martedì 31 marzo 2026

Riepilogo quarti A1: Roseto & Derthona il nuovo che avanza; Campo & Geas le deluse

Niente "belle": il primo turno si esaurisce col minimo sindacale di partite (8). Accanto alle scontate Schio e Venezia abbiamo due semifinaliste nuove: una al suo secondo anno di A1, l'altra addirittura neopromossa. Segnale di vitalità per un campionato che tende ad essere molto conservatore nelle sue gerarchie. Ma anche la conferma di una sensazione che s'aveva sin dalla scorsa estate: e cioè che non ci fosse una vera alternativa alle spalle delle due corazzate, in quanto Campobasso, S. Martino e Geas avevano fatto "campagna indebolimento" o quantomeno non si fossero rinforzate.

- Schio-Broni. Due partite in quasi-fotocopia. Broni resiste più del preventivato in ambo i casi, approfittando anche di qualche acciacco delle pluri-titolate (fuori André e Verona in G1, Shepard e Sottana in G2) e del fatto che cambiare allenatore tra la "regular" e i playoff richiede un tempo di adattamento anche se Dikaioulakos non è nuovo ma riciclato di lusso. Però poi comunque Schio gliene dà 20 in casa e 19 in trasferta (Conde 16 in G1, Laksa 18 in G2). Zandalasini per la prima volta da avversaria nella sua Broni in un playoff di A1.
La squadra di Diamanti va in vacanza sapendo di aver fatto il suo, anche se vedendo quello che ha combinato l'altra neopromossa Roseto arrivando sesta (dopo che Broni le era stata davanti in classifica a lungo) e beccando quindi una battibile Campobasso, qualche rimpianto seppur piccolo può starci.

- Venezia-S. Martino. Qui ci si aspettava più equilibrio. Non necessariamente una vittoria per le Lupe, ma almeno dar fastidio fino in fondo in una delle due partite. Invece G1 non esiste fin dall'inizio, 35-14 all'intervallo, +29 alla fine, una mattanza. La Reyer una macchina con 10 giocatrici fra i 4 e i 16 punti (Mavunga la top scorer). D'Alie mai così abbacchiata in sala stampa.
In G2 cambia la musica ma solo per metà gara (+2 Venezia). Poi la Reyer cambia marcia e va (Charles 18).
E se fossero le Mazzoniane le favorite, adesso, per lo scudo? Se ne parla, ma secondo me non lo sono ancora. Schio olierà i meccanismi con Dikaioulà, la Reyer spenderà molto nella Final Six, e soprattutto il fattore-campo in finale è per il Famila (per quanto in Eurolega la Reyer l'abbia espugnato). Certo a livello psicologico l'esito della serie europea ha spostato la bilancia. Ma è inutile mettere i buoi davanti al carro, vediamo prima le semifinali.
Nota a margine: non molti spunti da M. Villa in questa serie: 5 punti in 20' in G1, 0 in 8' in G2. Quante altre opportunità ha per riguadagnarsi una maglia azzurra in vista del Mondiale, a meno che Capobianco consideri il potenziale e non il rendimento effettivo?

- Campobasso-Roseto. Clamoroso. C'è una logica perché le molisane sono arrivate con le gomme sgonfie mentre le abruzzesi in gas (curiosamente entrambe erano prive della regista, Trimboli e Moroni); ma non è passato molto da quando Campo contendeva a Venezia il 2° posto mentre Rose era in bilico tra playoff e playout. Uno che avesse preconizzato la Magnolia a casa subito e le Panthers in semifinale-scudo da matricole sarebbe stato spernacchiato. E invece.
C'è una statistica bestiale: Roseto è in serie aperta di 8 partite di playoff, ovvero 4 serie intere senza sconfitte (le 3 di A2 dello scorso anno e ora questa); sempre vincendo G1 in trasferta e chiudendo in casa. In comune fra le due annate c'è una base di italiane dal talento forse non eccelso ma dal carattere strepitoso; a queste hanno aggiunto 4 straniere scelte bene, immaginiamo senza svenarsi.
E' sorprendente peraltro come, in ambo le partite, la squadra meno esperta abbia infilzato in volata la più avvezza a queste battaglie. In G1 pareggia Madera con una tripla (bis di quella con Battipaglia nell'ultima di "regular") ma Gianella Espedale, con una freddezza (o incoscienza?) da lasciar basiti, dopo esser già stata protagonista di giornata con 3 triple (15 punti, top scorer), uccella Morrison con un arresto-e-tiro dalla media sulla sirena.
In G2 ti attendi una Campobasso ferita ma feroce, che azzanna la partita e rimette al suo posto la matricola. Macché. Le molisane giocano un primo tempo comatoso, Roseto fa il suo con molta concretezza, e all'intervallo è shock sul 31-12.
Nella ripresa, la Magnolia, che non poteva fare peggio di così, dà segnali di vita con Gray ma Roseto la ricaccia a meno 16 al 30'.
Finalmente nell'ultimo quarto, mentre le Panthers sembrano pagare la pressione combinando pastrocchi, Campo gioca da par suo e si arriva in volata. Dove piacevolmente sono protagoniste tre giovani, ovvero Lucantoni e Caloro (detta "Venere Callipigia", ovvero Bellechiappe, dal telecronista locale Maggitti) da una parte, Giacchetti dall'altra. Campobasso ha la tripla del sorpasso con Makurat ma la sbaglia; poi perde un pallone sanguinoso con Morrison; Verlasevic (top scorer con 16 davanti a Caloro con 15, mentre Ustby fa 11+16 rimba) chiude con un 3/4 ai liberi. Sorprende in negativo Madera, 0 punti con 0/5 in 30 minuti. Festa sfrenata al PalaMaggetti. Speranze con Venezia? Poche. Ma di miracolo in miracolo, chissà...

