mercoledì 27 maggio 2026

Finali nazionali U15: nell'equilibrio è Costa la più brava a prendersi lo scudo. Frascati a un passo dal primo titolo

 - Il secondo valzer tricolore della stagione, quello Under 15 in terra livornese (Donoratico-Cecina), era a pronostico incerto, sia per la classica variabilità dei valori nelle categorie più giovani, sia perché sorte amara aveva voluto che il "Mare di Roma Trophy", quello di Ostia, che sarebbe stato un antipasto delle finali nazionali a un mese e mezzo di distanza (quindi molto attendibile) fosse annullato per la scomparsa tragica di una giocatrice di Maddaloni. Era tuttavia prevedibile la candidatura del quartetto che poi ha effettivamente dominato, ossia Venezia-Frascati-Geas-Costa; solo la prima e l'ultima di queste nominate, però, erano presenti alla Coppa Italiana U14 dello scorso anno, il riferimento agonistico più attendibile (vinse la Reyer). Aveva buone quotazioni Faenza ma poi non le ha confermate, vuoi per l'assenza dell'azzurrina Bendi, vuoi per aver reso sotto il potenziale.

- Fatto sta che, a differenza delle finali U17, tutto è stato alquanto prevedibile sino ai quarti compresi.
Molto bella, invece, l'incertezza nelle due semifinali e nella finalissima. L'asso vincente l'ha pescato Costa, che torna così sul trono nazionale dopo 4 anni (2022, scudo U19, l'ultimo della generazione dorata delle Villa, Allievi, Caloro e in precedenza le '02 Nasraoui-Balossi-Spinelli ecc., che però in quell'ultimo alloro non c'erano). Il club delle colline brianzo-lecchesi aveva poi inanellato una serie chilometrica di podi, ben 5 secondi e 3 terzi posti: strameritava quindi di riassaporare il gusto del trionfo assoluto. Lo fa con un gruppo che rispetto ad altri suoi del passato ha meno "stelle", meno prospetti su cui scommettere fin d'ora per un futuro ad alto livello, ma un collettivo compatto, capace di pescare protagoniste diverse quasi ogni volta, tutte pronte a sacrificarsi per l'altra.
Rimane la sensazione che Venezia fosse la migliore quanto a potenziale del roster, perché di prospetti assoluti ne ha probabilmente più la Reyer che le neo-scudettate; ma queste ultime sono state collettivo vero, profondo, tutte per una e una per tutte, nessuna protagonista fissa ma tante intercambiabili.
Frascati è andata a un passo dal suo primo storico scudetto; ha firmato l'impresa delle finali, stendendo la Reyer in una partita epica; le è mancata un'unghia per arrivare fino in fondo, forse pagando il roster un po' più corto dell'avversaria in quegli ultimi minuti della sfida tricolore, in cui muscoli e capocce sono andate in ipossia.
Il Geas finisce fuori dal podio, con un po' di malasorte per gl'infortuni in semifinali; l'astinenza da titoli s'allunga a 12 anni (nel 5 vs 5) o se vogliamo 10 (contando il Join the Game).
Da notare che, come in U17 con Anna Gini, vince una coach donna, stavolta Sara Molteni. Un giorno non farà più notizia, per il momento ancora sì.

- Nel complesso, al netto delle ovvie dosi massicce d'errori dovute all'anagrafe, s'è visto un gioco gradevole anche quando gli squilibri tra le squadre erano netti; queste pischelle d'oggigiorno sono ben addestrate a correre come dannate e tirare senza timori reverenziali; certo, gli amanti del buon vecchio tiro dalla media debbono rassegnarsi che il futuro va verso la sua estinzione (o quasi), giacché "penetrazione o tripla" è il mantra imperante. Non era l'età della pietra quando paventavamo che l'arretramento dell'arco a 6,75 rendesse quasi impossibile alle donne tirare da 3: adesso vedi ragazze di 14 anni che con nonchalance confezionano 10, 12, anche 15 canestri dalla lunga in una partita (totali di squadra, s'intende).
Meno piacevole era quando una squadra si schierava a zona e l'altra sembrava non concepire alternative al martellamento dall'arco, che se le fromboliere non erano in giornata si traducevano in uno "spaccaferro" alquanto monotono.
Almeno a livello di top team, non paiono annate di colosse, purtroppo: se avete visto la foto del quintetto ideale, la "madrina" Madera era più alta di tutte e cinque le premiate, e la Sara nazionale è 1.86. Anche la frascatese Iboudah, che giganteggiava in campo, è evidentemente intorno all'1.82-1.83. Qualcuna però può ancora crescere. :unsure:

- Riassumiamo le vicende. La fase a gironi ha avuto, come dicevamo, con ben pochi sussulti (classifiche tutte "6-4-2-0") e il primato delle 4 "big" Venezia, Frascati, Geas e Costa.
Un paio di sorprese (almeno rispetto alla prima fase) hanno vivacizzato gli spareggi: Pordenone, netto, ai danni di Faenza (40-64) e Roseto della specialista di giovanili Stazzonelli ai danni del Peperoncino (45-49). Hanno rispettato la classifica il S. Gabriele Milano (76-49 su Livorno) e il S. Giorgio Mantova dell'illustre Riga (60-48 su Moncalieri).

- Quarti di finale. Frascati soffoca l'attacco mantovano (65-27; Iboudah 24+23 rimba, praticamente il prodotto dell'intera compagine avversaria; Nardelli 17); con 0/16 da 3 le virgiliane non avevano scampo di fronte al muro difensivo laziale.
Costa-Pordenone equilibrata per due quarti, poi le lombarde sono scappate via (72-58; Finazzi 17 punti, Touré 8+20 rimba di cui 15 offensivi; di là Vicenzotto 18).
Venezia-S. Gabriele non priva d'interesse, a dispetto del +22 finale (91-69) perché, dopo che all'intervallo sembrava sepolta (+23 Reyer), le milanesi hanno rimontato caparbie sino a meno 5; lì però la Reyer s'è scossa con un 20-0 brutale in pochi minuti (Zotti Pavlovic 20, Zarrillo 18; di là Bricchi 19, Gagliardi 15).
A completare il poker d'assi è il Geas con un 59-43 su Roseto, la quale pur dovendo inseguire, meno 14 a metà gara, non va mai al tappeto se non nei 2 minuti finali quando le sestesi allungano da +7 a +16 (Borchiellini, rinforzo toscano del 2012, 15 punti, Porcelli 10; di là Talamonti 16).

