La restaurazione di Schio comincia dal suo feudo prediletto. La Coppa Italia è il trofeo in cui la superpotenza targata Famila ha concesso ancor meno briciole che altrove, nel suo ormai ventennale dominio sul basket femminile italiano: quinta edizione vinta di fila, 10 delle ultime 12 (Ragusa l'unica intrusa, rima non voluta), 16 titoli in totale. Bestiale: in un mondo effimero e precario, dove tutto sorge e tramonta in un amen, Schio è sempre lì, eternamente uguale a se stessa pur cambiando le interpreti del momento.
- Per il DNA cannibale di Cestaro, era urgente tornare sul trono, evitando di cedere all'usurpatrice Venezia il terzo trofeo di fila dopo scudo e Supercoppa (con 5 scontri diretti consecutivi preda delle reyerine, compresa l'andata del campionato in corso); era l'occasione da non fallire per invertire di nuovo la freccia, prima che l'Umana s'abituasse troppo a vestire i panni di chi comanda.
Tuttavia in semifinale non aveva impressionato, Schio. Nemmeno la Reyer, se è per questo. Dopo venerdì il pronostico era assolutamente in bilico. I bookmakers, in realtà, avevano intuito giusto, quotando Schio intorno all'1.60 e Venezia intorno al 2.15. Personalmente non mi sentivo di scommettere contro chi aveva alzato gli ultimi due trofei.
Al momento della verità, però, si è tornati a quella superiorità scledense che s'era evidenziata in gennaio 2025, con la squillante qualificazione alle Final Six d'Eurolega di contro a qualche campanaccio d'allarme in casa veneziana, per quanto sembrasse superato da una prova di forza contro il Geas nell'ultimo test pre-Coppa.
- Era già, Venezia, incappata in una contro-prestazione offensiva del genere, anzi peggio: i 38 punti in casa contro Saragozza, nella partita decisiva per restare in corsa per l'Eurolega. Anche in quel caso, a ben vedere, la difesa aveva retto, consentendo alle Mazzoniane di non affondare e avere persino l'occasione di ribaltare la partita, come è successo pure stavolta, nell'unico momento in cui s'era accesa qualcosa di simile a una scintilla. Ma, altrettanto ugualmente, il fuocherello è stato di paglia ed è finita male per le orogranata.
Sono insomma già due volte che, in una partita cruciale per la stagione, la Reyer sembra aver smarrito quell'"X Factor" che le aveva consentito, nel magico lasso temporale fra maggio e settembre '24, di strappare con pieno merito due titoli al molosso rivale. In assenza di quel fattore, vince Schio il 90% delle volte, nei confronti diretti, perché ha comunque uno standard minimo di rendimento sotto il quale non scende. Se il problema dovesse ripresentarsi per Venezia, il bis-scudetto diventerebbe un'utopia.
- Mazzon ha perso il feeling con la squadra? Stankovic non vale Shepard quando serve una protagonista e non solo un utile complemento alle altre? Kuier dopo mesi da fenomeno assoluto è tornata ondivaga come quando era più acerba? Berkani, genio & sregolatezza per definizione, da genio in finale 2024 è ora solo sregolatezza? (Di Villa parliamo più avanti). Mah, per ora sono solo dubbi, non certezze. Su Mazzon dico solo che le situazioni possono cambiare dall'oggi al domani: quando Schio venne a Cinisello contro il Geas, subito prima di Natale, si sarebbe detto che fosse Dikaioulakos quello che aveva perso feeling con le sue. E' finita che non hanno più sbagliato un colpo, né in Italia né in Europa.
- E arrivamo alle dolenti note che vanno al di là di chi ha vinto o perso. Innegabile, si è trattato di un "peggio contro meno peggio", questa partita. Non è che una finale abbia l'obbligo di essere "bella". Non siamo la ginnastica artistica; ci sono due squadre che si scannano con l'obiettivo di annullare il più possibile l'altra. Però quando si scende sotto una soglia estetica minima, la scarsa qualità dello spettacolo prende il sopravvento sul resto. "Ci si aspettava qualcosina di meglio", hanno commentato i più indulgenti. Ma diciamo pure che è stata uno strazio di partita.