- Derthona-Geas. Anche in questa serie, come in Schio-Broni e in Campo-Roseto, due punteggi in quasi-fotocopia. Con scarti in singola cifra, apparentemente a confermare l'equilibrio che ci si attendeva dalla serie fra la quarta e la quinta. In realtà le piemontesi hanno condotto per quasi tutti gli 80 minuti. Il Geas ha saputo ricucire tante volte, in ambo le gare, con prestazioni individuali di spicco (Scott e Conti in G1, Moore in G2) ma non ha mai messo l'impronta, dato l'impressione di prendere il sopravvento. Non da poco l'assenza di Attura fra le sestesi (sfortunata nel farsi male nell'amichevole di preparazione con Brixia); per Derthona mancava ancora Melchiori ma la profondità era come sempre chilometrica (rotazione da 10). Il che forse a volte le costa qualche alto e basso (perché ruotare a raffica toglie ritmo, qualcuna che entra non è "sul pezzo" come chi esce) ma garantisce di poter tenere alta l'intensità sui 40 minuti. Su questo aspetto può dare fastidio a Schio; le servirà di più sul piano della qualità pura.
In G1 le risolutrici sono l'ex di turno Penna (18 punti), Kunaiyi (14+14 rimba) e l'onnifaciente Fondren (11+8+4 assist).
In G2, dopo che il pazzesco 3° quarto di Moore (19 punti di fila senza errori) riporta in partita il Geas da -16 a -5, è di nuovo Fondren con la sua scaltrezza a fare giocate decisive: prende antisportivo da Scott, scippa rimbalzi offensivi d'oro, serve un assist a Kunaiyi per il canestro più topico. Le due chiudono con 16+11 (Pallas) e 14+11+8 assist (Cornelia).
Nota positiva per il Geas è il pubblico: 810 spettatori ufficiali, ben più di G2 dello scorso anno con Campobasso. Sul piano agonistico però non ci sono passi avanti: per il terzo anno di fila Sesto esce ai quarti. La striscia aperta è di 6 sconfitte consecutive nei playoff: la prima fu quella in G2 del 2024 con Campobasso per mano della famosa tripla allo scadere di Kacerik. La quale stavolta era in maglia sestese ma ha chiuso con 1/9 da 3. Parafrasando Leopardi: "oh Martina, perché non rendi poi quel che togliesti allor?"

- Nota finale. Fermo restando che Campobasso in stagione ha fatto meglio del Geas (terza contro quinta), in comune fra le due c'è un problema di fondo: si sono stabilizzate nella metà alta del campionato ma non riescono a fare quel difficilissimo passo in più verso l'eccellenza assoluta, cioè hanno esaurito quella fase di "freccia verso l'alto" che ora stanno gioiosamente vivendo Derthona e Roseto. Devono investire tanto per mantenere il livello attuale, che però non basta a competere per i trofei, al massimo per piazzamenti onorevoli. Un anno azzecchi meglio le giocatrici e arrivi in semifinale; altre volte meno, come stavolta, e ti fermi ai quarti.

sabato 28 marzo 2026

A2: Bernardi (40) toglie il primato alla "sua" Costa

Pazzesca prestazione di Ilaria Bernardi contro la sua "alma mater" Costa: 40 punti, 15/21 dal campo. Valdarno vince 95-74 e quindi il Sanga Milano sigilla il primato finale nella "regular" del girone A senza bisogno di aspettare la propria partita, che comunque vince contro Giussano.

Da notare che Costa nei due scontri diretti col Sanga ha fatto 2-0 con +40, ma le milanesi sono state praticamente perfette nel resto del campionato, mentre le lecco-brianzole hanno avuto qualche inciampo.

venerdì 20 marzo 2026

Un dubbio sul futuro della Nazionale

Il problema è come rinnovare il gruppo senza peggiorarlo nell'immediato, ma anche senza confermarlo in blocco a prescindere da tutto. Al momento però non mi preoccupa tanto questo, quanto il fatto che l'annata 2002, che era brillante a livello giovanile, sembra un esercito in rotta, attualmente. O comunque in ribasso rispetto alle grandi aspettative che aveva suscitato. Perché okkio, abbiamo vinto tante medaglie giovanili negli ultimi 18 anni, come ben sappiamo, ma nessuna nostra annata aveva dominato l'Europa per due anni di fila come le 2002.

PreMondiale (codazzo finale): classe Clark, montagna Zhang e le altre novità

Prima di rituffarci a piombo nelle riffe di casa nostra, mi rimaneva qualche appunto sul PreMondiale da sversare sia pur disordinatamente, sulle nuove (o seminuove) individualità in evidenza nei quattro gironi della maxi-kermesse.


- Detto che le ormai veterane del Belgio hanno dettato legge come al solito (Allemand mvp del girone cinese), che la quasi 38enne Whitcomb dell'Australia è stata l'mvp del girone turco, le "under 25" si stanno ormai prendendo la scena.
L'ex scledense Salaun (2001) è stata l'mvp del girone francese, e l'abbondante serbatoio transalpino ha esibito in quest'occasione varie giovani come Lacan (2004) e la strabordante 2005 Malonga (due sole partite giocate, ma abbastanza per lasciare il segno, con tanto di schiacciata contro le Filippine), senza dimenticare che mancava l'elettrizzante Carla Leite (2004), l'alter ego francese di Matilde Villa.
La Spagna, pur meno stellare del passato, sta lanciando un ricambio generazionale con le 2006 Martin e Fam e la 2004 Buenavida oltre alla già consolidata Carrera (2001), tutte quante con ruoli significativi.
La Germania ha avuto in quintetto ideale la 2004 Buehner (che ricordiamo battagliare con le nostre azzurre di Villa-Zanardi & C. nella finale 3° posto dell'Europeo U20 di due anni fa).
La Cechia ha sfornato la lunga Cechova (1.95 del 2004) che con 14 punti e 7 rimbalzi circa di media è entrata in quintetto ideale nel girone cinese.
Ma anche nelle compagini extraeuropee sono apparse gemme nuove. Nel Mali ha impressionato l'ala del 2004 Haidara, che ha avuto 16 punti e 7 rimbalzi di media facendo un mazzo così alla Cechia. Nelle Filippine (oltre al folletto Berberabe, 1.63 di funambolismo anche se ha già 26 anni) si è fatta più che apprezzare l'ala Dela Rosa, 1.83 (che per loro è come 2 metri da noi), atletica, combattente. La Colombia ha fatto scoprire agli altri (non a noi, che la conoscevamo già bene) la 2007 Moscarella.

- Ma non voglio fare un elenco della spesa, bensì soffermarmi sui due talenti più mostruosi della nuova generazione, ovviamente già noti ma per la prima volta all'opera su un palcoscenico mondiale senior.
Caitlin Clark è stata eletta "mvp" del nostro girone. Non ha messo insieme cifre eclatanti perché la squadra non aveva bisogno di eroismi. Ma c'è un equivoco di fondo su di lei: ha guadagnato la fama mondiale soprattutto con le sue triple siderali, da "Steph Curry femminile" come veniva definita all'inizio. In realtà, come sa chi l'ha guardata giocare al college e in Wnba, lei è molto di più, è un computer umano che fa sempre la scelta giusta. Può essere in giornata più o meno brillante al tiro, ma ogni sua conclusione è sempre sensata nel tessuto del gioco; non ha un fisico esplosivo ma quando va in entrata raramente la fermi; soprattutto, passa la palla divinamente. Due sue compagne di reparto come Plum e Bueckers sanno anche loro passare bene, ma la loro prima idea è tirare. Clark no, lei prima cerca le compagne, poi casomai tira. Altro che i tiri pazzi da 9 metri, la sua è scienza cestistica. Il tutto a 24 anni e dopo una sola stagione e mezza da professionista (la seconda è stata azzoppata dagli infortuni).