- Semifinali. La prima, Frascati-Venezia, è una seria candidata a "partita giovanile dell'anno" (vedremo cosa succede nelle prossime kermesse U19 e U14), sposando qualità ed emozioni in egual misura. La Reyer parte forte, 14-24 al 10', ma poi non riesce ad azzannare la preda, pagando quella discontinuità già palesata in precedenza (ma non pagata contro avversarie inferiori); Frascati rientra in partita, 39-42 all'intervallo. Le laziali puntano su una frizzantissima Nardelli e sul dominio interno di Iboudah e Hotoi (31 rimbalzi in due) e s'arroccano a zona sfidando le lagunari a bucarle dal perimetro, trappola a cui le orogranata abboccano fin troppo (9/36 alla fine), come dimenticandosi di avere abbastanza talento per non accontentarsi della soluzione perimetrale. Fatto sta che s'arriva al volatone finale, in cui una tripla di Ferri fa +5 per Frascati; accorciano Marinari e Zara (72-71); Hotoi converte una palla vagante su dormita difensiva reyerina (74-71) ma Marinari con classe assoluta pareggia su tripla da rimessa in zona d'attacco, un "catch and shoot" da posizione defilata (74-74 a -10").
Quando ormai Venezia pregusta l'overtime con l'inerzia favorevole, e probabilmente più energie rispetto a un'avversaria meno profonda, ecco la magia di Nardelli dopo il timeout: manda al bar la difesa con una finta, si guadagna spazio per fare arresto e tiro dall'arco e pennella un capolavoro a -2". :b: Dopo un altro timeout, Marinari ha un'altra chance ma è braccata da due difensore e non prende il ferro. Quindi 77-74 e festa Frascati (Nardelli 28 con 7/10 da 2 e 3/6 da 3, Hotoi 14+13 rimba, Iboudah 12+18 rimba; di là Marinari 20 con 5/16 dal campo ma 9/11 ai liberi, Zotti Pavlovic 20 pure lei.

- Pure l'altra semifinale, il derbissimo longobardo Costa-Geas, è viva sino in fondo, ma meno brillante nella qualità. Nella fase lombarda ha prevalso il Geas in finale, ma di stretta misura (meno 3 all'andata, +7 al ritorno), per cui il pronostico oscillava intorno al 50-50%. Però dal 2° quarto in avanti Costa prende il controllo (+12 al 20', +10 al 30'), finché sul +17 a 3'45" dal termine (62-45) sembra tutto finito. Non lo è, perché il Geas, nonostante l'uscita di due ragazze per infortunio (Greco e Boninsegna), recupera punto su punto, mentre Costa inanella pastrocchi, culminanti in un antisportivo che concede 4 punti nella stessa azione a Sesto, la quale si riporta inopinatamente a meno 2 (63-61) con 45" sul cronografo. Touré dà respiro alle sue con un libero, il Geas sbaglia due volte la tripla del pareggio, Costa chiude con un doppio 1/2 (66-61; Finazzi 19, Touré 11; di là Boninsegna e Baiguini 12).

- Orco zio, è già notte e quindi veloce con le finali. Terzo posto con poca storia; Geas rimaneggiato, Venezia incazzata nera per la sconfitta in semi; da +8 all'intervallo il parziale è 39-14 nella ripresa, per un severo 74-41 (Marinari 21, Franchin 13, Zarrillo 11 [contro la società che fu di sua madre Roby Colico]; di là Turconi 9).

- Finale 1° posto: altro thriller anche se con più errori rispetto alle semifinali. Le strategie difensive da ambo le parti funzionano: Costa argina con raddoppi e aiuti Iboudah, la quale ci mette anche del suo spadellando dalla lunetta; Frascati fa anche stavolta bunker con la zona e non viene punita, per 3 quarti e mezzo, dalle triple masnaghesi sparate in quantità industriali (43 alla fine) ma con poca mira. Equilibrio costante (19-16 al 10', 29-31 al 20', 44-42 al 30'); nessuna riesce a scappare; c'è un +6 per Frascati a inizio ripresa; le laziali dopo l'intervallo comandano quasi sempre ma non oltre un +6; il sorpasso avviene a 5' dalla fine quando Costa inanella 3 triple cruciali, due di Brusadelli e una di Rech; quest'ultima vale il +3 (52-55) e siamo già nell'ultimo minuto, in cui succede di tutto. Segna Iboudah ma è annullato per passi; Costa s'impappina sul pressing e oltre alla palla persa prende tecnico; Nardelli realizza il libero (53-55) ma poi si mangia in entrata il pareggio; Rech fa 0/2 ai liberi e lascia la porta aperta a Frascati che però perde il pallone della speranza con un passaggio malaccorto di Nardelli (la cui stanchezza era più che legittima, peraltro) e non commette fallo negli ultimi secondi, per la rabbia del suo allenatore, che scaglia la lavagnetta (poi nell'intervista recriminerà sulle scelte arbitrali dell'ultimo minuto, così come all'indomani il suo presidente sui social). :angry:
Frascati chiude con 15/55 da 2, 3/13 da 3 e un fatale 14/27 ai liberi; Iboudah ha 14 punti + 16 rimba ma 6/17 da 2 e 2/12 dalla linea; Nardelli 13 con 2/14 dal campo e 9/9 ai liberi; Hotoi 11. Per Costa, 12/35 da 2 e 10/43 (gosh) da 3; solo 1/7 dalla lunetta; Rech e Brusadelli 17 punti.

