Schio venne a Cinisello contro il Geas, subito prima di Natale, si sarebbe detto che fosse Dikaioulakos quello che aveva perso feeling con le sue. E' finita che non hanno più sbagliato un colpo, né in Italia né in Europa.

- E arrivamo alle dolenti note che vanno al di là di chi ha vinto o perso. Innegabile, si è trattato di un "peggio contro meno peggio", questa partita. Non è che una finale abbia l'obbligo di essere "bella". Non siamo la ginnastica artistica; ci sono due squadre che si scannano con l'obiettivo di annullare il più possibile l'altra. Però quando si scende sotto una soglia estetica minima, la scarsa qualità dello spettacolo prende il sopravvento sul resto. "Ci si aspettava qualcosina di meglio", hanno commentato i più indulgenti. Ma diciamo pure che è stata uno strazio di partita.
99 punti segnati in totale, si è vinto con 54 e il 36% dal campo perché chi ha perso ne ha fatti 45 col 21%:sick: L'unica salvezza era che si arrivasse punto a punto fino in fondo, così almeno le emozioni avrebbero riscattato le brutture precedenti. Invece no; solo per un attimo Venezia l'ha riaperta nell'ultimo quarto, poi Schio ha riallungato e quindi niente spettacolo e niente pathos.
Qualcuno ha chiamato in causa la disabitudine a giocare in un palazzone così vasto. Sarà, ma lo scorso anno, stesso luogo stesse squadre, era finita 81-68, cioè oltre 20 punti segnati in più cadauna.
Si è anche letto e sentito che la pausa per le nazionali la settimana prima della Coppa Italia non abbia giovato, togliendo ritmo da un lato e stancando le convocate dall'altro. Ok, ma perché si sarebbe visto così brutalmente in finale e non nelle semifinali?
Forse, fra due squadre che si conoscono a memoria, e che siccome sono rimaste ormai solo loro due a contendersi i titoli, danno vita a eterne sfide in fotocopia, è difficile per allenatori e giocatrici escogitare qualcosa di nuovo; ed è più facile limitarsi a vicenda che giocare bene tutte. Ok, però un conto è limitarsi, un conto annullarsi.
L'arbitraggio ci ha messo del suo? Sì, perché ha condizionato la partita all'inizio facendo capire che avrebbero fischiato solo in caso di teste mozzate e fiotti di sangue, :alienff: sicché le squadre hanno girato il più possibile al largo dalle tonnare d'area, sparacchiando da 3, e magari anche facendo errori gratuiti per l'ansia di evitare contatti che non sarebbero stati fischiati. Appena 6 tiri liberi per Schio è tecnicamente impossibile in una partita di quel livello (anche se aumenta i meriti scledensi per aver vinto lo stesso).
Ma occhio: con un arbitraggio meno permissivo sarebbe finita intorno al 64-55, cioè con una decina di punti in più a testa; non sarebbe cambiata la sostanza di una prestazione sottotono per entrambe.
Insomma, qualche mezza spiegazione ma nulla che possa giustificare fino in fondo la brutta roba che s'è vista.

- Non esageriamo però con lo stracciarsi le vesti: da eterni idealisti abbiamo il mito dello "spot per la pallacanestro femminile", :rolleyes: sognando la sfida epica che appassiona l'Italia intera al basket donne. Ma difficilmente avrebbe potuto riuscire nel miracolo una partita giocata alle 12.30 e trasmessa sì gratuitamente, ma in streaming (abbiamo avuto qualcosa come 10 prime serate su RaiSport per l'Eurolega, quest'anno: si hanno notizie di entusiasmi popolari per cotanta "visibbbilità"?).
Sì, avremmo preferito presentare un biglietto da visita diverso, ai signori del maschile che ci hanno ospitato, e che magari vedendo il punteggio diranno "54-45; ma che roba è?", tanto più se hanno assistito alla collezione di padelle al tiro. Ma pazienza, archiviamo e andiamo avanti, non erano in palio le sorti del movimento.

- Casomai c'è da riflettere su cosa aggiustare nell'evento (o addirittura sull'opportunità di continuare con l'abbinamento ai maschi): l'idea di fondo, portare la coppa femminile in una cornice più grande, sfruttando il traino dell'evento degli uomini anziché restare nella solita nicchia, è valida; il venerdì delle semifinali funziona; però non va bene la finale alle 12.30 senza biglietti separati dall'evento maschile: se il 90% di chi ha comprato il biglietto è interessato al maschile, chi vuoi che venga 5 ore prima a guardare anche le donne? Pochi, e infatti risultano 1.500 spettatori ufficiali per Venezia-Schio, contro i 7.234 delle semifinali (c'è chi riferisce fossero meno in realtà, ma restiamo alle cifre dichiarate). E mettere 1.500 persone in un palazzo da 15.000 è deprimente.

- Almeno una nota positiva c'è: dopo 10 anni l'mvp va a un'italiana. Era da Sottana 2015 (con Schio, ovviamente) che non succedeva. Stavolta lo vince André, che in finale è stata l'unica, fra tutte e due le squadre, ad aver giocato decisamente oltre la sufficienza (cioè da 7.5, anche 8, mentre per il resto non si va oltre il 6.5, per pochissime). L'Olbis nazionale smette gli abituali panni di gregaria di lusso e indossa quelli da protagonista.
Per la verità, se l'mvp è riferito alle F4 nel suo complesso, e non solo alla finale, era più giusto darlo a Dojkic, decisiva per un trofeo come Bologna aveva solo vanamente sperato che fosse. Ma se è solo per la finale, è sacrosanto darlo ad André.