- Zhang Ziyu, la montagna umana di 2.26 (o giù di lì; l'altezza varia a seconda delle fonti, ammesso che a 19 anni abbia smesso di crescere) che fa sembrare bonsai le compagne Xu Han (2.11 anche se magra come un chiodo) e Li Yueru (due metri tondi), ha chiuso con medie di 11 punti e 4.8 rimbalzi. Niente di che, in apparenza. Sì, ma in 11 minuti di impiego. Con un top di 20 punti e 11 rimbalzi in 19' nella partita di maggiore spessore, quella contro il Belgio, in cui né la divina Meesseman né la possente Linskens potevano fare alcunché per fermarla. Non s'è mai visto qualcosa di simile sui campi da basket nell'era moderna; forse l'unico paragone è Uliana Semionova ma non sono abbastanza anziano da averla vista all'opera. Ma ai suoi tempi era normale un gioco lento, di posizione, in cui si cercava il pivot sotto canestro.
Zhang Ziyu invece è in controtendenza col basket moderno, in cui le lunghe corrono quasi come le piccole, tirano da fuori, non difendono ferme in area ma escono in aiuto sul perimetro eccetera. Con la ciclopica cinese, invece, si gioca su un quarto di campo, con lei che prende posizione in post basso, due o tre difensore addosso che s'arrabattano invano per spostarla, e la compagna che le serve un lob a quote dove solo lei può arrivare; una volta arpionata la sfera, può solo sbagliare Zhang, ché le difensore le fanno solo il solletico; qualche volta appunto si mangia l'appoggio, molto più spesso realizza (68% da 2 in questo Premondiale). Il tutto senza eseguire l'ombra di un salto. Sembra una di quelle partite di minibasket in cui c'è l'ipersviluppato che magari è già 1.80 a 9 anni e allora, per vincere facile, i compagni gli passano la palla a mezzo metro dal canestro (quello ad altezza ribassata), lui alza il braccio e appoggia dentro. Ma vederlo al massimo livello mondiale fa impressione. :woot:
Le incognite sono: a) Zhang Ziyu può giocare più di quei pochi minuti a partita, vuoi per motivi fisici suoi, vuoi perché è fin troppo condizionante per la squadra? b) Con lei si vince o si perde? Well, diciamo che è meglio averla che non averla (lapalissiano), e il +9 di plus/minus contro il Belgio (partita persa di 15 dalla Cina) è un segnale a suo favore; ma come già notammo fin da quando l'Australia la battè nel campionato Asiatico U18 del 2024, ha un tallone d'Achille nella staticità difensiva. E' chiaro che la sua presenza intimidisce, ma la reattività è scarsa; stoppa poco o nulla; se una lunga dinamica contro di lei la attacca partendo da fuori area non riesce a seguirla.

- A fronte di questo ben di dio altrui in rampa di decollo, noi eravamo sprovvisti di giovani vere e proprie (essendo le 2000 Madera e Pasa le meno anziane). Certo, solo la sfiga ci ha impedito di portare M. Villa; arriveranno presto (si spera) E. Villa, Zanardi, Osazuwa e altre a seguire, però occhio: c'è chi si è portato più avanti nel lanciare il suo futuro.

giovedì 19 marzo 2026

PreMondiale (5^ g.): Italia-Senegal ma soprattutto bilancio Italia & gli altri gironi

- Nelle stesse ore in cui la nostra Nazionale suonava come un tamburo il Senegal nell'ultima e ininfluente (per noi) partita del PreMondiale, il medesimo paese di cui è capitale Dakar veniva privato a tavolino della vittoria in Coppa d'Africa di calcio, per aver temporaneamente abbandonato il campo nella finale contro il Marocco, disputata due mesi fa. :moderatore:
Ok, ma che c'entra col basket? Niente, ma il Senegal avrebbe dovuto, casomai, restituire il biglietto per Berlino nel caso in cui la sorte glielo avesse generosamente regalato (sotto forma di una vittoria della Nuova Zelanda su Portorico), a fronte dello straccio d'un solo successo sulle neozelandesi, di una sconfitta di misura con le caraibiche (nella gara probabilmente più inguardabile fra le 60 disputate in questa kermesse globale) e per il resto solo batoste.
Meno male che poi il Portorico ha vinto, davanti a un pubblico discreto (3700), e quindi la sedicesima e ultima qualificata è una squadra che lo standard minimo di qualità lo raggiunge, sebbene sia apparso stranamente svaporato in questa settimana.
Gli USA hanno battuto, non distrutto (84-70), la Spagna ma la partita era ormai svuotata di significato.

- Negli altri gironi, ci sono state due classifiche avulse che hanno punito il Brasile, nel girone cinese; e il Canada, clamoroso, in quello turco.
Le ex suddite di Bolsonaro non riescono a battere le padrone di casa (8500 spettatori) e mancano l'ennesimo traguardo sul più bello, nonostante abbiano una centrona di livello Wnba come Cardoso; sempre più lontani i fasti dell'oro mondiale '94 e argento olimpico '96.
Foglie d'acero al macero per colpa della Turchia di Mazzon che, già qualificata, non fa granché per battere l'Ungheria di una maiuscola Juhasz, la quale quindi passa salendo a 3 vinte-2 perse, mentre l'avulsa a 2-3 fra Turchia, Canada e Giappone beffa le canadesi, le quali non riescono a far l'impresa con la già qualificata, ma molto seria, Australia, e pagano le 3 sconfitte con scarti fra i 2 e i 6 punti, a fronte di due inutili mattanze a favore con magiare e argentine. Festeggia invece il Giappone, maciullando l'Argentina: le nipponiche erano 0-3, quasi spacciate, invece hanno salvato la ghirba anche se non sembrano più quelle di Tokyo '21.
Da notare che se nella giornata precedente l'Ungheria non avesse vinto al supplementare con l'Argentina, si sarebbe potuto finire con 5 squadre a 2 vinte-3 perse, tanto era bestiale l'equilibrio (verso l'alto) in questo girone. Sarebbe stato interessante vedere l'Italia all'opera in questo gruppo infernale, ma non ci dispiace averlo evitato.
Era già tutto deciso nel gruppo francese, con la Corea e la Nigeria (più che discrete) a qualificarsi dietro le dominanti padrone di casa; da segnalare nell'ultimo turno la soddisfazione delle Filippine sulla Colombia e, in precedenza, la sfida tra due elementi di Costa, Moscarella e Brossmann, in Colombia-Germania.
Ci siamo comunque goduti un vero e proprio "mini-Mondiale", anzi persino più grosso di quello vero, visto che c'erano tutte le squadre migliori e 8 totali in più rispetto a quelle che saranno a Berlino.

