- La particolarità di quest'annata è che, a brevissima distanza, s'è vissuta una sorta di doppia serie finale tra Famila e Reyer (quella europea non lo era formalmente, ma nella sostanza sì: il vero traguardo era andare alla F6, dato che vincerla era utopia), e in entrambe ha prevalso chi nell'arco della competizione aveva fatto meglio della rivale. Anche l'andamento è stato lo stesso, con il colpo esterno in G1, il contro-colpo in G2 e poi la chiusura dei conti in G3 per la squadra col fattore-campo.
Non era lo stesso l'allenatore di Schio nelle due tenzoni: ma sarebbe cambiato l'esito con Lapeña ancora in sella anziché Dikaioulakos, in questa serie-scudetto? A mio parere no. Anzi, Schio s'è complicata la vita, rischiando di smontare i meccanismi che l'avevano fatta sin lì spadroneggiare in Italia. Nel sorprendente cangio c'era però, evidentemente, un messaggio dal vertice societario: l'onta del k.o. europeo non può passare liscia; i due trofei e le 20 vittorie su 20 in stagione regolare erano il minimo sindacale. Mentalità.
-"Non potevo pensare a un finale migliore per la mia carriera", ha detto la Giorgia d'Italia ai microfoni di RaiSport nell'intervista di fine partita, mentre assaporava gli ultimi momenti della sua vita da giocatrice (e cioè, con ogni probabilità, la parte più intensa della sua esistenza), confessando però un rammarico non banale: "In queste due partite [gara-2 e gara-3] abbiamo mostrato una faccia che non abbiamo avuto nel resto della stagione, altrimenti ci saremmo tolti ben altre soddisfazioni"; e ovviamente, visto che in Italia di più non potevano fare, il riferimento è all'Eurolega sottotono, proprio nell'anno in cui, almeno a livello di nomi, Schio sembrava avere più che mai le carte in regola per puntare almeno a una semifinale. Questo alla vigilia, però. Si era poi constatato che la miscela non funzionava abbastanza da consentire sogni di gloria. L'uscita di scena, lì, è stata la più amara possibile: fuori nei playoff si poteva digerire (del resto è la storia di Schio, salvo sporadicissime eccezioni), ma per mano della rivale interna, che era stata battuta 4 volte nei primi 4 confronti, eh no, serviva molto bicarbonato.
Quella gara-3 al Taliercio aveva sancito l'addio di Sottana alla scena europea; lacrime amare allora per lei, nella consapevolezza di chiudere la carriera con uno zero nella casella dei successi internazionali senior. Non voleva, la divina classe 1988, rivivere il dolore d'un congedo da sconfitta; è stata lei, insieme (crediamo) a una sana scossa presidenziale, l'ispiratrice della riscossa scledense; e così ora Sottana si gode il "perfect ending" con il suo trentesimo trofeo senior in terra italica: 9 scudi, 12 Coppe Italia, 9 Supercoppe. Che posto occupa nella classifica delle migliori italiane di sempre? Uno fra le prime 10, ma ci si dovrà ragionare a mente fredda.
- Mvp della serie è stata eletta Laksa. La giuria (composta dai giornalisti presenti, a quanto risulta) sembra aver considerato solo gara-3, perché nelle prime due partite la lettone era stata la peggiore delle sue, almeno in rapporto all'importanza del suo ruolo. Tre punti con 1/8 in G1; 2 punti con un solo tiro in 15' in G2. Ovvero poco più di 7 punti di media; rimbalzi ne ha presi 2 in tutto; ok, 3 assist di media, non male, ma è abbastanza per meritare l'mvp? Non pare.
D'altro canto, non si può dire che qualcun'altra sia stata scandalosamente scippata d'un premio strameritato, perché obiettivamente nessuna scledense ha tenuto un rendimento continuo e sopra le righe sulle 3 gare. Shepard, Conde, Verona, Keys, André? Solo discrete. La più papabile era Zandalasini, ma ha fatto di meglio in altre circostanze. In realtà l'individualità più spicchevole (si dice? Boh) è stata Dojkic, ma non si dà il premio a chi ha perso. Amen.
- Qualche riga su Venezia. L'"highlight" della sua stagione rimane, ovviamente, la qualificazione alle F6 d'Eurolega, mai ottenuta prima, con la goduria storica di aver eliminato Schio. Però la gerla dei trofei stagionali è vuota; e l'ultima festa, quella che rimane più impressa, è stata appannaggio della rivale.
Nel complesso lo staff di Brugnaro aveva costruito un roster più debole dello scorso anno, senza più una fuoriclasse come Kuier,
né un jolly pazzo ma di talento come Berkani, né la vera Villa, quella che lo scorso anno viaggiava in doppia cifra di punti e valutazione media, giocava con grande autorità, era il play titolare in Nazionale, eccetera. L'ex ginnasta brianzola ha perso tutto ciò in quel dannato pomeriggio belga; dovrà riconquistarlo; ma intanto era inevitabile che questa Reyer fosse virtualmente priva di lei. Santucci e Pasa? Brave, a volte anche decisive, ma non in grado di mantenere lo stesso standard di rendimento che aveva la miglior Matilde.