- In quintetto ideale: Nardelli e Iboudah per Frascati; Finazzi per Costa; Porcelli per il Geas; Marinari per Venezia, non riuscendo però a cucirsi lo scudo nella sua terra d'origine. Troncato del Geas è eletto best coach.
Nelle classifiche individuali, tra chi è arrivato fino in fondo, la coppia Iboudah-Nardelli capeggia nei punti (17.5 e 17.2) davanti all'altra coppia veneziana Marinari-Zotti Pavlovic (16.5 e 13.5); quarta ex aequo Finazzi di Costa (13.5); da segnalare Gnesi di Livorno con 17.8 di media in 4 gare. Rimbalzi: Iboudah domina (17.2). Assist: Zotti Pavlovic (5.2).

mercoledì 20 maggio 2026

A2 - riepilogo finali: Faenza e Costa, il trionfo delle giovani e del "freestyle basket"

Un terremoto, una rivoluzione. Copernico? Un dilettante. :woot: Trionfano nelle finali di A2 Faenza e Costa, due squadre che, all'indomani della vittoria, si trovava in buona parte sui banchi di scuola perché sta ancora frequentando le superiori. Il quintetto di Faenza è formato da tre '06 e due '08, con una 2003 (Ronchi) come elemento più anziano. Meno radicale Costa, la cui coppia straniera è del '97 (Brossmann) e 2000 (Teder), e fra le cinque di partenza ha anche N'Guessan ('03); ma per il resto, dopo l'infortunio di Cibinetto ('06), tutte le altre sono fra il 2007 e il 2009.

E va notato, né dall'una né dall'altra parte (eccettuata Moscarella che però è come una straniera in più) ci sono una Villa o una Zanardi, cioè talenti assoluti, né le nidiate d'oro di Geas e Reyer che ai loro tempi dominarono l'A2. Eppure sono riuscite a stendere le migliori veterane della categoria. Non solo battendole sul piano del risultato (che pure è l'essenziale), ma imponendo un gioco che le ha fatte sembrare automobili contro carrozze; chitarre elettriche contro chitarre classiche; cioè il nuovo che pensiona il vecchio. Persino inquietante, per certi versi: come se l'arte cestistica costruita in anni di lavoro servisse a poco di fronte a un manipolo di giovani che corrono, tirano, ti braccano e ti saltano in testa. Ma di sicuro è uno spettacolo. Si è vinto segnando 95 e 88 punti in gara-3.
Chissà, forse è il ballo di un solo anno e dal prossimo torneranno al potere i vecchi e rassicuranti squadroni di nomi navigati con un 55-50 in gara-3 e azioni macinate fino allo spirare dei 24 secondi; ma questi playoff 2026 sono stati un inno ai ritmi forsennati, alle triple a martello e ad altre improvvisazioni che nel basket canonico sarebbero eretiche, nel segno della libertà di sbagliare a patto di saper osare-_- Ché casomai, dai rispettivi coach, il cazziatone arrivava per non averci provato, non per aver, magari, sparato da 8 metri dopo 3 secondi dell'azione. Solo così era possibile renderle capaci di imprese che probabilmente non sognavano nemmeno.

- I due coach, appunto: uniti dall'impronta comune del laboratorio-Costa, giacché il Seletti Pitagorico guidò le masnaghesi in stagioni di A1 oltre ogni attesa, col coraggio di mandare in campo le ragazzine e tenere in panchina le straniere; mentre l'italo-argentino Bereziartua, che dalla palla a due iniziale alla sirena finale consuma le corde vocali proprie e i timpani altrui con urla senza tregua :blink: , è la guida attuale delle masnaghesi, colui che ha vinto là dove i suoi due predecessori, Andreoli e lo stesso Seletti, si erano fermati (nel '23 e '25), cioè le finali l'A1.
Altro elemento che accomuna le due trionfanti è l'aver lasciato di recente la massima serie per scelta e non per bocciatura sul campo; adesso hanno diritto a tornare di sopra; e se da Costa arrivano segnali che non rinunceranno a farlo, in terra di Romagna la situazione pare più complicata. Ma qui vogliamo limitarci al riassunto degli eventi, consapevoli che oggigiorno le categorie d'appartenenza si decidono spesso più d'estate che in primavera.

Finale tabellone 1
Alpo-Faenza 1-2

G1 si rivelerà del tutto ingannevole sull'esito della serie. La domina Alpo con una progressione nei primi 3 quarti (62-43 al 30') dopo la quale è tutto liscio fino in fondo (73-59). Le veronesi, con la loro esperienza di finali, giocano con grande autorità; Peresson (sia pur con 4/16), Soglia (mvp con anche 16 rimbalzi) e Rosignoli chiudono a 15 punti cadauna; di là il talento cristallino di Onnela (24) non può bastare, giacché le compagne totalizzano un 12/50 dal campo.

In G2 cambia il vento. Faenza sembra, in pochi giorni, aver fatto un corso accelerato di finali, perché regge con una presenza mentale clamorosa una battaglia punto-a-punto, estenuante, in cui non aveva margine di errore, contro una squadra che partite del genere ne mangia a colazione, pranzo e cena. Ci sono alternanze al comando ma Faenza riesce a chiudere avanti tutti i quarti; il secondo con una tripla di Brzonova sulla sirena che gasa l'ambiente e fa capire che si può davvero fare. Cosa che infatti poi avviene; Alpo sciupa la sua grande occasione quando, dopo aver sorpassato a metà ultimo quarto (66-67) con una tripla di Peresson, non riesce a cavalcare il momento; Faenza reagisce con un eclatante 10-2 e chiude 78-73 in tripudio davanti alla sua plebe, anche se forse sembra solo l'ultimo miracolo prima di una logica conclusione pro-Alpo. Onnela fa ancora il suo (21) ma stavolta non è sola (Ronchi 14, Zanetti 13). Per Alpo, Peresson 25+13 rimba, Parmesani 19.