- Due note. 1) Si ricorderà che quando l'Italia rinunciò al Pre-PreMondiale dell'estate '24, ci fu del malumore. Well, alla fine ha avuto ragione sia chi l'ha fatto (Ungheria e Cechia) sia chi quella volta stette a casa (noi).
2) Nella geopolitica del basket femminile, torna in auge l'Europa (che era parsa appannata verso fine decennio scorso), che qualifica tutte le sue esponenti; disastro delle Americhe a parte Portorico (che comunque ha fatto abbastanza pietà) e ovviamente Usa; in linea con le attese Asia e Africa.

- Sul nostro 85-35 sul Senegal nulla da dire, se non che la serietà delle nostre merita un plauso, perché con l'obiettivo appena raggiunto, la vittoria di prestigio sulla Spagna in saccoccia, i playoff italiani ormai dietro l'angolo, sarebbe stato comprensibile giocare in ciabatte, con l'unico obiettivo di non farsi male (visto che strada facendo si erano già acciaccate Pan e Verona) e non spendere energie inutili. Invece le nostre hanno onorato l'impegno. :b:

- Torniamo a casa con l'obiettivo centrato e con la confortante consapevolezza che le radiose giornate di giugno '25 non furono fuoco di paglia, un orologio rotto che per una volta segna l'ora giusta, ma un salto di qualità vero.
Abbiamo la fortuna/il merito di aver prodotto un buon numero di giocatrici di livello internazionale in un breve lasso di annate (tra il '96 e il 2000), il che ci consente di averle adesso tutte insieme nella piena maturità, ben assortite nei ruoli e ben gestite dal c.t., che le fa remare tutte nella stessa direzione. Grazie, buon Dio, che hai ascoltato le nostre preghiere anche se c'hai messo una ventina d'anni di troppo. :amen:

- Ma come migliorare ulteriormente in vista del Mundiàl berlinese? Al momento credo che il nostro valore attuale sia (se va bene) da quarti di finale, non di più, a meno di un corridoio favorevole nel tabellone. Le prime quattro papabili sembrano le stesse di Parigi '24: Usa, Francia, Australia e Belgio. Che non a caso sono le quattro che hanno fatto 5-0 nel proprio girone.
Non che saremmo delusi da un posto fra le prime 8 (anzi), ma questa generazione di giocatrici è al suo picco: non è scontato che poi avremo altre occasioni. Non possiamo accontentarci di dire "già bello esserci", dobbiamo tentare il colpo della vita.
L'unica assente attuale che potrebbe alzare il tasso tecnico è, ovviamente, Matilde Villa, al posto di Kacerik. Ma non sarà automatico riuscire a inserirla in modo che aggiunga valore senza togliere spazio a nessuna di quelle che hanno dimostrato di funzionare bene.
Per il resto nessun cambio ha ragion d'essere, al momento. E non l'avrà neanche dopo, visto che mancano solo i playoff a chiudere questa stagione e poi non ci sarà più nulla d'ufficiale prima dei Mondiali, quindi le gerarchie rimarranno quelle. A meno che, per dire, una Nasti Conte trascini Derthona a vincere lo scudo segnandone 30 a partita, ma sembra improbabile. Il profilo tecnico ideale, perché ci manca, sarebbe una... sommatoria tra Pasa e Spreafico, ovvero una guardia/ala al tempo stesso fisicata, con tiro da 3 e penetrazione. Ma è il libro dei sogni.

- Cecilia Zandalasini eletta nel quintetto ideale del girone portoricano. Non ha giocato il miglior basket della sua carriera (il tiro da 3 non le entrava), però con quanta autorità ha preso in mano la situazione negli unici due momenti in cui era necessario farlo, cioè contro la Nuova Zelanda quando ci avevano rimontato, e contro la Spagna (con tanto di iconica tripla del "game, set & match"). E' la seconda volta di fila, dopo l'Europeo, in cui l'azzurro sembra rigenerarla dopo una fase opaca con il club; non sarà un caso.

- Chiudiamo il discorso-Italia con un dettaglio non da poco. Ovviamente non si può dire che il Paese intero abbia trepidato per le vicende delle nostre alfiere; tuttavia una certa risonanza si è avuta, anche grazie alla visibilità in chiaro di 5 partite su 5 (anche se quella con gli USA è andata in differita, ma tant'è, ci hanno legnato, non sarebbe stato 'sto gran spot).
Il paradosso è che attualmente il nostro basket femminile di alto livello ha più platea televisiva del maschile: l'Eurolega donne va in chiaro, quella uomini solo sulle pay; le qualificazioni mondiali idem. Questo risolve tutti i problemi del movimento? No, ma almeno, insieme ai risultati delle azzurre, aiuta ad allentare quella cappa depressiva che era calata (di nuovo) dopo l'addio della Virtus Bologna. Alla fine non è necessaria la luna (ovvero che masse d'italiani si convertano al basket femminile): basterebbe che la metà, non dico tutti, di chi segue il maschile si accorgesse che la versione-donne del proprio sport merita rispetto ed è in grado di appassionare. In parte, forse piccola parte, ci stiamo riuscendo.

mercoledì 18 marzo 2026

Cinzia Zanotti su FB commenta la qualificazione azzurra

Cinzia Zanotti ha commentato così la qualificazione azzurra in un post su Facebook che ha raggiunto quasi 200 "like" in poche ore:

