mercoledì 20 maggio 2026

A2 - riepilogo finali: Faenza e Costa, il trionfo delle giovani e del "freestyle basket"

Un terremoto, una rivoluzione. Copernico? Un dilettante. :woot: Trionfano nelle finali di A2 Faenza e Costa, due squadre che, all'indomani della vittoria, si trovava in buona parte sui banchi di scuola perché sta ancora frequentando le superiori. Il quintetto di Faenza è formato da tre '06 e due '08, con una 2003 (Ronchi) come elemento più anziano. Meno radicale Costa, la cui coppia straniera è del '97 (Brossmann) e 2000 (Teder), e fra le cinque di partenza ha anche N'Guessan ('03); ma per il resto, dopo l'infortunio di Cibinetto ('06), tutte le altre sono fra il 2007 e il 2009.

E va notato, né dall'una né dall'altra parte (eccettuata Moscarella che però è come una straniera in più) ci sono una Villa o una Zanardi, cioè talenti assoluti, né le nidiate d'oro di Geas e Reyer che ai loro tempi dominarono l'A2. Eppure sono riuscite a stendere le migliori veterane della categoria. Non solo battendole sul piano del risultato (che pure è l'essenziale), ma imponendo un gioco che le ha fatte sembrare automobili contro carrozze; chitarre elettriche contro chitarre classiche; cioè il nuovo che pensiona il vecchio. Persino inquietante, per certi versi: come se l'arte cestistica costruita in anni di lavoro servisse a poco di fronte a un manipolo di giovani che corrono, tirano, ti braccano e ti saltano in testa. Ma di sicuro è uno spettacolo. Si è vinto segnando 95 e 88 punti in gara-3.
Chissà, forse è il ballo di un solo anno e dal prossimo torneranno al potere i vecchi e rassicuranti squadroni di nomi navigati con un 55-50 in gara-3 e azioni macinate fino allo spirare dei 24 secondi; ma questi playoff 2026 sono stati un inno ai ritmi forsennati, alle triple a martello e ad altre improvvisazioni che nel basket canonico sarebbero eretiche, nel segno della libertà di sbagliare a patto di saper osare-_- Ché casomai, dai rispettivi coach, il cazziatone arrivava per non averci provato, non per aver, magari, sparato da 8 metri dopo 3 secondi dell'azione. Solo così era possibile renderle capaci di imprese che probabilmente non sognavano nemmeno.

- I due coach, appunto: uniti dall'impronta comune del laboratorio-Costa, giacché il Seletti Pitagorico guidò le masnaghesi in stagioni di A1 oltre ogni attesa, col coraggio di mandare in campo le ragazzine e tenere in panchina le straniere; mentre l'italo-argentino Bereziartua, che dalla palla a due iniziale alla sirena finale consuma le corde vocali proprie e i timpani altrui con urla senza tregua :blink: , è la guida attuale delle masnaghesi, colui che ha vinto là dove i suoi due predecessori, Andreoli e lo stesso Seletti, si erano fermati (nel '23 e '25), cioè le finali l'A1.
Altro elemento che accomuna le due trionfanti è l'aver lasciato di recente la massima serie per scelta e non per bocciatura sul campo; adesso hanno diritto a tornare di sopra; e se da Costa arrivano segnali che non rinunceranno a farlo, in terra di Romagna la situazione pare più complicata. Ma qui vogliamo limitarci al riassunto degli eventi, consapevoli che oggigiorno le categorie d'appartenenza si decidono spesso più d'estate che in primavera.

Finale tabellone 1
Alpo-Faenza 1-2

G1 si rivelerà del tutto ingannevole sull'esito della serie. La domina Alpo con una progressione nei primi 3 quarti (62-43 al 30') dopo la quale è tutto liscio fino in fondo (73-59). Le veronesi, con la loro esperienza di finali, giocano con grande autorità; Peresson (sia pur con 4/16), Soglia (mvp con anche 16 rimbalzi) e Rosignoli chiudono a 15 punti cadauna; di là il talento cristallino di Onnela (24) non può bastare, giacché le compagne totalizzano un 12/50 dal campo.