In G3, dinnanzi a 800 spettatori, Faenza scolpisce (o dipinge, o compone, a seconda dell'arte che si preferisce) il suo capolavoro. Andamento a strappi: +8 ospite al 10', +4 veronese al 20' con Parmesani micidiale nelle sue incursioni. Poi il parziale-chiave, un clamoroso 20-30 nel 3° quarto (Zanetti e Cosaro vedono la madonna e tutti i santi), dopo il quale Faenza non si fa più raggiungere. Anzi, all'inizio dell'ultimo scappa via sul +10 (59-69). Poi anche +11 (63-74) su un taglio di Ronchi (che qualità le esecuzioni romagnole!). Dopo che Soglia aveva tenuto a galla le sue nel momento peggiore, Rainis le riporta a contatto (71-76). Peresson, dopo un litigio inaudito coi ferri (sbaglia 15 dei suoi primi 16 tiri), si sblocca per il meno 4 ma Guzzoni imbuca una tripla pesantissima e da lì Alpo non si riprende più. Gregori le dà un'ultima speranza con una tripla (84-87 a -14") ma Ronchi mette un libero e Peresson pesta la linea di fondo. Finisce 84-88, è una delle imprese più clamorose nella storia dell'A2. Zanetti finisce con 19+16 rimba, Cosaro con 17, Onnela 16, Brzonova 14 e Ronchi 13: una sinfonia d'orchestra.
Ad Alpo non basta la mostruosa cifra di 90 tentativi dal campo grazie ai 18 rimbalzi offensivi e alle sole 7 perse contro 19; non bastano 23 di Parmesani, 19 di Soglia, 14 di Rainis, 13 di Gregori. Rimane, beffardamente, alle veronesi, la... differenza-canestri nella serie, che ovviamente non vale neanche come consolazione, anzi casomai è un dito nella piaga perché indica una potenziale supremazia che è stata sprecata proprio nelle situazioni in teoria più favorevoli, cioè il punto-a-punto contro una squadra di ragazzine. Seconda finale persa in stagione dopo quella con Matelica in Coppa Italia; e seconda gara-3 persa consecutivamente dalla pur grande Peresson.


Finale tabellone 2
Costa-Valdarno 2-1

G1 è il trionfo del basket estremo di Costa. La partita viene aggredita e squartata sul nascere da una tromba d'aria; i primi 3 possessi delle padrone di casa sono un assist dalla contesa vinta e due contropiedi. Il segnale è "noi oggi facciamo 40 minuti così, vediamo se reggete". E Valdarno non ha retto. In un quarto e mezzo ha accumulato 24 punti di passivo (44-20) che erano irrecuperabili in una giornata in cui Costa era straripante, anche a rimbalzo offensivo dove rimediava a più di metà degli errori, mentre le toscane tiravano malissimo da 3 e avevano una Bernardi sotto il suo standard, forse anche logicamente tesa nel giocare una partita di quella importanza sul campo dove era di casa.
All'inizio dell'ultimo quarto si è toccato il massimo fossato (+31), poi è finita 95-72 solo perché Costa ha finito con un quintetto "all babies". Pazzesco tutto il poker d'assi delle brianzole di collina: Moscarella 23+17 rimba, Brossmann 18+14, N'Guessan 15, Teder 13+14 assist; di squadra 13/39 da 3 con 24 rimbalzi offensivi. Per Valdarno, 14 di De Cassan, 12 di una concreta Diakhoumpa e di Mosetti, poco dalle altre.

G2 è schizofrenica nell'andamento. L'inizio sembra la diretta continuazione di G1: Costa spadroneggia, dopo 6'30" è addirittura a +17 (8-25), sembra già con lo champagne in mano. E forse stacca la spina troppo presto. Fatto sta che Valdarno trova le chiavi per ribaltare tutto. Smette di subire a rimbalzo, non fa più correre Costa, la buca con un bilanciamento ideale fra incursioni e triple. Già all'intervallo è avvenuto il sorpasso (44-41), poi Valdarno dilaga fino a +20 (78-58) con un clamoroso break di 70-33 dal massimo svantaggio. :ph34r: Finisce 87-73.
Matadora Bernardi con 28 punti (inizialmente attribuiti 30, poi è stato corretto, ma cambia poco), Ovner 14, Ngamene 12 e proprio quest'ultima, oltre ovviamente a Bernardi, è un fattore di svolta con la sua fisicità che non si era vista in G1 ma stavolta riequilibra il duello. Per Costa, Moscarella 18+11 rimba, N'Guessan 17, Brossmann 11+16 rimba.

E quindi cosa aspettarsi nella decisiva G3, dopo un dominio di Costa e uno di Valdarno? Nei primi due quarti, nello stracolmo catino masnaghese (al cospetto delle gemelle Villa, di Pallas Kunaiyi, di "Big O" Osazuwa e altri personaggi illustri), c'è finalmente equilibrio; Costa prova una fuga a +11 ma Valdarno esegue molto bene a difesa schierata e quando riesce anche a colpire in velocità con Bernardi, mette la freccia, mentre le padrone di casa s'aggrappano all'iradiddio Moscarella e alla solita solida Brossmann ma per il resto sembrano faticare.
Sul +3 ospite, però, inizia quella che sarà la chiave di volta della gara, ovvero la grandinata di triple di Costa, che ne mette 3 nel finale del 2° quarto, di cui quella sulla sirena della '08 Sanogo s'inerpica sul ferro ed entra, segnale degli dèi del basket (45-42).
E' un anticipo del colpo del k.o. sferrato dalle masnaghesi a inizio ripresa, con un bombardamento al napalm: 7 triple nel solo 3° quarto, di cui 4 di Teder. Mentre Valdarno mostra segnali di energie in esaurimento con qualche passaggio alle ortiche (saranno ben 31 perse alla fine, anche se Costa non fa molto meglio con 25) e qualche mattonazzo dalla lunga.
La partita si spacca irrimediabilmente, 78-62 a fine 3° quarto (ritmo da oltre 100 punti per le casalinghe), poi 83-62 in avvio dell'ultimo, con Moscarella che continua a imperversare e la '08 Olandi che si scatena pure lei dall'arco. Valdarno è generosa nel ritrovare energie per una disperata rimonta, aiutata dalla comprensibile tensione di Costa per il traguardo vicino (palle perse e liberi sul ferro), ma non va oltre un meno 7 a 1' dalla fine. Poi Costa riallunga, chiude 95-81 dopo un interminabile codazzo di falli sistematici che porta la durata della partita a 2 ore tonde :blink: , e festeggia dinnanzi alla sua folla come nel 2019.
Moscarella mostruosa con 29 punti+12 rimba, 37 di valutazione; :woot: ci ha ricordato la leggendaria Yadi Rios, altra latinoamericana, in G3 del 2008 tra Geas e Crema. Brossmann 18+10 rimba, Teder 16, N'Guessan e Olandi 13. Micidiale 15/32 da 3 per Costa. Per Valdarno, Bernardi 20+6 assist, De Cassan ancora brava con 18, Ngamene 14, il resto però latita, soprattutto Ovner che fa solo 8 punti, bottino scarno in confronto al fatturato delle straniere avverse.