Nel settore-lunghe, Cubaj è ulteriormente cresciuta, ma Holmes e Mavunga (e non di rado anche le stesse Dojkic e Charles) hanno oscillato continuamente tra ficcanza e impalpabilità.
Con tutto questo, la squadra è stata brava in Eurolega a massimizzare i pregi e coprire le pecche; la sua forza è stata la pugnacità del collettivo. Ma in Italia ha mostrato più d'una volta la corda (vedi semifinale di Coppa Italia; vedi la serie con Roseto in cui ha rischiato in ambo le gare); e nel momento della verità, cioè questa gara-3 di finale, non poteva battere Schio solo con Dojkic, un po' di Charles e solo sporadici guizzi dalle altre, a meno che il Famila fosse tornato quello masochista di gara-1; ma non lo era più.
Fra G2 e G3, Venezia è stata davanti i primi due minuti nell'una e il primo minuto nell'altra. Come direbbe il grande La Palisse, difficile vincere se stai sempre sotto.
- La notte è già fondissima; urge la cronaca per chiudere. Rispetto a G2, Schio conferma le due lunghe in quintetto e Conde dalla panca; Venezia s'adegua mettendo Holmes al posto di Pan. Dinnanzi a 2407 spettatori, apre le marcature Dojkic, palesando subito la sua ispirazione, con una tripla da 8 metri abbondanti (0-3). Ma, come appena detto, sarà l'unico vantaggio reyerota. La folata scledense è di quelle possenti e indirizza già la partita: pim-pum-pam dall'arco Zanda-Laksa-Keys; poi ancora una tripla di Laksa, due liberi di Zanardi (utile) ed è 18-6.
Inizia così una logorante rincorsa lagunare. Dojkic è già a 10 punti a fine 1° quarto (frizzante 24-18).
Altra spallata arancione nel 2° quarto. L'attacco venexiàn si pianta, partorendo solo 3 punti in oltre 7'; la carabina di Pan è bagnata; delle tre play non ve n'è una in serata offensiva; pure Cubaj non incide; né tantomeno Mavunga che avrà solo 7 minuti.
Schio vola a +17 (38-21) con Keys. Cubaj e una rispolverata Fassina rianimano la Reyer; al resto pensa la solita Dojkic; all'intervallo c'è ancora vita per le Mazzoniane (42-31) e non era scontato per come si stava mettendo. La chiave per la sopravvivenza dell'Umana, a fronte di percentuali di gran lunga inferiori (Schio 14/25 dal campo, Venè 11/30), e a fronte di un predominio anche a rimbalzo per le Cestariane, sta nelle palle perse avversarie, già 12 contro solo 5.
- A inizio ripresa Schio fatica a ritrovare il brio dei primi 15 minuti; l'imprevedibile Holmes batte due colpi ed è appena meno 6 (46-40). Importanti due liberi di Zanardi e una tripla di Badiane, jolly inatteso, per stornare l'aggancio (51-40); botta e risposta nel finale del 3° quarto, in cui Dojkic s'inventa pure una tripla tabellata più fallo; al 30' è 55-46.
Ultimo quarto della stagione. Continua l'elastico nel punteggio. S'accende, d'improvviso anche se tardi, Charles, e con Dojkic fa appena meno 5 (59-54) con 6' sul cronò: torna tutto in bilico. Ma chi si palesa, provvidenziale, ad avviare quello che sarà il break definitivo? Sottana, la quale realizza l'ultimo canestro dal campo della sua carriera con un arresto-e-tiro sul lato sinistro, "alla Sottana", ovvero di classe e nel momento più cruciale; la segue Laksa con una tripla "catch and shoot" e un'entrata. Il 7-0 fa 66-54 a -4'45", ed è virtualmente il k.o.
Va dato atto a Venezia di provarci fino in fondo, continuando a rubare palloni; ma dopo una tripla tabellata di Pasa e alcuni guizzi di Charles, occasioni dorate per tornare a meno 5 vanno sul ferro ed è la resa; tardivo il meno 4 firmato due volte da Charles dalla lunetta; ambo le volte Schio replica, con Sottana (ultimi punti della carriera) e Verona, e finisce 70-64.
- Nelle cifre finali parla chiaro il 46% dal campo di Schio contro 34% di Venezia; non bastano le sole 9 perse contro 24 a equilibrare la bilancia per la Reyer. Laksa chiude a 17 (7/11 al tiro), unica in doppia cifra per Schio; Keys 9, Verona 8, Zanda 7; dall'altra parte grande Dojkic, 22 (7/13 dal campo), Charles 15, Holmes 9 (ma 4/12); le italiane poco o nulla.