- Poteva essere la volta di Villa, dopo la gran semifinale. Ma non è lo è stata, dopo una finale quasi totalmente "ciccata", anche se la palma di peggiore va a Berkani, che ha sbagliato pure le scelte, mentre per Matilde è stata questione di esecuzioni non riuscite.
C'è da preoccuparsi in ottica-nazionale, considerando che a Villa sarà probabilmente affidata la bacchetta di regista titolare all'Europeo? Well, premesso che c'è Verona pronta, in caso di giornate storte di Villa, e premesso che a 20 anni è normale poter fallire una finale, qualche inquietudine ce l'ho, perché nonostante il suo fisico sia sempre più strutturato e il tiro da 3 faccia intravedere qualche progresso, ha tuttora questi due punti deboli tali per cui, se il tasso di ruvidità della partita si alza troppo, o comunque se le sue classiche invenzioni non riescono, la magia si spegne del tutto, e Villa senza magia può rendere meno di una giocatrice meno dotata ma più capace di arrangiarsi col mestiere.

- Giusto qualche nota di cronaca, ché ormai è notte fonda. Parte illusoriamente bene Venezia, 6-2 con 6 punti di Kuier che poi però, strano, si spegne come già in semifinale. E l'Umana non segna più. André e Dojkic (uniche due in doppia cifra alla fine fra tutte quelle a referto...) mandano avanti Schio e sarà già il sorpasso definitivo. Verona fa 8-14 al 10'. Emerge già la chiave della partita: Reyer 0/9 da 3 nel 1° quarto, Schio più intelligente a cercare i tiri da sotto, 5/8 da 2.
Secondo periodo equilibrato con mini-sprazzetti alterni: prima Stankovic (13-14), poi André con l'aiuto di Verona (13-20), poi l'unico flash di Villa e una tripla di Pan (19-20), ultima parola prima dell'intervallo a Laksa e Dojkic con triple, frammezzate da quello che rimarrà l'unico canestro di Berkani (21-26 al 20'). Scelte di tiro più oculate per Venezia in questa frazione, ma il 4/11 da 2 non la premia.
Inizio ripresa cruciale. La Reyer è preda di un masochismo inspiegabile, tra tiri buoni che escono (e fin qui è accettabile) e tiri poco sensati che, se non entrano quelli buoni, figurarsi come possono andare quelli mal presi. Schio coglie l'attimo e nell'unico frangente di continuità offensiva affonda i colpi: tripla di Laksa, due canestri di André (partenza in palleggio dal post alto fulminando Stankovic, poi gioco a due con Laksa), Dojkic in gran contropiede e tripla di Laksa: 23-38 al 25', partita semi-ammazzata.
Si arriva anche a +16 con una tripla di Dojkic su doppio rimbalzo offensivo di Keys (28-44 al 28'), poi però qualcosa cambia. La Reyer, alle corde, si rianima con 4 liberi di Villa e Fassina (32-44 al 30'), e all'inizio dell'ultimo quarto le parti si ribaltano. S'imballa Schio (2 punti in 7' dopo quel massimo vantaggio), prende il comando delle operazioni Venezia che fa un 10-2 nei primi 5', pur sprecando qualche occasione per approfittare ulteriormente del blackout scledense. Ma quando Fassina segna il 42-46 a -4'40", e poi Kuier e Stankovic stoppano in sincronia Dojkic, le veneziane si caricano a vicenda con urla ed entusiasmo che sembrano tornate le radiose giornate di maggio 2024.
Ma non c'è trippa (e nemmeno Crippa, tanto per guastare tutto con una freddura). :woot: C'è invece Dojkic che si rifà subito dello stoppone, infilando una gran tripla frontale (42-49). Venezia si ferma qui, ne combina di ogni, e ancora Dojkic più Verona chiudono i conti (42-53 a -1'50"). A buoi scappati la tripla di Smalls fissa il rachitico punteggio finale (45-54).

- Si hanno: Venezia, come detto, 21% dal campo ovvero 12/43 da 2 e 3/26 da 3 (my gosh), 12/13 ai liberi; Stankovic 9 (4/7), Kuier 8 ma 3/14; Fassina 7; Villa + Berkani + Pan + Cubaj sommano 14 punti con 4/38 al tiro, ai limiti dell'impensabile. Bene solo i 19 rimbalzi offensivi (contro 10) ma è un portato della selva di errori propri.
Schio ha numeri mediocri ma più normali: 15/33 da 2, 7/28 da 3, 3/6 ai liberi; André 17 (8/10), Dojkic 17 (6/18), Laksa così-così ma 3/6 da 3; Verona 6, utile; Juhasz + Salaun + Keys appena 3 punti con 1/14 ma a differenza di Venezia la giornataccia di alcune è stata più assorbita dalle altre.

Nella foto: Sottana sta per l'alzare l'undicesima Coppa Italia della sua carriera.