P.S.: a proposito di straniere, una chiosa finale: abbiamo celebrato lo "young power", giustamente, ma va anche detto che i trionfi di Faenza e Costa sono stati aiutati dall'azzeccata scelta delle straniere e dall'assenza, o carenza, delle medesime sul fronte avversario: a ben guardare, Faenza ha giocato la finale con 2 straniere (seppur giovani) contro zero; Costa con 3 contro una sola che ha pure sottoperformato. Morale? Anche le rivoluzioni copernicane hanno bisogno di un terreno fertile.

P.P.S.: una doverosa aggiunta sulla valle di lacrime che straziava i cuori nei due dopopartita di gara-3. ;_; A Costa piangevano Celani e Bernardi, probabilmente anche altre. Ad Alpo nell'intervista effettuata da Marco "PhotoMan" Brioschi per "Passo e tiro" c'era una Rosignoli che pareva aver ispirato il famoso verso di Dante "parlar e lagrimar vedrai insieme", giacché tra i singhiozzi diceva quanto le dispiacesse la doppia finale persa e quanto amasse questo gruppo di compagne. Morale? Se sulle società sconfitte hai sempre il dubbio che non siano affrante di non poter salire in A1, sulle giocatrici puoi essere sicuro che ci tenessero sino al midollo.

lunedì 11 maggio 2026

Perché la stagione di Milano Stars è stata sofferta

Well, per quanto concerne Milano Stars la mia opinione è che hanno costruito una squadra in estate e poi se ne sono ritrovati un'altra durante la stagione, un po' per scelte di rinforzi un po' per infortuni.
La prima delle due squadre aveva meno talento ma c'era un certo equilibrio tra chi cantava e chi portava la croce, che è sempre fondamentale.
La seconda delle due squadre, quella che ha finito la stagione, aveva troppe protagoniste (anche un po' avanti negli anni) e poche se non nulle gregarie, nel senso buono del termine (cioè le giocatrici utili che si sacrificano a vantaggio del collettivo), per poter funzionare. E logicamente i cambiamenti continui (ci sono stati mesi in cui non c'era mai lo stesso roster per due partite di fila) non hanno aiutato a creare un tessuto di squadra, a prescindere dalla volontà delle giocatrici.

In questo contesto, può darsi che un coach più esperto nell'arte di usare il bast... ehm, nella gestione di personalità di un certo calibro, avrebbe ottenuto più risultati, come si è visto in modo lampante lo scorso anno a Broni quando Diamanti è subentrato a Magagnoli, però rimaniamo nell'ambito delle ipotesi.

venerdì 8 maggio 2026

Chiara Catella assolta dall'accusa di abuso d'ufficio

 Chiara Catella, Chiara Catella. L'ex giocatrice di Varese e dintorni (classe 1974) è stata assolta dall'accusa di abuso d'ufficio in veste di sindaco di Cantello (ormai ex). Così commenta sul suo profilo Facebook:


... E adesso parlo io.
Le porcherie e le porcate che sono state dette e fatte a Cantello durante i primi sei mesi del 2024, le conosco tutte. Dalla prima all’ultima. So perfettamente chi ha detto cosa, chi ha fatto cosa come e quando.
Tra l’altro le stesse persone che qualche settimana prima erano in fila in chiesa a farmi le condoglianze per la morte di mia sorella.
Persone che io consideravo amiche, ma amiche sul serio ed a cui volevo ed ho voluto molto bene, che mi conoscono da quando ero poco più di una bambina. Amici dei miei fratelli, dei miei genitori. Amici miei. O presunti tali.
Il voltafaccia di una comunità per cui ho fatto l’impossibile, per cui c’ero sempre, per la quale ho messo sempre la faccia in prima persona, a cui non ho mai detto NO soprattutto quando dovevo sacrificare tempo, energie e vita privata mi ha ferita in maniera indelebile.
Da Sindaco fantastico a zoccola che si fa i cazzi suoi in comune e con i dipendenti è stato un attimo.
In questi due anni e mezzo non ho proferito una parola contro nessuno. Mai. Anche quando sono stata seppellita dalla peggiore merda non sono mai scesa al loro livello: mi sono sempre ripetuta che io sono una Catella, sono la figlia dei miei genitori che mi hanno insegnato a tenere alta la testa sempre. Soprattutto se sai di essere innocente.
Sono andata oltre, sono passata sopra, ma questo non significa che non abbia ben chiaro cosa sia successo attorno a me. E le facce di chi mi ha infangata. E cosa sono stati capaci di dire della stessa persona che hanno abbracciata per anni.
Anche davanti all’accusa di aver fatto sparire 900.000 euro dal bilancio comunale, poi smentita con una frettolosa conferenza stampa parecchi giorni dopo, ho scelto il silenzio. Perché la verità ha un prezzo ma la mia dignità e la mia rispettabilità ne hanno uno ancora più grande.
Non ho mai alzato i toni.
Alla celebrazione delle tre al venerdì santo, c’è stata gente che al mio passaggio si è data di gomito.
La mia banca mi ha gentilmente invitata ad aprire il conto da un’altra parte perché non più cliente gradita.
Sono arrivata in pizzeria una sera di giugno ed ho trovato una tavolata in cui l'unica che mancava ero io.
Sono stata umiliata nella maniera più subdola e sottile che si può: dove non te lo aspetti e da parte di chi non te lo saresti mai aspettato.
Sono orgogliosa di me stessa, per avere affrontato questa vicenda con coraggio, per non avere mai mollato anche nei momenti in cui la disperazione mi schiacciava a terra e mi toglieva il respiro ma soprattutto per non essere scesa ai livelli beceri di certi personaggi: non ho mai rinunciato a me stessa, ai miei valori ed a quello in cui credo e ciò che sono solo per battere il mio avversario.
Io continuerò la mia vita sicuramente con il cuore più leggero.
Come sto io, mi importa.
Per il resto lascio che ognuno faccia i conti con la propria coscienza, ammesso che ne sia capace e che ne abbia una.
Chiara