In G2 cambia il vento. Faenza sembra, in pochi giorni, aver fatto un corso accelerato di finali, perché regge con una presenza mentale clamorosa una battaglia punto-a-punto, estenuante, in cui non aveva margine di errore, contro una squadra che partite del genere ne mangia a colazione, pranzo e cena. Ci sono alternanze al comando ma Faenza riesce a chiudere avanti tutti i quarti; il secondo con una tripla di Brzonova sulla sirena che gasa l'ambiente e fa capire che si può davvero fare. Cosa che infatti poi avviene; Alpo sciupa la sua grande occasione quando, dopo aver sorpassato a metà ultimo quarto (66-67) con una tripla di Peresson, non riesce a cavalcare il momento; Faenza reagisce con un eclatante 10-2 e chiude 78-73 in tripudio davanti alla sua plebe, anche se forse sembra solo l'ultimo miracolo prima di una logica conclusione pro-Alpo. Onnela fa ancora il suo (21) ma stavolta non è sola (Ronchi 14, Zanetti 13). Per Alpo, Peresson 25+13 rimba, Parmesani 19.

In G3, dinnanzi a 800 spettatori, Faenza scolpisce (o dipinge, o compone, a seconda dell'arte che si preferisce) il suo capolavoro. Andamento a strappi: +8 ospite al 10', +4 veronese al 20' con Parmesani micidiale nelle sue incursioni. Poi il parziale-chiave, un clamoroso 20-30 nel 3° quarto (Zanetti e Cosaro vedono la madonna e tutti i santi), dopo il quale Faenza non si fa più raggiungere. Anzi, all'inizio dell'ultimo scappa via sul +10 (59-69). Poi anche +11 (63-74) su un taglio di Ronchi (che qualità le esecuzioni romagnole!). Dopo che Soglia aveva tenuto a galla le sue nel momento peggiore, Rainis le riporta a contatto (71-76). Peresson, dopo un litigio inaudito coi ferri (sbaglia 15 dei suoi primi 16 tiri), si sblocca per il meno 4 ma Guzzoni imbuca una tripla pesantissima e da lì Alpo non si riprende più. Gregori le dà un'ultima speranza con una tripla (84-87 a -14") ma Ronchi mette un libero e Peresson pesta la linea di fondo. Finisce 84-88, è una delle imprese più clamorose nella storia dell'A2. Zanetti finisce con 19+16 rimba, Cosaro con 17, Onnela 16, Brzonova 14 e Ronchi 13: una sinfonia d'orchestra.
Ad Alpo non basta la mostruosa cifra di 90 tentativi dal campo grazie ai 18 rimbalzi offensivi e alle sole 7 perse contro 19; non bastano 23 di Parmesani, 19 di Soglia, 14 di Rainis, 13 di Gregori. Rimane, beffardamente, alle veronesi, la... differenza-canestri nella serie, che ovviamente non vale neanche come consolazione, anzi casomai è un dito nella piaga perché indica una potenziale supremazia che è stata sprecata proprio nelle situazioni in teoria più favorevoli, cioè il punto-a-punto contro una squadra di ragazzine. Seconda finale persa in stagione dopo quella con Matelica in Coppa Italia; e seconda gara-3 persa consecutivamente dalla pur grande Peresson.


Finale tabellone 2
Costa-Valdarno 2-1

G1 è il trionfo del basket estremo di Costa. La partita viene aggredita e squartata sul nascere da una tromba d'aria; i primi 3 possessi delle padrone di casa sono un assist dalla contesa vinta e due contropiedi. Il segnale è "noi oggi facciamo 40 minuti così, vediamo se reggete". E Valdarno non ha retto. In un quarto e mezzo ha accumulato 24 punti di passivo (44-20) che erano irrecuperabili in una giornata in cui Costa era straripante, anche a rimbalzo offensivo dove rimediava a più di metà degli errori, mentre le toscane tiravano malissimo da 3 e avevano una Bernardi sotto il suo standard, forse anche logicamente tesa nel giocare una partita di quella importanza sul campo dove era di casa.
All'inizio dell'ultimo quarto si è toccato il massimo fossato (+31), poi è finita 95-72 solo perché Costa ha finito con un quintetto "all babies". Pazzesco tutto il poker d'assi delle brianzole di collina: Moscarella 23+17 rimba, Brossmann 18+14, N'Guessan 15, Teder 13+14 assist; di squadra 13/39 da 3 con 24 rimbalzi offensivi. Per Valdarno, 14 di De Cassan, 12 di una concreta Diakhoumpa e di Mosetti, poco dalle altre.

