Ogni tanto vale la pena di alzare lo sguardo dai nostri ristretti confini. Perché è bello occuparsi della Gina Bianchi che fa 5 punti di media in A3, ma sapere qualcosa su chi dominerà il basket femminile mondiale ci pare doveroso. E la pronosticata dominatrice del prossimo decennio è Brittney Griner, che molti anche qui da noi (ma non tutti) conoscono già come la ragazza di 2.03 con apertura alare da albatros, che schiaccia con frequenza mai vista sui campi del femminile.
Per certi versi è come una versione moderna e cibernetica di Uliana Semionova, il mammut sovietico che con la sua presenza titanica (2.13 x 130 chili o giù di lì) mieteva Coppe Campioni e allori con la sua nazionale fra l'inizio degli anni '70 e la metà degli '80. Brittney Griner è tutt'altra cosa. Ha una verticalità mai vista nella storia del femminile. Lisa Leslie portò il gioco a nuove altezze, Candace Parker ne è la degna erede; ma Griner è un piano più sopra. Schiaccia, stoppa, corre il campo, sa fare ricezione-giro in post basso-scivolamento a canestro con rapidità insospettabile. E' longilinea ma spallata (anche se porta degli strani maniconi lunghi, per cui è difficile valutare la muscolatura). Di fatto, geneticamente ha molto di mascolino. Non comparirà mai nella classifica delle "45 cestiste più sexy del mondo" (di cui agevoliamo il link per chi fosse propenso a queste frivolezze: vedi). La sua voce è innegabilmente baritonale, ed esulta come un orso, senza troppa grazia femminea. Però non è neanche del tutto virile, ammesso che fosse un delitto. E', potremmo azzardare, una di quelle creature che si collocano in uno spazio intermedio tra i due sessi, come Caster Semenya, la celebre mezzofondista sudafricana. Sia chiaro che non è un discorso scientifico, ma solo quel che appare.
Tutto questo per dire che Brittney Griner, pur avendo giocato solo a livello scolastico finora (quest’anno era il suo ultimo a Baylor, l’università che fu anche di Abiola Wabara), ha già un posto nella storia del basket femminile: “game changer”, l’hanno definita in America, ovvero “una che cambia (o che ha cambiato) il gioco”. Qualcuno è arrivato a chiedersi se possa essere scelta dalla Nba. Non la Wnba, proprio la lega maschile. Quel matto di Mark Cuban, proprietario dei Dallas Mavericks, ha detto che vorrebbe prenderla.
Il grande pubblico tuttavia non sembra amarla, proprio per queste sue particolarità, e perché da sempre è raro che il Golia di turno riscuota grandi simpatie. Qualche commentatore ha fatto notare una contraddizione: da sempre si imputa al basket femminile la mancanza di verticalità, ma una buona volta che arriva una donna che stoppa e schiaccia come un uomo, la si sdegna.
E probabilmente allora molti avranno esultato nel pomeriggio di Pasqua, domenica 31, quando è successo l’incredibile: Baylor battuta nel terzo turno del torneo Ncaa 2013 dall’outsider Louisville, 82-81. I commentatori l’hanno definita “la più grande sorpresa della storia”. Perché Baylor l’anno scorso aveva vinto il titolo senza perdere una partita su 40; quest’anno, tenendo le principali giocatrici (oltre a Griner c’è un play-guardia notevole, Odyssey Sims), ne aveva persa solo 1 su 35 e aveva rullato a tamburo le prime due avversarie nel torneo. Il bis sembrava più scontato dello scudetto di Schio.
E invece che è successo? Forse Baylor, come può capitare quando si stravince troppo, non ha preso la partita con le dovute cautele; di sicuro Louisville ha giocato una partita straordinaria. Tatticamente, perché ha imbrigliato Griner con raddoppi e rattripli; e balisticamente, perché ha tirato con un clamoroso 16/25 da 3. Il povero Aldo Giordani si sarà rivoltato nella tomba, lui che sentenziò “la morte del basket” quando Toni Kukoc distrusse gli Usa con 11/12 da 3 ai Mondali Juniores di Bormio del 1987;
Fatto sta che Louisville vola sul +20 contro un’attonita Baylor. Un’invasata Schoni Schimmel, una tarchiatella di 1.75 di Louisville, segna un’incredibile entrata rovesciata subendo anche il fallo di Griner e va a urlare in faccia alla gigantessa “piglia e porta a casa, pennellona del cazzo” (o qualcosa del genere).
Poi, come spesso capita, la favorita si riprende dallo shock, l’outsider mostra i suoi limiti e magari un po’ di paura di vincere, sicché Baylor rimonta punto su punto con Sims più che con Griner (la quale ha finito solo con 14 punti e 10 rimbalzi, lei che aveva fatto 33+22 nel turno prima). Nell’ultimo minuto succede il finimondo, con Baylor che sul -1 sbaglia, prende il rimbalzo, commette sfondamento e l’allenatrice, colta da una crisi di nervi, vuole strozzare gli arbitri (tra parentesi, due settimane fa avevo fatto un pistolotto sulla cultura americana di non protestare mai con gli arbitri, ma l'allenatrice di Baylor ha sclerato molto più di quanto si fosse arrabbiato Franz Pinotti con Leoni Orsenigo…
Ma ecco l’errore capitale di Griner, che nel momento decisivo mostra qualche crepa a livello di tenuta mentale, giacché le immagini la mostrano frenetica e impanicata: anziché aspettare l’azione avversaria sotto canestro, pretende di inseguire la piccola di Louisville che s’invola come una pazza verso il canestro. Così si fa superare e commette un banale fallo da dietro, regalando 2 liberi a 2 secondi dalla fine. Manco a dirlo, Louisville li trasforma e vince 82-81, scatenando una festa da paura.
Insomma Brittney Griner finisce la sua carriera universitaria con una cocente delusione. Che proverà a stemperare da giugno, quando dopo essere stata prima scelta assoluta all’imminente draft, debutterà in Wnba cercando di mantener fede alle promesse. La “game changer”, la donna che schiaccia facile, non può farsi scalfire da una sconfitta. E però dovrà dimostrare di essere forte anche quando nessuno le regala niente. Perché s’è visto che se la meni e la tieni sotto pressione, può cedere. E di botte da orbi ne piglierà tante, dalle cristone che troverà a livello senior. D’altra parte è umano che su una singola partita chiunque possa essere battuto. Capitò a Uliana Semionova, capita oggi a Griner.
Ma certamente da oggi, in America, quando qualche coach vorrà convincere i suoi giocatori che nulla è impossibile, avrà un esempio in più da ricordare, grazie a queste ragazze di Louisville. Che ieri poi hanno legittimato l’impresa battendo anche Tennessee (altra testa di serie) e conquistando l’ingresso alle Final Four. Dove però la favorita è ora Notre Dame, in cui gioca un altro fenomeno pronto a debuttare in Wnba: Skylar Diggins, un play che ha incantato persino il vecchio Sergio Tavcar, l’arcigno telecronista italo-sloveno. E in più quest’anno esce dal college pure Elena Delle Donne, la discendente d’italiani che è 1.95 ma ha un tiro da fuori spettacolare ed è paragonata a Dirk Nowitzki. Serbatoio americano, non finisci mai.
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