mercoledì 6 maggio 2026

Finali nazionali U17: Venezia e Hassan continuano la collezione. Trieste la sorpresa. Le aliene Toyounon e Pysmennyk senza podio

 - La campagna delle finali nazionali giovanili 2026 s'apre con il quinto scudetto nelle ultime 3 stagioni per Venezia, che bissa l'alloro dello scorso anno in Under 17.
Continua la collezione anche per la sua giocatrice-simbolo, Isabel Hassan (che se non abbiamo perso il conto è arrivata a 6 scudi personali, compresi i 3 col Basket Roma). Futurosa Trieste è finalista a sorpresa, con l'ex serie A maschile Attruia eletto miglior coach; Derthona alias Castelnuovo la delusa, soprattutto perché giocava in casa e pareva avere le carte almeno per la finalissima; Costa la conferma sul podio (sono 8 nelle ultime 4 stagioni, seppur senza scudo dal 2022), continuità nella qualità collettiva pur senza, in questo caso, individualità clamorose.
Livello non male, del resto con abbondanza di nomi già collaudati, comprese le due straniere d'un altro pianeta, Toyounon e Pysmennyk, le quali però con le loro Frascati e Derthona restano fuori dal podio, accontentandosi di cumulare cifre sontuose (per la camerunense addirittura 30.6 punti, 15 rimbalzi e 45.8 di valutazione media) e, per l'"all around" ucraina, anche di ottenere un posto nel quintetto ideale insieme a Hassan, al duo triestino Fiorini-Bazzara e a Tavella di Costa (Sablich al posto di una delle due giuliane, se non altro per com'è andata la finale, sarebbe forse stato più equo).

- Se il basket "delle grandi" sta virando sempre più verso un uso massiccio del tiro da 3, per certi versi quello giovanile è persino più avanti nel processo: le squadre principali, ma potremmo dire quasi tutte, sono addestrate a gestire ritmi alti, in cui il primo tiro buono (o anche non buono, secondo i vecchi canoni) va preso senza pensarci troppo, meglio da 3 che dalla media; se poi c'è la penetrazione o il contropiede bene, ma la soluzione-standard quando la difesa schierata non concede l'attacco al ferro è la tripla. Venezia campione ha sistematicamente tirato più di 30 volte da 3 (35 nei quarti, 31 in semi, 34 in finale), mettendone dentro almeno 8 (in finale 12). Nell'eliminazione diretta hanno quasi sempre perso le squadre che hanno segnato meno dall'arco.

- Riassunto delle vicende. Prima fase: i gironi non paiono di difficoltà omogenea. Particolarmente duro quello vinto dal Geas su Trieste, Firenze e Campobasso (infatti avrà 3 squadre ai quarti); a seguire quello che vede Costa prevalere su Frascati (Toyounon ne fa 42 nella sfida-primato ma non basta), S. Martino e Faenza; più malleabili quello dominato da Derthona su Ferrara, Livorno e Alghero, e quello che termina con una sorpresa, cioè la vittoria di Pordenone sulla favorita Venezia, relegata quindi al 2° posto dinnanzi a Varese e Moncalieri.
Il calo alquanto drastico della Reyer nell'ultimo quarto di questa sfida col team friulano, poco spiegabile sul piano tecnico (fra le due squadre ci stavano una ventina di punti di differenza, ma a favore di Venezia), hanno fatto malignare che la compagine orogranata volesse evitare Derthona sino alla finale più attesa da tutti (che peraltro non s'è materializzata). :angry: L'esordiente coach Gini ha semplicemente detto che la sconfitta è servita molto.

- La Reyer quindi deve passare dagli spareggi, che supera ai danni di S. Martino; avanti anche Frascati su Varese; Trieste su Livorno; Firenze su Ferrara.
Nei quarti s'assiste a due monologhi e due battaglie. Rullo compressore è Derthona (alias Castelnuovo, per contratto dobbiamo dirlo almeno due volte ad articolo) :wacko: su Frascati, 85-53, con Pysmennyk che vince il duello delle paranormali, 28 punti contro 19 di Toyounon; ne aggiungono 16 a testa Fratamico e Destasio per le padrone di casa, che sembrano, ma non saranno, lanciate quantomeno verso la finalissima.
Spacca tutto anche Venezia su un Geas sfortunato, perché dopo aver primeggiato in un girone difficile si trova incolpevolmente in sorte l'avversaria più dura, laddove invece le altre due squadre del suo gruppo trovano avversarie più abbordabili e possono così giocarsi fino in fondo la qualificazione (l'una ottenendola, l'altra mancandola di poco). La Reyer va a +15 al 20', +26 al 30' e per le sestesi, affondate dal proprio 1/25 da 3, non c'è nulla da fare (Hassan 17, Sablich 11, di là Magni 12).
Il maggior thriller è fra Costa e Firenze, classica rivalità fra queste annate. Scatta meglio la compagine tosca (+11 al 10') ma poi paga l'1/21 da 3 non riuscendo a capitalizzare la supremazia iniziale; Costa ingrana, sorpassa nel 3° quarto e comanda sia pur di misura per tutto l'ultimo. Episodio cruciale il canestro di Tavella per il +6 a -30", su rimbalzo offensivo, ma con ogni probabilità a cronometro dei 24 secondi scaduto per circa un decimo. Firenze ci prova ancora, segna 2 liberi, poi altri due dopo uno 0/2 di Lelli, ma Costa riesce a far finire il tempo senza subire fallo (56-54; Lelli 22, Tavella 19+13 rimba; di là E. Rossi 13, Montesi 11).
Trieste inizia a scolpire la sua impresa facendo fuori Pordenone, alla quale non basta il +11 all'intervallo: le discepole d'Attruia mettono la freccia nell'ultimo quarto (65-71; Delise 20, Bazzara 16; di là Anese e Zoffi 12).