G2 è schizofrenica nell'andamento. L'inizio sembra la diretta continuazione di G1: Costa spadroneggia, dopo 6'30" è addirittura a +17 (8-25), sembra già con lo champagne in mano. E forse stacca la spina troppo presto. Fatto sta che Valdarno trova le chiavi per ribaltare tutto. Smette di subire a rimbalzo, non fa più correre Costa, la buca con un bilanciamento ideale fra incursioni e triple. Già all'intervallo è avvenuto il sorpasso (44-41), poi Valdarno dilaga fino a +20 (78-58) con un clamoroso break di 70-33 dal massimo svantaggio. :ph34r: Finisce 87-73.
Matadora Bernardi con 28 punti (inizialmente attribuiti 30, poi è stato corretto, ma cambia poco), Ovner 14, Ngamene 12 e proprio quest'ultima, oltre ovviamente a Bernardi, è un fattore di svolta con la sua fisicità che non si era vista in G1 ma stavolta riequilibra il duello. Per Costa, Moscarella 18+11 rimba, N'Guessan 17, Brossmann 11+16 rimba.

E quindi cosa aspettarsi nella decisiva G3, dopo un dominio di Costa e uno di Valdarno? Nei primi due quarti, nello stracolmo catino masnaghese (al cospetto delle gemelle Villa, di Pallas Kunaiyi, di "Big O" Osazuwa e altri personaggi illustri), c'è finalmente equilibrio; Costa prova una fuga a +11 ma Valdarno esegue molto bene a difesa schierata e quando riesce anche a colpire in velocità con Bernardi, mette la freccia, mentre le padrone di casa s'aggrappano all'iradiddio Moscarella e alla solita solida Brossmann ma per il resto sembrano faticare.
Sul +3 ospite, però, inizia quella che sarà la chiave di volta della gara, ovvero la grandinata di triple di Costa, che ne mette 3 nel finale del 2° quarto, di cui quella sulla sirena della '08 Sanogo s'inerpica sul ferro ed entra, segnale degli dèi del basket (45-42).
E' un anticipo del colpo del k.o. sferrato dalle masnaghesi a inizio ripresa, con un bombardamento al napalm: 7 triple nel solo 3° quarto, di cui 4 di Teder. Mentre Valdarno mostra segnali di energie in esaurimento con qualche passaggio alle ortiche (saranno ben 31 perse alla fine, anche se Costa non fa molto meglio con 25) e qualche mattonazzo dalla lunga.
La partita si spacca irrimediabilmente, 78-62 a fine 3° quarto (ritmo da oltre 100 punti per le casalinghe), poi 83-62 in avvio dell'ultimo, con Moscarella che continua a imperversare e la '08 Olandi che si scatena pure lei dall'arco. Valdarno è generosa nel ritrovare energie per una disperata rimonta, aiutata dalla comprensibile tensione di Costa per il traguardo vicino (palle perse e liberi sul ferro), ma non va oltre un meno 7 a 1' dalla fine. Poi Costa riallunga, chiude 95-81 dopo un interminabile codazzo di falli sistematici che porta la durata della partita a 2 ore tonde :blink: , e festeggia dinnanzi alla sua folla come nel 2019.
Moscarella mostruosa con 29 punti+12 rimba, 37 di valutazione; :woot: ci ha ricordato la leggendaria Yadi Rios, altra latinoamericana, in G3 del 2008 tra Geas e Crema. Brossmann 18+10 rimba, Teder 16, N'Guessan e Olandi 13. Micidiale 15/32 da 3 per Costa. Per Valdarno, Bernardi 20+6 assist, De Cassan ancora brava con 18, Ngamene 14, il resto però latita, soprattutto Ovner che fa solo 8 punti, bottino scarno in confronto al fatturato delle straniere avverse.

P.S.: a proposito di straniere, una chiosa finale: abbiamo celebrato lo "young power", giustamente, ma va anche detto che i trionfi di Faenza e Costa sono stati aiutati dall'azzeccata scelta delle straniere e dall'assenza, o carenza, delle medesime sul fronte avversario: a ben guardare, Faenza ha giocato la finale con 2 straniere (seppur giovani) contro zero; Costa con 3 contro una sola che ha pure sottoperformato. Morale? Anche le rivoluzioni copernicane hanno bisogno di un terreno fertile.

P.P.S.: una doverosa aggiunta sulla valle di lacrime che straziava i cuori nei due dopopartita di gara-3. ;_; A Costa piangevano Celani e Bernardi, probabilmente anche altre. Ad Alpo nell'intervista effettuata da Marco "PhotoMan" Brioschi per "Passo e tiro" c'era una Rosignoli che pareva aver ispirato il famoso verso di Dante "parlar e lagrimar vedrai insieme", giacché tra i singhiozzi diceva quanto le dispiacesse la doppia finale persa e quanto amasse questo gruppo di compagne. Morale? Se sulle società sconfitte hai sempre il dubbio che non siano affrante di non poter salire in A1, sulle giocatrici puoi essere sicuro che ci tenessero sino al midollo.

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