L’orgoglio che abbiamo provato guardando le gare delle Azzurre a Porto Rico, nella qualificazione al Mondiale raggiunta dopo 32 anni, fa eco e cassa di risonanza a quello che da Bologna ad Atene ci aveva accompagnato in una estate Azzurra coloratasi di Bronzo. Anche in questo caso, a 30 anni di distanza dall’ultimo metallo messo al collo. Orgoglio per cosa la nostra nazionale ha fatto, certo, tornando a sedersi al tavolo delle grandi d’Europa, ma forse - soprattutto - per come lo ha fatto. Fatica senza paura di farla, voglia di vincere senza tensione a paralizzarci. Consapevolezza, finalmente!, dei nostri mezzi, che così limitati non sono. Anzi. Orgoglio perché “l’Italia”, questa bella, bellissima “Italia” è di tutti noi, che lavoriamo - ogni giorno tutti i giorni - nel settore. È di chi allena e di chi ha allenato queste ragazze. È di chi non ha avuto la fortuna di averle allenate, ma ogni giorno lavora per migliorare bambine e giovani donne che cullano un sogno, quello di arrivare, un domani, là dove Cecilia e compagne ci hanno fatto vedere che l’Azzurro può stare. Quella guidata da coach Capobianco è una nazionale che emoziona, che ci dà energie e motivazioni per fare il nostro lavoro sempre meglio e al meglio. Che ci insegna che non bisogna mai arrendersi, neanche se questo significa aspettare 30 anni. Per questo il nostro grazie è ancora più grande e sentito. Per questo vorrei dire un grazie ancora più forte al coach, ad Andrea, che ha tracciato per tutti noi una strada da percorrere. Con fiducia.

La pallacanestro femminile è bella e piena di grandi valori!!! Anche, e forse in questi mesi soprattutto, quella italiana. Grazie Azzurre, grazie coach Capobianco! 

lunedì 16 marzo 2026

PreMondiale (4^g.) - L'Italia batte la Spagna e sfonda la porta mondiale dopo 32 anni

 Ai Mondiali dalla porta principale! :clap: :clap: L'Italia taglia il traguardo con una tale naturalezza e autorità da farci quasi dimenticare di quanto sia storico il momento, visto che erano passati 32 anni dall'ultima volta, e che da 30 tondi (Atlanta '96) non varcavamo la soglia del continente in competizioni internazionali.
Il merito più grande di questo gruppo di Capobianco è di aver reso normale, logico e non episodico, quello in cui fino a poco tempo fa trovavamo porte sbarrate. Una Nazionale che finiva puntualmente in lacrime i grandi appuntamenti, ora li conclude fra sorrisi e urla di gioia.

Ma in cosa siamo cambiati, soprattutto, al di là delle singole? Credo in due punti-chiave: 1) prima le lunghe erano il nostro tallone d'Achille, ora come minimo pareggiano i duelli, più spesso li vincono; 2) prima i nostri momenti negativi diventavano psicodrammi che ci facevano naufragare, adesso non le abbiamo eliminate, le crisi, ma abbiamo imparato a reagire ogni volta.
Ciliegia sulla torta è il ruolo più maturo di Zandalasini, che in occasioni come stasera sa alzarsi sopra il livello della partita, recitare da fuoriclasse che trascina il coro, anziché brillare di luce propria ma senza costrutto per la squadra (vedi Svezia-Italia degli Europei '21), o peggio ancora squagliarsi lei per prima (vedi Montenegro-Italia 2023).
Con tutto ciò non vogliamo esagerare con l'incenso (le legnate prese dagli Usa c'insegnano l'umiltà) però la vittoria sulla Spagna è di valore assoluto, spazza i pur legittimi "sì, però chi abbiamo battuto" che si sarebbero sentiti se ci fossimo limitati al compitino di battere le mediocri Portorico, Nuova Zelanda e Senegal.
Forse le iberiche, se proprio vogliamo fare i pompieri, erano meno motivate di noi avendo già tagliato il traguardo il giorno prima; ed è comunque una Spagna buona ma non stellare come fino a qualche anno fa. Ma sono cavoli loro; abbiamo vinto per supremazia.

Il primo quarto non è scintillante. Anzi a tratti terribile esteticamente; dopo 7 minuti si è sul 7 pari. Le punte di diamante Zanda e Conde (compagne di club a Schio) ci provano ma, per ora, con poco costrutto, così come le talentuose Carrera e Fam per loro, e Verona per noi. I primi frizzi sono nostri, con Santucci e Spreafico dall'arco per un +5 lenito però dalla naturalizzata Gustafson con un dardo allo scadere (15-13).

Secondo periodo con difesa super da parte delle azzurre. Non concediamo mezzo canestro facile; siamo lì a mordere su tutti i loro palloni, e loro ne perdono a nastro. E' una piacevole sorpresa il modo in cui le stiamo mettendo in difficoltà. Nei primi 6'30" produciamo un 13-4 con Pasa in entrata e André da sotto; poi con un lancio lungo per Zanda; infine con Madera dalla media. Tutte soluzioni molto razionali, senza bisogno di prodezze.
Sul 28-17 però gira improvvisamente il vento: la Spagna si sblocca con due contropiedi di fila, pressa, mena, in un amen ricuce quasi tutto; all'intervallo il 28-26 ci rende poca giustizia. Siamo a 10/24 dal campo contro 9/26; loro compensano le 13 perse con un predominio a rimbalzo offensivo.

Terzo quarto bipolare, e alla fine cruciale. In avvio la Spagna completa un parziale di 0-14 toccando poco dopo il +6 (30-36) mentre noi sembriamo in confusione, Verona in primis. Senonché Capobianco coglie l'attimo per innescare una svolta prendendo tecnico per proteste. La Spagna fallisce il libero e da lì, com'è come non è, gira di nuovo la freccia della partita. Zanda capisce che da fuori non è in giornata e attacca due volte il ferro reggendo mirabilmente il contatto (gli arbitri le negano l'aggiuntivo); Keys e André raccolgono il segnale e fanno 45-41, ovvero controparziale di 11-1. E la difesa riprende a mordere le calcagna spagnole. A fine 3° quarto siamo 47-43. Nel frattempo è uscita Conde per infortunio; tegola per loro.

Pasa è protagonista all'inizio dell'ultimo quarto: con le sue gambe al caucciù fende a ripetizione la retroguardia iberica e mette pure una tripla; peccato solo per lo 0/3 ai liberi ma ci tiene comunque avanti, 52-48. Tornano a fioccare le palle perse per la Spagna; su una di queste Pasa realizza su lancio lungo; poi André su rimbalzo offensivo più libero (57-50 a 5' dalla fine), poi due liberi di Zanda (59-52), poi una tripla "clutch" di Cubaj a ricacciarle indietro (62-55 a -3').
La resa della Spagna è vicina: Ortiz si mangia un canestro da sotto, la panchina reclama un fallo inesistente: tecnico, 63-55; poco dopo ecco la pennellata finale di Zanda, tripla con l'avversaria addosso. Finiamo addirittura 68-56 e ci consegnano il bigliettone aereo con scritto Berlin - Italy, per la foto scenografica di gruppo.