- Le semifinali regalano emozioni. La più bella (alla luce dei risultati dell'indomani, una finale anticipata) è tra Costa e Venezia, un classico di questi anni. La Reyer scatta possente (+11 a fine 1° quarto) ma come nei quarti Costa assorbe (29-31 al 20', 46-47 al 30'), poi l'ultima frazione è un'appassionante altalena di parziali che esaltano e deprimono a turno le due compagini: 5-0 Costa, poi 0-10 Venezia, poi 10-0 Costa, poi 0-9 Venezia ed è quest'ultimo il break decisivo. Cruciali due triple di Sablich da 61-57 per una Costa in gas a 61-63 per la Reyer, che poi chiude con un canestro di Gasperini e un libero di Sablich (61-66). Tavella 18, Lelli 13; di là Hassan 21+14 rimba, Sablich 17.
All'ultimo tiro anche l'altra semi. All'inizio Derthona sembra poter esercitare una supremazia solida, ma Trieste come nei quarti è diabolica nel restare a galla per poi imbragare l'attacco avversario e restituire colpo su colpo sino al ribaltone finale, favorito dal collasso collettivo dell'attacco torton-castelnovese (appena 7 punti nell'ultimo quarto): 44-45 con canestro vincente di Fiorini a una ventina di secondi, crudele beffa per la società organizzatrice. Fiorini 11 punti, Caorsi 9; di là Pysmennyk 14+16 rimba ma 4/13 al tiro.

- In finale 3° posto, è Costa la più brava ad assorbire la delusione (o semplicemente si dimostra più forte), svolazzando a +18 all'intervallo, +20 al 30', finale 74-61. Come già contro Frascati, la tattica masnaghese è di lasciar imperversare la "superstar" avversaria (in questo caso Pysmennyk, 37 punti) azzerando le compagne. Costa invece ne ha 4 in doppia cifra: Pini 14, Tavella e Lelli 12, Corti 10.

- La finalissima, purtroppo, offre poco rispetto alle semifinali, in termini di pathos: stavolta Trieste parte bene (+3 a fine 1° quarto) ma poi subisce la progressione feroce di Venezia (34-22 al 20', 56-30 al 30', 70-38 conclusivo), che come già anticipato prima, martella da 3 con 12 siluri, ed esercita una superiorità nitida, complici probabilmente le molte energie spese dalla Futurosa per arrivare oltre ogni pronostico. Sablich ancora protagonista con 20 punti (5/9 da 3), Bianco Rossignoli 18, la talentuosa 2011 Marinari 13, Hassan solo 4+9 rimba ma la squadra non ne ha risentito; di là Fiorini 10, Amendola e Bazzara 7.

martedì 5 maggio 2026

A2 - riepilogo semifinali: Alpo-Faenza e Costa-Valdarno, a voi per l'A1 (se ci tenete)

 Anche il secondo round dei playoff ha dispensato emozioni e imprevedibilità (impietoso il confronto con quelli di A1, ma è scontato).

Per il secondo anno di fila non saranno promosse le leader di stagione regolare. Nel 2025 salirono le due seste classificate, Broni e Roseto. I numeri fortunati di questa edizione sono il 2 e il 4: in ambo i tabelloni infatti giungono in finale la seconda e la quarta capoccia di serie.
Si ritrovano squadre del medesimo girone: Alpo e Faenza (precedenti 2-0 per le veronesi, uniche a battere Faenza negli ultimi mesi), Costa e Valdarno (1-1).
Aleggia, inevitabilmente, il dubbio su quanto le finaliste vogliano davvero salire al piano di sopra, laddove gli oneri sono certi e gli onori molto incerti. :unsure: Le due società su cui si vociava che bramassero più di tutte l'A1, Livorno e Matelica, sono uscite di scena. Nessun dubbio, invece, sul fatto che le giocatrici si danneranno l'anima per vincere, con sollazzo per chi seguirà (in criptato) le loro sfide.

Playoff - tabellone 1

- Sanga Milano-Faenza 0-2. L'improbabile quanto inarrestabile corsa delle bebè di Seletti (4-0 nei playoff, 15-1 nelle ultime 16 gare) continua ai danni delle veterane milanesi.
In G1 clamoroso break di 4-33 per le romagnole a cavallo tra 2° e 3° quarto (da 29-18 a 33-51), da cui le Pinottiane non riescono più a tornare in partita, pagando oltremodo l'assenza della fromboliera Marinkovic contro la zona faentina; 53-67. Onnela matadora con 25 punti, Guzzoni 11 e difesa tosta; Toffali 14 ma 5/21, Nespoli 11.
In G2 è di nuovo Faenza a menare le danze, gestendo un vantaggio in doppia cifra finché, sul +11 a 6'30" dalla fine, si pianta totalmente, tra tiri affrettati e pasticci d'inesperienza; Milano torna a crederci e rosicchia sino al sorpasso; Guzzoni con un libero riagguanta il pareggio dopo 6' a secco per le sue; entrambe sbagliano il tiro per vincere. All'overtime l'ultima parola è di Guzzoni con una tripla mentre Barberis (0/10 da 3 nei playoff, 19% in stagione) sbaglia dall'angolo allo scadere e il Sanga saluta (67-65 dts). Onnela ancora su ogni scudo con 22+8 rimba (talento notevole anche se non lo si scopre adesso), Brzonova 15, Ronchi 11+8 rimba anche se con 4/20; Toffali 17, Bestagno 13+13 rimba (ma 5/19), Olson 13+15 rimba.