99 punti segnati in totale, si è vinto con 54 e il 36% dal campo perché chi ha perso ne ha fatti 45 col 21%.
Qualcuno ha chiamato in causa la disabitudine a giocare in un palazzone così vasto. Sarà, ma lo scorso anno, stesso luogo stesse squadre, era finita 81-68, cioè oltre 20 punti segnati in più cadauna.
Si è anche letto e sentito che la pausa per le nazionali la settimana prima della Coppa Italia non abbia giovato, togliendo ritmo da un lato e stancando le convocate dall'altro. Ok, ma perché si sarebbe visto così brutalmente in finale e non nelle semifinali?
Forse, fra due squadre che si conoscono a memoria, e che siccome sono rimaste ormai solo loro due a contendersi i titoli, danno vita a eterne sfide in fotocopia, è difficile per allenatori e giocatrici escogitare qualcosa di nuovo; ed è più facile limitarsi a vicenda che giocare bene tutte. Ok, però un conto è limitarsi, un conto annullarsi.
L'arbitraggio ci ha messo del suo? Sì, perché ha condizionato la partita all'inizio facendo capire che avrebbero fischiato solo in caso di teste mozzate e fiotti di sangue,
Ma occhio: con un arbitraggio meno permissivo sarebbe finita intorno al 64-55, cioè con una decina di punti in più a testa; non sarebbe cambiata la sostanza di una prestazione sottotono per entrambe.
Insomma, qualche mezza spiegazione ma nulla che possa giustificare fino in fondo la brutta roba che s'è vista.
- Non esageriamo però con lo stracciarsi le vesti: da eterni idealisti abbiamo il mito dello "spot per la pallacanestro femminile",
Sì, avremmo preferito presentare un biglietto da visita diverso, ai signori del maschile che ci hanno ospitato, e che magari vedendo il punteggio diranno "54-45; ma che roba è?", tanto più se hanno assistito alla collezione di padelle al tiro. Ma pazienza, archiviamo e andiamo avanti, non erano in palio le sorti del movimento.
- Casomai c'è da riflettere su cosa aggiustare nell'evento (o addirittura sull'opportunità di continuare con l'abbinamento ai maschi): l'idea di fondo, portare la coppa femminile in una cornice più grande, sfruttando il traino dell'evento degli uomini anziché restare nella solita nicchia, è valida; il venerdì delle semifinali funziona; però non va bene la finale alle 12.30 senza biglietti separati dall'evento maschile: se il 90% di chi ha comprato il biglietto è interessato al maschile, chi vuoi che venga 5 ore prima a guardare anche le donne? Pochi, e infatti risultano 1.500 spettatori ufficiali per Venezia-Schio, contro i 7.234 delle semifinali (c'è chi riferisce fossero meno in realtà, ma restiamo alle cifre dichiarate). E mettere 1.500 persone in un palazzo da 15.000 è deprimente.
- Almeno una nota positiva c'è: dopo 10 anni l'mvp va a un'italiana. Era da Sottana 2015 (con Schio, ovviamente) che non succedeva. Stavolta lo vince André, che in finale è stata l'unica, fra tutte e due le squadre, ad aver giocato decisamente oltre la sufficienza (cioè da 7.5, anche 8, mentre per il resto non si va oltre il 6.5, per pochissime). L'Olbis nazionale smette gli abituali panni di gregaria di lusso e indossa quelli da protagonista.
Per la verità, se l'mvp è riferito alle F4 nel suo complesso, e non solo alla finale, era più giusto darlo a Dojkic, decisiva per un trofeo come Bologna aveva solo vanamente sperato che fosse. Ma se è solo per la finale, è sacrosanto darlo ad André.
- Poteva essere la volta di Villa, dopo la gran semifinale. Ma non è lo è stata, dopo una finale quasi totalmente "ciccata", anche se la palma di peggiore va a Berkani, che ha sbagliato pure le scelte, mentre per Matilde è stata questione di esecuzioni non riuscite.