Per noi Zanda chiude a 22 punti (7/14 dal campo, 7/7 ai liberi), una Pasa vero jolly vincente a 14 (6/7 dal campo), Cubaj a 9+8 rimba. Per loro solo Gustafson, 12, in doppia cifra; le altre fra il discreto (Buenavida, guizzante), il mediocre e lo scadente.

Nel resto del nostro girone, mentre gli Usa maciullano ovviamente la Nuova Zelanda, si sveglia Portorico battendo il Senegal in una partita di modesti contenuti (56-47). Deve però battere la Zelanda all'ultima giornata (o perdere di 1), altrimenti passano le africane.

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Gli altri gruppi. In quello cinese, il Brasile si salva nell'ultimo quarto col Mali, mentre la Cina (8500 spettatori) regola la Cechia; potrebbe finire con una classifica avulsa Cechia-Mali-Brasile e in tal caso sarebbero fottute le cariocas (se non erro).
In quello francese già tutto deciso; Colombia e Filippine erano troppo sotto il livello; festeggiano Corea e Nigeria.
Infine il più interessante, quello turco, dove le Mazzoniane sfiorano l'impresa con l'Australia ma cedono 74-77 mentre risorge il Giappone battendo il Canada, e l'Ungheria si salva all'overtime con l'Argentina. Tutto ancora in bilico (tranne il primo posto delle cangure): l'ultima giornata ha Australia-Canada, Turchia-Ungheria, Giappone-Argentina. Chi perde quest'ultima tenzone è sicuramente fuori, per il resto bisogna vedere le combinazioni.

domenica 15 marzo 2026

PreMondiale (3^g.) - Italia a lezione dagli Usa, ma nessun danno

Partita complicata da giudicare. Il livello di difficoltà si è alzato drasticamente rispetto alle prime due giornate; senza via di mezzo siamo passati da asfaltare a essere asfaltati. Ne abbiamo beccati 34 di scarto di cui 17 negli ultimi 6 minuti del 1° quarto.

Non so in base a quali elementi si possa dire che "ce la siamo giocata": se "non ce la giocavamo" quanti ce ne davano, 50 o 60? :blink:
Al tempo stesso, nessuna delle due squadre aveva pressioni di risultato (loro perché sono lì solo per fare rodaggio; noi perché una volta capito che non c'era trippa, cioè quasi subito, dovevamo tenere il meglio per le prossime) e dunque si può definirla un'amichevole di lusso, interessante come ovviamente è una sfida contro le top mondiali, ma poco significativa sul piano agonistico, così come lo erano state, per motivi opposti, le due passeggiate con Portorico e Nuova Zelanda.
La vera misura del nostro valore arriverà dalla partita di domani (domenica) contro la Spagna. Nel frattempo dovrebbe giungerci la certezza della qualificazione per non avere patemi all'ultima col Senegal.

Tutto sommato non è stato un gran danno se la Rai ha preferito dirottarci sullo streaming di RaiPlay, offrendo alla sterminata platea di RaiSport la bulimica maratona (3 ore e rotti) della finta Italia di baseball nella finta Coppa del mondo. Dove, bisogna ammettere, le tribune erano assai più piene di portoricani di quanto fossero per questa nostra disfida con le maestre americane; 2615 gli spettatori ufficiali al Coliseum di San Gianni.
A proposito di Rai, il telecronista Fanelli ha detto che questa era la miglior nazionale americana possibile tranne A'ja Wilson e Breanna Stewart (le quali peraltro valgono una trentina di punti potenziali); temo che non sia esattamente così, perché se guardi i due quintetti ideali dell'ultima stagione Wnba, vedi che appena due giocatrici su 10 (Young e Bueckers) sono in questa selezione che pure ci ha spazzolato. Ma è un dettaglio.

In avvio una tripla di Pasa, sullo scadere dei 24", entra fortunosamente di tabella e ferro (2 a 3 per noi); "sta' a vedere che è un segnale", ci s'illude; macché. Così come non è un segnale il canestro di Zanda in taglio per il 3-5 in favor nostro, giacché la stella bronese faticherà assai in fase realizzativa. E' invece un segnale, o meglio una svolta, l'ingresso della diva Clark, la quale gioca controllatissima, zero forzature, al servizio della squadra, solo qualche lampo di quelli che l'hanno resa celebre, poi vai a vedere il plus/minus e ha +27, il migliore di tutti. :B):
Fatto sta che le americane aprono il fuoco dalla lunga distanza, soprattutto con Gray e Copper, e per noi scende la notte: da 7-7 a 16-7 in un amen; Capobianco chiama timeout e dice "Perché dobbiamo regalare? (nel senso di fare regali, ché ci ammazzano) E' pallacanestro di alto livello!". Ma rendersene conto non è che aiuti. Se nelle prime due partite le avversarie s'incartavano da sole, adesso abbiamo di fronte gente che se ha mezzo metro libero ti segna in faccia da 7 metri, se non ha il mezzo metro se lo crea da sola con cross-overs e step-backs assortiti, t'asfissia in difesa, corre il doppio, eccetera.
Il primo quarto finisce 28-11 con una tripla di Clark da 8 metri, forse con un passo laterale di troppo, ma tant'è, se lo annullassero sarebbe rivolta sugli spalti (dove ragazzine urlanti l'acclamano).

Nel 2° quarto, dopo un 30-11 sopraffino di un'altra diva, Plum, in giro e tiro su Cubaj, si vede qualcosa di meglio da parte nostra; colpiscono Verona e Spreafico da fuori; poi riusciamo a individuare l'unico punto debole (o non troppo forte) delle americane, e cioè che sotto canestro non hanno cristone a fare ombrello in difesa (una Brittney Griner, per intenderci; hanno l'ex ragusana Hamby e la starlette mediatica Reese che viaggiano sull'1.90 e sono longilinee), sicché Zanda serve due buoni palloni ad André che deposita.
Cubaj indovina una tripla allo scadere dei 24" e siamo a un dignitoso 40-26. Nel finale però riprendono a martellarci in arresto-e-tiro, arte da noi ormai dimenticata in cui loro sono davvero magistrali, mentre noi sprechiamo qualche buona occasione da vicino. All'intervallo si è su un rotondo 50-30; loro hanno 12/18 da 2, noi 7/21 ed è soprattutto lì la differenza più marcata (in realtà è tutto il gioco a 360 gradi, ma la cifra più evidente è quella).

Sul secondo tempo andiamo rapidi, essendo ormai un prolungato "garbage time"; tentiamo un accenno di zona (come già in precedenza) ma ce la fanno saltare in fretta con altre triple, mentre Zanda continua a non sbloccarsi al tiro; da 67-36 al 25' per fortuna gli Usa si placano mentre noi caviamo un paio di triple da Keys; al 30' è 69-45.