- Alpo-Empoli 2-1. Anche in questa serie le veronesi hanno bisogno della terza partita ma ci stava ampiamente, contro un'avversaria coriacea come le tosche (rimaste prive di Logoh nel turno precedente).
G1, in realtà, è un monologo di Alpo dall'intervallo in poi (31-9 nel 3° quarto): 76-55. Parmesani 19, Peresson 15+12 rimba e 5 assist, Soglia 10; Vente 14+15 rimba, Lussignoli 13 ma poco altro.
In G2 pareggia Empoli, e stavolta il parziale decisivo è l'ultimo (19-7); crucifera una tripla di Lussignoli nel finale: 66-61. La 2005 bergamasca ha di nuovo 13 punti, Ianezic 14; di là Soglia 17, Parmesani 16, Gregori 12, solo 6 con 2/14 al tiro Peresson.
In G3 sembra continuare l'onda pro-Empoli (+9 all'intervallo) ma la freccia s'inverte nella ripresa con un 41-21 per Alpo, che taglia il traguardo a braccia alzate (71-60). Peresson 18 (quasi tutti nella seconda metà), Gregori 17, Parmesani 13+11 rimba, Soglia 9+11 rimba; Vente 17, Rylichova 12, Ianezic 10.


Playoff - tabellone 2

- Matelica-S.G. Valdarno 1-2 (0-2 sul campo). Serie che non si può definire banale nello svolgimento: due finali all'ultimo fiato e uno 0-20 per latitanza dell'ambulanza (rima). Matelica, che aveva sudato per liberarsi della Virtus Cagliari nel turno scorso, conferma di non essere giunta nella sua miglior condizione al momento topico, anche se ha perso due volte d'un'unghia. Con l'aiuto della sorte poteva passare il turno con una sola vittoria sul campo, ma non è successo. Valdarno ha saputo raddrizzare, dopo il cambio d'allenatore, una stagione che stava volgendo al basso. Significativo che prima perdeva quasi sempre le volate, mentre in questi playoff è 3-0 nei punto a punto. In questa serie ha dovuto fare a meno di Lazzaro ma ha raggiunto un notevole equilibrio di squadra.
In G1, a basso punteggio, decide a sorpresa Merisio, con la tripla-partita allo scadere (51-54) ma anche in precedenza: 20 punti con 6/12 da 3; Bernardi 11. Per le marchigiane, Bacchini e Pilakouta 12, Trzeciak 11.
In G3, archiviato l'imbarazzante "ambulanza-gate", si torna alla fiera battaglia. Comanda Valdarno sinché, da +6 a 2'30" e rotti dalla fine, si fa sorpassare con un 7-0 per Matelica. Che però sul +1 nell'ultimo minuto commette sfondo; Mosetti con un elegante arresto-e-tiro dalla media fa +1 Valdà; altra persa di Matè; ancora Mosetti mette un libero ma Gramaccioni allo scadere pareggia con un layup su penetrazione dal fondo (57-57). Nell'overtime si fa male Bernardi ma SGV resiste, trovando una "tabellata" di Mosetti da 6 metri per il +4, da cui Matelica non si riprende (64-69 dts). Gramaccioni 13, Bonvecchio 11, Bacchini 10; di là Mosetti 15, Ovner 12, Merisio 11, Celani 8+10 rimba.

- Costa-Livorno 2-0. Due partite piroclastiche, senza risparmio di fiato, grandi giocate. :o: Se avesse vinto due volte Livorno non avrebbe rubato nulla, ma in ambo i casi Costa è arrivata in fondo con più energie, pur avendo una rotazione ridotta dopo l'infortunio di Cibinetto nel turno scorso. Le labroniche invece hanno perso Sammartini dopo gara-2. Terza finale negli ultimi 4 anni per Costa, con 3 coaches diversi (e giocatrici in gran parte cambiate).
G1 è la più spettacolare delle due (e direi degli interi playoff sinora); meglio di così Livorno difficilmente poteva tirare (Botteghi soprattutto) eppure non basta, perché le lombarde strappano 30 rimbalzi offensivi, su una cinquantina di errori dal campo, il che significa averne corretti più della metà: vantaggio mica da poco. E' testa a testa bestiale (25-25, 44-45, 63-65 i primi 3 quarti), ogni volta che una prova a scappare l'altra la piglia; alla fine decide N'Guessan con un'accelerazione delle sue (89-87) a -15", poi Livorno sbaglia due volte sulla sirena. Teder 28, Moscarella 21+18 rimba (di cui 12 in attacco), Brossmann 12+10 rimba; di là Botteghi 27 (5/6 da 2 e 5/9 da 3), Miccio 17, Marangoni 16.
In G2 gran cornice di pubblico nello storico pàlas labronico (1500 ufficiali); nei primi due quarti comanda Costa, poi Livorno (che riesce stavolta a preggiare la lotta a rimbalzo) ricuce ed è testa a testa con sorpassi e controsorpassi sino a 2' dalla fine, quando da 74-74 le ospiti piazzano un 7-0 decisivo (74-81); energie esaurite per le tosche, che sbagliano anche da sotto e non prendono il ferro da fuori, sicché escono tra gli applausi ma nondimeno escono. Nikitinaite 20, Poggio 16, Botteghi 14; di là N'Guessan 20, Moscarella 18+13 rimba, Brossmann 13.