C'è da preoccuparsi in ottica-nazionale, considerando che a Villa sarà probabilmente affidata la bacchetta di regista titolare all'Europeo? Well, premesso che c'è Verona pronta, in caso di giornate storte di Villa, e premesso che a 20 anni è normale poter fallire una finale, qualche inquietudine ce l'ho, perché nonostante il suo fisico sia sempre più strutturato e il tiro da 3 faccia intravedere qualche progresso, ha tuttora questi due punti deboli tali per cui, se il tasso di ruvidità della partita si alza troppo, o comunque se le sue classiche invenzioni non riescono, la magia si spegne del tutto, e Villa senza magia può rendere meno di una giocatrice meno dotata ma più capace di arrangiarsi col mestiere.
- Giusto qualche nota di cronaca, ché ormai è notte fonda. Parte illusoriamente bene Venezia, 6-2 con 6 punti di Kuier che poi però, strano, si spegne come già in semifinale. E l'Umana non segna più. André e Dojkic (uniche due in doppia cifra alla fine fra tutte quelle a referto...) mandano avanti Schio e sarà già il sorpasso definitivo. Verona fa 8-14 al 10'. Emerge già la chiave della partita: Reyer 0/9 da 3 nel 1° quarto, Schio più intelligente a cercare i tiri da sotto, 5/8 da 2.
Secondo periodo equilibrato con mini-sprazzetti alterni: prima Stankovic (13-14), poi André con l'aiuto di Verona (13-20), poi l'unico flash di Villa e una tripla di Pan (19-20), ultima parola prima dell'intervallo a Laksa e Dojkic con triple, frammezzate da quello che rimarrà l'unico canestro di Berkani (21-26 al 20'). Scelte di tiro più oculate per Venezia in questa frazione, ma il 4/11 da 2 non la premia.
Inizio ripresa cruciale. La Reyer è preda di un masochismo inspiegabile, tra tiri buoni che escono (e fin qui è accettabile) e tiri poco sensati che, se non entrano quelli buoni, figurarsi come possono andare quelli mal presi. Schio coglie l'attimo e nell'unico frangente di continuità offensiva affonda i colpi: tripla di Laksa, due canestri di André (partenza in palleggio dal post alto fulminando Stankovic, poi gioco a due con Laksa), Dojkic in gran contropiede e tripla di Laksa: 23-38 al 25', partita semi-ammazzata.
Si arriva anche a +16 con una tripla di Dojkic su doppio rimbalzo offensivo di Keys (28-44 al 28'), poi però qualcosa cambia. La Reyer, alle corde, si rianima con 4 liberi di Villa e Fassina (32-44 al 30'), e all'inizio dell'ultimo quarto le parti si ribaltano. S'imballa Schio (2 punti in 7' dopo quel massimo vantaggio), prende il comando delle operazioni Venezia che fa un 10-2 nei primi 5', pur sprecando qualche occasione per approfittare ulteriormente del blackout scledense. Ma quando Fassina segna il 42-46 a -4'40", e poi Kuier e Stankovic stoppano in sincronia Dojkic, le veneziane si caricano a vicenda con urla ed entusiasmo che sembrano tornate le radiose giornate di maggio 2024.
Ma non c'è trippa (e nemmeno Crippa, tanto per guastare tutto con una freddura).
- Si hanno: Venezia, come detto, 21% dal campo ovvero 12/43 da 2 e 3/26 da 3 (my gosh), 12/13 ai liberi; Stankovic 9 (4/7), Kuier 8 ma 3/14; Fassina 7; Villa + Berkani + Pan + Cubaj sommano 14 punti con 4/38 al tiro, ai limiti dell'impensabile. Bene solo i 19 rimbalzi offensivi (contro 10) ma è un portato della selva di errori propri.
Schio ha numeri mediocri ma più normali: 15/33 da 2, 7/28 da 3, 3/6 ai liberi; André 17 (8/10), Dojkic 17 (6/18), Laksa così-così ma 3/6 da 3; Verona 6, utile; Juhasz + Salaun + Keys appena 3 punti con 1/14 ma a differenza di Venezia la giornataccia di alcune è stata più assorbita dalle altre.
Nella foto: Sottana sta per l'alzare l'undicesima Coppa Italia della sua carriera.

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