L'ultimo quarto è pura accademia; gli Usa da +30 si concedono un altro stallo di 2-3 minuti in cui piazziamo un 7-0 (addirittura) ma loro rispondono con un 15-4 finale. Da segnalare uno stoppone di André sulla divetta Reese; la pulizia stilistica di Bueckers in arresto e tiro; qualche altra pennellata di Clark con l'aria di chi sta usando le marce basse. Il punteggio di chiusura è 93-59, amen.

Per gli Usa, 5 in doppia cifra: Copper 15, Bueckers e Clark 12, Gray e Young 11; hanno il 61% dal campo contro il nostro 37%; nessuna in doppia cifra per noi ma le 3 top scorers (André e Cubaj 9, Keys 8) sono non a caso le lunghe, il reparto in cui la differenza era meno abissale; Zanda fa 6 con 2/11 e 4 assist in 24'.
Ovvie rotazioni di Capobianco nel secondo tempo per non spremere inutilmente chi dovrà fare la differenza contro la Spagna. La quale ha fatto succo e polpa di Portorico (91-52), mentre il Senegal ha fatto 61-45 contro la Nuova Zelanda, dando l'idea che con le africane dovremo sudare più di quanto abbiamo fatto con le oceaniche.

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Negli altri gruppi, la terza giornata offre soprattutto i passi avanti di Cina (8500 spettatori) e Cechia, quest'ultima sul Brasile in una partita-chiave; la vittoria d'oro della Turchia di Mazzon (con 25 punti della turchissima Kennedy Burke) sul Giappone che è sull'orlo dell'eliminazione (clamoroso per le vicecampionesse di Tokyo '21 che avevano incantato il mondo). il successo largo della Francia sulla Germania (5000 spettatori) in un big match peraltro ininfluente per la qualificazione; ben più importante era, nello stesso gruppo francese, Filippine-Nigeria, vinto dalle africane in rimonta.

venerdì 13 marzo 2026

PreMondiale (2^g.) - Battuta anche la Nuova Zelanda, ci siamo quasi

Andremo ai Mondiali. Solo questo è l'essenziale. :amen: Non c'è ancora la matematica ma dovrebbe succedere un cataclisma per impedircelo, ovvero una concatenazione di risultati tra cui una nostra sconfitta oceanica col Senegal, e non sembra umanamente possibile. Anche perché questa nostra Nazionale sembra aver deposto ogni pulsione suicida del passato, ogni propensione allo psicodramma nei momenti topici.


Non è stata, con le neozelandesi, una partita da scolpire nella memoria, ma non c'era ragione per cui dovesse esserlo. Squadra grezza tecnicamente, priva d'individualità raffinate, quella oceanica, e palesemente in difficoltà a manovrare la palla senza perderla; ma tignosa in difesa, capace di assestare robuste spallate alle nostre in modo da farle desistere dall'attaccare il canestro con continuità; e nel giorno in cui il tiro da fuori non entrava, questo ci ha inevitabilmente esposti a sbalzi di produzione offensiva.

Scattiamo pronte (2-10 nel giro di 2 minuti) con Zanda che mostra subito d'elevarsi (e di parecchio) sul livello medio delle avversarie; dopo un breve stallo in cui s'inizia a palesare la nostra imprecisione perimetrale torniamo a spingere nel finale del 1° quarto, con Pasa che punge nei recuperi e svolazza in contropiede. Il 12-26 al 10' (9 di Zanda e 6 di Pasa) induce a pensare "dai, anche oggi è una passeggiata".

In realtà non è così perché all'inizio del 2° quarto esce Pan per una botta tra spalla e collo (si legga il comunicato Fip chi vuole qualcosa di più preciso) e le altre tiratrici non fanno canestro; imbrocca invece qualche tripla la Neo Zelanda per entrare in partita a tutti gli effetti (27-33 a -2'30", noi appena 7 punti in 7'30"). Ci sbloccano una tripla di Madera e una perla d'assist di Zanda per Cubaj ma il 30-38 all'intervallo non è di sicurezza. Mediocre il 2/10 da 3 ma anche il 6/11 ai liberi per noi.

L'impasse italico continua a inizio ripresa: confusione offensiva e bonus-falli esaurito presto; le danzatrici d'haka si portano ad appena meno 2 (36-38) con tanto d'urlaccio in faccia a Zanda su un gioco da 3 punti a rimbalzo offensivo.
Chi provvede, nel frangente più critico, a rimettere la freccia della partita nella nostra direzione? Una Cubaj versione-quarto di finale europeo con la Turchia, che sciorina due semigancioni di fila e rifila uno stoppone in difesa. Poi Spreafico che si sblocca dall'arco e 5 punti di classe di Zanda; Santucci con una scucchiaiata allo scadere del 3° quarto fissa un +15 (39-54) che sa di quasi sicurezza.

Perché alla distanza la Nuova Zelanda palesa i suoi limiti, dapprima non approfittando di un nostro nuovo inceppamento (con Zanda e Cuba in panchina), poi perdendo una sarabanda di palloni che Pasa più di tutte punisce; da 48-59 al 34', che potrebbe ancora lasciare qualche incertezza sull'esito, le nostre opponenti non segnano più per 5 minuti, sicché dilaghiamo (48-71, finale 51-74) incamerando anche uno scarto massiccio nell'eventualità, al momento remota, che serva in classifica avulsa.

Zanda 18 punti, Cubaj 14, Pasa 10 per le nostre; le altre non in serata brillante ma nemmeno dannosa. La Zelanda finisce con 25 perse contro appena 8 delle nostre, imprecise da 3 (6/25) e ai liberi (11/21) ma oltre il 50% da 2 e soprattutto con 20 tiri di più dal campo grazie ai recuperi.

Non si rischia l'infarto per eccesso d'emozioni anche nelle altre due partite del girone: la Spagna sotterra il Senegal e gli Usa altrettanto con Portorico; da notare che stavolta un discreto pubblico (5.568 spettatori) s'è appalesato sulle tribune del mastodontico Coliseum. ^_^

Vedremo come c'andrà contro le due corazzate ma ovviamente affrontarle con la serenità di aver raggiunto l'obiettivo principale è altro paio di maniche rispetto a doverle battere per salvare la spedizione. La certezza è che l'Italia intera sarà dinnanzi ai teleschermi sabato sera per la sfida alla divina Clark e socie (seh, buonanotte). :huh:

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Negli altri gruppi, partendo da quello di Istanbul che agonisticamente è di gran lunga il più interessante: scivolata della Turchia di Mazzon contro l'Argentina; al palo il Giappone che perde con l'Australia facendosi rimontare con un 4-23 nell'ultimo quarto; :woot: il Canadà si rialza strapazzando l'Ungheria. Può succedere ancora di tutto, là.

Sono invece già passati il Belgio, che bistratta la Cina davanti ai suoi 7.121 sostenitori a Wuhan (super Delaere, nostra giustiziera ad Atene, con 27; spiccano per le asiatiche i 20 della ciclope di 2.20 e rotti Zhang Ziyu in appena 18'), e la Francia, che in casa propria passeggia sulla Colombia dopo aver fatto altrettanto con le Filippine (in confronto noi abbiamo sudato sette camicie). Nel gruppo cinese interessante anche la vittoria del Mali sulla Cechia.

giovedì 12 marzo 2026

PreMondiale (1^g.) - L'Italia sculaccia Portorico, buon primo passo

"Buona la prima"; "chi ben comincia è a metà dell'opera": frasi fatte che di solito procacciano l'orticaria, :sick: ma per una volta ci stanno. Distruggiamo Portorico in casa sua, 41-78; e considerando che Senegal e Nuova Zelanda, nelle altre due partite del nostro girone, non sono parse corazzate (anche se potrebbero essersi furbescamente risparmiate contro Usa e Spagna), sembra che il Mondiale berlinese non sia troppo lontano per le azzurre di Capobianco, scaramanzie a parte.


Temevamo, in questo esordio, di trovarci in una bolgia infernale contro una squadra che si preparava meticolosamente da mesi mentre noi arrivavamo all'ultimo momento con le fatiche di Eurolega ancora nelle gambe di 9 delle nostre 12. Tutto il contrario. C'erano solo 1500 anime disperse sulle tribune del sovradimensionato "Coliseum" di S. Gianni di Portorico (17.000 posti); e la compagine caraibica, che pure ha fatto le Olimpiadi due anni fa, sembrava un'accozzaglia riunitasi per la prima volta mezz'ora prima della partita, senza uno straccio d'organizzazione collettiva su ambo i lati del campo. Le individualità? Le più quotate erano l'ex scledense Guirantes e il torrione di 2 metri McGee-Stafford, sorellastra di Javale; ebbene, una ha finito con 2 punti e 0/2; l'altra con 7 e 3/10.

Noi abbiamo fatto la nostra parte in modo più che onesto; nei primi due quarti, identificata rapidamente la loro copertura dell'area prossima allo zero, abbiamo colpito sistematicamente da sotto, in penetrazione o con servizi alle lunghe; in difesa le abbiamo fatte tirare a caso la maggior parte delle volte: ogni tanto un tiro gli entrava, molto più spesso perdevano palla o scheggiavano il ferro. In un amen abbiamo preso il largo (6-17), poi c'è stato qualche micro-sprazzo portoricano verso fine 1° quarto e inizio 2°; ma abbiamo risposto puntuali con contro-sprazzi più pesanti che ci hanno fatto toccare il ventello di scarto (22-42) già al 18'.

Gran protagonista del primo tempo una Verona rinata rispetto alle magre di Eurolega (forse stimolata delle pernacchie subite da qualche utente di questo forum): all'intervallo era a 16 punti con 7/7 dal campo. Eloquente (sulla loro difesa) il nostro 16/24 da 2 al 20'.

A inizio ripresa siamo volati addirittura oltre il +30 (26-59 al 25') con Spreafico che ha scaldato la mano dall'arco e un paio di contropiedi di una Zanda concreta senza dover fare gli straordinari.
A quel punto Portorico ha escogitato una zona che in qualche modo ci ha frenati, cioè se non altro hanno evitato di farsi bucare come groviera in avvicinamento a canestro; in ogni caso, dato che loro non segnavano mai, il vantaggio è rimasto di arci-sicurezza, poi abbiamo affondato di nuovo i colpi con Madera ed è finita con un +37 oltre ogni aspettativa. Utile anche nell'eventualità (al momento remota ma non da escludere) di classifica avulsa.
Verona chiude con gli stessi 16 punti che aveva all'intermezzo; Madera 13; Sprea 11; Zanda 10. Qualche prestazione sottotono c'è stata, ma è inutile cercare il pelo nell'uovo in una partita stradominata; attendiamo le prossime.

Ora, per gli scherzi del fuso, si torna in campo per la seconda volta in quella che per noi è la stessa giornata (ore 22 con la Nuova Zelanda). Se non ci incartiamo su noi stesse, è già virtualmente fatta, e poi possiamo goderci le sfide di lusso con Usa e Spagna. Le suddite di Trump hanno dato spettacolo col Senegal, ma ovviamente non era un banco di prova attendibile. Caitlin Clark, all'esordio in Nazionale senior e di ritorno all'agonismo dopo i lunghi mesi d'assenza per i guai fisici che le hanno consentito di giocare la miseria di 13 partite nell'anno solare 2025, aveva la carabina ben oliata con 4/5 da 3 per 17 punti, cui somma la beltà di 12 assist; il suo primo tiro è una tripla che s'insacca con l'aiuto del ferro, segno di benevolenza divina. Alla partita risultano aver assistito appena 1041 spettatori: vorremmo conoscere il responsabile ticketing per trarlo in arresto, :angry: visto che Clark e compagne fanno 10.000 spettatori ogni volta che s'allacciano le scarpe in patria, e il basket non è certo secondario negli interessi dei portoricani. Probabilmente sono i soliti prezzi da vampiro della Fiba.

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Molti risultati "tanto a poco" anche nei gironi di Wuhan (nome maledetto) e Villeurbanne; in quello di Istanbul, invece, dove solo l'Argentina pare inadeguata mentre fra le altre 5 sarà bagarre, c'è il colpaccio dell'Ungheria sul Giappone (con 35 punti dell'ex scledense Juhasz) e quello della Turchia di Mazzon, che come naturalizzata stavolta ha arruolato l'ex sassarese Kennedy Burke, sul Canadà, il quale rimonta da meno 16 (metà 3° quarto) al sorpasso ma viene contro-sorpassata nel caotico finale, in cui poi le foglie d'acero sbagliano 3 volte nell'ultima azione.
Nel massacro francese sulle Filippine si segnala una schiacciata della giovane Malonga, specialista in materia.
Al tirar delle somme, tutte le europee hanno vinto; una Caporetto per l'America a parte gli Usa; per l'Asia a parte la Cina; per l'Africa a parte la Nigeria. Ma tant'è, le sentenze dopo il primo giorno sono premature.